Veganismo un tanto al chilo

despar veggie - Veganismo un tanto al chilo

Molti grandi geni pensavano “veggie” anche Leonardo da Vinci.

Questa è la scritta che campeggia a caratteri cubitali in una nuova pubblicità su megacartelloni che si può incontrare percorrendo le strade di alcune città del Veneto in questi giorni.
La pubblicità commerciale – a cura di Despar, Eurospar e Interspar, marchi del gruppo internazionale austriaco SPAR – si presenta così al pubblico per proporre una nuova linea di prodotti vegetariani e vegani (come se si trattasse della stessa cosa) che prende il nome di “Despar veggie“.
Un’idea geniale, il veggie che piace a tutti“, così recita il testo introduttivo alla linea sulle pagine del sito web Despar.it: in particolare con riferimento al bollino che ne contraddistingue i prodotti, si afferma che “Despar garantisce che in questo prodotto viene rispettata una filosofia e uno stile di vita bene preciso, improntato al massimo rispetto etico verso il mondo animale“. Gran bella frase ad effetto, perlomeno Despar dimostra di aver ben compreso, al contrario di molte persone umane vegane, che c’è differenza tra una filosofia e uno stile di vita.
Che Leonardo da Vinci fosse un genio è chiaramente fuori di discussione, che avesse grande rispetto, empatia e compassione per gli Animali è altresì noto, che quindi la sua figura sia stata usata – insieme a quella di altre figure illustri come il Mahatma Gandhi, Richard Wagner e Albert Einstein – per pubblicizzare una linea commerciale di prodotti vegetariani e vegan da un importante gruppo della GDO (Grande Distribuzione Organizzata), non è certo geniale, ma sicuramente furbo.
Se alcuni grandi geni dell’umanità pensavano “veggie” (neologismo orribile utile però ad accomunare vegetariani, vegani e le mille altre varianti con più o meno senso, per creare una nuova categoria sociale e di consumatori), perché non dovremmo farlo anche noi semplici mortali, magari comprando i prodotti suggeriti?
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Cambiare sé stessi per cambiare davvero qualcosa

cheese 1 - Cambiare sé stessi per cambiare davvero qualcosa
Fonte: Veganzetta

Se si vuole davvero cambiare qualcosa, bisogna cominciare a cambiare sé stessi, andare contro sé stessi fino in fondo. Il massimo impegno civile è l’auto-contestazione
Carmelo Bene, su L’Europeo, 1968

Prendendo spunto dalla frase di Carmelo Bene si può senza ombra di dubbio affermare che l’antispecismo è auto-contestazione, anzi che l’auto-contestazione, l’autocritica e l’impegno personale coerente per un cambiamento in prima persona, sono il fulcro della pratica antispecista.
Sempre più si incontrano persone che parlano di antispecismo, di veganismo etico, di cambiamenti sociali ma che, alla prova dei fatti, si rivelano più che indulgenti e permissive con se stesse, salvo poi additare e giudicare l’operato altrui.
La radicalità di una filosofia come quella antispecista riguarda principalmente noi stesse/i: siamo e dobbiamo essere una sorta di “palestra quotidiana” per le nostre idee, questo per sperare di poter raggiungere realmente un risultato significativo e per coerenza: non si può pretendere dalle altre persone ciò che noi non siamo in grado di ottenere.
Fedeli all’idea che il privato è pubblico, è necessario provare, sperimentare, verificare su di noi ogni risvolto pratico del nostro pensiero, esigere da noi stesse/i un cambio di rotta per non continuare a essere prodotti del nostro tempo, e per ri-costruirci secondo diversi criteri mediante un nuovo paradigma. Siamo il risultato vivente della società gerarchica del controllo, del dominio e dei consumi; prima di proporci all’esterno è necessaria una seria pratica di autocontrollo e autocritica. Forse è scomodo a dirsi, ma dobbiamo divenire l’esempio di ciò che intendiamo realizzare: lo dobbiamo agli Animali e in definitiva anche a noi.
La posizione di Carmelo Bene assume una valenza universale nel momento in cui “davvero cambiare qualcosa” significa tendere a giustizia, uguaglianza, libertà. Può significare nel nostro caso liberazione animale: una liberazione possibile solo se in qualità di antispeciste/i riusciremo a liberarci da ciò che ci hanno insegnato ad essere.
La lotta contro la tragedia animale richiede impegno, determinazione, coerenza e convinzione, non è più tempo di mezze misure.
Buon lavoro a tutte/i noi.

Adriano Fragano

Homeless Veggie Dinner

5 - Homeless Veggie Dinner

Fonte Veganzetta

C’è chi considera il veganismo un grande affare economico e commerciale, e chi invece lo utilizza per uno degli scopi per cui è nato: la solidarietà e la giustizia nei confronti dei più deboli.
Homeless Veggie Dinner  è un esempio di come si dovrebbe realmente intendere la filosofia vegan.
Tutto è perfettibile (sarebbe importante che in futuro tutte le portate fossero esclusivamente vegan, questo per essere coerentemente solidali con tutti gli Animali), ma l’attività ideata e svolta da Adam e le persone del suo gruppo è ammirevole, e si spera che anche in Italia nascano progetti del genere. Di seguito una breve intervista, un video, e una galleria fotografica.

Adam, parlaci di te

Mi chiamo Dario Adamic, per gli amici Adam e sono croato di Spalato. A 19 anni sono andato a Roma per studiare biologia, e dove ho vissuto 20 bellissimi anni. Nel 2009 mi sono trasferito a Berlino dove lavoro come insegnante d’inglese e allenatore di basket. Nel tempo libero curo un’etichetta HC/Punk chiamata Goodwill Records. Nel 2010, con un gruppo di amici, ho iniziato ad organizzare a Berlino delle cene vegetariane e vegane per i senzatetto e per tutti quelli che desiderano mangiare insieme a loro. Il nostro progetto si chiamaHomeless Veggie Dinner

Come nasce il tuo progetto, e perché?

In realtà nasce per puro caso. La mia vicina di casa era attiva in un gruppo politico di stampo anarchico/comunista, e quando tale gruppo si trovò a non fare più parte dell’amministrazione locale, lo spazio che aveva in gestione rimase inutilizzato. Allora mi chiesi come poterlo trasformare in qualcosa di utile per la comunità. Chiamai un paio di amici e dissi loro dello spazio che aveva una cucina, un bar ed una sala grande con tanti tavoli e panchine. Pensai che sarebbe stato utile cucinare per le persone che hanno difficoltà a procurarsi del cibo, ovvero per i senzatetto. Ovviamente, il progetto non potevamo finanziarlo totalmente di tasca nostra, allora pensammo di invitare anche coloro che una cena se la potevano permettere, così con il contributo economico di un ospite pagante, una persona povera poteva mangiare gratuitamente. La prima cena costava 5 euro per chi se la poteva permettere, ed era gratis per chi non aveva denaro. Pochi giorni dopo il primo evento ci contattò il proprietario di un ristorante, e ci disse che voleva donare del cibo per il progetto. Cosi, abbassando di colpo le nostre spese, decidemmo di abolire il prezzo di 5 euro, e lasciare alle persone la libertà  di decidere se fare o meno un’offerta. Dopo la seconda cena ci contattò un bar-caffetteria. Sapendo del ristorante, ci offrirono gratuitamente le bevande. In questo modo dalle 60 persone al giorno delle prime cene, siamo ormai arrivati ad oltre 250 ospiti. Per tale motivo ci siamo spostati ben 3 volte, ed ora siamo da oltre 2 anni in uno spazio fornitoci dal Comune. Organizziamo le cene nella Nachbarshafthaus sulla Falckenstein strasse a Kreuzberg. Sia il ristorante che il bar-caffetteria hanno nel frattempo chiuso (un caro saluto a Andrew della New Orleans House e a M.J. e Tina di Café Hilde), così per il cibo ci arrangiamo in altri modi, e le bibite le compriamo. Le cene sono sempre gratuite mentre le offerte sono ben accette, ma mai richieste. La cosa importante è che tutte/i possano mangiare gratuitamente, a prescindere che possano o meno pagare. Noi non facciamo nessuna distinzione. Il cibo lo cuciniamo per tutte/i. Chi può e vuole aiutare il progetto, può tranquillamente lasciare anche un solo euro per aiutarci a coprire le spese, ma non deve sentirsi in obbligo. Tutto il cibo è sia vegano che vegetariano perché vogliamo offrire un’alternativa al cibo servito dalle organizzazioni che aiutano i senzatetto. In più, nel nostro spazio tutte le persone sono ospiti. Non ci sono file per il cibo, le pietanze vengono servite al tavolo come in un qualsiasi ristorante. Perché lo facciamo? Le comunità dei senzatetto, e delle persone povere in generale, sono comunità piuttosto isolate. Nella maggior parte dei casi un senzatetto ha contatti con persone nelle sue stesse condizioni, e con il personale dei servizi sociali, ma non con le persone “comuni”. Nella vita quotidiana andiamo troppo di corsa per poterci sedere un attimo e fare due chiacchiere con una persona che sta chiedendo aiuto per strada. A volte giriamo la testa fingendo di non vedere. Tanto quell’essere vuole solamente i nostri soldi, no? Invece durante queste cene abbiamo la possibilità di incontrarli, sentire le loro storie, scambiare delle opinioni o dei saluti, e magari torniamo a casa un pochino diversi. Diversi per aver impiegato del nostro tempo per delle persone dalle quali forse non avremo mai nulla, tranne il loro calore umano. Allora forse quando li rivedremo per strada, non gireremo più la testa, ma li guarderemo negli occhi, magari con un sorriso.

La risposta delle persone è positiva?

Fino ad ora abbiamo ricevuto solamente commenti positivi. Certo, ci sono sempre cose che possono migliorare, quindi le critiche sono le benvenute. Noi abbiamo imparato molto da questo progetto, e cerchiamo sempre di migliorare.

Prevedi sviluppi futuri? Come vi si può contattare?

Sta per partire una Homeless Veggie Dinner ad Amsterdam. Due ragazze si sono ispirate al nostro progetto, e si sono date da fare per farlo partire ad Amsterdam in Olanda. La data della prima cena dovrebbe essere nota a giorni. Un altro progetto in cantiere è a Varsavia. Speriamo di poter sviluppare una Homeless Veggie Dinner  anche da loro. Collaboriamo inoltre con altre organizzazioni che si occupano di problematiche simili, e nel futuro vorremmo avere un posto che potesse funzionare continuativamente, non solamente una volta al mese come accade ora. Questo ci darebbe la possibilità di aiutare molte più persone. Ma per ora va bene così.

La nostra attuale sede è a Falckenstein strasse 6, nelle vicinanze della metro Schlesisches Tor a Berlino. Ci potete trovare su internet cliccando sul link di seguito:www.facebook.com/groups/121769647855905
Per contatti diretti: commonguy@libero.it

Siete tutte/i benvenute/i!

Come fare un sacco di soldi con la rivoluzione vegana

millionaire settembre rivoluzione vegana - Come fare un sacco di soldi con la rivoluzione vegana

Fonte Veganzetta

La copertina del numero di settembre 2014 della rivista mensile di business Millionarie propone una ragazza bionda, sorridente e nuda, con il corpo completamente dipinto a mo’ di globo terracqueo, e con un cartello che le copre il bacino. Si potrebbe pensare alla solita trovata pubblicitaria sessista che usa il corpo delle donne per attirare l’attenzione (e lo è infatti), ma questa volta c’è anche un elemento in più che vale la pena analizzare: il cartello riposta in inglese la scritta “salva la Terra: diventa vegan“.
Che succede? Uno dei più famosi mensili italiani di business che si occupa di idee e risorse per lanciare nuove attività produttive, commerciali e speculative, si è trasformato in un opuscolo informativo sul veganismo? Nulla di tutto ciò.

Lo speciale dedicato a una fantomatica “rivoluzione vegana” consiste in una serie di indicazioni – sensate dal punto di vista capitalistico – sul come fare soldi sfruttando la moda dilagante del veganismo: “10 idee su cui puntare” suggerisce Millionarie. Dieci soluzioni per far soldi con le persone vegan. La trasformazione è compiuta, lo sdoganamento è totale: il veganismo non infastidisce o preoccupa più nessuno (tranne qualche dietologo o alimentarista prezzolato dalle aziende del comparto zootecnico o alimentare preoccupate della diminuzione di fatturato, o qualche regista in malafede in cerca di notorietà), l’idea vegan è una rivoluzione spuntata, innocua e accondiscendente, un fenomeno dilagante che interessa sempre più il mondo della produzione e del commercio, perché foriero di nuove opportunità per “fare soldi”. Nasce una nuova figura nel firmamento delle aziende della piccola e grande produzione: il vegan-consumatore (o la vegan-consumatrice per par condicio), una figura chimerica che fonde finalmente le caratteristiche del consumatore medio, con una patina etica che nobilita tutto ciò che ammanta: un prodotto vegano fa bene alla salute, alla Terra, agli Animali, e alle tasche di chi lo produce e lo commercializza a prezzi esorbitanti. Un consumatore “etico” dalla coscienza finalmente pulita e leggera, che può comprare e consumare con l’errata ma incrollabile convinzione che finalmente qualcosa di giusto viene fatto per gli altri, senza modificare di una virgola le nostre abitudini, senza rinunciare a nulla, e senza mettere in discussione l’impianto di base di una società del dominio, dei consumi e dello sfruttamento, che approfitta di ogni nuova occasione – anche quelle che vengono impropriamente chiamate rivoluzioni – per trarre nuovi stimoli per prosperare.
Chi pensa che questo sia l’inevitabile scotto da pagare per modificare il nostro rapporto con altri Animali, sbaglia enormemente, basti pensare per esempio a cosa significa l’olio di palma per milioni di Animali cacciati dalle loro zone di origine, uccisi o imprigionati, il tutto per ottenere uno degli ingredienti immancabili anche nella formulazione dei prodotti vegan; senza parlare poi delle devastazioni ambientali, delle stragi di Animali e dello sfruttamento dei suoli causati dalle produzioni estensive e iper-meccanizzate di vegetali per l’alimentazione umana.
Un sistema basato sull’interesse economico, e non sull’individuo non potrà mai essere un sistema giusto ed equo con i viventi, ciò a prescindere che esso sia contraddistinto da una pratica vegana o meno. Il vegan-consumismo nato e foraggiato per scopi quasi esclusivamente egoistici (la nostra salute, la nostra forma fisica, la lotta alle nostre cosiddette malattie del benessere, l’ecosistema da tutelare perché utile alla nostra sopravvivenza), diviene l’elemento cardine di un nuovo tipo di capitalismo: il vegan-capitalismo, basato su premesse etiche di facciata (e quindi ancora più pericoloso), ripulito e votato, come sempre, al guadagno.
Millionaire tutto ciò lo ha capito bene, come lo hanno già capito in molte/i; chi ancora stenta a capirlo paradossalmente sono le persone vegane, così felici e soddisfatte di trovare finalmente un’alternativa percorribile all’alimentazione carnea, inconsapevoli del fatto che stanno divenendo meramente una nuova categoria di consumatori da soddisfare in una società sempre più multiforme e sfaccettata, ma che obbedisce sempre e solo alle medesime ferree logiche di sempre. Con il veganismo molte persone, gruppi e azienda faranno soldi a palate, chi non starà meglio saranno come sempre gli Animali (ammesso e non concesso che la loro sorte davvero interessi alle nuove moltitudini di vegan) che, se non perderanno la vita in un macello, la perderanno in altri modi, o saranno costretti a vivere miseramente come prima seppur (forse) in numero ridotto rispetto alle ecatombi attuali. Ma questo – qualora effettivamente si avverasse – è davvero ciò per cui abbiamo lottato per tanto tempo? E’ realmente ciò che Donald Watson fondatore del veganismo moderno (etico e non dietetico) sperava? Sicuramente no. Per sua fortuna è morto da tempo, e si è risparmiato la pena di assistere a una deriva, che sa tanto di svendita al miglior offerente, di un’idealità.

Veganzetta al Vegan Circus Fest 2014

vegan circus fest 2014 - Veganzetta al Vegan Circus Fest 2014
Fonte Veganzetta

Conferenza:

Il veganismo etico come strumento di lotta alla società dei consumi

Relatore: Adriano Fragano – Veganzetta
sabato 12 luglio 2014, ore 18.30 – area ostello Casale della mora Vegan Circus Fest – Vignola (MO)

Con l’occasione sarà distribuita la versione cartacea di “Proposte per un manifesto antispecista”

Veganismo e antispecismo. Incontro con Veganzetta a Brescia

capre e cavoli 5 07 2014 - Veganismo e antispecismo. Incontro con Veganzetta a Brescia

Presso il Bar bistrot vegan “Capre e Cavoli” in via Via Moretto 61/D – a Brescia
sabato 5 luglio 2014 alle ore 19 si terrà la presentazione:

“Veganismo e antispecismo. Incontro con Veganzetta”
rel. Adriano Fragano

La conferenza sarà preceduta da un book crossing dalle 15 in poi e durante la serata si potrà gustare un aperitivo vegan.
Chi lo desidera potrà ritirare gratuitamente la Veganzetta cartacea.

NB: Sarà possibile anche acquistare la versione cartacea di “Proposte per un Manifesto antispecista”.