Intervista a un’imputata nel processo Green Hill a Radio Blackout

processo green hill - Intervista a un’imputata nel processo Green Hill a Radio Blackout

Il 10 giugno 2014 Luana Martucci imputata nel processo Green Hill per la liberazione avvenuta nel 2012, è stata intervistata da Radio Blackout.
L’intervista può essere ascoltata per intero visitando il link di seguito.
Buon ascolto.

http://radioblackout.org/2014/07/intervista-ad-unimputata-del-processo-greenhill-puntata-del-10-6-14/

Processo contro Green Hill: comunicato Coordinamento Fermare Green Hill / Vitadacani

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Veganzetta pubblica il comunicato del Coordinamento Fermare Green Hill con una nota:

Una breve considerazione sulla questione del processo.
Sicuramente il Coordinamento Fermare Green Hill e Vitadacani hanno svolto nel tempo un lavoro encomiabile, e sono tra i maggiori protagonisti del successo ottenuto: il merito di quanto accaduto va loro riconosciuto. E’ legittimo che ci siano associazioni che si costituiscano parte civile al processo, nel tentativo di ottenere un risarcimento economico che danneggi ulteriormente gli aguzzini di Green Hill. Allo stesso modo è legittimo che chi ha lottato per la liberazione dei Cani imprigionati, segua lo processo in questione e vigili sul suo andamento. Il problema di fondo rimane però sempre lo stesso: il fatto che ci si affidi a un processo celebrato da istituzioni speciste, secondo leggi speciste (quindi legittimandole, e legittimando l’idea che sottendono), che normano e permettono lo sfruttamento degli Animali, e che puniscono comportamenti errati o colpevoli nelle modalità di sfruttamento di esseri senzienti che in ogni caso sarebbero finiti sotto i ferri dei vivisettori. Il processo contro Green Hill è indubbiamente importante, ma è e rimane un processo contro specifici maltrattamenti, e non certo contro la vivisezione in quanto tale. Per abbattere e sconfiggere definitivamente la tortura sugli Animali non servono processi, ma capovolgimenti culturali e consapevolezze individuali e collettive. La vera giustizia per le vittime non umane della vivisezione non è da ricercarsi nei tribunali.

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Lo scorso lunedì 23 giugno si è tenuta la prima udienza del processo contro Green Hill srl.

Sono imputati Bernard Gotti, consulente della Marshall Bioresources e responsabile delle procedure interne dell’allevamento di Montichiari, Ghislane Rondot, che gestiva di fatto Green Hill insieme a Gotti, Roberto Bravi, direttore dell’allevamento, e Renzo Graziosi, il veterinario.
Sono tutti imputati di maltrattamento, per il calore insopportabile mantenuto nei capannoni, per il frastuono, provocato dai continui latrati, in cui i cani sono stati costretti a vivere, per aver privato i cani della luce naturale del sole, per aver fatto vivere gli animali in ambienti privi di stimoli, e a volte in mezzo alle loro feci e al loro sangue; per aver costretto le fattrici a continui parti, fino a consumarne la vita, fino a ridurle allo stremo, per aver separato i cuccioli dalle loro mamme troppo presto, sbattendoli in gabbie senza alcun gioco, in mezzo a segatura che ne ha troppo spesso provocato la morte per soffocamento, spesso privati di acqua e cibo.

Per aver utilizzato il tatuaggio invece del microchip, con il solo motivo di abbattere i costi, senza tener conto della grave sofferenza inflitta.
Per aver causato la morte di 104 cani.

Quelli di cui la magistratura ha trovato traccia.
Quelli per i quali si è indagato.
Oltre a tutti gli altri, migliaia, morti là dentro o nei laboratori.

Vitadacani Onlus, che di queste atrocità è venuta a conoscenza già dal 2007, e già da allora ha denunciato, chiesto di intervenire, bussando ad ogni porta, dai funzionari locali ai politici seduti sugli scranni del Pirellone o della Regione Lombardia, su fino al Ministero, ha presentato istanza di costituzione di parte civile.

Il Coordinamento Fermare Green Hill è al suo fianco, come sempre stato negli anni della campagna per la chiusura di Green Hill.
Come è stato quando si è trattato di ritirare e sistemare nelle nuove case i più di cinquecento cani usciti da quell’incubo nel luglio del 2012 ed a noi affidati.
Per un vizio procedurale il dibattimento è stato sospeso.

Il processo inizierà il 29 ottobre.
Noi saremo lì.
A guardare negli occhi i responsabili di tanto orrore.
Coloro che tante volte abbiamo incontrato.
Che ogni volta, tronfi nella loro incrollabile sicurezza, hanno affermato che mai saremmo riusciti a chiudere Green Hill.
Che mai avremmo vinto.

Saremo lì per tutti i cani deportati e torturati.
Per i cani dimenticati nel furgone a morire soffocati.
Per quelli uccisi perché difettosi.
Per quelli che non ce l’hanno fatta.
Per la liberazione animale.

Coordinamento Fermare Green Hill / Vitadacani Onlus

Una riflessione critica sulla campagna contro Green Hill

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Da Veganzetta

Un articolo di Animalstation datato 8 giugno 2012, che riporta considerazioni interessanti soprattutto se valutate ora che la vicenda Green Hill volge al termine.

Una riflessione critica sulla campagna contro Green Hill

A fronte del sostegno eccezionalmente unanime e trasversale del mondo animalista italiano alla campagna contro l’allevamento Green Hill, vorrei esprimere alcune considerazioni critiche personali a proposito.

Vorrei tuttavia prima esprimere apertamente il mio sostegno sia ai manifestanti indagati per la liberazione dei cuccioli dall’allevamento [1,2], sia agli attivisti raggiunti da provvedimenti di avviso orale per l’occupazione del tetto di uno dei capanni di Green Hill e l’allucchettamento alle grate degli uffici della stessa azienda [3]: sono azioni coraggiose, guidate da un fine nobile e senza distruzioni improprie. Allo stesso modo, apprezzo la passione e la fermezza degli organizzatori delle varie campagne sorte contro Green Hill, nonché l’ardore di tutti gli attivisti che partecipano e sostengono queste campagne. Ciò nonostante, permangono in me alcune perplessità generali. 

Uno dei primi segnali che mi rende sospettoso è proprio la popolarità che una campagna per gli animali riesce a raggiungere. Quando una società ultraspecista come quella in cui viviamo sostiene una causa a favore dei non-umani, c’è apparente incoerenza, dunque ambiguità, ciò che dovrebbe generare diffidenza. Eppure le intenzioni degli attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill sono genuinamente radicali:

La campagna Salviamo i cani di Green Hill è portata avanti da attivisti antispecisti […] con lo scopo di […] combattere questo allevamento, riattivare il fronte di lotta alla vivisezione in Italia e diffondere idee antispeciste. [4]

Tuttavia, anche se quanto scritto sul sito del coordinamento non lascia adito a dubbi sul fine ideologico degli attivisti, il messaggio che si è andato diffondendo è di tutt’altra natura: l’intento fondante antispecista è andato perso, inghiottito e dissoltosi in un incontrollato movimento emotivo-zoofilo. Certo non ho letto e visto tutto quel che tanto si è detto in questi mesi, ma in tutto questo fracasso mi pare di cogliere, ammessi gli ovvi frammenti d’eccezione, ben poca attenzione verso un pensiero autenticamente antispecista.

Direi piuttosto che il vasto movimento d’interesse che si è sviluppato intorno alla vicenda si muova su posizioni diametralmente opposte a quelle antispeciste: sui quotidiani e sui giornali, nei servizi televisivi, nei notiziari della TV, non si parla mai di antispecismo. Pure si tace su ciò che comporta la sperimentazione per le vittime dei laboratori. Tutta l’attenzione sembra invece essersi coagulata su «i cani di Green Hill». Tutta l’apprensione del pubblico è rivolta a questi «cucciolotti» – come li definisce l’inviato di Striscia la notizia.

Mi si obietterà che non c’è nulla di cui stupirsi in tutto ciò. Che pecco di ingenuità nel credere che oggi sia possibile portare avanti un movimento così vasto che prenda seriamente la questione animale. Questa obiezione è del tutto condivisibile. Ovviamente non mi sfugge la realtà sociale attuale e le inibizioni proprie verso un paradigma antispecista. Nondimeno capisco le enormi difficoltà nel gestire e guidare ideologicamente un movimento che ha assunto dimensioni di così vasta portata tali da rendere impossibile il controllo del messaggio mediato. Proprio per questi limiti, tuttavia, credo che era facilmente intuibile l’evolversi di un rapido decorso zoofilo della campagna.

Sarebbe stato semplice prevedere quest’esito anche considerando i motivi della rapida popolarità della campagna. La protesta verte sul tema toccante della sperimentazione sugli animali, una pratica che suscita profondo turbamento in molti, facile da appoggiare pur continuando ad ignorare le altre forme di oppressione animale. Per di più i protagonisti sono beagle, ovvero cani il cui aspetto amabile e temperamento docile rendono facile la simpatia all’occhio umano. Verosimilmente, una parallela campagna contro un allevamento di ratti destinati ai laboratori non riceverebbe la stessa accoglienza.

Mi si obietterà allora che non ha importanza che la campagna abbia assunto un orientamento zoofilo. Che l’importante è partecipare ad una protesta che mette in discussione una pratica moralmente illegittima quale è l’allevamento dei non-umani destinati alla sperimentazione. E che dopotutto era nel progetto degli organizzatori dar vita e sviluppare un movimento prevalentemente zoofilo con l’intento di avvicinare una moltitudine di persone alle istanze antispeciste e sollevare una discussione più ampia sulla sperimentazione animale. Un intento condivisibile e certamente non trascurabile nelle potenzialità favorevoli.

Tuttavia, a mio parere, c’è anche un aspetto che credo non vada per ciò ignorato. Se infatti da una parte c’è una febbrile esaltazione per i «cucciolotti» di Green Hill, dall’altra ci sono tutti i sempre più ignorati e dimenticati “altri” tormentati quotidianamente nei laboratori. In primis topi e ratti: nel 2009, su 830.453 soggetti usati nei laboratori italiani, ben 754.118 (il 90%) sono stati topi e ratti. Poi, a seguire, tutti gli altri: uccelli, pesci, cavie, conigli, suini… Il numero di cani usati invece supera appena i 600 soggetti [5].

Forse la campagna organizzata porterà alla chiusura di Green Hill. Forse nei prossimi mesi verrà approvata la tanto attesa legge per il divieto d’allevamento sul territorio italiano di cani, gatti e primati per scopi scientifici [6]. Tuttavia, questo non garantirebbe una riduzione effettiva del numero di questi stessi animali nella pratica sperimentale: come afferma Massenzio Fornasier, presidente della Società Italiana Veterinari Animali da Laboratorio (Sival), «se non si possono allevare animali in Italia, verranno comperati all’estero» [6]. Quand’anche l’acquisto di animali in altri paesi comportasse maggiori costi per i laboratori, la ricerca sperimentale sugli animali può contare sempre su generosi finanziamenti statali e una richiesta di nuovi stanziamenti verrebbe facilmente accolta.

Pur se venissero a mancare i fondi necessari, ciò non comporterebbe necessariamente una riduzione del numero complessivo di animali usati: se non può disporre di cani, gatti o primati, lo sperimentatore semplicemente userà soggetti di altre specie. Come spesso viene riferito in ambito critico-scientifico, la pratica sperimentale sugli animali manca infatti di criteri sistematici e rigorosi che possano vincolarne l’esecuzione di un particolare esperimento all’uso di una particolare specie animale. Pertanto, gli altri dimenticati dei laboratori, soprattutto topi e ratti, finirebbero verosimilmente per rimpiazzare cani, gatti e primati, probabilmente in numero maggiore per via del più ridotto valore commerciale che hanno sul mercato della tratta dei non-umani.

Non dimentichiamo inoltre che nel nostro paese i due principali allevamenti di “animali da laboratorio” sono i due colossi Charles River e Harlan, specializzati nella fornitura di topi e ratti (anche geneticamente modificati), nonchè conigli, suini e animali di altre specie. Esistono poi almeno un’altra decina di allevamenti sparsi nella nostra penisola che operano e commerciano vite nella più completa tranquillità al riparo dai riflettori solo perché non allevano cani, gatti o primati [7].

C’è infine un’ultima considerazione che mi preoccupa. Se in Italia non venissero più allevati cani, gatti e primati da destinare ai laboratori, se ciò condurrebbe finanche all’impossibilità di usare questi stessi animali nei laboratori, anche con l’eventuale supporto di una qualche futura legge, ho il timore che tutto ciò potrebbe solo rendere l’orrore dell’abuso bio-medico degli animali più accettabile e giustificabile e meno condannabile agli occhi dei più, che ritengono intollerabile la sevizia di un cane per mano di uno sperimentatore, ma che rimangono indifferenti al tormento delle migliaia di topi e ratti e degli altri animali usati nei laboratori intorno a noi. Ho il timore che gli sperimentatori porterebbero avanti del tutto indisturbati e senza troppe proteste la loro scienza di supplizi, martoriando con fredda serenità gli altri dimenticati, coloro che rimarrebbero vittime inascoltate e ignorate dalle apprensioni zoofile. Non c’è alcuna ragione per cui si possa credere che chi oggi urla per i beagle di Green Hill, un domani urli per i ratti di Charles River e Harlan.

Riccardo B.

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Ultima modifica: 21 gennaio 2014

Note:
1. Salviamo i cani di Green Hill, Decine di beagle liberati dall’inferno di Green Hill.
2. Gea Press, Green Hill – Il quattoridicesimo indagato.
3. Salviamo i cani di Green Hill, Attivismo e repressione: provvedimenti di avviso orale.
4. Salviamo i cani di Green Hill, Chi siamo noi.
5. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie generale del 5 marzo 2011, n. 53.
6. Linkiesta, Il parlamento contro l’allevamento di cavie in Italia. E la scienza protesta.
7. Lav, Rapporto Lav 2004 – La vivisezione in Italia, regione per regione.

La campagna contro Green Hill: frammenti di una storia di liberazione animale

Il 28 aprile 2012 a Montichiari (BS) avviene una delle più importanti liberazioni della storia dell’animalismo in Italia.

Cronistoria della campagna di protesta contro Green Hill liberamente estratta dall’articolo “GREEN HILL 28 MESI VISSUTI DI CORSA…” pubblicato su “La Voce dei SENZAVOCE” n° 88 autunno 2012 rivista periodica della Lega AntiVivisezionista (LEAL)

green hill1 - La campagna contro Green Hill: frammenti di una storia di liberazione animale

… per salvare 2.639 cani, che dovevano finire avvelenati, amputati, resi folli sui tavoli della vivisezione, e che … per salvare 2.639 cani, che dovevano finire avvelenati, amputati, resi folli sui tavoli della vivisezione, e che invece hanno trovato affetto,
calore, una casa e un futuro. Dal primo corteo di protesta del 2010 al 27 luglio 2012, giorno in cui i Beagle di Green Hill vengono dati in affido alle associazioni animaliste, è la storia di una vittoria collettiva, che senza il Coordinamento Fermare Green Hill non avremmo mai potuto scrivere.

Cronostoria: www.veganzetta.org/?p=4978

Processo Green Hill: considerazioni sulla seconda udienza

processo green hill - Processo Green Hill: considerazioni sulla seconda udienza

Fonte Veganzetta

18 aprile 2014

Il 25 marzo 2014 si è tenuta la seconda udienza del processo per la liberazione dei Cani di Green Hill. L’udienza era dedicata alla deposizione delle testimonianze dei testi dell’accusa, quindi: Polizia Locale, Digos, Carabinieri, direzione del lager, responsabile veterinario della struttura. Io ero presente in aula unitamente al mio avvocato. Presente ovviamente anche la difesa di Green Hill.

Il PM ha rinunciato a numerosi testi precedentemente chiamati a deporre, e si è concentrato soprattutto sulle testimonianze del Capitano dei Carabinieri Fabrizio Massimi, del dirigente della Digos di Brescia, Vice Questore Aggiunto Giovanni De Stavola, di alcuni agenti della Polizia Locale di Montichiari, che unitamente ad alcuni Carabinieri (anch’essi ascoltati in aula) hanno proceduto agli arresti delle persone imputate nel processo.
Al termine della mattinata sono stati ascoltati anche il responsabile veterinario e il direttore di Green Hill di Montichiari.

Dalle deposizioni è emerso un quadro interessante della situazione: sia Massimi che De Stavola (soprattutto quest’ultimo) hanno escluso la volontà dei manifestanti di aggredire o nuocere agli agenti presenti; De Stavola si è spinto oltre affermando – senza alcuna sollecitazione da parte di nessuno, PM compreso – che “non c’era propensione violenta verso le forze dell’ordine”. Tale affermazione pronunciata dal responsabile operativo della Digos è di assoluto rilievo: non c’è evidentemente volontà politica a perseguire le persone accusate con reati penali derivanti da eventuali azioni violente contro gli agenti, De Stavola, infatti, sostiene che ha ravvisato un “clima di ribellismo contro l’allevamento e non contro la Polizia”.
Lo stesso PM non ha dimostrato volontà di approfondire questioni quali possibili violenze o resistenze contro gli agenti presenti, da parte degli imputati, calcando invece la mano sui danni materiali alle strutture del lager. Tale posizione non è invece quella tenuta dai Carabinieri, che durante la deposizione hanno parlato di presunti atti di resistenza degli imputati durante gli arresti.

Nessuno dei testimoni dell’accusa ha visto le persone imputate aprire le gabbie dei Cani nei capannoni, come nessuno ha visto materialmente gli imputati tagliare, rompere o danneggiare le recinzioni o i serramenti della struttura. Dalla deposizione degli agenti della Polizia Locale di Montichiari presenti il 28 aprile, si evince una situazione di totale confusione all’atto dell’arresto di alcuni imputati che si stavano allontanando con alcuni Cani: gli agenti infatti non sono stati nemmeno in grado di specificare chi si era occupato dei Cani recuperati, e quale procedura venne seguita per riconsegnarli al lager da dove erano stati liberati. Gli agenti di Polizia Locale di Montichiari Omar Pezzaioli e Andrea Rebuffoni, hanno riferito di ricordarsi di aver visto tre Cani beagle in caserma, successivamente riconsegnati al lager di Green Hill senza aver steso preventivamente alcun verbale, né averli identificati.
La medesima confusione si riscontra nelle cifre riguardanti la partecipazione alla manifestazione a Montichiari: secondo i Carabinieri 3.000, secondo la Polizia 1.000, 1.200 persone.
Stesso metodo spannometrico viene usato per la presenza degli agenti in campo: De Stavola riferisce anche che sul posto erano presenti 60-80 agenti, più la Polizia Locale di Montichiari.

Per quanto riguarda la testimonianza di Roberto Bravi e Renzo Graziosi, rispettivamente direttore della sede operativa di Green Hill di Montichiari, e responsabile veterinario, si sottolineano i dati da loro forniti riguardanti i danni subiti e i Cani liberati.
Oltre alle reti tagliate, ad alcune vetrate dei capannoni infrante, e a delle serrature forzate, il direttore parla di danni materiali, secondo un’ultima stima, per un totale di 267.000 euro: mille euro a Cane per i 70 Cani liberati (di cui tre fattrici restituite) per un totale di 67.000 euro, e 200.000 euro riguardanti danni alle strutture e come risarcimento per la perdita di ulteriori 20 Cani; a tale proposito è necessario aprire una parentesi per riportare che il veterinario (dott. Graziosi) ha parlato dello scoppio di un focolaio di parvovirosi canina nel lager, che ha causato – a suo dire –  l’infezione di 100 cani di cui 20 sono successivamente morti. A detta del veterinario il virus della parvovirosi canina è stato veicolato dalle persone che si sono introdotte nei capannoni, in che modo non è dato sapere. La presenza del virus è stata documentata da esami autoptici disposti sul corpo di alcuni cuccioli deceduti inviati all’Istituto Zooprofilattico di zona. Incredibile a dirsi ma pare inoltre che alcuni Cani siano morti perché una volta fatti uscire dalle gabbie, hanno bevuto del liquido disinfettante presente nei capannoni.  Alla domanda sulla presenza di un eventuale protocollo di sicurezza per il trattamento di liquidi pericolosi nel lager, il veterinario ha risposto che non ne esistono.
Il direttore della sede operativa ha rimarcato che il danno economico alla struttura è stato ingentissimo dato che la “produzione” che in passato prevedeva un numero totale di Cani annuo pari a 2.000 – 2.500, risulta ferma da ben due anni, dato che la struttura ha chiuso i battenti come è noto.

Una particolarità sorta durante la deposizione di Bravi è l’esistenza di un fantomatico “programma di donazioni” di Green Hill: pare si trattasse di un programma che prevedeva la cessione di Cani non adatti alla vendita per la vivisezione, a non precisate associazioni per la tutela degli Animali situate all’estero. Su questo punto non è stato possibile indagare oltre, la speranza è che la questione venga ripresa durante lo svolgimento dell’imminente processo contro Green Hill che comincerà in giugno.

La linea di condotta che intendo seguire è quella di evidenziare la valenza politica dell’atto di liberazione che è stato portato a termine, questo nonostante pare ormai chiaro che il processo sia stato incanalato verso una mera richiesta di risarcimento danni; ciò, che parrebbe un elemento positivo, è del tutto deleterio, perché non viene lasciato alcuno spazio alla trattazione delle motivazioni etiche e politiche di quanto si è verificato a Green Hill.

La prossima udienza è stata fissata per il 26 maggio alle ore 11.00, e sarà dedicata al nostro interrogatorio e controinterrogatorio, e ai testimoni della difesa.

Luana Martucci

Notizie sul caso Blackmail3

bm3 banner1 - Notizie sul caso Blackmail3

Fonte Veganzetta.org

MANIFESTO ANTISPECISTA ESPRIME SOLIDARIETA’ AL DEBBIE, NATASHA E SVEN

Di seguito la traduzione in italiano del sito ufficiale della campagna di supporto Blackmail3  a cura di Monica Bertini
Veganzetta esprime piena solidarieta a Debbie, Natasha e Sven e invita tutte/i a divulgare tali notizie e a supportare queste persone.

IL CASO

Il mattino del 6 luglio 2012 diverse squadre di polizia perquisiscono case ed uffici a Londra e ad Amsterdam (Olanda) arrestando tre persone con l’accusa di “cospirazione per commettere ricatto” in relazione alla campagna contro il laboratorio di vivisezione Huntingdon Life Sciences. trans - Notizie sul caso Blackmail3

Le due persone ad Amsterdam sono state arrestate grazie ad un mandato di cattura Europeo, e dopo una settimana in carcere sono state rilasciate con strette restrizioni, private dei loro passaporti.
Al momento non possono lasciare l’Olanda e sono in attesa di essere estradate in Gran Bretagna.

La terza attivista, a Londra, è stata rilasciata su cauzione la sera successiva all’arresto ed è anch’essa sottoposta a numerose restrizioni nella sua vita privata e nell’attività politica. Il processo di Debbie, questo il nome della terza attivista imputata, comincerà il prossimo febbraio 2014 in Inghilterra; le altre due persone verranno invece processate in seguito, dopo l’estradizione.

Il reato di cui queste/i tre attiviste/i sono accusate/i comporta, se condannate/i, pene sino ai 14 anni di carcere. Questo a causa del loro impegno e della loro determinazione contro l’industria della vivisezione, e nello specifico nella lotta per la chiusura di HLS ( Huntingdon Life Sciences), un luogo dove ogni giorno 500 animali delle specie più disparate muore nei modi piu atroci.

In Inghilterra simili processi con le stesse accuse hanno portato in passato a condanne fino a 9 anni di carcere a chi ha avuto il coraggio di sfidare HLS ed il potere delle multinazionali chimico-farmaceutiche.

Per avere maggiori informazioni sulla lotta contro Huntingdon e la repressione contro il movimento antivisezionista in Inghilterra rimandiamo al progetto ‘Shac Made History’, lavoro prodotto in Italia alcuni mesi fa e consultabile attraverso questo blog : http://shacmadehistory.noblogs.org

Debbie, Sven e Natasha necessitano tutta la nostra solidarietà e supporto – diffondi il sito e le informazioni sul loro caso, se sei interessato /a ad organizzare eventi benefit o presentazioni sul caso ‘Blackmail3’ e sulla repressione del movimento in Gran Bretagna, o semplicemente per ulteriori informazioni su come poter organizzare il supporto, contattaci alla mail del nostro gruppo : algenova@autistici.org

È possibile inviare comunicati di solidarietà per le/gli attiviste/i, che verranno pubblicati sul sito in una pagina dedicata, sia da parte di gruppi, collettivi e campagne, ma anche a livello individuale.

La mail a cui inviarli è info@blackmail3.org, se non si conosce l’inglese e si vuole scrivere un comunicato in italiano, rimandiamo nuovamente alla nostra mail algenova@autistici.org, ci cureremo di tradurli ed inviarli al gruppo di supporto per la pubblicazione.

La solidarietà è ancora la nostra migliore arma, usiamola!

http://informa-azione.info/olanda_regno_unito_supportiamo_legli_attivistei_del_caso_blackmail_3


HLS

Huntingdon Life Sciences (HLS) è il laboratorio di sperimentazione animale più grande d’Europa. In questo laboratorio vengono uccisi 500 animali ogni giorno.

Siccome si tratta di una struttura adibita specificatamente ai test su animali, si testa qualunque tipo di sostanza – inclusi prodotti per uso domestico, detergenti chimici, erbicidi, pesticidi, coloranti alimentari, additivi alimentari, dolcificanti artificiali, OGM, inchiostro per fotocopiatrici, ecc. All’interno di HLS si avvelenano gli animali con qualsiasi sostanza pur di ottenere un guadagno.

Alcuni degli animali utilizzati negli esperimenti presso HLS sono primati, cani, gatti, topi, Porcellini d’India, criceti, topi e uccelli. Nei laboratori HLS sono rinchiusi circa 70.000 animali in attesa della loro sentenza di morte.

Il personale di HLS è stato sistematicamente denunciato per crudeltà sugli animali, cattiva gestione e falsificazione dei dati dei test. Membri del personale sono stati colti a spacciare droga all’interno di HLS, simulare rapporti sessuali con animali e, più notoriamente, prendere a pugni sul muso i cuccioli di cani Beagle. HLS è l’unico laboratorio di sperimentazione animale cui è stata revocata temporaneamente la licenza a causa della crudeltà sugli animali. Inutile dire che questo tipo di abusi si compiono quotidianamente dentro HLS, dove ogni 3 minuti muore un animale .

Le persone compassionevoli si sono indignate a tal punto che HLS è diventato il laboratorio di sperimentazione animale contro cui si è più protestato nel corso della storia ed è diventato l’obiettivo della più grande ed efficace campagna popolare per i diritti animali mai vista al mondo: SHAC (Stop Huntingdon Animal Cruelty). Nel corso dell’ultima decade, centinaia di aziende – inclusi alcuni istituti finanziari più grandi al mondo – hanno tagliato i loro legami con HLS e dichiarato di non voler mai più trattare con l’azienda. Per questa ragione HLS ha attualmente più di 100 milioni di sterline di debito.

HLS è stato ripetutamente colpita e sarebbe stato più volte costretta alla chiusura, se non fosse stato per l’aiuto del Governo inglese, che ha il proprio tornaconto dalla ricerca farmaceutica e dalla sperimentazione animale. Nel disperato tentativo di proteggere i propri interessi, il Governo inglese è intervenuto, insieme a banche private ed istituti assicurativi, fornendo ad HLS prestiti economici massicci.

Huntington è l’unica attività commerciale della storia che abbia ricevuto aiuti economici da banche private ed assicurazioni per conto del Governo inglese.

Come se non bastasse, le autorità inglesi hanno lanciato una lunga e dettagliata campagna di repressione contro chiunque essi considerino una minaccia per HLS. Questo ha comportato numerose operazioni di polizia a livello internazionale, con sorveglianza, infiltrati di polizia sotto copertura, e dozzine di perquisizioni ed arresti.

Agli attivisti sono anche state inflitte condanne di reclusione sproporzionate con richieste di cauzione e licenze a condizioni totalmente inadeguate.

Quest’ultimo caso contro il Blackmail3 è il terzo processo per cospirazione finalizzata al ricatto nei confronti di persone accusate di fare campagna contro HLS. Ancora una volta le autorità stanno tentando di zittire chiunque loro ritengano poter sfidare la sperimentazione animale nel Regno Unito.

E’ importante che ci uniamo in solidarietà contro la sperimentazione animale e la repressione governativa.


LEGGI

I Blackmail3 sono accusati di cospirazione finalizzata al ricatto nei confronti di HLS. L’attivista inglese è accusata di aver commesso tali reati tra il 2001 e il 2011, mentre i due attivisti olandesi tra il novembre 2008 e il dicembre 2010. Di seguito un approfondimento di queste leggi e perché vengono usate.

Ricatto

Nel 2007 le autorità inglesi hanno iniziato a utilizzare il preesistente reato di ricatto contro gli attivisti per i diritti per gli animali, in modo da ottenere condanne di lunga durata. Il ricatto è punibile fino a 14 anni di prigione.

Cos’è un ricatto?

Si parla di ricatto quando una persona fa una richiesta con minacce (minaccia verbale o con violenza fisica) ossia quando qualcuno fa una richiesta e poi utilizza la minaccia allo scopo di ottenere il consenso.

Richieste e minacce possono essere effettuate da chiunque, questo significa che facendo una richiesta, puoi essere accusato di ricatto, anche se non hai minacciato o danneggiato la persona cui hai fatto la richiesta.

La richiesta deve essere fatta con l’intenzione di ottenere qualcosa per sé, o forzando qualcuno a perdere qualcosa.

In ogni caso, non è necessario che la vittima riceva effettivamente la richiesta o le minacce (per esempio una minaccia arrivata per posta elettronica e non letta).

Considerato che la maggior parte dei gruppi che portano avanti delle campagne di protesta avanzano richieste, l’utilizzo di questa legge nei confronti degli attivisti per i diritti degli animali diventa preoccupante.

Cospirazione

La polizia sta utilizzando sempre più le accuse di cospirazione per creare un maggior numero di casi criminali gravi, coinvolgendo il maggior numero di persone. La cospirazione non è un reato in sé ma la si utilizza per commettere un altro reato. Nel caso di Blackmail3 si tratta di cospirazione al fine del ricatto.

Cos’è una cospirazione?

Una cospirazione è un piano attuato per sé stessi (o qualcun altro) con lo scopo di infrangere la legge. Non è necessario agire: la sola pianificazione perché qualcuno lo faccia, basta già per essere accusati di cospirazione.

Sono necessarie almeno due persone coinvolte affinché un piano sia considerato come cospirazione ma non c’è un numero massimo, questo è un modo semplice per la polizia per creare casi che coinvolgano molte persone.

La polizia può anche perseguire degli individui anche se le prove a loro carico sono estremamente limitate.

Si può essere accusati di cospirazione anche se i co-cospiratori si dichiarano non colpevoli, vengono assolti o non possono essere identificati.

La cospirazione è stata aggiunta alla lista delle accuse contro gli attivisti, poiché considerare un reato quale la cospirazione e coinvolgere un maggior numero di accusati, rende il crimine più grave e permette condanne carcerarie a più lungo termine.

 

IMPUTATI

Debbie

Sono vegan da 20 anni dopo aver svolto attivismo contro la caccia all’inizio degli anni ’90. Da allora ho manifestato contro ogni forma di abuso ed ho praticato volontariato in diversi rifugi per animali per anni. Ho collaborato a campagne contro la sofferenza umana ed ho lavorato a progetti per la comunità.

Il governo e le industrie che lucrano sulla pelle degli animali mentono sistematicamente, accaparrandosi il consenso del pubblico, pubblicizzando politiche da loro definite “rispettose degli animali” mentre continuano a promuovere e difendere il genocidio di massa degli animali non umani.

Negli ultimi anni sono stata perquisita tre volte, derubata e costretta ad interrompere ogni mia attività nell’ambito delle campagne per i diritti degli animali, a causa delle severe condizioni di rilascio su cauzione che mi sono state imposte e che hanno forzatamente limitato ogni mio movimento. Sono sotto sorveglianza dallo Stato perché mi considerano una minaccia, anche se non ho mai danneggiato nessuno. Mi è stato negato il permesso di prendermi cura di amici molto malati e di stare con loro solo perché sono compagni di propaganda. Ma non mi hanno spezzata. Combatterò contro le condanne a mio carico ed userò la corte per mettere in evidenza le tematiche che mi stanno più a cuore.

La forza del nostro movimento dipende da tutti noi e spero che ci supporterete. Ma principalmente che continuerete a lottare e a essere orgogliose di essere persone compassionevoli!

Natasha

Ciao! Mi chiamo Natasha, ho 27 anni e sono del sud dell’Inghilterra. Ora vivo ad Amsterdam con il mio compagno Sven e Lola, il nostro cane adottato.

Sono vegan da quasi 10 anni e attualmente lavoro in qualità di volontaria nell’ambito del soccorso e della riabilitazione dei cani. Ho partecipato attivamente a vari progetti di beneficenza svolgendo attività di volontariato nelle scuole africane, ho partecipato a progetti per la conservazione della natura, ed ho collaborato all’apertura di librerie fondate sul principio della donazione.

Amo stare all’aperto nella natura, fare dolci, l’arte e il design, e pasteggiare con grandi arrosti!

Sven

Ho 27 anni e vivo con la mia compagna Natasha ad Amsterdam, in Olanda. Sono vegan da 10 anni. Credo che dobbiamo rispettare il pianeta su cui viviamo e tutte le forme di vita che lo abitano. Alcuni tra i miei hobbies sono il computer, gli sport (correre, nuotare, fare fitness), e la natura. Suono il violino e sto studiando per diventare sviluppatore web/software.

Sono stato già incarcerato per sospetto di liberazione illegale di visoni di un’azienda olandese che alleva visoni. Siamo stati condannati, ma abbiamo fatto appello.

Nell’estate del 2012, io e la mia compagna siamo stati perquisiti ed arrestati nel nostro appartamento ad Amsterdam per il caso Blackmail3. La nostra estradizione è sospesa finché sarà in corso l’appello che abbiamo chiesto in Olanda. Malgrado gli arresti, la perquisizione e la causa non siano facili da vivere, voglio tenere la testa alta, pensare positivo e prendermi cura delle mie amate.