Il Vaticano benedice gli xenotrapianti

Il 24 marzo scorso è stato presentato al pubblico un documento a cura della Pontificia Accademia per la Vita (d’ora in poi PAV), nel quale vengono aggiornate le linee guida di tale istituzione in fatto di xenotrapianti. Nel documento in estrema sintesi la PAV – quindi il Vaticano – avalla l’uso del corpo di Animali modificati geneticamente per l’espianto di organi da destinare a trapianti su Umani; coadiuvata da esperti e scienziati compiacenti e dopo aver prodotto una ragguardevole mole di dati e riscontri biomedici, la PAV infatti aggiorna e conferma con maggior convinzione ciò che già aveva affermato in un precedente documento nel 2001, ovvero il proprio nullaosta agli xenotrapianti.
Il testo (solo in inglese per ora) presentato nella Sala Stampa Vaticana il titolo La prospettiva degli Xenotrapianti – Aspetti scientifici e considerazioni etiche implementa e aggiorna il documento con lo stesso titolo pubblicato nel 2001 e vuole essere una risposta della Chiesa Cattolica alla ben nota e cronica mancanza di donazioni di organi umani da utilizzare in trapianti, o meglio “una risposta alla crisi globale degli organi” come riportato nel comunicato ufficiale.
Tale pubblicazione scaturisce dalla constatazione di un dato di fatto incontestabile: gli Umani (ben poco cristianamente) si rifiutano di donare organi per aiutare i propri simili che li necessitano per continuare a vivere. Il Vaticano, mediante questa sua emanazione, prende atto di un palese fallimento morale e civile e fornisce il suo benestare allo sfruttamento di chi invece non ha la possibilità di rifiutarsi di farlo: gli Animali, che ancora una volta pagheranno con prigionia, sofferenze e con la perdita della propria vita per l’egoismo della nostra specie.

La PAV nel suo documento e durante la presentazione pubblica avvenuta per voce del suo presidente (monsignor Renzo Pegoraro), delinea le proprie ragioni mediante una lunga e articolata serie di considerazioni (uno strano miscuglio tra un’ampia documentazione biomedica e un trattato di umanesimo di stampo medievale); tralasciando la parte scientifica che non ci compete, le prese di posizione espresse derivanti da riflessioni teologiche e dalle citazioni e interpretazioni di passi della Bibbia (nella seconda parte del documento dal titolo “Aspetti antropologici ed etici”), potrebbero suscitare al giorno d’oggi ilarità se il tema non fosse così grave e doloroso e se non riguardassero direttamente gli Animali, dunque meritano una riflessione in chiave antispecista.

Per meglio comprendere tali prese di posizione, è opportuno tornare al documento originale pubblicato nel 2001, il quale fornisce per intero l’impianto teorico ed etico di base della posizione della PAV sull’argomento che nella versione del 2026 viene ripreso e integrato. Nella sezione eloquentemente intitolata “L’uso degli animali per il bene dell’uomo”1 si riassumono sommariamente alcune ben note posizioni della Chiesa sul rapporto Umano-Animale e in generale sui viventi non umani, come ad esempio:

«Dio li ha posti, insieme alle altre creature non umane, a servizio dell’uomo, perché egli possa, anche attraverso di loro, giungere al suo sviluppo integrale”, dunque “limitandoci al progresso scientifico e tecnologico in campo biomedico, il servizio dell’animale all’uomo trova una sua applicazione del tutto nuova nella pratica dello xenotrapianto che, pertanto, in linea di principio, non è in contrasto con l’ordine della creazione. Al contrario, essa rappresenta per l’uomo un’ulteriore occasione di responsabilità creativa nel fare un uso ragionevole del potere che Dio gli ha dato».

Il ruolo di “servizio” a cui gli Animali sono destinati è giustificato secondo il documento in questione da varie “evidenze”.

«Un semplice sguardo alla lunga vicenda umana sulla Terra è sufficiente per fare emergere con tutta evidenza un dato inconfutabile: è l’uomo che, da sempre, governa le realtà terrene, gestendo gli altri esseri, viventi e non, secondo determinate finalità. È ancora nel rapporto con l’uomo che si rivela la misura assiologica (valore morale) di ogni realtà esistente».

Ancora e sempre vige l’idea suprematista dell’Umano come padrone e governatore della vita sulla Terra e fulcro centrale di ogni rapporto tra i viventi, a loro assiologicamente superiore. Non mancano poi considerazioni tanto qualunquiste quanto banali come: «in particolare, l’uomo si è sempre servito degli animali per i suoi bisogni primari (alimentazione, lavoro, vestiario, ecc..), in una sorta di “cooperazione” naturale che ha costantemente segnato le varie tappe del progresso e dello sviluppo della civiltà». Parafrasando dato che abbiamo usato e sfruttato gli Animali in mille modi, possiamo continuare a farlo anche secondo nuove modalità, ad esempio per reperire organi da trapiantare, sempre e comunque in nome dello sviluppo della nostra civiltà e come d’incanto lo sfruttamento interspecifico si muta in cooperazione (certamente non volontaria da parte degli Animali).

Proseguendo la lettura, un punto centrale del discorso si palesa ben presto:

«manifesta la superiorità ontologica dell’uomo sugli altri esseri terreni; essa si fonda sulla natura stessa della persona umana, le cui dimensioni di razionalità e spiritualità pongono l’uomo al centro dell’universo, perché ne utilizzi le risorse presenti (tra cui gli animali), in maniera sapiente e responsabile, alla ricerca dell’autentica promozione di ogni essere».

Con la presunta superiorità ontologica umana (che fa il paio con quella assiologica tanto per fugare ogni dubbio) si chiude ogni possibile discussione e spiraglio in favore dei diritti fondamentali degli Animali che rimangono, come millenni fa, tragicamente relegati alle più remote periferie della cosmovisione antropocentrica cristiana.
Non è tutto però fisso e immutabile nel tempo, c’è spazio anche a qualche sprazzo di modernità: il documento incredibilmente giunge (già nel 2001) ad ammettere l’esistenza della tirannia dell’Umano verso gli altri Animali, chiamandolo finalmente con il proprio nome: specismo.

«tra le diverse correnti di pensiero attuali, emergono due visioni contrapposte ed estreme. C’è chi ritiene che l’animale e l’uomo abbiano una dignità equivalente, e chi invece pensa che gli animali siano del tutto in balia dell’arbitrio umano. Nel primo caso, l’uso degli animali è considerato un vero e proprio specismo o tirannia dell’uomo sugli animali e, dunque, neppure il fatto di essere di aiuto per la sofferenza umana potrebbe giustificare l’uso degli animali, a meno che non si ammetta anche la possibilità opposta. Nella seconda prospettiva, invece, l’uomo potrebbe utilizzare liberamente gli animali, in base ai propri desideri e senza particolari limitazioni etiche».

Pertanto la PAV, tenuto conto che giustifica in ogni modo lo sfruttamento degli Animali – in quanto esseri a noi subordinati – per soddisfare gli interessi umani, si dichiara finalmente per ciò che effettivamente è, ossia specista? Ovviamente no.

«Dal nostro punto di vista, confortati dalla prospettiva biblica secondo la quale, come già ricordato, l’uomo è creato “a immagine e somiglianza di Dio” (Gen. 1,26-27), riaffermiamo che la persona umana gode di una dignità unica e superiore; ma egli deve rispondere al Creatore anche del modo in cui tratta gli animali. Di conseguenza, il sacrificio degli animali può essere giustificato, ma solo se richiesto dal raggiungimento di un bene rilevante per l’uomo: è questo il caso dell’utilizzazione di animali per il prelievo di organi o tessuti da trapiantare, anche quando ciò implicasse la necessità di sperimentazioni e/o di modificazioni genetiche su di essi. Tuttavia, anche in questa prospettiva, è eticamente richiesto che, nell’usare gli animali, l’uomo osservi alcune condizioni quali: evitare agli animali stessi sofferenze non necessarie, rispettare i criteri di vera necessità e ragionevolezza, evitare modificazioni genetiche non controllabili che possano alterare in modo significativo la biodiversità e l’equilibrio delle specie nel mondo animale».

Secondo il Vaticano, abbiamo facoltà in quanto Umani di usare a nostro piacimento gli Animali, ma evitando loro sofferenze non necessarie e solo per il raggiungimento di un bene rilevante per la nostra specie. L’entità e la tipologia di sofferenze, le modalità mediante le quali sono inflitte e l’individuazione di un bene rilevante sono determinate ovviamente dal nostro unico ed insindacabile giudizio, dunque un clamoroso caso di conflitto di interessi.
L’Umano inoltre essere dotato di dignità unica e superiore, non solo può disporre liberamente degli altri individui non umani per propri scopi “sacrificandoli”, ma li può anche manipolare geneticamente creando nuovi esseri viventi non presenti in Natura (delle chimere), sostituendosi di fatto al Creatore a cui si fa riferimento nel passo poc’anzi citato, il tutto giustificato come “occasione di responsabilità creativa nel fare un uso ragionevole del potere che Dio gli ha dato”. Se non è specismo questo…

Ma la PAV nel suo documento si preoccupa anche – bontà sua – della posizione degli Animali “donatori”, infatti in occasione della presentazione si afferma «per quanto riguarda la dignità della creazione, la ricerca sugli animali non dovrebbe avvenire a spese degli animali, ma con il loro aiuto, cioè non solo per soddisfare la curiosità della persona umana, ma per rispetto del loro valore intrinseco, non hanno un valore meramente strumentale».2

Non si capisce come possa svolgersi una ricerca sugli Animali a scopo di xenotrapianto senza che questi ultimi ne facciano le spese (perdendo la vita per esempio). Sarebbe interessante inoltre comprendere cosa intenda la PAV per “valore intrinseco” degli Animali, tenuto conto che il loro utilizzo in xenotrapiantologia è palesemente in violazione dei loro diritti fondamentali di esseri viventi e senzienti in quanto ridotti a meri strumenti.
Per quanto concerne l’”aiuto” che gli Animali dovrebbero offrire all’Umano, è chiaramente inutile domandarsi se esso sia spontaneo: se sia stato loro richiesto in qualche modo e soprattutto se i diretti interessati abbiano fornito un consenso.

Ben altra cosa invece è l’argomento della tutela dell’inviolabilità delle caratteristiche biologiche umane del soggetto che riceve organi non umani e addirittura della sua discendenza.

«Sono necessarie modifiche al maiale e trattamenti somministrati all’umano per preparare il corpo del paziente alla ricezione dello xenotrapianto.  Sulla base delle prove finora non esiste alcun cambiamento noto o atteso nel genoma o nell’identità biologica fondamentale di una persona umana che riceve uno xenoinnesto di maiale. (…) Per quanto riguarda l’identità umana e soprattutto in considerazione di possibili discendenti, è essenziale che le attività di xenotrapianto minimizzino qualsiasi possibilità che il genoma del ricevente venga alterato o intenzionalmente influenzato come conseguenza dello xenoinnesto dell’organo o della cellula e delle procedure correlate.
Ad esempio, è di fondamentale importanza rifiutare lo xenotrapianto di quelle cellule cerebrali associate alla cognizione dagli animali nel cervello umano se l’identità personale del paziente non può essere salvaguardata».3

Non sia mai che un Umano, ricevute delle cellule cerebrali di un Maiale, possa subire delle trasformazioni ed essere influenzato dalla cognizione che un Maiale ha del mondo, diventando un essere ibrido magari addirittura più vicino alla Natura, perdendo così la sua unicità aliena ed il suo status privilegiato, come una sorta di Cuore di cane di Bulgakov al contrario.

Pegoraro – sempre lui – durante la presentazione del documento afferma tra le altre cose che «la Chiesa vuole offrire un contributo ai credenti e alla comunità scientifica su come continuare la ricerca in sicurezza, garantendo il benessere animale e la tutela del paziente».
Pure in questo caso torna di nuovo il comodo paravento del cosiddetto benessere animale a coprire ipocritamente ciò che facciamo realmente ai non umani: soggetti rinchiusi in ambienti sterili, sottoposti a test invasivi e dolorosi, geneticamente modificati e destinati a morire su un tavolo operatorio per “donare” i propri organi ad un Umano malato. Che cosa ci possa essere in tutto ciò che riguardi il reale benessere di questi sfortunati esseri senzienti, mons. Pegoraro non lo spiega.

Non viene trascurato dalla PAV nemmeno l’aspetto psicologico (chiaramente solo umano) d’interventi del genere, Monica Consolandi ricercatrice della Fondazione Bruno Kessler durante la presentazione ha a tal proposito affermato «Il paziente può affrontare crisi di identità ricevendo un organo animale. È fondamentale un percorso di accompagnamento affinché si comprenda che non è la materia biologica a determinare chi siamo o come ci comportiamo».4
Come darle torto? Del resto anche il soggetto (non umano) donatore di sicuro non se la passerà meglio in quanto a crisi, tenuto conto di tutto ciò che dovrà subire, ma non risulta che nell’intervento della ricercatrice ciò venga considerato.
Sarebbe possibile continuare a lungo con considerazioni su ciò che è stato detto e scritto, ma è preferibile lasciare a chi legge la libertà di consultare il testo integrale del documento e trarne proprie conclusioni.

In generale questa tristissima vicenda può essere utile per dimostrare una volta di più (se ce ne fosse ancora bisogno) che le religioni (a partire dalle tre maggiori monoteiste di origine abramitica) hanno costituito e costituiscono tutt’ora una delle colonne principali sulle quali si erige l’architettura morale antropocentrica e specista della società umana, dunque in linea di principio del tutto incompatibili con il pensiero antispecista.
Quando inoltre il credo religioso fornisce supporto e collabora con la tecnoscienza, le cose, soprattutto per la Natura e gli Animali, non possono che andare di male in peggio, come in questo specifico caso.
Se considerato senza la necessaria attenzione, un testo del genere potrebbe sembrare solamente una presa di posizione retrograda e priva di conseguenze, esso però costituisce purtroppo un’ulteriore giustificazione prodotta da una delle principali guide morali della società civile occidentale, capace di causare nuovi enormi danni e sofferenze future agli Animali, per questo motivo non va quindi affatto sottovalutato.

La questione dei trapianti di organi per Umani è un argomento che riguarda solo e solamente la nostra società e gli individui umani che la compongono, è in essa che bisogna cercare e trovare una soluzione e le necessarie risorse, non certo sfruttando il corpo di soggetti esterni che non appartengono nemmeno alla nostra specie. Farlo significa ancora una volta immolare un agnello sacrificale che con la sua sofferenza e la sua morte paga per le nostre colpe, in questo ovviamente la religione è da sempre maestra.

Adriano Fragano


Note:

1) I passaggi citati nel testo sono tratti dal Bollettino N. 0527 – 26.09.2001 della Sala Stampa della Santa Sede che riporta per esteso il Documento della Pontificia Accademia per la Vita: La prospettiva degli xenotrapianti – aspetti scientifici e considerazioni etiche nella sua versione del 2001, pp. 7-9.
Si veda https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2001/09/26/0527.pdf

2) Sì dal Vaticano agli xenotrapianti, «Settimana News», 24 marzo 2026. https://www.settimananews.it/chiesa/si-dal-vaticano-agli-xenotrapianti

3) ibidem.

4) https://www.interris.it/attualita/xenotrapianti-la-svolta-della-chiesa-via-libera-etico-agli-organi-animali

L'URL breve di questa pagina è https://www.manifestoantispecista.org/web/bawz

Un commento

  1. Grazie per l’articolo. Apprendo solo adesso questa notizia.
    Purtroppo con santaromanachiesa non tocchiamo mai il fondo in fatto di crudeltà nei confronti degli animali.

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