A proposito del cambiamento di paradigma necessario nel movimento per i diritti degli Animali

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Interessante testo francese di Pierre Sigler  sulle possibili strategie del movimento animalista. Nel testo si affrontano questioni di sicuro interesse e si suggeriscono soluzioni che vanno in direzioni chiaramente opposte a quelle percorse dalla maggior parte delle associazioni animaliste in questi anni. Con semplici esempi si dimostra quanto l’idea del veganismo a qualunque costo e per qualunque motivo, sia sbagliata e controproducente. Del resto, però, si evince dal testo un pesante limite dovuto al fatto che ancora si avanza una richiesta di abolizione dello sfruttamento animale. Il concetto di abolizione prefigura un referente istituzionale e/o politico a cui rivolgersi per chiedere un intervento abolizionista – legittimando il suo ruolo e l’attuale struttura gerarchica di controllo e governo della società umana – e un impianto legislativo da far osservare (con la forza): nulla di tutto ciò è accettabile in una prospettiva rivoluzionaria antispecista che intende cambiare profondamente la società umana. Lo sfruttamento animale non dovrebbe essere abolito per legge mediante l’intervento delle istituzioni, ma dovrebbe essere e liminato per volontà degli individui e della collettività che dovrebbero esercitare una pressione sempre maggiore sulla società fino a condurla a una crisi. La differenza tra “abolizione” e “liberazione” è marcata e sostanziale, ma ancora oggi ci si ostina a non considerarla: non si liberano gli Animali riformando la società umana attuale, ma destrutturandola. Quindi anche le strategie e di discussione pubblica proposte dal testo in questione risultano sbagliate (come del resto lo stesso concetto di “diritti degli Animali”).

Fonte: http://abolitionduveganisme.blogspot.ch/2013/03/pourlabolition-du-veganisme-pour.html – Pierre Sigler

I. Introduzione


a. Gli animali non umani sono schiavi

Attraverso Darwin sappiamo che gli esseri umani non sono gli unici animali ad avere esperienze e interessi e a provare emozioni. Tuttavia, gli individui non umani restano fattivamente e giuridicamente una proprietà nelle nostre società speciste. Considerati come risorse, sono sfruttati per il loro latte e per le loro uova, vengono uccisi per la loro pelle, per la loro carne, o sono utilizzati come materiale biologico per gli esperimenti.

b. 99,8% della schiavitù animale = Alimentazione

Il numero di animali terrestri uccisi a scopi alimentari ammonta a 60 miliardi di individui. Gli animali acquatici sono «calcolati» in termini di tonnellate (circa 150.000.000 tonnellate all’anno) e il numero delle vittime in questo caso si aggira attorno ad 1 trilione di individui. Quindi, in tutto, arriviamo a 1.060.000.000.000 di esseri senzienti uccisi in un anno.
Facendo un confronto, l’industria della pelliccia uccide 60 milioni di individui (= 0,0057% del numero di vittime per il cibo) e la sperimentazione sugli animali genera ogni anno la morte di 300 milioni di esseri senzienti (= 0,028% del numero di vittime per il cibo).

II. Quali strategie sono utilizzate per abolire la schiavitù degli animali?

Innanzi tutto, analizzeremo la strategia utilizzata da movimenti sociali per ottenere un cambiamento e poi quella praticata dagli attivisti per i diritti degli animali fino ad oggi.

a. Strategia usata da movimenti sociali (Strategia del dibattito pubblico)


aa. Macchine per fare affermazioni

I movimenti sociali mirano a rivendicare delle affermazioni o a richiedere dei cambiamenti.

  1. Essi devono esprimere una richiesta: « Si deve abolire l’apartheid!» o «Chiediamo il diritto di voto per le donne! »
  2. Poi devono rendere questa affermazione il più visibile possibile nella società civile (con eventi, azioni, petizioni, dibattiti, ecc.);
  3. Esprimendo diffusamente l’affermazione o la richiesta, nasce un dibattito pubblico nella società e allora la rivendicazione diventa una questione pubblica.

E’ importante sottolineare come in questo caso sia ancora una minoranza ad esprimere la richiesta e, solo nel corso del dibattito pubblico (che può durare decenni), più l’argomento della richiesta viene espresso e discusso, più la minoranza si amplia, fino a diventare, infine, una maggioranza. Una volta giunti alla maggioranza, con il crescere del numero di persone che iniziano a rivendicare il cambiamento, diventa più facile che anche altri si avvicinino alla stessa rivendicazione.

Questo meccanismo è ben spiegato dallo studio psicologico del professor Asch.

bb. Lo studio psicologico del professor Asch

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«Quale delle barre a destra è la stessa lunghezza di quella che si trova a sinistra?» Dipende…

In questo esperimento, vengono mostrate a 10 persone 3 aste tracciate su carta e viene chiesto quale delle tre sia uguale per dimensioni a una quarta. In realtà il vero oggetto dello studio è uno dei 10 partecipanti, in quanto 9 sono complici istruiti a dare una risposta sbagliata. Quando 9 partecipanti hanno dato la loro risposta, errata, il decimo soggetto si è comunque espresso, nella maggioranza dei casi, nella stessa maniera pensando che la maggioranza avesse ragione. Ma quando c’era almeno una persona a rompere l’unanimità dando la risposta corretta, è diventato più facile per il soggetto mettere in discussione ciò che ha detto la maggioranza e questo si è dimostrato più incline a rispondere correttamente. Se la pressione sociale generata all’unanimità è così forte per le questioni la cui soluzione può essere trovata utilizzando soltanto i nostri occhi, si può facilmente intuire come lo sia in maniera ancora maggiore per questioni di giustizia sociale, che richiedono una riflessione. Una volta che una richiesta per l’abolizione di una pratica inizia a diffondersi in una società, il consenso sulla legittimità di quella pratica si crepa e questa inizia a essere percepita come problematica. Per gli altri diventa così più facile non adeguarsi alla maggioranza e schierarsi per la sua abolizione. Pertanto, si può facilmente comprendere come nell’esprimere e rendere pubblica una affermazione o una richiesta creando dibattito pubblico, i movimenti sociali sfruttino appieno l’effetto benefico dovuto alla rottura dell’unanimità.

b. Strategia degli attivisti per i diritti degli animali (Strategia di conversione)

Abbiamo visto come lo sfruttamento degli animali per la produzione di cibo costituisca circa il 99,8% della schiavitù degli animali. Eppure, su questo tema, gli attivisti per i diritti degli animali in tutto il mondo hanno usato fino ad oggi e in molti casi, la strategia della conversione.
Tale strategia consiste nel cercare di convertire quante più persone possibile al vegetarismo/veganismo senza creare un dibattito pubblico e senza precise rivendicazioni(come ad esempio «I macelli devono chiudere!»)
La convinzione che sta dietro all’utilizzo della strategia di conversione è questa: «Noi siamo solo una minoranza, quindi prima dobbiamo convertire molte persone al veganismo e solo dopo saremo in grado di creare un dibattito pubblico e di chiusura dei macelli».

  1. Eppure, stando a quanto abbiamo visto in precedenza, tutti i movimenti sociali sono solo una piccola minoranza nell’espressione delle loro richieste, anche per quanto riguarda i movimenti per l’abolizione della schiavitù umana;
  2. La conversione al veganismo è molto più difficile se non c’è alcun dibattito pubblico, perché si scontra con una pratica universalmente accettata, difficile da contestare (Study Asch)

I movimenti sociali non hanno mai utilizzato questo tipo di unica tattica. Infatti, anche quando è stato utilizzato il mezzo del boicottaggio, (che potremmo paragonare alla pratica del veganismo in quanto rifiuto a consumare prodotti di origine animale) questo si è sempre espresso con le dovute rivendicazioni allegate.
Esempi: Gandhi ha chiesto un boicottaggio di tessuti inglesi, ma ha argomentato chiedendo che l’India fosse indipendente ; Martin Luther King ha chiesto un boicottaggio del bus “Montgomery” accompagnandolo con la forte affermazione legata all’abolizione della discriminazione razziale.
A complicare ulteriormente la questione un fatto ormai chiaro: difficilmente il veganismo viene percepito dalla società civile come un boicottaggio politico, ma come una scelta personale. (vedi sotto).
La strategia della conversione non è utilizzata nei movimenti sociali, ma nei movimenti religiosi. Ma anche l’efficacia di questi ultimi è molto limitata: dopo duemila anni di utilizzo di questa strategia dal cristianesimo, la maggioranza degli esseri umani non è ancora una religione cristiana, nonostante i mezzi piuttosto cruenti utilizzati dai cristiani in diverse epoche per la conversione.
Quante migliaia di anni possiamo aspettare affinché con questa strategia si ponga fine alla schiavitù degli animali?

III. Conseguenze della strategia di conversione

a. Inefficienza

aa. Sguardo storico

Nella storia, nessun cambiamento è stato raggiunto attraverso la strategia di conversione.  Quindi, sembra molto strano che il movimento per i diritti degli animali stia usando una strategia che non ha mai comportato alcuna trasformazione sociale invece di usarne una che ha già ripetutamente avuto successo.

bb. Sensibilità alla proporzione

Diverse ricerche dimostrano come la maggioranza delle persone preferisca tipi di interventi che assicurino una soluzione globale e non parziale. Per esempio, in uno studio pubblicato nel 2006, il professor Bartels ha constatato che un intervento che su 115 vite a rischio ne ha salvate 102, è stato giudicato più prezioso di un altro intervento che su 700 ne ha salvate 105, anche se il numero di vite salvate è più alto nel secondo caso.
Questo effetto psicologico di sensibilità alla proporzione è chiamato in inglese «proportion dominance» e Bartels ha dimostrato che il suo effetto è ancora più imponente relativamente alla conservazione delle risorse naturali o delle vite animali. Nel caso di inquinamento causato da due fabbriche, ai partecipanti allo studio è stato chiesto di scegliere tra due interventi che si escludono a vicenda. L’operazione sulla prima azienda prevedeva di impedire la morte di un totale di 245 pesci su un totale di 350 decessi previsti ed è stata considerata molto più importante di quella che avrebbe impedito la morte di 251 pesci su 980 morti previste. (1)
Immaginate che un vegano salvi la vita di 100 animali ogni anno. Considerando che il numero totale di animali uccisi ogni anno è di 1.060 miliardi, risparmiare la vita di 100 animali è considerato del tutto insignificante come risultato a causa del meccanismo in questione. Ecco perché molte persone non vogliono apportare modifiche alle loro abitudini alimentari e di consumo: sentono che la loro piccola azione individuale non cambierà le cose, non intaccherà il numero enorme di animali uccisi ogni anno.

Al contrario, se il rifiuto di consumare prodotti di origine animale venisse presentato come la partecipazione a un boicottaggio globale, parte di un movimento il cui obiettivo è quello di porre fine a tutte le 1.060 miliardi di uccisioni annuali, la gente avrebbe senza dubbio più propensione a partecipare.

cc. Canalizzazione di tempo ed energia

Il movimento per i diritti degli animali non ha un numero astronomico di attivisti e le nostre risorse sono limitate. Tuttavia, utilizziamo il nostro tempo ed energia per convertire uno per uno 6 miliardi non-vegani, senza nemmeno sapere se questa strategia avrà successo un giorno.
Se il nostro obiettivo è quello di cambiare la situazione per gli animali, dobbiamo dedicare il nostro tempo e le nostre energie alla strategia più efficace, quella che consenta di raggiungere l’abolizione dello sfruttamento animale appena possibile. In caso contrario, miliardi di animali soffriranno e moriranno per nulla.
Quindi, se vogliamo le nostre idee siano ascoltate nella società, in modo che sempre più persone boicottino i prodotti di origine animale e un giorno lo sfruttamento animale cessi di esistere, abbiamo bisogno di generare un dibattito pubblico senza passare per la strategia di conversione.

b. Questione di scelta personale

La strategia della conversione crea l’impressione, nell’opinione pubblica, che il veganismo sia una questione di scelta personale e non una questione politica: «Nello stesso modo in cui alcuni individui fra noi sono musulmani, altri sono vegani, ogni persona ha il diritto di fare quello che vuole».
Ovviamente, la decisione di non mangiare un altro individuo nel caso del veganismo non è assolutamente una questione di scelta personale. Eppure questo potrà essere compreso solo se un buon numero di persone si esprimerà affermando che l’uccisione di animali e il loro sfruttamento per il consumo devono essere aboliti.
A causa dell’uso del concetto di “veganismo” secondo lo schema che abbiamo analizzato in precedenza, questo è ciò che verrà trasmesso alla mente del pubblico: «Loro non mangiano prodotti di origine animale, perché sono vegani» , che è molto simile a : «Quest’uomo non mangia carne di maiale perché è musulmano». Solo iniziando ad utilizzare chiaramente delle affermazioni di rivendicazione politica delle istanze legate al veganismo sarà chiaro che «Loro stanno boicottando i prodotti animali perché chiedono la chiusura dei macelli / perché richiedono che lo sfruttamento degli animali sia abolito».
Se non vogliamo che la questione sia vista come una semplice scelta personale, quando qualcuno ci chiederà perché non mangiamo prodotti di origine animale, anziché rispondere «Io sono vegano», dovremmo dire: «Io boicotto questi prodotti perché sono per l’abolizione totale dello sfruttamento degli animali».

c. Rafforzamento dello specismo psicologico

L’obiettivo della strategia della conversione è convertire il maggior numero di persone al veganismo, e i mezzi che vengono utilizzati per raggiungere questo obiettivo non sono importanti. Ecco perché vengono utilizzati molti argomenti che non hanno alcun collegamento con l’oppressione e lo sfruttamento degli animali non umani. Ad esempio gli argomenti collegati alla salute sono presenti su molti volantini o siti informativi, e a volte non c’è nemmeno una parola sullo specismo.
Se vivessimo in una società dove si mangiano i bambini, chi criticherebbe questa pratica dicendo che può essere un male per la salute essere cannibali? Nessuno. Questa pratica verrebbe criticata dicendo che i bambini devono poter vivere una vita più lunga e felice possibile e che è assolutamente inaccettabile sacrificarli in nome del gusto e del piacere di alcuni. Se si utilizzasse un messaggio implicito correlato alla salute, quel che giungerebbe alle orecchie di chi ci ascolta sarebbe che gli interessi dei bambini non sono poi così importanti.
Immaginate una manifestazione contro il genocidio in Ruanda in cui i partecipanti si fossero espressi dicendo: «Questo massacro deve cessare immediatamente perché produce troppo sangue e questo inquina le acque sotterranee».
Se è immorale utilizzare argomentazioni ambientali o salutiste quando la pratica che si critica provoca l’uccisione di esseri umani, è immorale utilizzare questo tipo di argomentazioni quando ad essere uccisi sono esseri senzienti appartenenti a specie non umane.
La strategia della conversione ci mette nella condizione di utilizzare ogni argomento possibile al fine di convertire le persone al veganismo, ma quando usiamo argomenti legati alla salute o simili, in definitiva trasmettiamo l’idea che in fondo la vita degli animali non sia così importante.

IV. Cosa fare per abolire la schiavitù degli animali non umani?

a. Esempio di abolizione della schiavitù umana

Prendiamo l’esempio degli abolizionisti della schiavitù umana nel 19° secolo. Hanno cercato di convertire la popolazione verso uno stile di vita che escludesse tutti i prodotti schiavitù umana? No. Hanno espresso la pretesa che la schiavitù umana venisse abolita e hanno aperto un dibattito.  Chi si impegna per la liberazione degli animali dovrebbe operare nella medesima forma.

b. Strategia Moralmente inaccettabile

Immaginate che in questo Paese ci siano campi di concentramento in cui sono stati usati schiavi umani per la produzione di vari prodotti, quel che andrebbe detto alla gente sarebbe solo di smettere di comprare questi prodotti andrebbe espressa chiaramente la necessità che questi campi di concentramento chiudano? E’ facile capire la risposta, e che sarebbe del tutto immorale per noi accontentarsi di chiedere alle persone di cambiare le loro abitudini di consumo. Non solo la strategia di conversione è inefficace, ma rafforza inconsciamente specismo e perciò non è una posizione moralmente accettabile.

c. Strategia di movimenti sociali / dibattito pubblico

Se vogliamo abolire lo sfruttamento degli animali, dobbiamo esprimere un reclamo chiedendo la sua abolizione, affinché questa istanza sia sempre più sentita nella società e creare un dibattito pubblico su questo tema. Per esempio, quando scriviamo volantini o facciamo dichiarazioni o organizziamo eventi, invece di utilizzare frasi individualiste come «Diventa vegan!», dovremmo esprimere richieste chiare per un cambiamento nella società:  «L’uccisione di animali per il consumo deve essere abolita!». Per illustrare e comprendere appieno la differenza tra le due strategie, si possono analizzare i seguenti esempi.

La strategia di conversione

“Diventa vegan!”
“Il veganismo è un bene per il pianeta”
“Il veganismo è un bene per la salute”
“I vegani fanno meglio l’amore”
“Diventare vegan è una scelta razionale”
“Il cibo vegano è delizioso”

Strategia discussione pubblica / Movimenti Sociali

“Chiediamo l’abolizione dello stato di proprietà degli animali”
“E’ tempo di chiudere il mattatoio!”
“L’uccisione degli animali destinati al consumo deve cessare”
“Gli animali devono avere il diritto legale alla vita”
“Chiediamo il divieto di uccidere animali per il cibo”
“La società deve condannare e combattere lo specismo come combatte il razzismo e il sessismo”
“L’allevamento, la pesca e la caccia, e la vendita e il consumo di prodotti di origine animale, dovrebbero essere aboliti”

Conclusione

Quando mettiamo in atto azioni di attivismo o semplicemente parliamo di argomenti correlati allo sfruttamento dei non umani, dobbiamo fare in modo che il nostro messaggio sia inteso come una richiesta di cambiamento relativa all’intera società. Invece di aver paura e affermare semplicemente noi stessi, dobbiamo avere il coraggio di parlare per gli animali sfruttati esprimendo ciò che vogliamo veramente: “Vogliamo la fine della schiavitù animale”.

Traduzione a cura di Ada Carcione per Veganzetta


Note:

(1) Bartels, Daniel M., Proportion Dominance: The Generality and Variability of Favoring Relative Savings Over Absolute Savings (2006). Organizational Behavior and Human Decision Processes, Vol. 100, pp. 76-95, 2006.

E’ ora di abbandonare l’ipocrisia del vegetarismo

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Vecchi scritti sempre utili.
Quello che segue è un estratto della seconda edizione del libro “VEGAN FREAK”, uscito nel Settembre 2009, edito da PM Press, scritto dagli autori e indirizzato a quanti sono ancora fermi a una dieta latto-ovo vegetariana e si chiedono se fare o meno il salto verso il veganismo.

Fonte: Vegan Freak, seconda edizione.
Bob Torres e Jenna Torres
PM Press Editore
2009

Anche se si può facilmente concordare con le idee che sono alla base del veganismo etico a livello filosofico, più di qualcuno può avere l’idea che il veganismo sia qualcosa di troppo lontano, che comporti troppo impegno e sia troppo faticoso da affrontare.
Come compromesso si decide spesso di diventare o rimanere vegetariani, perché, davvero, questa sembra spesso una soluzione ragionevole. Inoltre, non sempre si riesce facilmente a immaginare di rinunciare al formaggio, alla panna nel caffè o alle uova o a qualsiasi altro prodotto di origine animale che si consuma regolarmente.

Possiamo comprendere tutto questo ma pensiamo fermamente che sia necessario andare oltre, se si hanno veramente a cuore gli animali. Mentre la scelta del vegetarianismo può essere molto semplice per voi, comporta delle abitudini di consumo che creano condizioni di sofferenza estrema e morte per gli animali di cui sostenete di preoccuparvi.

Abbiamo trascorso tanto tempo come compiaciuti e “etici” latto-ovo vegetariani  e conosciamo la mentalità particolarmente bene. Abbiamo pensato che stavamo facendo qualcosa di buono con il nostro vegetarismo, ma in fin dei conti, eravamo solo parte del problema, e se sei un vegetariano che mangia uova, latticini e altri prodotti animali, sei parte del problema anche tu.

Sì, è un po’ brusco quanto diciamo ma prima di buttare il libro e accusare tutti noi di essere degli stronzi vegani estremisti, tieni in considerazione queste due grandi ragioni per cui il vegetarismo costituisce una risposta scarsa al problema dello sfruttamento degli animali.

Ragione # 1: considerando che mangiare carne comporta direttamente la morte dell’animale per ottenerne la carne, molti vegetariani affermano che il consumo delle uova e del latte non uccidono alcun animale. Quindi, secondo questo ragionamento, mangiare tali prodotti non è un male morale, perché non ci sono vittime.

Questo approccio è profondamente sbagliato perché non tiene in considerazione il funzionamento della moderna produzione intensiva.

L’unica cosa che non si dovrebbe mai dimenticare è che l’industria della produzione di prodotti di origine animale è un business globalizzato che si sforza di massimizzare i profitti a spese degli animali per ottenere la massima efficienza possibile. Con margini di profitto molto bassi in tutta l’industria, i produttori non possono permettersi di sprecare nulla e di certo non terranno in vita animali che non sono produttivi.  Quindi, in primo luogo, ciò significa che le galline che depongono le uova sono inevitabilmente abbattute quando la loro produttività diminuisce oltre un certo limite.
L’industria le eliminerà in camere a gas, le fulminerà, romperà loro il collo. In modo simile, anche le mucche da latte seguiranno la stessa sorte se non riusciranno più a produrre il giusto quantitativo di latte sia a causa della loro età sia per varie infezioni o malattie. La maggior parte delle vacche da latte che sono arrivate alla fine del loro ciclo produttivo vengono abbattute molto tempo prima di quando sarebbero morte naturalmente e trasformate in carne macinata di manzo o altri prodotti di questo tipo.

L’altra questione sulla quale ovviamente nessuno è incoraggiato a riflettere, è quella legata al ruolo dei maschi in questo processo.

Galline ovaiole e mucche da latte sono entrambe di sesso femminile. Poiché gli animali tendono a dare vita a femmine e maschi in un rapporto all’incirca del 50 e 50, dove va a finire il 50% dei maschi?

Nel caso delle galline ovaiole, i maschi sono assolutamente inutili per il produttore. Se non possono deporre le uova, e non sono buoni per la carne allevarli sarebbe semplicemente uno spreco di denaro e nessun produttore di uova – free range, organiche o no – è disposto a perdere denaro in questo business per trasformarsi in un santuario per animali da fattoria non produttivi.

Così, i pulcini maschi vengono spesso scartati alla nascita e utilizzati per la produzione di  ”farine proteiche”, o gettati nei cassonetti a morire di fame e soffocare lentamente. Un atto di crudeltà inimmaginabile.

Per le vacche da latte, i vitelli maschi vanno incontro a una fine simile. I maschi non possono produrre il latte, e così non hanno alcun valore per il produttore di latte, che, come i produttori di uova, non vuole bocche non redditizie da sfamare all’interno della sua fattoria. I vitelli maschi di solito sono separati a forza dalle loro madri e venduti all’asta pochi giorni dopo la nascita per trasformarsi in vitelli da carne.

Profondamente confusi e spaventati dalla mancanza di madri, questi neonati con un istinto di mandria vengono incatenati per il collo, soli, in casse all’interno delle quali possono a malapena muoversi per evitare che i loro muscoli si sviluppino troppo. Questo perché la carne di vitello con una tonalità rosa chiaro viene venduta a prezzi più alti sul mercato.

Questi animali sfortunati, animali che sono chiaramente esseri senzienti in grado di percepire e comprendere il mondo che li circonda, saranno costretti a trascorrere tutta la loro breve vita in questo modo, sofferenti e confusi, condannati a vivere un inferno in terra, tutto per colpa di un sistema di produzione, quella lattiero-casearia, tutt’altro che “innoqua” e che fornisce uova e latte ai latto-ovo vegatariani.

Come potete vedere, le uova e il latte “senza crudeltà” sono una fantasia, e se siete vegetariani, ora è il momento di smettere di vivere nella menzogna.

Ci si potrebbe discolpare dicendo che “non si può cambiare” ma in ultima analisi, queste scuse non fanno nulla per aiutare gli animali, cosa che voi che vi autodefinite a favore dei cosiddetti “diritti degli animali”, dovreste invece fare.

Ragione # 2: La seconda ragione per cui la scelta latto-ovo vegetariana è totalmente inutile nell’ottica dell’affermazione dei cosiddetti “diritti animali”, ha a che fare con il problema essenziale del rapporto di dominanza degli esseri umani sugli animali.

Se si vuole raggiungere l’obiettivo di un “veganismo come movimento” bisogna cominciare a costruire un movimento che vada oltre alle scelte legate al semplice consumo e miri invece a ridefinire i modi in cui gli umani si rapportano agli animali,  pretendendo che agli animali vengano concessi dei diritti che non possono essere violati per ragioni di mera convenienza, di gusto o per “tradizione”.

I diritti fondamentali per la cui affermazione i vegani si battono sono dei diritti del tutto simili quelli che riguardano la specie umana, il diritto di non essere di proprietà di un altro, il diritto di integrità fisica e la sicurezza e il diritto di non essere utilizzati come strumento per un altro fine.

Più semplicemente, stiamo cercando di eliminare la schiavitù degli animali secondo una serie di diritti inalienabili.

Così, anche se fosse possibile per un produttore produrre in qualche modo latte e uova senza provocare la morte di miliardi di animali l’anno, egli dovrà necessariamente limitare e controllare gli animali per la produzione di questi prodotti per i consumatori, che includono chiaramente schiere di latto-ovo vegetariani.

Gli animali coinvolti in queste forme di produzione sono considerati totalmente di proprietà dei rispettivi produttori, sono per loro macchine viventi utilizzate allo scopo di guadagnare, schiavi che giorno dopo giorno per tutta la loro vita soffrono unicamente per soddisfare esigenze, desideri e bisogni non propri.

Anche se le modalità di allevamento possono differire leggermente, la stessa dinamica di fondo è comune anche ai prodotti che trovate nel vostro negozio di alimentari o quelli etichettati “free range”, “locali”, o “biologici”.

Il mito di un prodotto animale “cruelty free” è proprio questo: un mito.

Come persone che si prendono cura di animali, abbiamo un fardello pesante da sopportare, che merita la nostra massima attenzione e il nostro più grande sforzo. L’enormità del compito è travolgente, ma tutti noi possiamo cominciare a innescare un cambiamento lavorando assieme.

La buona notizia è che potete fare qualcosa e siete in grado  di applicare cambiamenti positivi nella vostra vita che riconoscono il valore intrinseco degli animali.

La cattiva notizia è che miliardi – sì miliardi – di animali muoiono ogni anno e non possiamo più permetterci mezze misure auto indulgenti e scuse insulse. Invece di cercare il percorso meno difficile, dobbiamo vivere le nostre vite come esempi.

Dobbiamo lavorare costantemente per ridefinire e ripensare il rapporto tra l’uomo e gli animali e applicare queste modifiche a questo rapporto nella vita quotidiana.
Dobbiamo almeno questo a quegli essere di cui diciamo di preoccuparci, quelli che non possono parlare per loro stessi.

Se vi preoccupate per il benessere degli animali, e vi opponete alla diffusione delle inutili sofferenze e della morte, è necessario in primo luogo arrestare le dinamiche che li sfruttano.

Come forma di protesta vissuta, il veganismo è l’espressione di questo desiderio di giustizia, una reazione viscerale e logica agli orrori. E’ non essere complici.

E’ ora di abbandonare l’ipocrisia del vegetarismo e compiere il passo essenziale nella lotta contro un sistema che non considera gli animali come esseri in grado di sentire, amare e pensare, ma come semplici macchine per la produzione di profitto.

E ‘ora di fare questo passo e diventare vegan.

A cura di Ada Carcione – Veganzetta

Pubblicità antispeciste alla mostra sul veganismo a Firenze

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La mostra “Vivere Vegan: La Scelta” ha aperto i battenti il 14 aprile – con un notevole successo di pubblico – e rimarrà aperta fino al 28 aprile.
Tra le numerose fotografie esposte, ci sono anche alcune pubblicità antispeciste di Campagne per gli animali che è possibile visionare di seguito.
Il programma è ricco e vario, ricordatevi del 22 aprile alle ore 16 per la presentazione di “Proposte per un Manifesto antispecista“, Campagne per gli animali e distribuzione di Veganzetta cartacea.

Firenze: grande mostra sul veganismo e presentazione libro

Mercoledì 22 aprile alle ore 16.

Presentazione del libro Proposte per un Manifesto antispecista presso:
Panino Vegano, via M. Bufalini, 19/r a Firenze.
Presenta Adriano Fragano curatore del libro.

Alla presentazione sarà possibile anche ritirare gratuitamente le copie cartacee di Veganzetta.

L’evento fa parte del programma della grande mostra che si terrà a Firenze dal 14 al 28 aprile 2015 presso la Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi.

La mostra è a cura di Progetto Vivere Vegan onlus e di Essere Animali.
Campagne per gli animali è partner dell’evento durante il quale saranno esposti anche materiali derivanti dalle pubblicità antispeciste realizzate da Ca.

Di seguito è possibile visionare la locandina dell’evento ingrandibile con informazioni e programma.

Vi aspettiamo!

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Film, serigrafia e apericena con Veganzetta a Vicenza

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Il circolo culturale Elemento di Disturbo di Vicenza ospita Veganzetta per una serata antispecista con la proiezione del film Green di Patrick Rouxel, che documenta la devastazione delle foreste pluviali indonesiane a causa della produzione di olio di palma: una testimonianza cruda e toccante di ciò che le numerose multinazionali interessate in questo business stanno causando alle foreste e agli Oranghi costretti alla fuga e a morire.
La giornata si aprirà con un piccolo corso di serigrafia con la possibilità di serigrafare toppe e magliette con grafiche animaliste (anche il logo di Veganzetta), per poi continuare con una gustosa apericena vegan e con la presentazione e proiezione del film.

Ore 17.00: Corso di serigrafia con grafiche a tema antispecista (portati una maglietta!)
Ore 19.00: Apericena vegan – cucina popolare vegana
Ore 20.30: Proiezione del film “Green” di Patrick Rouxel – introduzione a cura di Veganzetta

Per il corso + apericena + film si chiede un contributo di 10 euro

c/o Elemento Di Disturbo
Contrà Santa Caterina, 62 – Vicenza
info e prenotazione cena e/o corso
sms al numero 345 0219305
www.facebook.com/
ElementoDiDisturbo

Evento: www.facebook.com/events/621385941300451

Il cibo è lo specchio della società

vignetta

Le responsabilità individuali che abbiamo nei confronti degli Animali destinati a essere smembrati e trasformati in oggetto-cibo-merce sono enormi, delegare ad altre/i le nostre decisioni alimentari, pensare che esse siamo estranee a un’etica del rispetto dell’alterità e dell’Animale (anche umano) è un errore imperdonabile. Con questa chiave di lettura diviene un’interessante la riflessione di Paul Roberts proposta di seguito.

Dobbiamo riconoscere che quello che è successo al nostro sistema alimentare, e, di conseguenza, a noi stessi, non è stato un processo casuale e inevitabile. La trasformazione del sistema alimentare è di fatto stata guidata e plasmata da una delle forze umane più potenti e brutalmente efficienti: il mercato. Quel sistema, però, è ancora in gran parte un cantiere aperto, un prodotto di miliardi e miliardi di decisioni umane. E se molte di quelle decisioni vengono prese in luoghi e contesti che vanno ben oltre il nostro controllo, ce ne sono molte altre che vengono prese più vicino: nelle nostre regioni, nelle nostre comunità e nelle nostre cucine. Da migliaia di anni il cibo è lo specchio della società. È la fonte del materiale e delle idee che hanno portato avanti la civiltà, nonché i meccanismi a causa dei quali la civiltà sembra ora cadere a pezzi. Agli albori del XXI secolo, siamo più vicini a quel precipizio di quanto lo siamo mai stati, però siamo forse maggiormente in grado di allontanarcene. La fame è sempre stata uno stimolo per la creazione di un mondo migliore, e lo è ancora.

Paul Roberts, La fine del cibo, Codice edizioni, 2009

Mike Hill

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Sabato 9 febbraio 1991 alle 16 del pomeriggio nel parco di Oulton (Cheshire, Inghilterra), Mike Hill muore durante un’azione anticaccia.
Salito assieme ad altri due attivisti sul rimorchio di pick-up (per impedire la prosecuzione della battuta di caccia) condotto da un cacciatore (Alan Summersgill), viene sbalzato fuori dall’automezzo a causa della guida forsennata del cacciatore che tenta di liberarsene e rimane schiacciato tra l’auto e il suo rimorchio.

Il cacciatore ferma il veicolo solo un miglio dopo l’incidente, quando uno degli altri due attivisti rimasti sul rimorchio dietro il mezzo rompe un finestrino per bloccarlo.
Mentre i due attivisti corrono incontro al corpo schiacciato di Mike, Summersgill fugge insieme ad altri due cacciatori presenti nell’automezzo senza prestare alcun soccorso, solo molto più tardi si consegna alla polizia.

Nessuna accusa viene formalizzata contro Summersgill o gli altri due cacciatori. Il caso è archiviato come “incidente stradale”.

Mike aveva solo 18 anni e da due era attivo per i diritti animali, non solo per Cani e Gatti ma per tutti gli Animali. Era vegan, lavorava in un centro recupero ed in un rifugio per Animali, era attivo con i gruppi dei sabotatori di Yeovil e di Merseyside. Fu il primo attivista anticaccia ad essere ucciso in Inghilterra.