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F.A.Q. N° 10 – Immaginare una società aspecista

F.A.Q. n° 10 tratta dal libro “Proposte per un Manifesto antispecista. Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera” di Adriano Fragano, NFC Edizioni, 2015. Testo liberamente divulgabile senza modifiche e citando la fonte.


Faq 10 – È possibile immaginare concretamente un esempio di società liberata dallo specismo, o questa visione è destinata a rimanere relegata a una dimensione utopica?

 

Immaginare una società umana liberata dallo specismo è molto difficile, per il motivo che anche le persone antispeciste sono nate e cresciute in un sistema specista, pertanto semplicemente non siamo in possesso dei mezzi sufficienti e necessari, per poter immaginare una società con tali caratteristiche perché condizionate/i dal paradigma specista. A causa di un deficit d’immaginario derivante dalla nostra condizione, possiamo concepire solo parzialmente le ripercussioni dell’idea antispecista sulla società umana futura.

 

I mutamenti radicali generati dal cambio paradigmatico della futura società aspecista non possono essere del tutto immaginati e valutati in questo momento storico: oltre a una fervida immaginazione, servirebbero delle informazioni e degli strumenti di cui non disponiamo, perché a oggi viviamo in una società assolutamente specista, e lo stesso nostro immaginario ne è conseguentemente condizionato. Premesso ciò, è sicuramente possibile prevedere ampi cambiamenti nei rapporti sociali, nell’economia, nelle strutture e infrastrutture sociali, e soprattutto nel nostro intervento sul territorio e sugli altri viventi. Una futura umanità aspecista (in assenza di specismo), prima di tutto non potrà esistere se continueremo a crescere demograficamente aumentando di numero; è quindi lecito pensare che una società aspecista sarà costituita da un numero molto esiguo di Umani, distribuiti in areali circoscritti che siano favorevoli per clima, irraggiamento solare, condizioni ambientali (presenza di acqua dolce, vegetazione, etc.), e di terreni utilizzabili per la coltivazione e raccolta di alimenti vegetali.
La stessa agricoltura subirà profonde ristrutturazioni in modo da divenire attività di sussistenza, integrata il più possibile nell’ambiente e rispettosa degli altri esseri viventi. L’allevamento semplicemente scomparirebbe. Il nuovo concetto di rispetto interspecifico condurrà la società umana a riconsiderare l’idea di proprietà privata: la Terra è di tutti gli esseri viventi, non dovrebbe quindi più essere spartita, controllata, recintata o trasformata irrimediabilmente per adattarla alle esigenze dell’Umano, ma abitata e vissuta traendone solo ciò che è necessario. La forma di centro abitato umano sarà probabilmente quella del villaggio: maggiormente integrato nell’ambiente, di piccole dimensioni e con un numero ridotto di persone umane al fine di favorire le relazioni e le interazione. Gli stessi concetti di politica e di partecipazione alla vita pubblica cambieranno, e la gestione della collettività avverrà per intervento diretto dei singoli umani, mediante un criterio di democrazia diretta e partecipativa, con l’uso del metodo del consenso, in generale con sovrastrutture sociali il più possibile limitate. Gli spostamenti avverranno lungo vie di comunicazione molto meno devastanti rispetto alle attuali, con mezzi di locomozione ben diversi da quelli odierni, favorendo l’utilizzo di tecnologie a bassissimo impatto ambientale (tecnologie appropriate), abbassando di molto la velocità dei trasporti e diminuendo considerevolmente le distanze tra centri abitati. Un futuro antispecista non è sinonimo di “ritorno alle origini” o di primitivismo, ma di uso responsabile e coerente delle conoscenze umane, della scienza e della tecnologia utilizzate per convivere e non per sfruttare, per la costruzione di una società orientata alla maggior integrazione e coesistenza pacifica possibile tra i viventi.

 

Indirizzo breve di questa pagina: https://www.manifestoantispecista.org/web/wmakv

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