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Il libro

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Cos’è l’antispecismo? Un libro per fare un po’ di chiarezza

Negli ultimi tempi il termine “antispecismo” sta dilagando sul web e sempre più spesso lo si ritrova citato negli articoli di giornali e riviste. Sono numerose le attività sul territorio, le manifestazioni e le feste, come pure le persone, che si autodefiniscono “antispeciste”. Tutto ciò dovrebbe rallegrare, e non poco, chi da anni tenta di vivere quotidianamente l’idea antispecista, e che ricorda assai bene l’isolamento subito in passato; ma è lecito domandarsi se il numero crescente di persone che al giorno d’oggi parla di antispecismo, abbia realmente compreso cosa esso significhi.
Chi si definisce antispecista e non è nemmeno vegan, o raccoglie firme per chiedere leggi in favore degli Animali alle istituzioni speciste, chi si occupa di diete, ricette di cucina e di prodotti privi di ingredienti animali, chi organizza eventi commerciali e li pubblicizza come antispecisti, chi partecipa alle manifestazioni antispeciste e al contempo aderisce a ideologie razziste, xenofobe, sessiste o discriminatorie, evidentemente ha un proprio concetto del significante (il termine “antispecismo”) e del suo significato; nonostante ciò, pur rispettando e anzi stimolando le personali interpretazioni, sorge il fondato dubbio che molte di queste persone non abbiano le idee chiare su quale siano le fondamenta della filosofia che l’antispecismo propone – chiaramente rivoluzionarie e antisistema – e che abbiano semplicemente arricchito il proprio vocabolario (per moda o per altre motivazioni) con termini che utilizzano in modo superficiale o addirittura improprio o errato.
L’esperienza ci insegna che ogni volta che un’idea, una nuova filosofia divengono d’uso comune, subiscono un inevitabile processo di banalizzazione e di omologazione per divenire utilizzabili dalla massa. Il senso comune si impossessa di un termine e lo fa proprio, lo introduce nel linguaggio, lo semplifica, ma spesso lo snatura stravolgendone le caratteristiche originarie. Questo è ciò che sta accadendo per il veganismo, il timore è che la stessa sorte stia toccando all’antispecismo.
Per tale motivo il progetto “Manifesto antispecista” dopo molti anni di presenza sul web con un testo aperto, e dopo ben quattordici revisioni operate anche e soprattutto grazie ai suggerimenti, le critiche e le proposte di lettrici e lettori, è diventato un libro: “Proposte per un Manifesto antispecista. Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera“. Un libro di 56 pagine edito da NFC Edizioni, di piccolo formato e di poche e soppesate definizioni, contenente un testo agevole e veloce, unitamente a una serie di 10 F.A.Q. (Frequently Asked Questions) sull’antispecismo. Il motivo principale per cui il testo diProposte per un Manifesto antispecista è divenuto una pubblicazione cartacea, è quindi il tentativo di fare chiarezza: l’idea antispecista – forse ora più che mai – ha bisogno di alcuni punti fondamentali in cui riconoscersi, di alcune basi su cui poggiare, di concetti sufficientemente chiari e di carattere generale, da poter essere perlomeno accettati, se non condivisi, e magari utilizzati per successive elaborazioni da chi si interessa della questione animale.

Il libro non ha alcuna volontà dogmatica e si propone con modestia come una raccolta di definizioni di base e considerazioni, utili a rendere accessibile la filosofia antispecista a chiunque. L’urgenza è e rimane quella di creare almeno una piattaforma comune di partenza, senza imporre alcunché, o arrogarsi il diritto di definire una linea di pensiero unica e immutabile. Proprio per evitare di porre dei “paletti concettuali” troppo stringenti, il testo del libro rimarrà aperto: verrà infatti pubblicato integralmente sul web, e sarà liberamente scaricabile, in modo da permettere a chi lo desidera di partecipare alle successive revisioni e modifiche dello stesso.
Chi conosce il progetto sa che quanto proposto è il risultato di un lungo lavoro di elaborazione e sintesi di testi, idee, proposte di pensatrici e pensatori che negli anni hanno discusso di antispecismo, unitamente a considerazioni e stimoli del curatore: il tutto per cercare fornire una piccola “bussola” utile a orientarsi nel complicato mondo antispecista, e soprattutto per comprendere che non esistono diversi antispecismi, ma una sola idea che ha molteplici forme ed è in continua evoluzione.


Chi fosse interessata/o a organizzare una presentazione nella propria città o a distribuire il libro, può scrivere una email per accordi.

proposte-manifesto-antispecista-smallProposte per un Manifesto antispecista

Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera

a cura di Adriano Fragano

Collana: NFC Edizioni
Formato: 12×19 cm
Pagine: 56
Prezzo: € 5,90
ISBN: 9788867260553

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Si può resistere all’invasione degli eserciti; non si resiste all’invasione delle idee.
Victor Hugo, “Storia di un delitto”

L’antispecismo è un’idea rivoluzionaria che se correttamente applicata, produrrebbe una radicale destrutturazione e trasformazione della società umana. Un’idea nuova e in continuo divenire, che necessita, per non rimanere relegata puramente in ambito teorico, di una logica e coerente applicazione nella prassi. Per tale motivo un testo aperto e collettivo può forse essere utile per chiarirsi… le idee. “Proposte per un Manifesto antispecista. Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera” è un progetto diretto, schematico e ragionato per fornire a chi s’interessa all’argomento, una serie di strumenti teorici il più possibile condivisibili. Il testo è frutto di anni di elaborazione d’interventi, scritti, conferenze, workshop e chiacchierate informali di pensatrici e pensatori italiani; il rapporto tra Umano e gli altri Animali, è un argomento sempre più considerato e dibattuto, la percezione che sia uno dei problemi più spinosi e fondamentali che dobbiamo affrontare, è ogni giorno più evidente.
Il libro offre a chi legge la possibilità di definire e chiarire dei concetti di base dell’antispecismo, e una serie di stimoli utili per l’avvio di un dibattito futuro su un’idea ancora in evoluzione, il tutto affiancato anche da dieci semplici F.A.Q. (risposte alle domande più frequenti) che permetteranno anche a chi non è a conoscenza delle tematiche antispeciste, di avvicinarsene agevolmente.
In una società liquida – come afferma il sociologo Zygmunt Baumann – dove ogni cosa cambia, si trasforma, si scompone e ricompone, e spesso perde d’identità, è sempre più urgente definire delle basi teoriche comuni e condivise di un’idea, per impedire che la stessa degeneri o venga fagocitata, “addomesticata” e usata dall’opportunismo imperante nella società contemporanea. Lungi dal voler fissare in modo dogmatico dei pilastri ideologici, il curatore del libro avanza definizioni e suggerimenti per tradurre l’idealità in una pratica di vita contraddistinta dalla giustizia interspecifica, libertà individuale, empatia, e dalla lotta all’antropocentrismo e alla società del dominio sui viventi. Il testo è giunto alla sua quattordicesima revisione, recependo critiche e contributi di molte persone.
Ne seguiranno altre, perché le idee non si fermano mai.


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Approfondimenti:

Si suggerisce di visionare “La cassetta degli attrezzi


 

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Proposte per un Manifesto antispecista di Manifesto antispecista è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale. Based on a work at www.manifestoantispecista.org.

Indirizzo breve di questa pagina: http://www.manifestoantispecista.org/web/54lqA

35 Commenti

  1. Ciao Gaspare.

    Grazie per il tuo commento molto interessante.
    Ciò che dici è assolutamente giusto e pertanto ti comunico che la proposta di manifesto è passata alla revisione n° 8 recependo le tue osservazioni.

    E’ importante che tutte le persone interessate all’antispecismo si sentano libere di contribuire alla costruzione di un suo manifesto

  2. Ho criticato abbastanza ferocemente, devo riconoscerlo, questo scritto in un altro blog ( laverabestia.org)credendolo un manifesto definitivo, comunque non nego niente di quello che ho scritto. Quello che a me dà più fastidio, non è chiaramente la tendenza politica che traspare abbastanza evidente dallo scritto (anch’io sono convinto che l’antispecismo sia un movimento politico, non può essere altrimenti), è la mistificazione dell’antispecismo che trova il suo apice nella parte in cui si dice”L’azione antispecista mira dunque nell’immediato alla tutela degli interessi degli animali non umani….”. Mira nell’immediato? Ma non era il fine? Io insieme a qualcun’altro, tipo Singer, l’abbiamo creduto fino a ieri.
    Un pò più avanti si dice che il fine dell’antispecismo è “una nuova società umana liberata ed a-specista capace di rispettare e di vivere in armonia con le altre specie viventi.” Di diritti animali non se ne parla e si sostituiscono con doveri dell’uomo. Io, anche se non condivido come impostazione tale visione, chiaramente la rispetto. Vorrei solo che fosse specificato, nel caso riusciste a redigere un manifesto, che questo risultato è di matrice anarco-comunista(credo di aver interpretato la vostra ideologia, non vorrei aver detto una sciocchezza) risultante da una allargamento arbitrario ed unilaterale del termine specismo e di tutto quanto era necessario per adattare l’antispecismo alla vostra ideologia.

  3. Ciao Antonio,

    Il Manifesto Antispecista come progetto aperto nasce dall’esigenza di creare una proposta di manifesto il più possibile condivisa. Non ci sono intenti assolutistici ed anzi questo sito deve essere considerato come un progetto “open source” dove chiunque può contribuire per migliorarlo.
    Ogni critica è ben accetta, e – lo potrai vedere leggendo i post passati – spesso è divenuta motivo di modifica del manifesto stesso.
    per correttezza nei confronti di chi legge pubblico di seguito il link al blog Laverabestia a cui fai riferimento: http://www.laverabestia.org/read_post.php?id=694&user=18

    Alle tue considerazioni risponde Gaspare scrivendo: “Sarebbe interessante incontrare un “”antispecista”” razzista, sessista, o sfruttatore umano…
    Affermare che l’antispecismo è evoluzione dell’animalismo (termine già specista-antropocentrico etimologicamente, come se l’uomo appartenesse ad un regno esclusivo fuori da quello animale…) è l’errore ideologico più grave.

    L’antispecismo considera la biosfera secondo un modello orizzontale: una rete di relazioni di cui l’uomo è un nodo con pari dignità rispetto a tutti gli altri. L’antispecismo porta a un’estensione del rispetto dovuto alla vita umana includendo in esso la totalità degli esseri. NON E’ ALTERNATIVO al rispetto dovuto alla vita umana. E’ SINCRONO, PARALLELO, CONCETTUALMENTE INDIVISIBILE.

    Il concetto di liberazione animale (intesa come liberazione umana e non umana) TRASCENDE la visione dei diritti animali (principale intento dell’animalismo), in quanto la concessione di “determinati diritti” PRESUPPONE il riconoscimento ad una o più specie della facoltà di concedere tali benefici ad altre specie. La liberazione animale prefigura invece degli scenari molto più complessi nei quali le specie senzienti (si parla per l’appunto di animali) siano in grado di poter esplitare le proprie vicissitudini senza danneggiare – o danneggiando il meno possibile – le altre. Pertanto dovrà essere l’Uomo che in quanto tale dovrà operare sulla propria organizzazione sociale per poter permettere la liberazione dell’individuo umano e di quello animale, essendo la società umana l’unica in grado di opprimere tutte le altre specie viventi. La liberazione animale, pertanto, conduce ad una visione rivoluzionaria che comporterebbe profondi cambiamenti sociali. Il concetto di liberazione animale assume quindi una notevole importanza nel cammino antispecista, e può considerarsi come una delle tappe fondamentali per la costruzione di una nuova società umana a-specista che sarà in grado di esistere proprio grazie ai fondamenti teorici della liberazione animale.

    Liberando noi stessi, libereremmo anche chi abbiamo schiavizzato.

    La risposta fornita è esauriente e precisa e perfettamente in linea con ciò che intende esprimere il manifesto Antispecista.

    Per quanto riguarda la tutela degli interessi degli animali nell’immediato sarebbe opportuno considerare anche il testo precedente a tale frase, quindi per intero: “L’ottica antispecista pur quindi essendo mutuata da quella della lotta per i diritti civili umani, ha peculiarità e caratteristiche diverse e sostanziali: essa non dovrebbe prevedere concessioni ad altri (allargamento della sfera dei diritti, o allargamento della sfera morale, o allargamento della polis), ma piuttosto il controllo delle proprie attività e delle attività della propria specie in relazione a principi di equità, giustizia e solidarietà nei riguardi delle altre specie (ripensamento delle attività della specie umana in base ai doveri nei confronti delle altre specie viventi non più considerate inferiori, ma semplicemente diverse: persone non umane, e pertanto popolazioni di persone non umane).
    L’azione antispecista mira dunque nell’immediato alla tutela degli interessi degli animali non umani (in quanto privi di diritti elementari e naturali e di status privilegiati), e nel contempo con il pieno riconoscimento dei diritti dei più deboli tra gli umani
    .”

    Il senso del discorso consiste nel prendere atto che una rivoluzione culturale come quella contemplata dall’idea antispecista ha bisogno di molto tempo per essere attuata, nell’immediato quindi ci si deve prendere cura degli interessi dei non umani tutelandoli, difendendoli e proteggendoli, anche quindi mediante la pratica vegana. Forse questo passo non è sufficientemente chiaro, se ti va proponi un testo alternativo.

    Diritti animali. Il fine ultimo dell’antispecismo è la costruzione di una società umana a-specista che non sfrutti più gli animali (liberazione animale). E’ fin troppo chiaro che se la società umana non cambierà radicalmente, i non umani non potranno mai essere liberati. Non si considera in un futuro antispecista il diritto degli animali: il concetto di diritti animali appartiene al versante animalista, l’antispecismo lo supera proponendo non una specie superiore che concede diritti agli inferiori, ma una specie che si assume le proprie responsabilità (ed i propri doveri, non intesi dal punto di vista giuridico, ma morale) nei confronti dei propri simili e degli altri che non sono uguali, ma sono per l’appunto “altri”, ed è questa diversità che deve essere rispettata. Molto spesso si sente parlare di fratelli animali (o fratelli minori etc…), gli animali non sono nostri fratelli, sono altre popolazioni, che come noi vivono sulla terra, sono pertanto nostri compagni.

    Il Manifesto Antispecista si basa su diverse ideologie, ne coglie molti aspetti, li fa propri e tenta di crearne una somma. Non è un tentativo anarchico o comunista di appropriazione di alcunché e sarebbe opportuno anche leggere questo articolo chiarificatore: http://antispecismo.wordpress.com/2009/09/10/lettera-aperta-della-veganzetta-al-futuro-movimento-antispecista-le-radici-comuni/

    Risulterà chiaro che l’antispecismo ha molte radici anche diverse tra di loro, ma non appartiene a nessuna ideologia in particolare, non è figlio di una particolare visione del mondo, ma è evoluzione di molte visioni rivoluzionarie. Non potrebbe essere altrimenti.

  4. Nell’ attuale società una delle basi del dominio dell’uomo è la gestione del diritto; minori diritti o non riconoscimento di alcuni dirirtti agli individui cosiddetti sfruttati.
    Una società a-specista nella quale ad una specie non fossero riconosciuti (dico riconosciuti e non concessi) tutti o alcuni diritti, chiaramente compatibili con la condizione degli individui appartenenti a tale specie, non sarebbe una società specista? Nella società che proponete non vi sarà più il dominio dell’uomo sull’uomo, ma rimarrà quello sul resto delle altre specie. Dominio, appunto, che si concretizza nel non riconoscere la titolarità del diritto, e quindi i diritti, agli individui di queste specie, lasciando al libero arbitrio(che chiamate responsabilità) della specie più importante il rispetto della diversità che si concretizzerebbe, in sostanza, nel prendersene cura (welfare?); ed è libero arbitrio considerando che si parla solo di doveri morali e non giuridici. Questa nuova società non sarebbe una società specista?
    Un manifesto antispecista che contiene in sè il germe dello specismo! Meglio sarebbe chiamarlo manifesto a-specista nel quale questo specismo potrebbe essere meglio assorbito .

  5. Il concetto di diritto non può esistere se non vo sono due elementi: chi lo concede (e riconosce) e chi ne usufruisce. Il concetto di diritto nella nostra società è stato ed è motivo di lotte sociali da parte di chi ne pretende, nel caso degli animali è chiaro che non sono in grado di esigerli, pertanto è assurdo parlare di diritti ma si può parlare di doveri morali. In estrema sintesi la società aspecista dovrebbe essere formata da individui consapevoli che limitano le proprie azioni per salvaguardare gli altri. Questo è il motivo per cui si preferisce non parlare di diritti. Non si tratta di libero arbitrio ma di assunzione di responsabilità. Quindi il più forte non può più esigere diritti o concederne, ma ha dei doveri morali a cui sottostare per il bene di tutti. Non può esistere alcuna società umana davvero libera se si continuerà a parlare di diritti. I diritti animali fanno partedel bagaglio culturale animalista, non vanno dimenticati o sconfessati, ma superati. E’ per questo che si parla di diritti animali nell’immediato, il futuro dovrebbe essere ben diverso. Non possiamo continuare ad immaginare il nostro futuro continuando ad analizzarlo con i criteri della società umana attuale.

  6. Un manifesto viene redatto con l’intento di essere letto e di spiegare un’idea, una prospettiva. Un manifesto é un fenomeno di natura SOCIALE. Più che positivo che ciò sia elaborato collettivamente e pubblicamente, poiché la critica lo rende più “forte”, più “solido” sotto il profilo logico-filosofico. Manteniamolo così, aggiornabile, ma intanto usiamolo e divulghiamolo comunque giacché non potrà mai essere definitivo.
    Perlappunto (anche leggendo i commenti successivi alla prima elaborazione) noto la carenza di una riflessione che in prospettiva potrebbe creare contraddizione, e cioé: siamo non già “specie”, ma individui. Non é una “specie” che elabora l’idea. La più parte della “specie umana” non si cura dell’interesse di specie, ma come avviene naturalmente, e comunemente al resto del vivente, segue il proprio istinto di sopravvivenza. La classificazione scientifica in “specie” deve essere ridotta esclusivamente alla comprensione ed alla funzionalità biologica di ciascun individuo, abbia esso le mani, le corna o la coda.
    Ecco, al di là dell’interesse dell’individuo, fatta eccezione per l’estensione familiare, sono esclusivamente alcuni uomini che possono elaborare una visione altruistica del mondo. Comunque la si voglia mettere, siamo solo noi, non l’umanità, noi qui che scriviamo di tali argomenti, a preoccuparci di ciò che é “giusto” o “morale”. Il manifesto dev’essere il progetto di civiltà che indica il rispetto verso gli altri senza distinzione alcuna, ma non possiamo e non dobbiamo dimenticare che é e resta un fenomeno fatto dall’uomo per l’uomo. Il suo obiettivo sarà ineluttabilmente quello di avere, paradossalmente, un uomo meno animale, un uomo più evoluto capace di sottrarsi al giogo della propria bestialità.
    Smentitemi per favore.

  7. “Un manifesto viene redatto con l’intento di essere letto e di spiegare un’idea, una prospettiva. Un manifesto é un fenomeno di natura SOCIALE. Più che positivo che ciò sia elaborato collettivamente e pubblicamente, poiché la critica lo rende più “forte”, più “solido” sotto il profilo logico-filosofico. Manteniamolo così, aggiornabile, ma intanto usiamolo e divulghiamolo comunque giacché non potrà mai essere definitivo.”

    Come non essere d’accordo con te? E’ esattamente questo l’intento, ma come puoi vedere pare un’impresa abbastanza difficile, comunque nonostante tutto si va avanti nella speranza che risulti un lavoro utile.

    Chiaramente chi si occupa di tali argomenti rappresenta un’avanguardia e come tale ha il difficile compito di formulare pensieri ed azioni che un domani abbiano la possibilità di divenire pensiero comune. Del resto ogni tipo di organizzazione sociale umana è nata da un piccolo gruppo di persone per poi divenire cultura (nel bene e nel male). Il nostro obiettivo (contrariamente a quanto tu dici) è invece in contrario: ottenere un uomo che sia più animale, anzi che torni ad essere completamente animale e che colmi il solco culturale che ha scavato per separarsi dalle altre specie viventi: noi siamo perennemente in guerra con il resto dei viventi e con la Terra, è ora di smettere questa opera di distruzione e cominciarne un’altra di ricostruzione di rapporti e di sensi.

  8. Il sito de “Manifesto antispecista” è stato riorganizzato: è cambiato il criterio di navigazione, sono state tolte alcune pagine ed è stata introdotta una nuova grafica. La speranza è che vi piaccia.

  9. Pubblicata la nuova revisione (rev. 13) in data 6 settembre 2014 del testo di “Proposte per un Manifesto antispecista” con l’aggiunta di una nota che spiega in sitesi il concetto di “painismo”.

    (1) “Painismo” termine che Richard Ryder coniò nel 1990, argomentando che qualsiasi essere vivente che è in grado di provare dolore, ha rilevanza morale. Il “painismo” può essere visto come una terza via rispetto alla posizione utilitarista di Peter Singer, e alla concezione deontologica dei diritti animali di Tom Regan. Il “painismo” combina la visione utilitarista secondo la quale uno status morale deriva dalla capacità di provare dolore, con l’opposizione morale – derivante dal concetto di diritto – all’utilizzo degli Animali per un nostro fine. Sostanzialmente il concetto di “painismo” di Ryder nasce come contrapposizione alla visione utilitaristica del rapporto tra Umano e Animale. Per maggiori informazioni e approfondimenti si suggerisce la lettura di:

    Richard D. Ryder, Painism: a modern morality, Londra, Open Gate Press, 2001

  10. Entro la fine del mese di marzo 2015 verrà pubblicato online il testo integrale del libro Proposte per un Manifesto antispecista (Revisione 14) e reso disponibile per il download gratuito

  11. Riporto in copia questa riflessione perchè credo sia molto importante e significativa:
    “Diritti animali. Il fine ultimo dell’antispecismo è la costruzione di una società umana a-specista che non sfrutti più gli animali (liberazione animale). E’ fin troppo chiaro che se la società umana non cambierà radicalmente, i non umani non potranno mai essere liberati. Non si considera in un futuro antispecista il diritto degli animali: il concetto di diritti animali appartiene al versante animalista, l’antispecismo lo supera proponendo non una specie superiore che concede diritti agli inferiori, ma una specie che si assume le proprie responsabilità (ed i propri doveri, non intesi dal punto di vista giuridico, ma morale) nei confronti dei propri simili e degli altri che non sono uguali, ma sono per l’appunto “altri”, ed è questa diversità che deve essere rispettata. Molto spesso si sente parlare di fratelli animali (o fratelli minori etc…), gli animali non sono nostri fratelli, sono altre popolazioni, che come noi vivono sulla terra, sono pertanto nostri compagni.”

    Gli Animali non sono nostri fratelli sono altre popolazioni. Coraggiosamente si potrebbe dire che sono altri individui, altri esseri viventi senzienti con pari intelligenza, pari sensibilità, pari empatia, pari coscienza. In particolare tutti i mammiferi, più simili a noi per conformità fisiche, possono considerarsi indubbiamente nostri simili. Come non capire coscientemente che ponendoci di fronte al viso di un Cane, una Mucca o un qualsiasi Animale…si possa percepire un pensiero, un emozione, una reazione psico-fisica dettata da un movimento degli occhi o da uno sbuffo del respiro o ancora da un gesto affettuoso che tale Animale potrebbe svolgere nei nostri confronti. Come non provare per esempio con un nostro compagno d’affezione…o anche più semplicemente, ma forse in maniera più ostica, osservando le Formiche durante il loro laborioso lavoro, o le Gazze in amore a primavera. Se si concepisce questo, tramite una profonda presa di coscienza, forse ci si rende conto, e si assimila, che ogni essere vivente esistente sul pianeta è esclusivamente puro e di diritto libero di gioire della propria esistenza.
    La nostra società umana è specista fin dalla sua nascita. Probabilmente l’Umano è tendenzialmente specista per natura fin da quando ha scoperto l’uso del fuoco e della ruota. Concretamente, e solo ipotizzando probabili teorie, l’essere umano ha inconsciamente un desiderio di predominio che è intrinseco propriamente all’interno di se stesso.
    Quindi cosa fare? Inutile procedere testardamente verso una concezione assoluta dei diritti animali. Questo è scontato, ma al pari lo sono anche quelli degli umani. Nulla mai si otterrà concretamente se si procederà verso una protezione “violenta e dittatoriale” a favore della salvaguardia animale. Ciò è in parte un dovere esclusivo di alcune fazioni animaliste che di diritto devono assolutamente praticare azioni dirette e controllate per contrastare l’azione predominante e sanguinaria dell’Umano specista. Sarebbe come lottare contro mulini a vento inarrestabili che da secoli continuano a resistere fortemente a favore di raffiche di vento in continua ascesa. Quanti più Animali verranno protetti e liberati tanti altri verranno imprigionati e seviziati per alimentare un circolo vizioso e macabro.
    Il percorso da intraprendere è lungo ed impietoso, ma l’antispecisco vero nella sua ideologia vuole spezzare questa incontrovertibile forza predominante che perdura da troppo tempo.
    Alcuni dicono che finchè l’essere umano non si libererà da egoismi passionali egocentrici mai potrà capire e condividere la bellezza di tutto l’ecosistema terrestre, nella sua integrità e purezza degna di ogni diritto naturale e primordiale. Alcuni altri paragonano il suo operato crudele ad un altro essere vivente molto diverso, dissoluto e privo di ogni remora morale rispetto alla moltitudine di specie esistenti: il virus. Non è difficile osservare un Leone, o un altro qualsiasi predatore libero in natura, in base a come sviluppa ed applica il proprio instinto cacciatore, generato solo ed esclusivamente da un bisogno primario dettato da una fame necessaria ed utile alla sua sopravvivenza.
    Inutile pertanto riflettere come e su cosa invece l’essere umano applica oggi come ieri la sua ingordigia, in tutta la sua ferocia e crudeltà. Basta osservare usi e costumi odierni in un epoca capitalista consumista di cui oggi e domani ogni Umano è complice e purtroppo parte integrante.
    Il veganismo etico è sicuramente un ottimo mezzo di diffusione informativa, condivisibile, da attuare e perseguire.
    Tutto ciò che ne consegue eticamente è assolutamente accettabile ed utile alla causa.

  12. Come giustamente Roberto fa notare gli Animali non sono nostri fratelli, o fratelli “minori” come qualcuno afferma, ma non sono nemmeno nostri amici, o non necessariamente, sono altri individui, altre popolazioni di individui, altre società non umane.
    In quanto esseri viventi e senzienti vanno rispettati, questo a prescindere dal grado di intelligenza – sempre e solo valutata secondo canoni umani – sensibilità, empatia e coscienza. Ciò che l’antispecismo evidenza non è il diritto degli altri a poter vivere, ma il dovere di noi Umani di contenerci, di controllarci e di reinterpretare il nostro ruolo in seno alla natura, ruolo che abbiamo stravolto e mistificato per millenni. Forse possiamo affermare che la pratica antispecista è una forma di autocontrollo e di autocritica e che l’idea antispecista, in fin dei conti, riguarda prettamente l’Umano, per una volta osservato attraverso una lente non antropocentrica.

  13. Ho letto il libro in un baleno. E’ un utilissimo vademecum, significativo, chiaro nella forma e nel contenuto.
    Interessante il capitolo sulle considerazioni, e quello sulle definizioni: spesso viene confuso il concetto di maltrattamento con quello di sfruttamento ma qui è ben spiegato che cosa sia lo sfruttamento.
    Interessante la differenza tra animalismo e antispecismo: purtroppo vengono spesso confusi. Ci chiamano animalisti o animaliste ma noi sappiamo che non è corretto.
    Una cosa non mi è del tutto chiara. Nella FAQ 6 (pag.43) è scritto “il fine non giustifica mai i mezzi”. Non so se sia applicabile in assoluto questo principio. Per esempio, sono favorevole all’eutanasia, sia su esseri umani che su esseri non umani e mi sono trovata nella condizione di scegliere se mantenere in vita il mio cane o farlo morire. La sofferenza a cui andava incontro era inaccettabile, secondo me. Non so se lo sarebbe stata anche per lui, così ho deciso io e ho scelto di farlo morire. L’eutanasia, quindi ucciderlo, è stato un mezzo per giustificare un fine: la cessazione della sua sofferenza. Forse, in un certo senso, è stata anche quella un’affermazione del mio dominio e del mio controllo su di lui, cosa che l’antispecismo non accetta. Stessa cosa accade con le sterilizzazioni, gli aborti. Sono pratiche a cui sono favorevole ma mi pongo certamente qualche domanda: anche quelli sono mezzi piuttosto “critici” che giustificano un fine, secondo me giusto. Tutto ciò per dire che il fine non giustifica i mezzi, con le eccezioni che confermano la regola.
    Interessante anche la FAQ 8 con l’annosa questione sui (presunti) antispecisti fascisti, nazisti eccetera… Sono inquietanti solo a sentirli fare questa dichiarazione, eppure ci sono estremisti di destra che sbandierano il loro antispecismo.
    Interessante la FAQ 9 sul rapporto tra antispecismo e anticapitalismo. E’ vero che chi è antispecista deve essere certamente anticapitalista ma è altrettanto vero che ci sono moltissime persone che si vantano di combattere il capitalismo ma se guardi nel loro frigorifero, nel loro bagno, nel loro armadio e nella loro scarpiera trovi il regno del capitalismo.
    Mi piace la copertina con il possibile logo ufficiale del manifesto. Ce ne sono altri candidati? Chi deciderà?
    Oltre a ringraziare Adriano per l’ottimo lavoro fatto, mi associo ai ringraziamenti che Adriano fa a Monica Bertini, Ada Carcione, Luca Carli e Massimo Roccaforte.
    Ai Veganzettisti e alle Veganzettiste consiglio, non solo di leggerlo, ma di regalarlo: per noi quelle sono cose già note ma per la maggior parte della gente che ci circonda no.

    • Grazie Paola per il commento sul libro “Proposte per un Manifesto antispecista”.

      Il parere di lettrici e lettori è fondamentale per comprendere eventuali punti critici e per migliorare il testo che è aperto e che subirà future revisioni.
      Per quanto riguarda il concetto del fine che non giustifica mai i mezzi, il tutto è espresso cercando di far comprendere che mezzi e fini non sono disgiunti e che i mezzi stessi rappresentano già una concretizzazione del fine: l’applicazione di tale concetto nella realtà è ben altra cosa, purtroppo, e comporta sempre una considerevole dose di discrezionalità. Ciò che tu hai fatto per il tuo Cane è un gesto di amore e di rispetto: hai cercato di porre fine alla sofferenza di un essere senziente evidentemente condannato da una malattia in fase terminale. Decidere della vita degli altri è sempre una questione moralmente pesantissima, anche in questo non dovrebbero esserci differenze tra Umani e Animali. L’idea antispecista pone al centro l’individuo, non la vita in quanto tale: se e quando la qualità della vita di un individuo diviene inaccettabile, bisogna intervenire anche per porre fine alle sofferenze quando sono ormai inutili. Sul concetto di qualità della vita inaccettabile ci sarebbe molto da dibattere in ambito antispecista per arrivare a una visione il più possibile comune. La tua decisione forse è stata un’affermazione di dominio, forse no. Non potendo comprendere appieno gli Animali che si trovano in una situazione come quella da te descritta, non potremo mai conoscere in dettaglio le volontà, dobbiamo quindi agire con il massimo rispetto e la massima coerenza cercando di svilcolarci dalla nostra visione parziale e antropocentrica: la teoria pare semplice, la pratica è tutt’altra cosa.
      Le questioni sterilizzazione e aborto sono simili a quella dell’eutanasia e necessitano di un approfondimento, sia dal punto di vista delle prospettive future antispeciste, sia per questioni contingenti (la proliferazione di Animali cosiddetti “da compagnia” che poi subiscono abbandoni, maltrattamenti e sfruttamento); in ogni caso andrebbe tutelato l’individuo che dovrebbe poter vivere una vita dignitosa e libera, e non il concetto di vita come valore in sé.

      I tuoi dubbi sono del tutto legittimi e forse tali argomenti potrebbero divenire parte integrante del futuro testo del Manifesto, o magari specificandoli meglio nelle F.A.Q.

      Il logo proposto per il momento è l’unico, non vi sono altre proposte grafiche, in ogni caso non è nemmeno necessario che se ne adotti uno.
      Anche il logo, come tutte le altre proposte del libro, è passibile di modifiche provenienti da tutte le persone che vorranno intervenire e partecipare al lavoro collettivo.

      Grazie per il tuo interessante commento e per i tuoi utili consigli.

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