Sull'”antispecismo politico”

Politica

Il complesso delle attività che si riferiscono alla ‘vita pubblica’ e agli ‘affari pubblici’ di una determinata comunità di uomini. Il termine deriva dal greco pòlis («città-Stato») e sulla scia dell’opera di Aristotele Politica ha anche a lungo indicato l’insieme delle dottrine e dei saperi che hanno per oggetto questa specifica dimensione dell’agire associato.

(fonte Treccani Enciclopedia online)

Se prendiamo per buona questa definizione, chi intende influenzare i comportamenti di una comunità umana inevitabilmente fa politica, ossia interviene in vari modi sul complesso delle attività che si riferiscono alla vita pubblica di una comunità o di una società, che non è meramente amministrazione.
L’antispecismo chiaramente intende cambiare radicalmente il rapporto che noi Umani abbiamo con gli altri Animali, partendo dal concetto stesso che il singolo individuo e la società umana hanno di loro. Da ciò ne consegue che l’antispecismo opera per cambiare non solo il comportamento del singolo, ma anche quello dell’intera società umana (attualmente specista) nei confronti di ogni singolo soggetto animale non umano: l’attività antispecista (da quella teorica a quella pratica) è dichiaratamente politica. Dunque parlare di “antispecismo politico” come sempre più spesso accade in questi ultimi anni, è quantomeno superfluo e fuorviante – ed anche dannoso – perché l’antispecismo o è politico o semplicemente non ha motivo di esistere. Affermare che ci sia un “antispecismo politico”, significa sottintendere che ne esista anche uno “non politico”, cosa chiaramente impossibile tenuto conto di ciò che l’antispecismo si propone di ottenere a livello sociale.

La volontà di categorizzare, dividere, incasellare, catalogare ogni nostro pensiero ed azione, spesso è solo la conseguenza del desiderio di creare una specifica e distinta nicchia di influenza; in questo caso parlare di “antispecismo politico” prefigura anche della malafede e intenzioni che probabilmente nulla hanno a che vedere con la liberazione animale.

Adriano Fragano


Articolo aggiornato il 20 gennaio 2026

L'URL breve di questa pagina è https://www.manifestoantispecista.org/web/kuhno

Un commento

  1. Andando leggermente fuori tema, desidero far notare che la filosofia antispecista ha chiare radici liberazioniste; il suo fine è abbattere lo specismo permettendo ai singoli soggetti animali non umani di potersi emancipare, liberare dalla schiavitù imposta dalla nostra specie. Per tale motivo è possibile considerare l’antispecismo come una filosofia individualista, perché è l’individuo animale non umano (ogni singolo individuo a prescindere dalla specie di appartenenza), con il suo valore intrinseco e in quanto portatore di diritti fondamentali alla libertà e alla vita, ad essere al centro dell’azione antispecista di liberazione.
    Il concetto di individuo assume ancora più importanza per l’antispecismo, se si considera che la lotta per la liberazione animale necessita di una profonda coerenza personale del soggetto antispecista, dunque anche in ambito umano si conferma il focus sull’individuo (questa volta il singolo Umano antispecista in qualità di agente del cambiamento): senza una coerente trasformazione personale, nessuna trasformazione sociale sarebbe mai possibile. 

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