La scoperta dell’acqua calda: la psicologia dello specismo

Laura Matilde Mannino traduce per Peacelink un testo pubblicato dallo psicologo Lucius Caviola a proposito di una sua recente ricerca, che dimostra come lo specismo sia effettivamente un costrutto psicologico e che ha affinità con altre forme di pregiudizio intraumane.
Di seguito il link al testo tradotto, è possibile infine leggere alcune riflessioni su queste ricerche che si potrebbero tranquillamente definire come “la scoperta dell’acqua calda“.
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F.A.Q. N° 5 – Antispecismo come movimento

F.A.Q. n° 5 tratta dal libro “Proposte per un Manifesto antispecista. Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera” di Adriano Fragano, NFC Edizioni, 2015. Testo liberamente divulgabile senza modifiche e citando la fonte.


Faq 5 – Possiamo parlare dell’antispecismo come di un movimento univoco, o è possibile individuare al suo interno visioni, correnti e prospettive differenti?

 

L’antispecismo non è ancora un’ideologia completa e cristallizzata, al contrario è in continuo divenire e, in un arco di tempo relativamente breve, ha compiuto considerevoli mutazioni rispetto all’impianto teorico originario. Non possiamo quindi parlare di un movimento antispecista univoco (e forse non lo sarà mai), perché al suo interno vi sono numerose correnti di pensiero diverse tra loro.

 

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F.A.Q. n° 2 – Rapporti con gli altri Animali

F.A.Q. n° 2 tratta dal libro “Proposte per un Manifesto antispecista. Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera” di Adriano Fragano, NFC Edizioni, 2015. Testo liberamente divulgabile senza modifiche e citando la fonte.


Faq 2 – Se non siamo più legittimati a pensare che la specie umana valga più delle altre, come dovrebbero cambiare i nostri rapporti con le altre specie viventi?


In un’ipotetica società umana aspecista e liberata i rapporti tra Umani e altri Animali dovrebbero cambiare radicalmente. Nell’ottica del rispetto dell’altra/o, i rapporti interspecifici dovrebbero divenire paritari, orizzontali e di conseguenza spontanei: non regolati secondo il controllo e lo sfruttamento da parte dell’Umano, bensì secondo il minor impatto possibile sugli altri esseri senzienti, che verrebbero considerati in tutto e per tutto “persone non umane”.

 

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F.A.Q. n° 1 – specismo ed evoluzione umana

F.A.Q. n° 1 tratta dal libro “Proposte per un Manifesto antispecista. Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera” di Adriano Fragano, NFC Edizioni, 2015. Testo liberamente divulgabile senza modifiche e citando la fonte.


Faq 1 – È possibile individuare e tracciare origine e sviluppi dello specismo nel corso del processo d’evoluzione umana?


Lo specismo non è solo un pregiudizio (personale o collettivo) nei confronti degli altri esseri senzienti in quanto non umani, ma è anche una filosofia antropocentrica atta a giustificare le pratiche di controllo e dominio degli Umani sugli altri Animali (allevamento, caccia, pesca, macellazione, vivisezione etc.). All’origine dello specismo vi è la visione antropocentrica che l’Umano ha della Natura. Non basta pertanto parlare di pregiudizio, ma anche di componente storica, sociologica e antropologica dello specismo.

 

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Definizione di antispecismo

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Cogliendo l’occasione della bella foto inviata da Mauro Scalco (grazie di cuore!) che ritrae Victor mentre è alle prese con il testo di “Proposte per un Manifesto antispecista“, fornisco di seguito la definizione di antispecismo pubblicata nel libro alle pagine 13 e 14:


L’antispecismo è il movimento filosofico, politico e culturale che lotta contro lo specismo, l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio veicolata dalla società umana. Come l’antirazzismo rifiuta la discriminazione arbitraria basata sulla presunzione dell’esistenza di razze umane e l’antisessismo respinge la discriminazione basata sul sesso, così l’antispecismo respinge la discriminazione basata sulla specie (definita specismo) e sostiene che l’appartenenza biologica alla specie umana non giustifica moralmente o eticamente il diritto di disporre della vita, della libertà e del corpo di un essere senziente di un’altra specie. Gli antispecisti lottano affinché le esigenze primarie degli Animali siano considerate fondamentali tanto quanto quelle degli Umani, cercando di destrutturare e ricostruire la società umana in base a criteri sensiocentrici ed ecocentrici, che non causino sofferenze evitabili alle specie viventi e al Pianeta. L’approccio antispecista ritiene (considerando tutte le dovute differenze e peculiarità) che: Continua a leggere

La “patria potestà” del concetto di antispecismo

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Si è concluso di recente il tour italiano di Peter Singer per la presentazione del suo nuovo libro “La cosa migliore che tu puoi fare. Cos’è l’altruismo efficace” edizioni Sonda. Il tour ha toccato città come Torino e Milano e rappresenta il ritorno in Italia del famoso filosofo dopo circa vent’anni.
Molti sono stati i titoli dei giornali dedicati all’evento (fortunatamente), molte le notizie riportate, alcune delle quali riguardanti l’antispecismo e purtroppo inesatte; proprio per tale ragione può essere utile fornire delle informazioni in merito.
Peter Singer è un filosofo australiano utilitarista, un saggista,  un docente universitario di bioetica ed è noto al grande pubblico per il libro “Liberazione animale” pubblicato per la prima volta nel 1975 e considerato un classico del pensiero liberazionista mondiale, ma non è – come si è scritto in molti giornali – il padre dell’antispecismo, ed è un errore scrivere – come ha fatto la rubrica del Corriere della Sera Veggoanch’io (sì, tu sì) – che “Proprio a Singer è attribuita infatti la patria potestà del concetto di antispecismo“.

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