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Il libro

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Cos’è l’antispecismo? Un libro per fare un po’ di chiarezza

Negli ultimi tempi il termine “antispecismo” sta dilagando sul web e sempre più spesso lo si ritrova citato negli articoli di giornali e riviste. Sono numerose le attività sul territorio, le manifestazioni e le feste, come pure le persone, che si autodefiniscono “antispeciste”. Tutto ciò dovrebbe rallegrare, e non poco, chi da anni tenta di vivere quotidianamente l’idea antispecista, e che ricorda assai bene l’isolamento subito in passato; ma è lecito domandarsi se il numero crescente di persone che al giorno d’oggi parla di antispecismo, abbia realmente compreso cosa esso significhi.
Chi si definisce antispecista e non è nemmeno vegan, o raccoglie firme per chiedere leggi in favore degli Animali alle istituzioni speciste, chi si occupa di diete, ricette di cucina e di prodotti privi di ingredienti animali, chi organizza eventi commerciali e li pubblicizza come antispecisti, chi partecipa alle manifestazioni antispeciste e al contempo aderisce a ideologie razziste, xenofobe, sessiste o discriminatorie, evidentemente ha un proprio concetto del significante (il termine “antispecismo”) e del suo significato; nonostante ciò, pur rispettando e anzi stimolando le personali interpretazioni, sorge il fondato dubbio che molte di queste persone non abbiano le idee chiare su quale siano le fondamenta della filosofia che l’antispecismo propone – chiaramente rivoluzionarie e antisistema – e che abbiano semplicemente arricchito il proprio vocabolario (per moda o per altre motivazioni) con termini che utilizzano in modo superficiale o addirittura improprio o errato.
L’esperienza ci insegna che ogni volta che un’idea, una nuova filosofia divengono d’uso comune, subiscono un inevitabile processo di banalizzazione e di omologazione per divenire utilizzabili dalla massa. Il senso comune si impossessa di un termine e lo fa proprio, lo introduce nel linguaggio, lo semplifica, ma spesso lo snatura stravolgendone le caratteristiche originarie. Questo è ciò che sta accadendo per il veganismo, il timore è che la stessa sorte stia toccando all’antispecismo.
Per tale motivo il progetto “Manifesto antispecista” dopo molti anni di presenza sul web con un testo aperto, e dopo ben quattordici revisioni operate anche e soprattutto grazie ai suggerimenti, le critiche e le proposte di lettrici e lettori, è diventato un libro: “Proposte per un Manifesto antispecista. Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera“. Un libro di 56 pagine edito da NFC Edizioni, di piccolo formato e di poche e soppesate definizioni, contenente un testo agevole e veloce, unitamente a una serie di 10 F.A.Q. (Frequently Asked Questions) sull’antispecismo. Il motivo principale per cui il testo diProposte per un Manifesto antispecista è divenuto una pubblicazione cartacea, è quindi il tentativo di fare chiarezza: l’idea antispecista – forse ora più che mai – ha bisogno di alcuni punti fondamentali in cui riconoscersi, di alcune basi su cui poggiare, di concetti sufficientemente chiari e di carattere generale, da poter essere perlomeno accettati, se non condivisi, e magari utilizzati per successive elaborazioni da chi si interessa della questione animale.

Il libro non ha alcuna volontà dogmatica e si propone con modestia come una raccolta di definizioni di base e considerazioni, utili a rendere accessibile la filosofia antispecista a chiunque. L’urgenza è e rimane quella di creare almeno una piattaforma comune di partenza, senza imporre alcunché, o arrogarsi il diritto di definire una linea di pensiero unica e immutabile. Proprio per evitare di porre dei “paletti concettuali” troppo stringenti, il testo del libro rimarrà aperto: verrà infatti pubblicato integralmente sul web, e sarà liberamente scaricabile, in modo da permettere a chi lo desidera di partecipare alle successive revisioni e modifiche dello stesso.
Chi conosce il progetto sa che quanto proposto è il risultato di un lungo lavoro di elaborazione e sintesi di testi, idee, proposte di pensatrici e pensatori che negli anni hanno discusso di antispecismo, unitamente a considerazioni e stimoli del curatore: il tutto per cercare fornire una piccola “bussola” utile a orientarsi nel complicato mondo antispecista, e soprattutto per comprendere che non esistono diversi antispecismi, ma una sola idea che ha molteplici forme ed è in continua evoluzione.


Chi fosse interessata/o a organizzare una presentazione nella propria città o a distribuire il libro, può scrivere una email per accordi.

proposte-manifesto-antispecista-smallProposte per un Manifesto antispecista

Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera

a cura di Adriano Fragano

Collana: NFC Edizioni
Formato: 12×19 cm
Pagine: 56
Prezzo: € 5,90
ISBN: 9788867260553

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Si può resistere all’invasione degli eserciti; non si resiste all’invasione delle idee.
Victor Hugo, “Storia di un delitto”

L’antispecismo è un’idea rivoluzionaria che se correttamente applicata, produrrebbe una radicale destrutturazione e trasformazione della società umana. Un’idea nuova e in continuo divenire, che necessita, per non rimanere relegata puramente in ambito teorico, di una logica e coerente applicazione nella prassi. Per tale motivo un testo aperto e collettivo può forse essere utile per chiarirsi… le idee. “Proposte per un Manifesto antispecista. Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera” è un progetto diretto, schematico e ragionato per fornire a chi s’interessa all’argomento, una serie di strumenti teorici il più possibile condivisibili. Il testo è frutto di anni di elaborazione d’interventi, scritti, conferenze, workshop e chiacchierate informali di pensatrici e pensatori italiani; il rapporto tra Umano e gli altri Animali, è un argomento sempre più considerato e dibattuto, la percezione che sia uno dei problemi più spinosi e fondamentali che dobbiamo affrontare, è ogni giorno più evidente.
Il libro offre a chi legge la possibilità di definire e chiarire dei concetti di base dell’antispecismo, e una serie di stimoli utili per l’avvio di un dibattito futuro su un’idea ancora in evoluzione, il tutto affiancato anche da dieci semplici F.A.Q. (risposte alle domande più frequenti) che permetteranno anche a chi non è a conoscenza delle tematiche antispeciste, di avvicinarsene agevolmente.
In una società liquida – come afferma il sociologo Zygmunt Baumann – dove ogni cosa cambia, si trasforma, si scompone e ricompone, e spesso perde d’identità, è sempre più urgente definire delle basi teoriche comuni e condivise di un’idea, per impedire che la stessa degeneri o venga fagocitata, “addomesticata” e usata dall’opportunismo imperante nella società contemporanea. Lungi dal voler fissare in modo dogmatico dei pilastri ideologici, il curatore del libro avanza definizioni e suggerimenti per tradurre l’idealità in una pratica di vita contraddistinta dalla giustizia interspecifica, libertà individuale, empatia, e dalla lotta all’antropocentrismo e alla società del dominio sui viventi. Il testo è giunto alla sua quattordicesima revisione, recependo critiche e contributi di molte persone.
Ne seguiranno altre, perché le idee non si fermano mai.


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Approfondimenti:

Si suggerisce di visionare “La cassetta degli attrezzi


 

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Proposte per un Manifesto antispecista di Manifesto antispecista è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale. Based on a work at www.manifestoantispecista.org.

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35 Commenti

  1. Ciao a tutti,

    una piccola nota su questa frase:
    “alle altre specie viventi e al pianeta”

    Alle “altre” specie viventi, implica secondo me una cosa in cui non credo affatto, e cioè che ci sia distinzione tra gli interessi fondamentali di specie, non ché nelle cause di sofferenza.
    Per spiegarmi meglio, è come se si sostenesse che lo specismo causa sofferenza alle “altre” specie, ma non a quella umana, cosa che io non trovo affatto realistica, e in più una netta separazione di interessi.

    Io al contrario continuo a sostenere che lo specismo implica sicuramente sofferenza per le specie RITENUTE in scala evolutiva inferiori a quella umana, ma anche infinita sofferenza (diretta ed indiretta) alla specie umana che dall’apice di questa ILLUSORIA classificazione gerarchica, crede in propri interessi di specie che sono invece il risultato di una profonda alienazione, persegue obbiettivi dannosi per tutte le specie, e si ripete in comportamenti distruttivi per tutte le specie.

    Se fosse per me quindi, toglierei quell'”altre”.

    Mi rendo conto che devo approfondire ulteriormente, ma sono in un internet caffé!
    Ciao a presto
    Eva

  2. Ciao Eva,

    Assolutamente d’accordo con te sulla questione dello specismo quale causa di sofferenze intraspacifiche e interspecifiche. Nella definizione si parla di “altre specie viventi” non per intendere la separazione tra sfruttamento di specie diverse da quella umana, ma per far capire meglio a chi legge di cosa si sta parlando, infatti il contesto è il seguente:

    Gli antispecisti lottano affinché gli interessi degli animali non umani vengano considerati fondamentali tanto quanto quelli degli umani, cercando di destrutturare e ricostruire la società umana in base a criteri ecocentrici che non causino sofferenze inutili, e di per sè quindi evitabili, alle altre specie viventi e al pianeta. L’approccio antispecista ritiene (considerando tutte le dovute differenze e peculiarità)

    Si cerca di spiegare ciò che si intende fare come antispecisti e quale sia il problema attuale, e quale la soluzione: “ricostruire la società umana”.
    Se però il tutto può ingenerare dubbi come quello da te esposto, si può benissimo cambiare il testo, anzi a questo punto lo si deve fare.

  3. Ciao a tutti,

    Premetto che questa riflessione potrebbe risultare sottile, forse troppo per lo scopo finale.
    Eppure a parere mio, si tratta di una sfumatura che per le meccaniche della comunicazione, è importante.
    Grossolanamente citando infatti il comportamentismo, le dinamiche dell’apprendimento vengono ovviamente scatenate da stimoli esterni, per lo più vocaboli, i quali però possono evocare immagini più forti del vocabolo stesso ai fini dell’apprendimento.
    E’ il caso ad esempio di “animalismo”, che contenendo in sé un termine fortemente evocativo come “animali”, rimane spesso relegato dal fenomeno di dissociazione dal mondo naturale (disconoscimento dell’animalità nella specie umana) ad argomento di secondaria importanza per gli animali umani. Purtroppo non vi è dubbio infatti, che quasi sempre gli individui di specie umana negano la propria appartenenza al mondo animale e per questo, ciò che riguarda gli animali, non lo si ritiene di competenza anche umana.

    Nonostante l’effetto di questo meccanismo dia risultati spesso ridicoli (basterebbe infatti andare oltre il fenomeno evocativo ed entrare nel contensto di una analisi logica ed approfondita del vocabolo), se queste sono le più comuni e immediate meccaniche (e lo sono), è meglio cominciare a farci i conti seriamente, decidendo ovviamente fino a quale granularità, allo scopo esclusivo di trovare forme comunicative efficaci e veloci.

    In tal senso quindi mi trovo a storcere il naso ogni qualvolta si parla di “antropocentrismo”.
    Evocativamente è un vocabolo fortissimo, scatena l’immagine dell’ego (comunemente a sua volta evocativo di immagine moralmente negativa), quindi, anche senza l’auspicato uso della logica, è capace di concretizzare la critica ad un comportamento umano dipingendone chiaramente un contesto.

    In antropocentrismo, si dipinge un cerchio, o meglio una sfera, al cui centro appunto si prefigura un individuo umano, tutto intentoa creare un moto centripeto attraverso l’uso del potere di cui ha facoltà.
    Questa icona dell’uomo che circondato ovunque da altre forme viventi senzianti o semplicemente
    vegetanti, attira verso di sé ciò che gli torna utile, prefigura una critica morale per tante ragioni.

    E fin qui tutto bene. Con una sola parola (antropocentrismo) si evoca qualcosa di molto simile alla realtà, si chiarifica la propria posizione critica, si ottiene immediatamente una reazione di disagio morale, si parla di animali.

    Eppure questa evocazione non è a parere mio corretta. Forse non lo è più, forse semplicemente non lo è del tutto, sta di fatto che rischia di essere fuorviante, di non essere coerente con quello che è lo stato (magari anche definibile “stadio”, come qualcosa in divenire) attuale dello specismo.

    L’impressione è che se per secoli, forse millenni, davvero si è trattato di antropocentrismo, esplicitato da comportamenti ed ideologia di dominio, ora si sia passati ad una fase successiva, dove per rafforzare e perpetuare nel tempo l’ideologia del dominio stessa, l’immagine che comunemente
    si ha della specie umana non è più al “centro”, ma “sopra”.

    Nel caso di reale antropocentrismo, la percezione del sé di specie, avviene comunque secondo logiche di appartenenza (al centro di qualcosa, circondato da tante altre cose è implicita l’inclusione), di condivisione, di scambio, che la specie umana con la sua cultura del dominio attuale, ha abbondantemente superato.

    L’esercizio di dominio, (che è di fatto una applicazione di forza metodica e la giustificazione di questa), non implica automaticamente la negazione di appartenenza.
    Mentre allo stato attuale delle cose (stabilire da quando sarebbe anche interessante, ma non fondamentale), non si può proprio più parlare di “centrismo” data la visione a piramide stretta, su cui la cultura della specie umana basa tutta la percezione del sé e ogni considerazione sulla relazione con il mondo.

    Di questa immagine che appunto si tramette come una onda, di generazione in generazione, senza però nessun nome che la identifichi velocemente, si possono rilevare gli effetti via via sempre più devanstanti, poichè in una gerarchia piramidale appunto, l’alienazione che deriva dalla naturale distinzione tra il “supremo” (il vincente) e tutti gli altri è ancora più forte, l’abitudine all’illusione di avere una via di fuga verso l’alto è ancora più forte, la sensazione di solitudine su quella cima è ancora più forte.

    A questo punto mi chiedo dunque se non sia il caso di affiancare “antropocentrismo” con qualcosa di moggiormente coerente della attuale visione che la specie umana ha di sé e dei comportamenti coerenti che quindi ripete compulsivamente, ingabbiata come é da una simile e ridicola cartolina egizia.

    Si potrebbe pensare che quel qualcosa possa essere implicito nel termine “ideologia del dominio”, ma io non trovo sia così.
    L’ideologia del dominio è appunto un ideologia, ed in un certo senso in continuo mutuo nutrimento con la visione antropo – archica (concedetemi il termine, non lo ho ancora trovato un altro!), che è andata sostituendosi a quella antripo – centrista.

    Scusate il mio delirio, vi chiedo cosa ne pensiate.
    Ciao!

  4. Eva,
    la distinzione che fai è davvero sottile ma non mi sembra fuori luogo. Antropoarchismo invece di antropocentrismo, suona bene! Vale la pena di approfondire non credi? ;)

    Io critico il concetto di antropocentrismo perché secondo me è un’illusione ideologica…l’uomo NON e’ affatto il centro del sistema e, ammesso che lo sia mai stato, oggi certo non lo è più. Incollo qui un passaggio di una cosa che ho scritto tempo fa:

    Che l’animale venga trattato come fine e non come mezzo, presuppone che l’uomo stesso sia trattato come fine. Si capisce allora come tanta critica all’antropocentrismo delle società Occidentali risulti, in fondo, assurda. La condanna sommaria dell’antropocentrismo dimentica troppo spesso che l’anthropos è una finzione ideologica ad uso delle classi dominanti: direttamente in Grecia e a Roma, dove solo il cives era considerato vero uomo; indirettamente nella società borghese che garantisce, proprio attraverso l’enfasi sul diritto universale dell’uomo, il privilegio e il potere particolare di pochi. […] Il capitalismo, si sa, non conosce alcun dio che non sia il denaro e in nome di questo opera la totale funzionalizzazione dell’esistente al proprio dominio. La desacralizzazione del mondo, in base a cui ogni cosa può essere comprata, sfruttata e prodotta in serie, è conseguenza di un sistema economico che non pone limiti al profitto. Anche l’uomo – formalmente unico valore assoluto riconosciuto dal sistema – è, nella realtà dei rapporti di produzione, asservito, sfruttato e prodotto in serie. Combattere l’antropocentrismo, in questo caso, è come combattere coi mulini a vento: come se il sistema attuale fosse VERAMENTE centrato sull’uomo.

    http://www.liberazioni.org/ra/ra/ma_ma/parteseconda.html

  5. Per prima cosa prometto che appena mi sarà possibile leggerò con molta attenzione la seconda parte de “critica all’ideologia animalista” di Marco, come sempre c’è moltissimo da leggere, e pochissimo tempo per farlo: è una continua rincorsa…
    Passando al post di Eva, io lo ritengo molto interessante e non credo sia un delirio, anzi, al contrario è una lucida analisi di un termine che spessissimo ci ritroviamo ad usare, ma che raramente si soffermiamo a considerare.
    Il discorso non fa una piega: viviamo quotidianamente in una società piramidale, immersi in essa, in un paradigma che prevede la vittoria sistematica del più forte sul più debole, dovremmo quindi metabolizzare l’ideologia del dominio e affrontarla con nuovi strumenti linguistici. Parlare di antropocentrismo di chi si erge sopra tutto e tutti è quindi se non un errore, quantomeno un’imprecisione.
    Quindi ben venga un neologismo come antropo-archismo quale descrizione del fenomeno di cui noi tutti siamo testimoni, e antropo-archia quale diretta conseguenza del primo. E noi come potremmo definirci? An-antropo-archici?
    Per assurdo si potrebbe recuperare addirittura il concetto di antropocentrismo come descrizione della nostra visuale rispetto agli altri viventi: essere al centro rispetto ad altri centrismi non sarebbe male: ciascuno con la propria ottica, ma tutti sullo stesso piano. Non più una visione assoluta, ma soggettiva e relativa, una visione che cambia di prospettiva a seconda dell’osservatore. Un essere umano può concepire un mondo di pari, ma sempre e solo attraverso la propria visione limitata di essere umano (antropocentrismo), che è ben diversa da quella di un serpente (erpetocentrismo), le due visioni però se inserire in una struttura orizzontale, potrebbero forse convivere, in tal caso l’antropocentrismo sarebbe di gran lunga meglio dell’antropoarchismo.

  6. una parolina cè già…con tutti i suffissi che vogliamo…: anarchici?…scusate ma me la tirate sempre fuori… :> davide

  7. caro davide, ci ho rifletto e secondo me hai in parte ragione, ma la riflessione mi pare fosse diversa e mi vengono le seguenti riflessioni.

    cioò di cui io parlavo è il dominio su base di specie (“antropo-archia”), non il dominio (“archia”) generalizzato e di norma contestualizzato in realzioni umane.
    Ciò di cui parla adriano con “an antropo archico” è relatiivo al dominio su base di specie quindi.
    Ora, si potrebbe dire che semplificando si è “an-archici” (come sostieni tu, e fin qua ci si era arrivati da tempo, con molte più sfumature), ma l’uso di questo termine è così erroneamente percepito che la maggiorparte degli anarchici rimangono antropo-archici.
    Quindi il problema quando si parla di antispecismo è identificare il dominio gerarchico di specie, ed eventualmente il suo contrario.

    Questo potrebbe sembrare una minuzia ma a parer mio non lo é.
    Per semplificare al massimo:
    L’empatia viene sviluppata sopratutto durante l’infanzia e sopratutto a partire dalal relazione con gli animali. Senza empatia non è facile sviluppare potenzialità come la compassione. Senza compassione è improbabile sviluppare una percezione del sé che vada al di là dell’ego. Con personalità egoiostica non si realizzerà in nessuna maniera alcun tipo di an-archia, il conflitto sarà sempre regnante e la soluzione sempre violenta.
    Senza contare l’abitudine a comportamenti dominanti che nasce proprio dall’abitudine a dominare gli animali e l’habitat in cui viviamo.
    Quindi in particolare per l’assunzione di un modello anarchista è indispensabile includere l'”an antropo archia” o il modello sarà fallibile.
    Senza contare che si può benissimo parlare di “an antropo archia”, senza credere in un modello assolutamente anarchista, ce ne sarebbe da dire ;-).

    Io personalmente ci penserò ancora un po’.

  8. sono d’accordo con te e con gli interventi annessi al tuo su quasi tutto; non vorrei aver dato l’impressione di banalizzare la discussione, che , anzi, da tempo avevo in mente a modo mio di avviare.
    i rapporti gerarchici, su base di specie così come quelli innestati su qualsiasi altro tipo di relazione, sono anche in materia di prevaricazione a danno animale, per me, il fulcro dei problemi.
    la mia battuta (anarchici?) era in relazione, appunto!, alla natura del mio antispecismo e desideravo riproporla in modo semplice e un pò provocatorio; per un paio di motivi: non mi convince in pieno la parola antispecismo e mi convince in pieno la parola anarchia.
    -antispecismo: se è vero che il termine animalismo, carico come è di equivoci, vada sostituito, è anche vero che tale operazione assume un senso legittimo a causa delle accezioni improprie insite nel vocabolo stesso: sottolineare il rifiuto della catalogazione di specie (antispec-) sul piano relazionale serve ad ampliare il riferimento (animal-) alla sfera umana animale, ma il suffisso -ismo rimane e carico com’è di ambiguità a livello concettuale.
    -anarchia: ugualmente agisce attraverso una negazione, ma la pone su di un piano omnicomprensivo (potenzialità da rivelare e non accantonare).
    detto questo un altro paio di considerazioni: come dice bene Eva, e per dura esperienza personale,l’uso del termine anarchia (e non anarch-ismo che non a caso è utilizzato da un altra corrente, che non sento mia) subisce una deformazione di tipo circostanziale, simile per certi versi alla distorsione del termine animalismo, per come di norma viene inteso, quindi, in un dato momento storico come il nostro, è necessario fuoriscirne dal contesto originario per formulare una ridefinizione. succede che tale compito si generi in collaborazione tra coloro che anche in altri ambiti politici, comunisti e democratici, ne sentono l’esigenza, assolutamente comprensibile se non altro per merito della portata trasversale del messaggio di ugualianza tra le specie.
    è da vedere a che punto scuole di pensiero non libertarie possano in prospettiva portare avanti l’idea antispecista in relazione alla pratica (a partire dalla stessa netta diversità di interpretazione dell’idea di ugualianza…), a causa della incompatibilità che assicura un’ideologia di riferimento prettamente umana della società (che sia prevista un’organizzazione sociale di stampo comunista e democratico sempre di regolamentazione si tratta e in questo senso la pur enorme differenza poco importa).
    a mio avviso, invece, i pricipi anarchici lasciano spazio ad un’evoluzione dei rapporti in un’ottica paritaria anche tra le specie senza presupporre a priori un’applicazione estesa di supponenza umanista.
    si tratta, ribadisco secondo me, che gli interessati alla strenua (prima e ultima…) lotta di riappropriazione dello spirito animale da parte dell’umanità, battaglia che oggi è fisica e cilturale insieme, abbandonino con spirito di rinnovamento i relativi ambiti di provenienza e abbraccino il coincetto di antispecismo;
    il primo passo è stato sentirne l’esigenza; il secondo partorirne il significato; il terzo cominciare a battersi per esso in maniera nuova e diversa; il quarto capire di doversi fermare per conferire all’antispecismo una piattaforma teorica di riferimento;…i successivi li staremo a vedere e soprattutto a fare, ma io azzerderei una previsione a grandissime linee di alcuni passaggi:
    -non rinchiudere l’antispecimo in un ideale chiuso e predefinito, consentendogli di incentivare l’opera di persuasione e diffusione nel medesimo modo dell’antirazzismo, come dire, l’antispecismo è la somma degli antispecisti.
    -non soffocare l’antispecismo, consci del fatto che possa e, al momento debito per ognuno, debba confluire nelle tendenze politiche già esistenti (a meno che se inventi una nuova, ma non la vedo…); per cui ci sarà un anarco-antispecismo, un antispecismo democratico e un antispecismo comunista (con tendenze destroidi è inconciliabile per ovvi motivi).
    -non caricare l’antispecismo di eccessive caratterizzazioni interne, stile ‘an anantro archia’, se non in una fase analitica non divulgativa (come è fin’ora avvenuto: la mia è solo una considerazione per il futuro); andando bene a guardare, se ci spingiamo oltre un certo punto come comunque è bene che sia, certe considerazioni non possono che essere vissute come problematiche esterne in un certo qual modo all’antispecismo nel suo significato generalizzato. se poi siamo tutti innanzitutto veramente ‘anantropoarchici’ ben venga, vuol dire che siamo tutti ‘……..’, sta volta non lo dico, vi lascio immaginare…perchè se c’è una cosa che non è proprio per nulla vera è che

    si può benissimo parlare di “an antropo archia”, senza credere in un modello assolutamente anarchista,…

    …bhe, se si vuole, se ne può amabilmente parlare. ciao
    PS: sempre che non avevi calibrato a dovere ‘”…anarchista”, perchè in tal caso riconosco che ci andrebbe scritto “anarchico”.
    PS: il bello è che non potete pensare che faccio becera propaganda perchè nessun vantaggio viene a me delle vostre scelte e pensieri! :>

  9. non sapevo bene dove mettere questo commento, (da qualche parte dovevo pur dirlo), lo infilo qui, sapendo che prima o poi qualcuno mi legge:
    non trovate che “antispecismo” sia passato velocemente di moda? Se già prima era allegramente infilato al posto di animalismo e viceversa, ora non se ne vede quasi più traccia. Tutti tornati all’animalismo, probabilmente per semplicità o meglio, per quel bisogno ancestrale di semplificare, e poiché l’antispecismo semplice non è…
    Notavo anche come, scossoni e pressioni, e lamentele, e menate varie hanno fatto abortire qualsiasi tentativo di approfondimento, questo blog tace da ben 6 mesi. Ci siamo fatti scoraggiare da pochi e agguerritissimi noti?
    Sarà un caso allora che anche in quelle che sono le attività animaliste, questo anno mi è parso molto più triste e piatto del precedente? Ai posteri l’ardua sentenza…la triste sentenza…ahimé… e oltretutto, che noia!
    Buon pro sia per aip e le altre pochissime cose che hanno funzionato, ma boh…non mi sono mai sentita più lontana di così da qualsiasi meta sognata.
    Se mi sbaglio datemi un pizzico, magari sto avendo un incubo.

    Eva

  10. Ho notato anche io il silenzio di questo sito.
    Mi sono affacciato da poco alla triste realtà del mondo e piano piano sto scoprendo idee che pensavo fossero solo mie, ma l’idea di questo sito mi sembrava buona. Che è successo?
    Per quel che riguarda la questione “antispecismo o animalismo” io trovo che se l’obiettivo è diffondere un messaggio, svegliare il mondo e frenare l’orrore, è utile che la parola che si cerca non sia conosciuta dalla “massa”. Purtroppo le prime impressioni sono quelle che contano e se un ascoltatore distratto sente le parole “animalista”, “vegetariano”, ecc.. l’interesse cadrà per pregiudizio. Su “antispecismo” nessuno può avere pregiudizi e quantomeno c’è il rischio che almeno si cerchi di capire di che si tratta. Quindi secondo me antispecismo va più che bene…

  11. Fabrizio, sei il miracolo di natale? :D
    Concordo con te su tutta la linea, anche perché appunto, in antispecismo c’è l’etimologia che spiega l’andare molto oltre i diritti animali o la sofferenza di quella o quell’altra specie animale.
    Ci sono tanti problemi da affrontare, andrebbero messi in fila e snocciolati uno a uno. Ci si stava provando, ma a quanto pare non abbiamo fatto i conti con qualcosa che non mi aspettavo sinceramente.
    Quello che è successo secondo me, è che non si è davvero creduto e si continua a non credere, che lo specismo sia un fenomeno veramente culturale. Le poche cose in corso, chiamiamole campagne, non solo sono per lo più animaliste e non – secondo me – antispeciste, ma non mi sembrano prendere atto veramente di dover combattere un fenomeno culturale molto ampio.
    Questa è la mia impressione. Ho scritto un breve sunto di come vedo io la cosa, che spiega in breve cosa ritengo antispecista e perchè e cosa no, presto spero di dargli la botta definitiva e pubblicarlo.
    Alla fine è come se si stesse andando avanti allo sbaraglio. Ci si butta nei campi di battaglia (concedetemi il parallelismo), perché questo è attualmente l’unico modo veloce e molto semplice di sentire di avere fatto qualcosa, ma alle spalle non sembra esserci nessuna visione, alcun progetto, nessuna meta condivisa, ogniun per sé e nessuno per nessuno. Invece servirebbe un vero movimento, ma i movimenti nascono dalle ideologie, anche semplificate, ma da vere ideologie molto chiare, mentre questa sembra ancora nascosta, per nulla resa nitida da approfondimenti.
    Un movimento antispecista, a questo dovremmo puntare, senza avere paura…contiamoci e riprendiamo il cammino. Niente confusioni, non si chiama animalismo, non si chiama ecologia, non si chiama neanche Pippo Lo Cascio, si chiama antispecismo ed ha bisogno di tutte quelle cure che i grandi movimenti di tutti i tempi hanno ricevuto. Analisi, attenzione, proclami, divulgazione, propaganda, lotte specifiche, dialettica, dibattiti pubblici, organizzazione, etc…etc…etc…
    Io non mollo manco se mi gambizzano, quindi mi trovate qui anche in pensione …

  12. Concordo in tutto e mi fa piacere vedere l’intenzione alla persistenza.
    Ieri sera ho finalmente avuto il tempo di leggere tutta la discussione e ho poi ragionato sul fatto che un volantino da spargere, per cominciare, vista la possibilità magari di fare questo in ogni città in cui si riesce ad organizzare potrebbe essere una buonissima idea. Se poi si riuscisse a fare anche un sito su cui la gente, magari dopo aver letto il volantino, possa andare a cercare cose più dettagliate quali documenti, cosa accade nel mondo, libri consigliati, ecc.. e uno spazio in cui dire la propria e rendersi disponibile a diffondere il “concetto”, si inizierebbe forse a creare possibilità di “espansione”. E poi ovviamente tutto il resto, largo spazio alle idee per altre iniziative e creare un “buco” di cultura che possa piano piano far sentire un peso concreto in opposizione a quella presente.
    Il “capo” di questo sito dov’è finito? Come mai non si ragiona più sul volantino col manifesto?
    Tra l’altro cercando su google ho notato che esiste un altro sito in cui si parla di movimento antispecista (www.antispec.org), non so se l’avete già visto, che pur sembrandomi più macchinoso e forse un po’ troppo “politico”, mi sembra sia più o meno coerente con ciò che si dice qui e ricco di documenti e cose varie, ma non mi è chiaro se siano ancora attivi.
    Credo sarebbe comunque una buona idea provare a buttare giù una bozza reale di volantino, visto che il testo c’è. Se riesco ad avere un po’ di tempo magari ci provo, ma non sono molto bravo… :-)
    La cosa importante però è, davvero, non mollare, non lasciar cadere nel vuoto le buone intenzioni che si hanno. Io tutti i giorni non riesco a non pensare che qualunque cosa sto facendo, in ogni parte del mondo c’è “qualche” (virgolette più che spesse) incolpevole essere che patisce paura, dolore e morte, e prima si riesce, se si riesce, a creare un po’ di giustizia e svegliare la gente, più atrocità si risparmiano. Magari sembra retorica, ma è innegabile che le cose stiano così…

  13. Carissimi Eva e Fabrizio,

    vi ringrazio molto per aver ripreso il filo del discorso interrotto tempo fa per vari motivi indipendenti dalla mia (e di altri) volontà.
    Questo piccolo sito ogni tanto riserba delle belle sorprese, come questa.
    Appena possibile proverò a rispondere alle vostre domande e sollecitazioni in modo da poter procedere con ordine e riavviare il tutto.

    Ps: non ci sono capi in questo sito, ma solo persone che pubblicano i loro contributi ed il sottoscritto che lo gestisce.

  14. Ciao a tutti! Bellissimo blog.
    Ho letto con molto piacere i pensieri sopra riportati, davvero molto interessanti e propositivi.
    Leggendo l’inizio del manifesto volevo solo appuntare circa la parola “moderna”, dove si riporta: “…contro lo specismo, l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio veicolata dalla moderna società umana..”.
    Oggettivamente l’ideologia del dominio trova manifestazioni macroscopiche quanto capillari ai giorni nostri ma innegabilmente esiste, si radica e si consolida da millenni nella società umana.

    Grazie a tutti per il vostro impegno e dedizione.

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