Reclus: la strage degli animali prepara guerra e genocidio

Fonte: Libre – associazione di idee


Si illude, chi crede che macellare un vitello sia poi tanto diverso dal massacrare un cristiano: e non capisce che l’assuefazione alla strage quotidiana degli animali ci “prepara” all’indifferenza verso l’omicidio, la guerra, il genocidio. Parola di Elisée Reclus, anarchico francese e geografo nonché vegetariano militante: aveva, per l’epoca, idee molto progressiste riguardo ai diritti degli animali. Servendo come membro della milizia, partecipò attivamente alla rivolta che diede vita alla mitica Comune di Parigi del 1871, storica ribellione della classe operaia che lo stesso Marx definì «il presagio glorioso di una nuova società». Dopo la sua cattura da parte delle forze governative, Reclus venne inizialmente deportato in Nuova Caledonia, remoto arcipelago al largo delle coste dell’Australia. Ma grazie all’intervento dei suoi sostenitori, che secondo alcune fonti includevano anche Charles Darwin, una nuova sentenza ridusse la distanza del confino, permettendogli di vivere in Svizzera.

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Spot anti-elettorale

Fonte Veganzetta


Il non-voto non deriva da inettitudine o qualunquismo, è disobbedienza civile.
Votare significa comunque accettare di far parte di un certo sistema sociale, politico ed economico. Chi accetta questo sistema, e vorrebbe solo che a governare ci fossero persone più oneste, più capaci, più interessate al bene della res-publica, fa bene ad andare a votare. Chi non accetta questo sistema – e non lo accetta radicalmente in quanto funzionale al mantenimento dello status quo che fonda essenzialmente la sua sopravvivenza nel capitalismo, e in definitiva nella riduzione dell’individuo a merce (anche il voto è merce di scambio) – dovrebbe astenersi.
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Metodo anarchico ed animalismo

Dal remoto 2002 (il testo è tratto dal giornale Contropotere – anno 1, numero 4, settembre 2002) alcune considerazioni sul rapporto anarchia – antispecismo. A giudicare dallo stato delle cose attuale non si sono fatti molti passi avanti.


Fonte: www.ecn.org/contropotere/press/71.htm

Anarchismo e specismo? Due termini che stridono fra loro: semplicemente, l’uno esclude l’altro. La questione animalista è un problema scomodo da porsi… Troppo ben abituati, troppo viziati dall’opulento mercato-fabbrica delle abitudini per poter di colpo rinunciare all’alimentazione ed altre consuetudini cominciando a considerare gli animali come esseri viventi, coscienti, liberi… Se come anarchici abbiamo rintracciato nella gerarchia un male e ci rendiamo conto di quanto questa sia presente nel vivere moderno, non tutti hanno ancora individuato la più grande, la più presente delle oppressioni, tanto accettata e giustificata da non suscitare nemmeno l’attenzione dei più… Stiamo parlando di una forma di discriminazione biologica: non è il razzismo, ma lo specismo. Stiamo parlando di un dominio e di una lotta che può vedere come unico vincitore il soggetto più forte ed avanzato. Animali allevati per diventare servi, animali torturati per la scienza, animali uccisi per vestirci, animali uccisi per sfamarci, animali uccisi per divertirci. Continua a leggere

Animal Spaces, Beastly Places: gli uomini, gli animali e lo spazio

animal spaces - Animal Spaces, Beastly Places: gli uomini, gli animali e lo spazio

Fonte Laboratorio antispecista


Nella sua importante pubblicazione del 1980 “Perché Guardare gli Animali?” il critico John Berger analizza il fenomeno della marginalizzazione degli animali nella moderna società capitalista all’interno della quale, secondo la sua analisi, gli animali sono diventati invisibili tanto che gli uomini non possono più vedere né concettualmente né percettivamente la loro autentica animalità.

La relazione umana con il mondo animale si è andata gradatamente riducendo poichè l’uomo ha relegato gli animali ad una funzione di merci, li ha degradati a unità della famiglia medio-borghese, li ha rinchiusi in parchi nazionali, riserve e giardini zoologici.

Come fare allora a far tornare visibili questi animali invisibili?
Come riportare gli animali al centro della vita sociale moderna?
Queste sono le domande che Berger si pone.

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Steve Best: “La mia guerra per gli animali”

steve best - Steve Best: “La mia guerra per gli animali”

Estratto della conferenza tenuta da Steve Best a Firenze il 25 settembre 2013


Fonte Restiamo animali

Steve ha sostenuto che stiamo vivendo la sesta estinzione di massa, un’estinzione volontariamente causata dall’essere umano a tutte le altre specie. E lui usa volutamente il termine “guerra” (parla di ANIMAL WARFARE al posto di ANIMAL WELFARE) denunciando esplicitamente la “guerra” che gli umani hanno dichiarato agli animali. Secondo Steve il linguaggio deve essere più crudo possibile e parla anche di “olocausto”. Il campo di battaglia si è ampliato all’intero globo e gli strumenti sono esattamente quelli utilizzati dalle guerre: prigionia, armi, chimica, interessi economici, tasso di morte in spaventosa crescita. Un esercito di sette miliardi di consumatori richiede che nulla sia lasciato al caso e che ogni singolo animale sia asservito al sistema economico e industriale “carnista”.

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Amiamo gli Animali ma mangiamo ancora carne, perché?

Fonte: https://www.facebook.com/indifferenzaolocaustoanimale


La “Dissonanza cognitiva”: è una teoria basata sull’assunto che un individuo mira normalmente alla coerenza con se stesso. E’ un concetto introdotto da Leòn Festinger. Quando i pensieri, le emozioni o il comportamento sono in conflitto tra loro l’individuo prova disagio e tende a eliminare quelli in contraddizione. In altri termini ogni persona può tollerare soltanto un minimo numero di discrepanze nella sua identità, cercando di ridurre le cognizioni dissonanti e rafforzare quelle consonanti. Un individuo che possiede idee o comportamenti tra loro coerenti si trova in una situazione emotiva soddisfacente detta ‘consonanza cognitiva’. Al contrario, se ci fosse incoerenza tra pensieri e comportamento proverebbe imbarazzo.
Secondo Festinger: “modificando il comportamento di una persona, i suoi pensieri cambieranno per minimizzare la dissonanza”.
La dissonanza cognitiva può essere ridotta in tre modi diversi:

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