F.A.Q. N° 7 – Antispecismo, capitalismo e consumismo

F.A.Q. n° 7 tratta dal libro “Proposte per un Manifesto antispecista. Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera” di Adriano Fragano, NFC Edizioni, 2015. Testo liberamente divulgabile senza modifiche e citando la fonte.


Faq 7 – Come si pone il pensiero antispecista nei confronti della crescita illimitata, del mito della produzione e dei consumi, come pratiche dominanti nelle attuali società umane industrializzate?


La dottrina della crescita illimitata, la visione capitalistica della società moderna, sono in antitesi con l’idea antispecista che sostiene una visione incentrata sull’orizzontalità e sulla decrescita come metodo del raggiungimento di un equilibrio tra l’Umano, le altre specie viventi e il Pianeta. Quella antispecista può quindi essere considerata una filosofia che si oppone al sistema vigente, quindi rivoluzionaria.

 

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La scoperta dell’acqua calda: la psicologia dello specismo

Laura Matilde Mannino traduce per Peacelink un testo pubblicato dallo psicologo Lucius Caviola a proposito di una sua recente ricerca, che dimostra come lo specismo sia effettivamente un costrutto psicologico e che ha affinità con altre forme di pregiudizio intraumane.
Di seguito il link al testo tradotto, è possibile infine leggere alcune riflessioni su queste ricerche che si potrebbero tranquillamente definire come “la scoperta dell’acqua calda“.
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Pane e antispecismo

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A volte (ma solo in particolari casi) l’antispecismo può diffondersi anche attraverso i gusti, i profumi e i colori della cucina vegetale. Per principio ho sempre evitato di accostare questi due mondi, ma una volta tanto è opportuno fare una doverosa eccezione. Esiste a Savona un ristorantino molto particolare sin dal nome: in’Unzaja. Trattasi di un luogo d’incontro e degustazione di cibo etico e vegetale, fondato e gestito da un piccolo ma agguerrito gruppo (Anna, Michele, Elia e la cagnolina Shiva) che in precedenza aveva dato vita all’esperienza dei Veganierranti.
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Un saluto a Paolo Finzi

Paolo finzi 2019 Castelbolognese Faber 08 - Un saluto a Paolo Finzi

 

La scomparsa di Paolo Finzi avvenuta lunedì 20 luglio, è una gran brutta notizia che rattrista davvero molto. Paolo ha scelto di andarsene e senza alcun dubbio d’ora in poi mancherà la sua disponibilità a gettare ponti tra realtà e visioni diverse, la grande curiosità e schiettezza. Grazie a lui su A-Rivista Anarchica (della quale era fondatore e responsabile) sono stati numerosi gli articoli pubblicati nel tempo su argomenti come il veganismo etico e l’antispecismo, indispensabili per alimentare il dibattito sulla liberazione animale anche in ambito anarchico.
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Il mito del ribelle non aiuta la liberazione animale

pig 1249586 640 - Il mito del ribelle non aiuta la liberazione animale

 

A noi Umani sono sempre piaciute le figure eroiche e ribelli perché in definitiva soddisfano una nostra propensione al romanticismo, osando ciò che generalmente noi non siamo disposti ad osare. Non fa eccezione il mondo animalista e antispecista (pur sempre formato da Umani), che ha preso a considerare sempre più quegli Animali che trovano la forza di ribellarsi e di fuggire alla sorte decisa dai loro aguzzini umani. Certo chi tra gli Animali si difende, attacca o scappa per salvarsi la vita, attira sempre simpatie e solidarietà, tanto da giungere ad assumere addirittura un’identità: smette di essere un numero, un oggetto o un corpo destinato a fornire reddito, per divenire un soggetto: un individuo.

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F.A.Q. n° 6 – Antispecismo e violenza

F.A.Q. n° 6 tratta dal libro “Proposte per un Manifesto antispecista. Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera” di Adriano Fragano, NFC Edizioni, 2015. Testo liberamente divulgabile senza modifiche e citando la fonte.


Faq 6 – Il pensiero antispecista giustifica l’uso di pratiche violente di lotta?

 

No. L’antispecismo non può accettare il principio secondo il quale, per giungere alla liberazione animale e umana, si debbano adottare le stesse metodologie che utilizza la società specista, dominatrice e violenta per mantenere lo stato delle cose. Il fine non giustifica mai i mezzi, pertanto l’utilizzo della violenza nei confronti dei viventi, se non come atto estremo di legittima difesa, non è ammissibile.

 

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