Siamo tutti Eichmann

Fonte Veganzetta


Alcune riflessioni in occasione del Giorno della Memoria

“ (…) Eichmann non capì mai quello che stava facendo. E non era uno stupido, era semplicemente senza idee, una cosa molto diversa dalla stupidità. E proprio quella mancanza di idee lo predisponeva a diventare uno dei maggiori criminali del suo tempo, perché la mancanza di idee, la lontananza dalla realtà, possono essere molto più pericolose di tutti quegli istinti malvagi che si crede siano innati nell’uomo. È stata questa la lezione del processo di Gerusalemme”.

Hannah Arendt, La banalità del male

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Filo spinato e sorveglianza

cobweb 2803327 640 - Filo spinato e sorveglianza

 

Fonte Veganzetta


In occasione della ricorrenza del Giorno della Memoria (il 27 gennaio) in cui si commemorano le vittime dell’Olocausto, è utile ricordare che l’origine etimologica del termine deriva dal greco antico e significando “bruciato interamente” indicava il rogo del corpo delle vittime animali immolate in onore di una divinità. Come quasi sempre accade l’origine della sofferenza umana trae origine o “ispirazione” dalla sofferenza non umana.
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Il cibo è lo specchio della società

Le responsabilità individuali che abbiamo nei confronti degli Animali destinati a essere smembrati e trasformati in oggetto-cibo-merce sono enormi, delegare ad altre/i le nostre decisioni alimentari, pensare che esse siamo estranee a un’etica del rispetto dell’alterità e dell’Animale (anche umano) è un errore imperdonabile. Con questa chiave di lettura diviene un’interessante la riflessione di Paul Roberts proposta di seguito.


Dobbiamo riconoscere che quello che è successo al nostro sistema alimentare, e, di conseguenza, a noi stessi, non è stato un processo casuale e inevitabile. La trasformazione del sistema alimentare è di fatto stata guidata e plasmata da una delle forze umane più potenti e brutalmente efficienti: il mercato. Quel sistema, però, è ancora in gran parte un cantiere aperto, un prodotto di miliardi e miliardi di decisioni umane. E se molte di quelle decisioni vengono prese in luoghi e contesti che vanno ben oltre il nostro controllo, ce ne sono molte altre che vengono prese più vicino: nelle nostre regioni, nelle nostre comunità e nelle nostre cucine. Da migliaia di anni il cibo è lo specchio della società. È la fonte del materiale e delle idee che hanno portato avanti la civiltà, nonché i meccanismi a causa dei quali la civiltà sembra ora cadere a pezzi. Agli albori del XXI secolo, siamo più vicini a quel precipizio di quanto lo siamo mai stati, però siamo forse maggiormente in grado di allontanarcene. La fame è sempre stata uno stimolo per la creazione di un mondo migliore, e lo è ancora.

Paul RobertsLa fine del cibo, Codice edizioni, 2009

Elisée Reclus :”Sul vegetarianismo”

Un bellissimo testi di Elisée Reclus risalente al 1901 e di straordinaria attualità, che ci invita a riflettere sul macello quotidiano che la nostra società violenta impone: buona lettura


Tratto da: Elisée Reclus, Natura e società. Scritti di geografia sovversiva, a cura di John P. Clark, Elèuthera, Milano 1999

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Il dolore della Natura

Da un’intervista rilasciata da Anna Maria Ortese a Goffredo Fofi per Linea d’ombra (1996)

Solo chi ce l’ha, sa davvero cos’è il dolore. Sì, è vero, un qualche dolore, una qualche infelicità l’hanno tutti. E allora? Allora si tratta di aiutare tutti, di non dire mai di no a uno che ha bisogno di aiuto, di essere intimamente pronti ad aiutare, sempre. C’è anche il dolore della natura di cui tenere conto, che è immenso; pensiamo soltanto agli allevamenti di animali, a tutte quelle creature tenute rinchiuse per poterle uccidere, pensiamo al dolore degli animali. Sarebbe meglio rinunciare a tutto, piuttosto che condividere queste colpe, o tollerarle. Per salvare il mondo c’è bisogno della nostra responsabilità, per salvare noi stessi dobbiamo responsabilizzarci verso il mondo. La creazione è tarata, ma si può correggerla. Però non bisogna perdere tempo, il tempo che ci resta è poco, la natura sta morendo.