Processo Green Hill: pesanti richieste di condanna per chi liberò i Cani

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Il 21 settembre si è svolta l’udienza che vede 13 persone imputate di vari reati per la liberazione dei Cani del 28 aprile 2012 a Green Hill. In tale occasione il PM ha avanzato le sue richieste di pena.

Per riassumere la situazione il gruppo dei 13 imputati lo si può suddividere approssimativamente in 2 categorie.

La prima: riguarda le persone che sono fisicamente entrate scavalcando la rete e si sono introdotte nei capannoni portando fuori alcuni Cani e consegnandoli a chi era fuori. Queste persone sono accusate di furto aggravato. Questa categoria è quella per cui il PM ha avanzato richieste di pena più lievi che si aggirano dagli 8 mesi all’anno, con l’applicazione dei benefici di legge.  Continua a leggere

Quel 28 aprile 2012 a Montichiari: cronaca di una liberazione

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Fonte Veganzetta

Fabio Serrozzi è una delle persone che il 28 aprile 2012 entrò nei capannoni del lager di Green Hill a Montichiari (BS) per liberare i Cani che vi erano rinchiusi. Per tale azione èstato fermato e arrestato ed ora è uno degli imputati al processo che si sta celebrando a Brescia.
A distanza di più di tre anni Fabio ha voluto scrivere per Veganzetta la sua testimonianza come attivista liberazionista, per ripercorrere – e condividere con chi legge –
la sua versione dei fatti di quella storica giornata che ha segnato un punto di svolta fondamentale per la lotta per la liberazione animale in Italia. Grazie Fabio.
Buona lettura.

Montichiari, 28 aprile 2012

Il corteo parte dal parcheggio del Palasport. Il percorso non prevede il passaggio davanti l’allevamento, ma solo ai piedi della collina sulla quale si trova.. Quando arriviamo alla rotonda che porta alla tangenziale (a sinistra) il corteo procede regolarmente dritto. Io sono a metà corteo circa. Qualcuno suggerisce di tagliare a sinistra, di invadere e bloccare la tangenziale: un modo per renderci più visibili, nessun ascolta, il corteo seguita dritto. Arriviamo nella zona industriale, sotto la collina di Green Hill. Un gruppo – a metà corteo circa – si stacca e inizia a salire verso l’allevamento. Mi unisco a loro. Attraversiamo dei campi (alcuni sono coltivati a grano), arriviamo alla stradina che fronteggia la recinzione dell’allevamento La polizia, colta di sorpresa per la nostra deviazione, ci raggiunge. La gente si sparpaglia nel campo di fronte la strada che porta agli uffici, lungo la stradina di fronte alla recinzione, sotto il viale alberato che, passando davanti agli uffici, porta delle case dei contadini nei pressi. Ci sono i poliziotti ora: io sono nella stradina. Un poliziotto in borghese della Digos mi intima di fermarmi (scoprirò poi che si tratta di un dirigente). Io dico che non sto facendo niente di male, lui mi ripete di fermarmi… Rispondo che la strada non è privata. Lui ordina a un poliziotto e un collega in borghese di controllare i miei documenti; io chiedo spiegazioni e lui mi consiglia di non fare storie, affermando che è meglio per me se non me lo faccio chiedere una seconda volta. Senza rispondere fornisco i documenti. Nel frattempo giunge, percorrendo la strada dove mi trovo, una monovolume con al volante una donna di circa 35-40 anni di età che impreca visibilmente infastidita dai manifestanti; i poliziotti le dicono che è meglio meglio per lei uscire dal retro dell’allevamento, lei – sempre imprecando – fa manovra e si avvia verso il retro della struttura.

Ripresomi i documenti mi incammino per la stradina verso le case dei contadini: direzione uffici. C’è altra gente con me, e altre persone che giungono dal campo. La situazione sta palesemente sfuggendo al controllo dei poliziotti, tanto che ricevo un ulteriore alt, sempre dallo stesso dirigente della Digos: “quello coi ricciolini mi ha rotto le scatole, prendilo e portalo via”, dice a un suo collega riferendosi a me. In quel momento però l’attenzione della polizia si sposta su un tafferuglio scoppiato tra i contadini che abitano un casolare di fianco all’allevamento e alcuni attivisti, ancora una volta posso continuare per la mia strada. Intanto molta gente si è accalcata davanti agli uffici. Un ragazzo prende una transenna da lavori stradali – messa insieme ad altre davanti alla recinzione degli uffici – e la solleva fino ad appoggiarla al cancello d’ingresso. La transenna diviene una sorta di scala dove lui, e altre 6 o 7 persone salgono per scavalcare la recinzione. Arriva la polizia e gli agenti si posizionano davanti alla transenna per evitare che altre persone entrino. Intanto la gente continua con i cori. Tra la folla si sparge la voce che hanno fermato delle persone all’interno dei capannoni e le stanno portando fuori dal cancello secondario, che rispetto alla salita dalla collina si trova sulla destra della stradina che conduce agli uffici. Decido di spostarmi in quella zona, vedo la gente concentrata davanti agli uffici protetti da alcuni agenti che, a giudicare dalle divise, dovrebbero essere della forestale. Non vedendo arrivare altre persone, ripercorro il viale cercando di capire cosa fare.
Giunto davanti all’ingresso secondario dell’allevamento vedo alcuni ragazzi che si avvicinano alla rete. Uno di loro la scavalca e si dirige verso il portone di un capannone. Lo apre con estrema facilità, senza forzarlo, come se fosse già aperto già. Non ci sono poliziotti in giro. Entra e in breve esce con un Cane… poi rientra, altri cuccioli…. Intanto inizia ad arrivare altra gente con la palese intenzione di fare delle fotografie. I ragazzi che sono entrati iniziano a urlare: “non fate foto, non fate foto!”.

C’è un buco nella rete, non so chi l’ha fatto, non penso i ragazzi entrati del capannone perché hanno scavalcato, non sono quindi al corrente della presenza del buco nella rete che altrimenti avrebbero utilizzato. Decido si sfruttare l’occasione che mi si presenta e di entrare, altre persone entrano nello stabile con me… La polizia sta arrivando. Alla porta d’ingresso del capannone vedo che ci sono delle persone dentro compresi dei poliziotti che non intervengono. Entro nel capannone. Vedo un corridoio, e una serie di celle in fila, in ciascuna delle quali c’è una mamma e 6 o7 cuccioli. Non abbaiano, sento però abbaiare in lontananza. Loro però non emettono suoni, non sembrano nemmeno provare paura. C’è puzza di escrementi. In terra poca segatura (o qualcosa di simile) e nessuna ciotola. Il cancello delle celle si apre facilmente, è privo di lucchetto: ha solo una levetta. Apro una gabbia e prendo un cucciolo. Sulla porta c’è il dirigente della DIGOS che sta entrando e altri poliziotti. Le persone passano loro accanto, ma nessuna viene fermata. Mi metto il cucciolo nella maglietta e esco, penso che la polizia mi fermi, nessuno però fa nulla. Esco quindi fuori correndo verso la recinzione: sono emozionatissimo. Vedo molta gente che fa la spola dalla rete ai capannoni. Passato il cucciolo sopra la rete a qualcuno che mi dice “dallo a me, te lo ridò dopo”… Non lo rivedrò. Aiuto a passare altri cuccioli e mamme che la gente porta fuori ma che non riesce a far passare dalla rete. Le mamme sono pesanti: hanno molto latte e uno strano odore, cattivo secondo me… Su una di loro, alzandola, noto una cicatrice che parte dalla base del collo e finisce lungo l’addome.

Rientrato nel capannone prendo altri cuccioli e due mamme. I poliziotti continuano a dirci di smettere, perché ne abbiamo già portati via un bel po, ma non chiudono il portone, eppure sarebbe molto semplice farlo e bloccare tutto. Nulla! Esco, passo i Cani a persone che conosco e rientro. Stavolta però il capannone viene chiuso. Mi avvicino con altre persone a un’altra recinzione più in alto e attendo. Alcune persone incitano chi manifesta fuori a entrare, ma la gente applaude soltanto, pochi entrano. Hanno paura.

Davanti a me c’è un carabiniere, mi dice di uscire e tornare indietro, ma io e un’altra ragazza approfittiamo di un suo momento di distrazione per scendere fino al capannone sottostante. Lui ci segue per un po’ senza molta convizione. Entriamo nel capannone. Anche lì la porta antipanico è aperta. Stesso ambiente del precedente. La ragazza apre una gabbia, prende un bel po’ di cuccioli. Io prendo una mamma e altri due cuccioli. Il carabiniere è sulla porta, ci chiede di smettere, andare via…. “questo è l’ultimo giro, ora basta”… Usciamo di corsa.

In quel momento entrano altre persone. I Cani pesano molto e chiedo a una ragazza che mi viene incontro di prendermi i cuccioli e portarli fuori. Glieli affido. Mi accorgo che un uomo con una telecamera si dirige verso di me: penso sia un animalista, poi mi accorgo che è il cameraman di un’emittente televisiva locale (Teletutto). Mi riprende e accarezza la mamma che reggo in braccio. Mi avvio verso l’uscita quando un ragazzo mi si avvicina e mi dice: “dai a me la mamma se ti pesa, la porto fuori”. Accetto ed essendo rimasto a mani vuote penso di tornare dentro. Assieme ad una ragazza torno verso il capannone, questa volta però il portone lo troviamo chiuso, giro intorno al capannone, ma tutte le porte risultano chiuse a chiave. Mi accorgo che c’è un capannello di persone nei pressi: pare stiano parlando con dei poliziotti. Sono tranquillo e decido di avvicinarmi per capire cosa accade. Forse stanno chiedendo loro i documenti d’identità. D’improvviso arriva il dirigente della DIGOS che mi ha fermato la mattina, con un ragazzo e un agente. Mi vede e ordina all’agente “porta giù anche lui”. L’agente mi si avvicina e mi chiede “non fai resistenza vero?”. Io non penso a un fermo o un arresto, potrebbe trattarsi solo di un controllo dei documenti, decido di seguirlo.

Mi ritrovo insieme ad altre persone, appoggiati alla parete del capannone di fondo. Si sentono i Cani abbaiare e lamentarsi. Ci sono Raffaele, Debora, Luana e Veronica. C’è anche una ragazza minorenne che chiede di poter avvisare la madre. Intanto ci requisiscono i cellulari e le macchine fotografiche: ci sediamo aspettando di capire che intendono fare. Alcune persone fermate vogliono avvisare amici o parenti, io penso alle persone del bus con cui sono arrivato a Montichiari che ci stanno sicuramente cercando. Non ci fanno chiamare nessuno, solo la ragazza minorenne può avvisare i familiari. Passa diverso tempo e finalmente ci comunicato che saremo condotti in questura per il riconoscimento. Ci chiamano a coppie, aprono un buco nella rete con delle tronchesi, e ci fanno passare da una strada che conduce a dei campi, fino a arrivare a una strada dove attendiamo delle volanti. Ogni volante carica una persona fermata e ci dirigiamo verso Desenzano, in questura. Io arrivo per primo: mi fanno spogliare completamente e mi prendono tutto: portafoglio (contano il denaro) e oggetti personali, cellulare e braccialetti vari che porto ai polsi. Poi è il turno di Raffaele – lui non lo fanno spogliare – e ci chiudono in una stanza piccolissima per gli interrogatori. Arrivano man mano tutte le persone fermate. La ragazza minorenne invece viene rilasciata immediatamente al giungere della madre in questura. Ci riforniscono di bottigliette d’acqua e a turno ci chiamano per il rilevamento delle impronte digitali, le fotografie e il riconoscimento da parte di chi ha eseguito il nostro fermo. Ancora non si parla di arresto, ma ci dicono che passeranno parecchie ore prima di poter uscire. Poi in tarda serata convalidano l’arresto: ci chiamano a gruppi di tre per leggerci le i capi di accusa, poi ci chiedono se intendiamo fornire un numero di telefono per avvisare i parenti dell’accaduto. Io non ricordo il numero di telefono di mio fratello e chiedo se posso consultare la rubrica del mio cellulare. Non mi permettono di farlo: mi dicono che potrò consultare la rubrica dal carcere, cosa che poi puntualmente non avverrà.

Verso le 23,30 ci ammanettano, e ci fanno salire sulle volanti per tradurci al carcere a Brescia (io sono con Federico Paracchini): a sirene spiegate, con una guida spericolata (semafori rossi, rotonde contromano, sorpassi da ritiro di patente immediato) per le strade di Desenzano e Brescia, come se fossimo terroristi di Al Quaida!

La nostra colpa è quella di aver dato la libertà a chi ne era stato privato… E per questo, secondo loro, meritiamo di perdere la nostra.

All’una di notte, dopo esser stati di nuovo denudati e perquisiti ovunque, pur non avendo più niente addosso, entriamo in cella.

Fabio Serrozzi

Dichiarazione di Luana Martucci al processo Green Hill – 16 giugno 2015

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Di seguito la dichiarazione integrale letta in aula il 16 giugno 2015 da Luana Martucci imputata nel processo contro le liberazioni avvenute nel lager di Green Hill il 28 aprile 2012. 

DICHIARAZIONE AL PROCESSO GREEN HILL 16 GIUGNO 2015

Lo sfruttamento animale, dell’uomo e della terra è ciò su cui si basa il sistema tecno-industriale della nostra società.

Un sistema economico che tende alla massificazione dei profitti trasformando ogni essere vivente in oggetto, merce. Così viene istituzionalizzato il massacro di milioni di vite animali ogni anno.

E proprio dietro allo sfruttamento animale troviamo multinazionali miliardarie che creano morte e devastazione.

La Marshall, azienda multinazionale specializzata nell’allevamento e vendita di animali per i laboratori di vivisezione porta avanti la logica secondo la quale gli animali sono oggetti da riprodurre in serie e vendere per ricavarne profitto.

Il 28 aprile 2012 alcune individualità in modo indipendente hanno deciso di oltrepassare il filo spinato di quel lager per portare soccorso agli animali imprigionati. La legge parla di violazione di proprietà privata, danneggiamento e furto, io parlo di un azione finalizzata alla liberazione di più individui possibile. Un’azione, per me, con scopi precisi e non certo dettata dall’emotività della situazione.

Un’azione che leggo solo nei termini della solidarietà ed analizzo secondo criteri di efficacia.

Oggi in questo tribunale il criterio usato è quello della legalità. Una legalità di fatto funzionale agli interessi dei potenti, degli sfruttatori e degli aguzzini. Oggi vengono processati coloro che hanno agito coerentemente con una diversa visione del mondo in cui dominio, sopraffazione,violenza e differenza tra forme di vita non vogliono più essere categorie che regolano i rapporti di convivenza su questo pianeta. Chi è intervenuto ha semplicemente diminuito l’enorme il livello di violenza perpetrato in questo caso da Green Hill e dalla società in generale.

Lo stesso tribunale è figlio di un sistema di sfruttamento e dominio e non può che leggere l’azione nei termini di reati e violenze verso l’ordine sociale costituito. Ma la violenza, la più terribile e oppressiva sta proprio all’interno delle leggi, delle consuetudini, dell’economia, della ricerca tecnologia, di un modello di sviluppo che sta velocemente devastando la vita di tutti. Altro non ho fatto che oppormi a tale violenza, sottrarre chi ho potuto alla sofferenza e alla morte che queste multinazionali senza scrupoli mascherano in sviluppo e maggior benessere per l’umanità.

Promesse che affascinano solo chi crede che la realtà sia quella che ci mettono di fronte come naturale, necessaria, unica, inevitabile.

Ma nessuna legge potrà convincermi che distruggere una foresta, uccidere milioni di animali, sfruttare popoli sia giusto. Non sarò mai complice di queste visioni ma in conflitto permanente attaccando gli interessi che giustificano queste aberrazioni.

La sentenza che questo stesso tribunale ha inflitto a Green Hill e alla quale gran parte di chi lotta per la liberazione animale ha applaudito altro non è che un’emanazione dello stesso sistema di sfruttamento che ne garantisce la sua legittimità in osservanza delle norme vigenti.

Green hill non è stato chiuso perché non è giusto imprigionare,torturare, sfruttare e uccidere ma semplicemente perchè le uccisioni erano ingiustificate e perché non sono state rispettate le norme che consentono l’utilizzo degli animali.

Chi pensa che attraverso questa sentenza sia cambiato qualcosa si sbaglia. L’azione di conflitto verso l’intero sistema culturale, politico, tecno-scientifico va portata avanti da chi questo sistema lo vuole combattere in toto.

Non riconosco il tribunale e le leggi in quanto prodotti dello stesso sistema che opprime, domina e reprime.

Non provo alcun ripensamento per la mia azione né alcun timore per le conseguenze e in questo non collaborerò in nessun modo, non mi sottoporrò ad interrogatorio, né accetterò alcuna forma di patteggiamento o messa alla prova che altro non sono che l’ennesimo dispositivo di controllo per riaffermare la legittimità di questo sistema. Resto ostile a chiunque si renda complice di tanta sofferenza. Né ricorrerò ad alcuna attenuante che tenda a definire i miei atti come giustificati dai maltrattamenti perpetrati in quel Lager. L mia azione scaturisce da una convinzione: ogni individuo deve essere libero, ed è quindi parte di una precisa strategia di liberazione. L’ azione di liberazione per me è motivata dal fatto che quegli animali erano imprigionati e condannati a sofferenza e morte. Così sarebbe stato per gli allevamenti di visoni, gli allevamenti intensivi, nei macelli, negli istituti di vivisezione e in tutti quei casi in cui un individuo sia costretto nella sua libertà o sacrificato a interessi di un sistema violento e di dominio.

Penso che sia urgente l’azione diretta di ognuno che senza deleghe possa contribuire a inceppare gli ingranaggi di ciò che sta distruggendo la vita.

Non credo nella delega e mi assumo la piena responsabilità delle mie azioni.

La mia convinzione è che non ci si può riferire solo all’individuo sperando in un cambiamento culturale-etico sia per limiti di tempo nel veloce progresso tecnologico che sta distruggendo le basi della vita di tutto il pianeta, ma anche per capacità di comunicazione limitata rispetto a quelle potenti e pervasive del sistema che costruisce stili di vita e verità sociali in grado di legittimarlo. Per questo ritengo essenziale l’azione di individui sensibili e determinati contro un sistema che fa apparire sfruttamento e distruzione come naturali e necessari. Azioni in grado di contrastare gli interessi di profitto su cui essi si muovono.

Rilancio l’azione diretta come metodo di contrasto e di liberazione del vivente in ogni sua forma.

Luana Martucci

Intervista a un’imputata nel processo Green Hill a Radio Blackout

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Il 10 giugno 2014 Luana Martucci imputata nel processo Green Hill per la liberazione avvenuta nel 2012, è stata intervistata da Radio Blackout.
L’intervista può essere ascoltata per intero visitando il link di seguito.
Buon ascolto.

http://radioblackout.org/2014/07/intervista-ad-unimputata-del-processo-greenhill-puntata-del-10-6-14/

Il processo contro Green Hill comincia

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Fonte Veganzetta

Domani 23 giugno 2014 presso il Tribunale di Brescia si apre il processo contro Green Hill.
I quattro imputati sono accusati di maltrattamento e uccisione ingiustificata di Animali. I fatti si riferiscono alle condizioni di detenzione e a un centinaio di cuccioli trovati morti per congelamento all’interno del lager di Green Hill a Montichiari.
Come antispecisti non possiamo aspettarci nessun tipo di giustizia all’interno di un’aula di tribunale.
All’interno di quel lager sono nati e reclusi migliaia di Animali non umani, poi deportati all’interno di altre strutture lager dove venivano sistematicamente seviziati, torturati e successivamente uccisi, dopo essere stati sfruttati nei modi più disumani che la nostra specie (unica capace di tanta crudeltà) impone loro.
In quell’aula non credo che possa essere resa giustizia e riconoscimento all’individualità di quelle persone non umane. Sarà soltanto l’ennesima celebrazione di discussioni e applicazioni di leggi speciste, che regolano il rapporto di dominio dell’Umano sulla natura e su altri esseri senzienti che condividono con noi questo pianeta. Si discuterà del maltrattamento e uccisione non perché sbagliati, ma semplicemente perché il lager non si è attenuto alle leggi che disciplinano le modalità mediante le quali questi esseri devono essere sfruttati e uccisi.
Ricordando che l’unica forma di giustizia percorribile in favore di chi è oppressa/o è la liberazione totale, ritengo che un mondo più giusto sia possibile solo nella presa di coscienza individuale che riconosca nell’altro non un diverso da temere o sfruttare, ma un individuo che desidera vivere liberamente, e verso il quale non è possibile alcuna pratica di sfruttamento e dominio.
Per ridare libertà a tutte/i dobbiamo impegnarci nelle nostre scelte quotidiane: perché il nostro convivere con gli altri sia una forma di solidarietà e rispetto. Nulla cambia se parliamo di un Cane, un Topo, una Mucca o un Maiale.
Auspico forme di lotta di tipo individuale attraverso pratiche quotidiane che non contemplino l’uso degli Animali come cibo, vestiario, divertimento.
Credo in forme di cambiamento sociale e culturale verso un nuovo paradigma in cui l’Umano non sia più al centro del pianeta, sentendosi in diritto di dominare e sfruttare altri esseri e la natura.
Auspico anche nell’azione diretta, come forma di intervento urgente e indispensabile per aiutare i nostri compagni oppressi e sfruttati, creando nuove possibilità di libertà.
Perché la libertà è per tutti o non è per nessuno.
Perché ogni ogni gabbia è un esercizio di dominio che ci coinvolge tutti.

Libertà per tutte/i.

Luana Martucci

Processo Green Hill: Approfondimenti sulla terza udienza e dichiarazione

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Fonte Veganzetta

Lunedi’ 26 maggio si è svolta la terza udienza del processo per la liberazione dei Cani dal lager di Green Hill presso il Palagiustizia di Brescia.
L’udienza è stata rinviata ad Aprile 2015 per il riconoscimento da parte della giudice del legittimo impedimento avanzato dall’avv. Arena, che difende la maggioranza delle persone imputate, e che rappresenterà la LAV come parte civile nel processo contro Green Hill che si aprirà il 23 giugno 2014. Lo stesso ha anche accennato a un’eventuale strategia difensiva con funzione rieducativa per le persone imputate che sospenderebbe in questo modo il processo.
Si tratta dell’applicazione di una legge delega al governo per introdurre una modifica al codice penale che inserisce la messa alla prova in pendenza del processo per estinguere determinati reati. La messa alla prova prevede un periodo di lavori socialmente utili e l’affidamento ai servizi sociali con valutazione del percorso rieducativo. Questo tipo di difesa non riconosce nell’azione di quel giorno un atto giusto e doveroso, ma anzi tende a reificare, riconoscendo il reato di furto, gli Animali considerandoli oggetti e proprietà, ed è quindi incompatibile con una posizione liberazionista. 
Ritengo che l’unico senso di essere in quell’aula sia per me sostenere una rivendicazione piena e forte della liberazione animale, come pratica di giustizia e solidarietà con tutti gli esseri senzienti da noi umani oppressi. Non individuo alcuna possibilità di dialogo, essendo la legge stessa che dovrà giudicarmi specista, e subendo io stessa la repressione che il sistema pone in atto per mantenere il controllo sugli Animali umani e non. La liberazione animale è necessaria, urgente e non contrattabile. Queste strategie di difesa non fanno che posticipare un’esplicita rottura con leggi ingiuste attraverso dichiarazioni che sostengano la liberazione animale, e che permettano agli Animali di essere riconosciuti, anche per un solo momento, come persone non umane verso le quali abbiamo dei precisi doveri.
Per vivere una vita degna e libera, liberazione totale!

Metto a disposizione il testo che avevo intenzione di leggere in aula nel corso dell’udienza.


RICORDANDO IL 28 APRILE

Sono chiamata oggi a rispondere in questo tribunale di un atto che ritengo giusto, responsabile e doveroso: la liberazione dei cani dal lager di Green Hill. Sono partita da casa con l’intenzione non solo di partecipare ad una manifestazione di protesta, ma , se possibile, di intervenire per liberare gli Animali per dare loro la possibilità di avere una vita degna. Questi Animali, dopo una lunga mobilitazione nazionale che chiedeva la chiusura del lager di Green Hill, continuavano a trovarsi in una situazione di privazione della libertà, tortura, e condanna a morte certa. Non c’era possibilità e intenzione di intervenire, perché tutto ciò è previsto dalla Legge. Per questo motivo ritengo di aver agito in stato di necessità: per tutelare qualcuno che non poteva tutelarsi da solo. Non scorgo nelle leggi che regolano la nostra società una possibilità di aiutare gli Animali, considerati schiavi, cibo, divertimento, vestiario. Penso che l’attuale sistema di leggi non ritenga gli Animali degli individui con diritto a vivere liberamente, bensì poco più che meri oggetti a nostra disposizione.
Le circostanze verificatesi durante la manifestazione del 28 aprile 2012 sono state favorevoli all’azione di liberazione. Ho scavalcato il filo spinato, e ho posto in essere tutto ciò che era necessario a liberare degli individui che desideravano come ognuno di noi una vita libera. Ho invitato chi era presente a entrare nel lager per portare soccorso a questi esseri senzienti che considero persone non umane. L’oppressione, la schiavitù, la prigionia sono condizioni che richiedono un intervento di aiuto immediato a cui non possiamo sottrarci a prescindere da chi le subisce. Quel giorno molte persone non si sono sottratte dal portare solidarietà e aiuto a chi era ridotto come uno schiavo e condannato a un destino terribile.

Oggi pertanto sono in quest’aula accusata di reati che mi rifiuto di concepire, perché laddove la legge vede un furto di una proprietà, io vedo la liberazione di un essere senziente prigioniero.
Quando parlo di Cani, parlo di Animali, quindi di esseri senzienti che hanno relazioni, dei figli, desiderano vivere ed essere libere, rifuggono il dolore e cercano il piacere. Individui con una propria storia, cultura intesa come consuetudini e comportamenti trasmessi dai genitori, affetti, conoscenze e volontà autonoma di vivere e di relazionarsi con altri individui. Ciò mi porta a considerare gli Animali delle persone che non appartengono alla specie umana: delle persone non umane e come tali andrebbero trattate. Persone come tutti noi che non avrebbero mai scelto per se stesse un destino atroce e per tale motivo è un dovere morale di ognuno aiutarle a uscire da tale situazione.
La legge è un insieme di norme che serve a regolare e a far funzionare un sistema vigente, e non è sinonimo di giustizia: io infatti ritengo che la legge in vigore sia ingiusta, liberticida e specista. Che permetta lo sfruttamento e l’uccisione di persone non umane, e che punisca chi cerca di liberarli. Pertanto in coscienza non la riconosco: la subisco perché vi sono costretta.
Non mi sottraggo al giudizio del processo, ma sottolineo il mio stato di costrizione, e che la mia è una critica forte a un sistema specista, che si avvale di leggi speciste e repressive. Mi sento estranea a queste logiche messe in atto da chi mi giudica, per un atto che ritengo legittimo e positivo e che rifarei.
Solidarietà a tutte le persone umane e non umane represse, sfruttate, imprigionate a cui non riusciamo ad arrivare.
Solidarietà con l’azione di liberazione dei Topi e Conigli del dipartimento di Farmacologia dell’Università di Milano, e con ogni altra liberazione.
Auspico la liberazione nelle scelte responsabili che tutti i giorni possiamo compiere.
Lasciamo liberi di vivere tutti gli esseri che lo desiderano, per non essere più complici della loro oppressione.
Buona liberazione a tutte/i

Luana Martucci

Comunicato Coordinamento Fermare Green Hill: “Processo contro chi ha liberato i beagle di Green Hill”

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Fonte: Coordinamento Fermare Green Hill

Processo contro chi ha liberato i beagle di Green Hill

Il 28 aprile 2012 ha segnato la storia del movimento animalista italiano e non solo.

Quel giorno incredibile sono stati liberati, in pieno giorno, 70 beagle da Green Hill, il tristemente famoso allevamento di cani destinati alla vivisezione.
Una liberazione avvenuta in pieno giorno, decine di persone scavalcavano la recinzione per portare in salvo quei cani.

Lunedì 26 maggio si terrà una delle ultime udienze del processo contro le 13 persone arrestate quel giorno.
In questo momento così importante cogliamo l’occasione per rivendicare fino in fondo la giustizia di quell’azione straordinaria. Quanto accadde non fu un caso. Ma qualcosa che doveva accadere proprio in quel momento, all’apice della campagna “Altrimenti ci arrabbiamo” che avevamo lanciato il mese precedente. Era il momento perfetto, con tutta Italia a sostegno della nostra campagna e inorridita da quel lager.
Noi, come probabilmente mille altri, volevamo che accadesse e facemmo tutto il necessario affinché quel sogno diventasse possibile e reale.
Deviando il corteo, portando la folla sotto i cancelli e oltre le reti di Green Hill, per trasformare un semplice corteo in uno storico momento di liberazione.

Fino a quando giustizia e legge non coincideranno saremo pronti a scavalcare le reti e far accadere altri 28 aprile, e altri 20 aprile, quando ad essere liberati furono, dallo stabulario del Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Milano, 400 topi ed un coniglio.

Aver dato a degli esseri viventi libertà e una vita lontano dalle torture dei laboratori, nella società in cui viviamo, rende le persone arrestate allora a Montichiari condannabili per furto, danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale e, per due di loro, anche rapina impropria per essersi rifiutati di restituire i cani agli agenti che li avevano fermati.

Sono stati definiti eroi. Ma il loro gesto è quanto di più naturale e spontaneo dovrebbe avvenire di fronte alla possibilità di poter dare libertà a un essere vivente. E’ stato la scelta di non rimanere semplicemente passivi spettatori di quel momento incredibile, passando all’azione in prima persona oltre quelle reti, aprendo le gabbie ai cani prigionieri.

Il nostro sostegno e supporto va a quelle persone che hanno pensato solamente alla libertà che potevano dare a quei cani, passandoli uno dopo l’altro sopra il filo spinato in una continua corsa dentro e fuori dai capanni, finché gli è stato possibile.

Il nostro sostegno e supporto va però soprattutto a chi, nonostante le conseguenze legali, rivendica pienamente la liberazione di quei cani come gesto giusto e da ripetere, affinché per gli animali ci siano altri 28 aprile.

Diffondiamo quindi con piacere l’appello di Luana, una delle persone imputate, che invita tutti e tutte a partecipare all’udienza di lunedì 26 maggio per dare il proprio sostegno.


 

Verso la chiusura del processo delle 13 persone imputate per la liberazione a Green Hill

Si ricorda che il 26 Maggio 2014 alle ore 11 presso il Tribunale di Brescia, si terrà un’udienza fondamentale del processo contro le 13 persone attiviste coinvolte nella liberazione dei Cani Beagle dal lager di Green Hill avvenuta il 28 aprile 2012. L’udienza prevede l’interrogatorio delle 13 persone imputate, e sarà l’ultimo appuntamento giudiziario prima della sentenza prevista per metà giugno. La sentenza verrà emessa pochi giorni prima dell’inizio del processo contro Green Hill che vede quattro imputati accusati di animalicidio e maltrattamento.

L’azione del 28 aprile 2012 ha rappresentato un momento importante per il movimento antispecista e liberazionista mondiale, e come tale andrebbe sostenuta, e rivendicata, da chiunque creda che non si possa lasciare la vita e la libertà di esseri senzienti a disposizione d’interessi economici e leggi che considerano la schiavitù, lo sfruttamento, la tortura e l’uccisione come pratiche da tutelare.

Sarò all’interno del Palazzo di Giustizia per ribadire la mia opposizione a leggi ingiuste, e rilanciare azioni di solidarietà a tutte le persone non umane che subiscono un sistema di leggi ingiusto e crudele.

Come imputata sono costretta a essere giudicata da un tribunale che riconosce in quest’azione di liberazione una serie di reati che vanno dalla violazione di proprietà privata, al furto, al danneggiamento. La mia presenza vuole essere un sostegno esplicito alla liberazione animale come atto giusto e necessario. Giusto perché le persone non umane hanno diritto, come qualunque Umano, a vivere una vita piena, libera, all’interno delle loro relazioni sociali e affettive. Necessario perché lo sfruttamento degli Animali è previsto, giustificato e normato dalle leggi che regolano la nostra società. La nostra volontà nel portare soccorso, pertanto, non può che manifestarsi anche con azioni di liberazione che divengono immediato sostegno, e nuove possibilità per esseri senzienti che desiderano la libertà.

Quello del processo in corso è un momento fondamentale per creare un elemento di rottura con un sistema che non riconosciamo come giusto.
Per i motivi di cui sopra si chiede a tutte le realtà e individualità che riconoscono nella liberazione Animale un atto diretto di giustizia, di sostenere tali rivendicazioni nel modo che ritengono più appropriato.

Luana Martucci