Proposte per un Manifesto antispecista sul notiziario di Movimento Antispecista

Riporto – con ritardo di cui mi scuso – quanto si scrive alle pagine 80 e 81 del Notiziario n° 2/2016 del Movimento Antispecista.  A seguire una mia risposta.

Notiziario n° 2/2016 del Movimento Antispecista
Recensioni e interviste

A. Fragano – Proposte per un Manifesto Antispecista – Ediz. NFC, 2015.

“Un futuro antispecista non è sinonimo di “ritorno alle origini” o di primitivismo, ma di uso responsabile e coerente delle conoscenze umane, della scienza e della tecnologia utilizzate per convivere e non per sfruttare, per la costruzione di una società orientata alla maggior integrazione e coesistenza pacifica possibile tra i viventi”. Con queste parole termina la proposta di Adriano Fragano di “delineare l’identità antispecista, al fine di permettere migliori e più precise modalità di intervento nei rapporti umani intraspecifici e interspecifici”. Nella prima parte del testo (v. www.manifestoantispecista.org), la definizione di antispecismo quale movimento filosofico, politico e culturale che respinge la discriminazione basata sulla specie, auspicando una trasformazione profonda dei rapporti tra umani e non umani, conferma quanto nel “Manifesto per un’etica interspecifica” (v. www.movimentoantispecista.org >Manifesto) viene proposto al primo capoverso. Ossia che umani e non mani hanno gli steso diritti, in quanto esseri senzienti, alla vita, alla libertà, al rispetto, e al benessere. Con la sola differenza che in quest’ultimo è aggiunta la frase “nell’ambito delle esigenze della specie di appartenenza”.

Continua a leggere

“Proposte per un Manifesto antispecista” al VeganDays 2016

vegandayspadova2016_completo1

Domenica 30 ottobre alle ore 11.00 appuntamento a Padova al VeganDays 2016 per la presentazione del libro “Proposte per un Manifesto antispecista“.
Nel sito web ufficiale della manifestazione potrete trovare tutte le informazioni sulla quattro giorni dedicata al veganismo.

Una buona occasione per fissare alcuni punti-chiave sull’inscindibile rapporto tra antispecismo e veganismo etico.
Non mancate.

Adriano Fragano: Proposte per un Manifesto antispecista
Domenica 30 ottobre 2016, ore 11,00
VeganDays 2016
PADOVAFIERE
Via N. Tommaseo, 59 – Padova

Veganismo un tanto al chilo

despar-veggie

Molti grandi geni pensavano “veggie” anche Leonardo da Vinci.

Questa è la scritta che campeggia a caratteri cubitali in una nuova pubblicità su megacartelloni che si può incontrare percorrendo le strade di alcune città del Veneto in questi giorni.
La pubblicità commerciale – a cura di Despar, Eurospar e Interspar, marchi del gruppo internazionale austriaco SPAR – si presenta così al pubblico per proporre una nuova linea di prodotti vegetariani e vegani (come se si trattasse della stessa cosa) che prende il nome di “Despar veggie“.
Un’idea geniale, il veggie che piace a tutti“, così recita il testo introduttivo alla linea sulle pagine del sito web Despar.it: in particolare con riferimento al bollino che ne contraddistingue i prodotti, si afferma che “Despar garantisce che in questo prodotto viene rispettata una filosofia e uno stile di vita bene preciso, improntato al massimo rispetto etico verso il mondo animale“. Gran bella frase ad effetto, perlomeno Despar dimostra di aver ben compreso, al contrario di molte persone umane vegane, che c’è differenza tra una filosofia e uno stile di vita.
Che Leonardo da Vinci fosse un genio è chiaramente fuori di discussione, che avesse grande rispetto, empatia e compassione per gli Animali è altresì noto, che quindi la sua figura sia stata usata – insieme a quella di altre figure illustri come il Mahatma Gandhi, Richard Wagner e Albert Einstein – per pubblicizzare una linea commerciale di prodotti vegetariani e vegan da un importante gruppo della GDO (Grande Distribuzione Organizzata), non è certo geniale, ma sicuramente furbo.
Se alcuni grandi geni dell’umanità pensavano “veggie” (neologismo orribile utile però ad accomunare vegetariani, vegani e le mille altre varianti con più o meno senso, per creare una nuova categoria sociale e di consumatori), perché non dovremmo farlo anche noi semplici mortali, magari comprando i prodotti suggeriti?
Continua a leggere

Peter Singer: “Oh mio dio questi vegani…”


Da Veganzetta:

Proponiamo la lettura di un interessante – anche se datato – testo pubblicato da Gary L. Francione sul suo sito web. In esso si affrontano alcuni argomenti che permettono di puntualizzare dei concetti utili per una riflessione di stampo antispecista (in coda all’articolo) sul veganismo e sulla pratica vegana.

Fonte: www.abolitionistapproach.com/peter-singer-oh-my-god-these-vegans
Di Gary L. Francione

Nel dibattito in corso tra coloro che promuovono l’approccio abolizionista e coloro che propongono quello welfarista, alcuni tra i welfaristi dichiarano il proprio supporto al veganismo, così c’è in realtà poca differenza tra loro riguardo al fatto di mangiare e usare prodotti d’origine animale.
Però a proposito del supporto al veganismo da parte dei welfaristi, è importante capire che la posizione di quest’ultimi è molto diversa da quella abolizionista.
L’abolizionista vede il veganismo come una base morale non negoziabile per un movimento che sostiene l’abolizione di ogni uso degli animali, anche se il trattamento degli stessi dovesse essere “umano”. L’abolizionismo assegna ai non umani un valore intrinseco e afferma che non dovremmo mai ucciderli per mangiarli, nemmeno se allevati e uccisi “in modo umano”. Il veganismo è visto come un fine – come un’espressione del principio d’abolizione. I vegan abolizionisti non avviano campagne per riforme welfariste per rendere presumibilmente lo sfruttamento degli animali più “umano”. Certo che è “meglio” infliggere meno sofferenza, ma in primo luogo non abbiamo giustificazioni morali per far del male. E’ “meglio” non picchiare la vittima di uno stupro, ma uno strupro senza percosse non è per questo più accettabile moralmente, e non significa che dobbiamo far campagne per ottenere uno stupro “umano”.
Gli abolizionisti guardano al veganismo come un importante mezzo di cambiamento e spendono il loro tempo e le loro risorse per educare gli altri al veganismo e al contempo alla necessità di fermare l’uso degli animali, anziché tentare di convincere la gente a mangiare uova “cage-free” o carne(1) prodotta da animali reclusi in recinti più grandi.
Continua a leggere

La carne fa male… a chi ce la fornisce

maiale-e-macellaio

L’Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro – parte integrante dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità  – ha pubblicato in questi giorni un rapporto sulla relazione tra consumo di carne rossa e lavorata e l’insorgenza di tumori nell’essere umano.
Secondo tale rapporto le carni rosse e quelle lavorate aumentano la probabilità per chi le consuma di ammalarsi di tumore, le carni lavorate in quanto a pericolosità vengono affiancate al fumo e all’amianto.
Associazioni, gruppi, singoli attivisti animalisti, vegan e vegetariani gioiscono per la notizia. I giornali e i programmi televisivi danno gran risalto alla questione e si scatena il dibattito – penoso e ipocrita – che vede come protagonisti oncologi, dietisti, nutrizionisti, esponenti del mondo zootecnico, guru del salutismo e allevatori: tutti a prodigarsi in assicurazioni, distinguo e precisazioni per convincere il pubblico che la carne derivante da Animali schiavizzati in Italia sia migliore delle altre. Il colpo per la filiera del massacro potrebbe essere pesantissimo, ci sono in ballo migliaia di posti dilavoro e miliardi di euro: sfruttare e ammazzare gli Animali è sempre stato un grande affare per l’Umano, oggi più che mai si vive – e bene – grazie alla sofferenza e morte degli altri.
Come antispecisti (ma del resto anche solo come animalisti) dovremmo unirci al coro di chi esulta per questa notizia? A ben pensarci per quale motivo dovremmo interessarci se la carne può arrecare danno a chi la mangia? Perché dovremmo mettere in guardia chi bellamente se ne infischia dello strazio altrui e si gode il frutto di una terribile violenza? La carne fa male? Probabile, ma anche se facesse benissimo non cambierebbe nulla dal punto di vista etico.
La carne fa male a chi ce la fornisce: agli Animali che soffrono, che subiscono, che vivono la loro misera esistenza di schiavi in un costante stato di stress e paura e che la concludono all’interno di un macello in un vero e proprio calvario. Sono i loro corpiche diventano la nostra carne, è a loro che la carne che consumiamo viene strappata ed è a loro che fa male. Che il consumatore, l’aguzzino o lo sfruttatore possa subire un danno derivante dalle sue pratiche di dominio non dovrebbe affatto riguardarci, se non considerandolo come un ben misero risarcimento – una sorta nemesi? Chi la fa l’aspetti? – per il sacrificio (al mito della carne) di miliardi di vittime animali, o come una mera questione utilitaristica dovuta al fatto che notizie del genere porteranno a una diminuzione del consumo di pezzi di certi Animali, a discapito magari di altri; ma queste non sono argomentazioni antispeciste: ciò che deve interessarci è la sofferenza animale, il nostro comportamento assurdo e specista, l’ingiustizia che loro patiscono a causa nostra, nient’altro.
In tutta questa cacofonia di dichiarazioni pro o contro la presa di posizione dell’OMS, poche sono le voci che si levano in difesa di un principio semplice e limpido: dobbiamo smettere una volta per tutte questa visione puerile e nauseante del mondo che ci circonda, che ci porta a pensare sempre e solo a noi stessi. Il massacro degli Animali e la loro schiavitù devono terminare, perché sono un’ingiustizia mostruosa e non perché ci si può irritare il colon.

Adriano Fragano

Una serata antispecista affollata a Caldogno (VI)

caldogno-26-09-2015

Sabato 26 settembre 2015 si è svolta a Caldogno (VI) una serata di presentazione del libro “Proposte per un Manifesto antispecista” e di introduzione all’antispecismo e al veganismo etico. La serata prevedeva una cena vegan (con parte del ricavato destinato a Veganzetta) e un’introduzione alle tematiche di cui sopra. La partecipazione è stata massiccia: circa 80 persone hanno seguito la presentazione, il dibattito e hanno gustato l’ottima cena vegana.
Un grazie di cuore alle organizzatrici: Micaela Carboniero, Antonella Roana ed Egle Fuscalzo per il loro instancabile lavoro e per il loro entusiasmo.

Il biscotto antispecista

biscotto-antispecista

Fonte: Veganzetta

Se pensavate di aver visto ormai tutto, vi stupiremo con un effetto speciale: ecco a voi il biscotto antispecista.
Trovarsi tra le mani un prodotto alimentare la cui confezione reca una descrizione del genere, fa un certo effetto, inutile negarlo; si è già parlato molto in passato dell’esplosione del fenomeno vegan a livello commerciale, se n’è parlato mettendo in guardia gli entusiasti dello scaffale vegan da una grave deriva ideologica e di principi a favore del mero consumismo capitalista, paventando un possibile pericolo anche per l’ambito antispecista: come sempre però la realtà supera di gran lunga la fantasia.
Non si tratta di uno scherzo, l’immagine riporta un particolare della confezione di un prodotto alimentare in vendita nei punti vendita di una catena italiana di supermercati bio, e a tutti gli effetti è la prova provata che anche il termine “antispecismo” è entrato ufficialmente nelle grazie della GDO (Grande Distribuzione Organizzata).
Si parla di termini e non certo di concetti, per il semplice motivo che non è dato sapere quale sia il ragionamento che possa spingere delle persone a concepire una descrizione del genere, accostando l’antispecismo con un prodotto alimentare industriale. Allora perché non una marmellata antifascista? O una macedonia antisessista?
Ancora una volta è palese come la confusione più totale che vige intorno alla questione antispecista, possa arrecare danni a volte non calcolabili. La mancanza di una base teorica seria, chiara e condivisa utile a connotare la filosofia antispecista, non permette di interpretarla per quello che è: una visione rivoluzionaria della società umana e del rapporto Umano-Animale, non un ingredienti di un biscotto.