F.A.Q. N° 10 – Immaginare una società aspecista

F.A.Q. n° 10 tratta dal libro “Proposte per un Manifesto antispecista. Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera” di Adriano Fragano, NFC Edizioni, 2015. Testo liberamente divulgabile senza modifiche e citando la fonte.


Faq 10 – È possibile immaginare concretamente un esempio di società liberata dallo specismo, o questa visione è destinata a rimanere relegata a una dimensione utopica?

 

Immaginare una società umana liberata dallo specismo è molto difficile, per il motivo che anche le persone antispeciste sono nate e cresciute in un sistema specista, pertanto semplicemente non siamo in possesso dei mezzi sufficienti e necessari, per poter immaginare una società con tali caratteristiche perché condizionate/i dal paradigma specista. A causa di un deficit d’immaginario derivante dalla nostra condizione, possiamo concepire solo parzialmente le ripercussioni dell’idea antispecista sulla società umana futura.

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F.A.Q. N° 7 – Antispecismo, capitalismo e consumismo

F.A.Q. n° 7 tratta dal libro “Proposte per un Manifesto antispecista. Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera” di Adriano Fragano, NFC Edizioni, 2015. Testo liberamente divulgabile senza modifiche e citando la fonte.


Faq 7 – Come si pone il pensiero antispecista nei confronti della crescita illimitata, del mito della produzione e dei consumi, come pratiche dominanti nelle attuali società umane industrializzate?


La dottrina della crescita illimitata, la visione capitalistica della società moderna, sono in antitesi con l’idea antispecista che sostiene una visione incentrata sull’orizzontalità e sulla decrescita come metodo del raggiungimento di un equilibrio tra l’Umano, le altre specie viventi e il Pianeta. Quella antispecista può quindi essere considerata una filosofia che si oppone al sistema vigente, quindi rivoluzionaria.

 

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L’antispecismo pericolo per lo sviluppismo

Start magazine, un magazine online che è “dedicato all’innovazione ed alla crescita”, pubblica un articolo a firma di Giuseppe Gagliano sull’antispecismo dal titolo “Chi sono e cosa sostengono gli antispecisti“. Nella prima parte l’autore prende in considerazione il testo di “Proposte per un Manifesto antispecista” per fornire una definizione di antispecismo e di specismo. Le considerazioni (abbastanza confuse a dire il vero) spaziano poi su concetti espressi da Melanie Joy e Leonardo Caffo. A prescindere dall’attinenza o meno dell’articolo all’argomento e dalla scelta delle citazioni, è interessante considerare come una realtà sviluppista consideri l’antispecismo.
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Critica alla crescita e civilizzazione: incontriamo Cacciari e Manicardi

Fonte Veganzetta


Si segnalano due incontri dedicati alla riflessione critica sulla crescita e sulla civilizzazione, per un’analisi anche in chiave antispecista:

Venerdì 20 febbraio ore 18,30 presso Libreria LOVAT in via Newton, 32 a Villorba (TV): VIE DI FUGA. CRISI, BENI COMUNI, LAVORO E DEMOCRAZIA NELLA PROSPETTIVA DELLA DECRESCITA. L’autore, Paolo Cacciari, ne discute con Adriano Fragano (Veganzetta), Dante Bedini e Mario Cenedese (Associazione Eco-Filosofica)

Venerdì 13 marzo ore 18,30 presso Libreria LOVAT in via Newton, 32 a Villorba (TV): presentazione dei libri L’ULTIMA ERA e LIBERI DALLA CIVILTA’. L’autore, Enrico Manicardi, ne discute con Adriano Fragano (Veganzetta), Guido Dalla Casa (Ecologia Profonda), Mario Cenedese (Associazione Eco-Filosofica) Continua a leggere

Conferenza | Critica della tecnocultura e della civilizzazione: per un nuovo paradigma antisviluppista

CRITICA DELLA TECNOCULTURA E DELLA CIVILIZZAZIONE: PER UN NUOVO PARADIGMA ANTISVILUPPISTA


Conferenza a entrata libera
Venerdì 13 dicembre, ore 18,30, scuola “Martini”, via Dorigo – Treviso. 7° incontro del Corso di Ecologia
Relatore: Mario Cenedese (Associazione Ecofilosofica)


La civilizzazione è quel processo, iniziato nel Neolitico diecimila anni fa, che ha prodotto l’addomesticamento di piante e animali, cioè l’agricoltura e l’allevamento, l’urbanizzazione, il patriarcato e la differenza di genere, il linguaggio simbolico e la scrittura, la guerra dettata dalla logica di espansione della cultura urbana, la modernità, la “virtualità reale”, il produttivismo, lo sviluppismo ad oltranza, il progresso. La tecnocultura o tecnoscienza è la pianificazione operata dalla ratio calcolante, dalla ragione strumentale, forme “ militari” del dominio della civilizzazione, corrisponde, quindi, all’apparato tecnico-scientifico. In breve, si tratta del paradigma del dominio della civiltà e della cultura sulla natura, che Hobbes e altri filosofi moderni vedono come un’eterna fonte di pericoli terrificanti da sottomettere, vincere e controllare, per cui si giustifica la gerarchia tra umani e non umani,la creazione non di rapporti di reciprocità, ma di pratiche di sottomissione e di competizione. Così il Vivente viene ridotto a fattore produttivo. Continua a leggere