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F.A.Q. n° 4 – Antispecismo e animalismo

silvicincia dai sopraccigli - F.A.Q. n° 4 – Antispecismo e animalismo

F.A.Q. n° 4 tratta dal libro “Proposte per un Manifesto antispecista. Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera” di Adriano Fragano, NFC Edizioni, 2015. Testo liberamente divulgabile senza modifiche e citando la fonte.

Faq 4 – Quali sono le principali differenze che intercorrono fra animalismo e antispecismo?

 

L’animalismo (soprattutto quello storicamente definito “liberazionista”) è senza dubbio uno dei pilastri su cui si fonda il pensiero antispecista, ma il suo campo d’azione si limita esclusivamente agli Animali non umani. L’antispecismo, in virtù del fatto che anche l’Umano è un Animale, e che lo specismo è anche un fenomeno socio-culturale umano, considera le problematiche della discriminazione, dello sfruttamento e del dominio comprendendo anche la nostra specie e assumendo una posizione politica critica nei confronti della società umana nella sua interezza.
L’antispecismo è anche animalismo, ma non è vero il contrario.

L’animalismo e l’antispecismo sono due fenomeni indubbiamente variegati e complessi; le differenze di maggior rilievo che si possono riscontrare sono due: la critica antispecista alla società umana contemporanea, che risulta assente o ben poco delineata in ambito animalista, e l’approccio antiantropocentrico tipico dell’antispecismo, che manca invece nell’animalismo.
L’attivista animalista si batte per il riconoscimento dei diritti degli Animali concepiti come esseri senzienti (capaci di provare esperienze sensoriali ed emozionali come gioia, paura, dolore, rabbia…) e in quanto tali degni di rispetto, tutela e di considerazione morale.
Tale impostazione può prevedere (a seconda dei casi) modifiche più o meno rilevanti dal punto di vista giuridico, economico, sociale e politico, ma non mette necessariamente in discussione le basi ideologiche su cui si fonda la società umana contemporanea, che l’animalismo intende – nella maggior parte dei casi – migliorare, favorendo una maggiore tutela degli Animali, ma non stravolgere.
Un esempio pratico può essere il diverso atteggiamento che animalismo e antispecismo hanno nei confronti delle istituzioni. L’animalismo si pone in una forma dialogica con le istituzioni, riconoscendole come referente e avanzando delle richieste come ad esempio leggi, o in genere provvedimenti in favore degli Animali, o istanze abolizioniste; l’antispecismo ha una visione antigerarchica ed egualitaria, non riconosce pertanto l’istituzione (lo Stato e i suoi organi, la Chiesa, le amministrazioni pubbliche etc.) come referente, essendo essa la struttura portante della società verticale, gerarchica e specista umana che intende cambiare. Le istanze antispeciste sono quindi liberazioniste e non vengono avanzate richieste agli organi del potere; si considerano invece come referenti la singola persona umana e la società civile.
L’animalismo inoltre non ha tra le sue motivazioni principali la critica all’antropocentrismo, bensì intende ampliare ed estendere la sfera morale e i diritti fondamentali, della società umana, anche agli altri Animali. Ciò non presuppone necessariamente l’abbandono del paradigma antropocentrico, e di conseguenza dell’approccio che la nostra specie ha con le altre e la natura, ma solo una sorta di evoluzione morale del senso comune in favore degli Animali.
L’antispecismo a tale riguardo ha una posizione rivoluzionaria e tende a un cambio di paradigma, che rompa con il passato e presente antropocentrico della società umana.

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Indirizzo breve di questa pagina: https://www.manifestoantispecista.org/web/ezmhg

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