Essere animalisti nella Palestina occupata: PAL in Italia

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Ahmad Safi direttore dell’organizzazione PAL (Palestinian Animal League) intraprenderà un tour in Italia dal 13 al 18 aprile. PAL è il il primo gruppo per la protezione degli Animali che opera nei territori occupati da Israele in Palestina e Safi ne è il fondatore.
Il lavoro di un gruppo animalista in una zona come i territori occupati non è certo impresa da poco, le motivazioni che hanno spinto Safi a costituire una realtà locale del genere (un esperimento inedito nel Medio Oriente) possono essere riassunte nel motto dell’associazione: “aiutare gli animali, dare valore alle persone“. Nel sito web della trasmissione radiofonica Restiamo Animali si legge infatti a tal proposito:
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I palestinesi sono animali

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Fonte Veganzetta

I palestinesi sono animali, non sono umani, non hanno ragione di vivere“.

La frase non dovrebbe stupire per il semplice fatto che ci sono molte persone che la pensano esattamente così e il razzismo – conclamato, ostentato o strisciante – dell’epoca in cui viviamo, produce sempre più nell’opinione pubblica la crescita esponenziale di sentimenti come l’odio, la paura del “diverso” e la diffidenza, il tutto alimentato da politici e giornalisti che creano ad arte un infinito stillicidio di allarmi, causando un senso diffuso di insicurezza nella società civile.
Queste parole, però, assumono una valenza particolarmente rilevante in quanto sono state pronunciata da Eli Ben-Dahan viceministro della difesa di Isreaele e responsabile dell’amministrazione israeliana nei Territori occupati per il nuovo governo di Benjamin Netanyahu1: è facile intuire con quale spirito – e con quali obiettivi – questo personaggio svolgerà il suo pesante incarico.

E’ utile soffermarsi sull’analisi della frase del viceministro per comprenderne esattamente la portata. Ben-Dahan afferma che i palestinesi sono Animali. In effetti, se si fosse limitato solo a questo, avrebbe perfettamente ragione: i palestinesi in quanto Umani sono Animali, come lo è anche lui e come lo siamo tutte/i. E proprio perché i palestinesi sono Animali (in questo caso umani) andrebbero rispettati e dovrebbero poter vivere in libertà. Il solerte viceministro, però, è andato oltre e ha chiarito il suo pensiero: i palestinesi in quanto Animali non sono Umani e quindi (secondo la sua visione specista, razzista e fascista) non hanno ragione di vivere.
Oltre all’enorme ignoranza che Ben-Dahan palesa in fatto di biologia, si evidenzia chiaramente nel suo ragionamento uno dei pilastri teorici dello specismo umano: gli Animali in quanto tali non hanno diritto alla vita, anzi non hanno ragione di vivere. La gravità e la supponenza di una posizione del genere sono lampanti: le ragioni della vita degli altri non dovrebbe spettare a noi determinarle, come non dovrebbe spettare a noi decidere chi – in base alla specie di appartenenza – può vivere o deve morire. 
Tralasciando per un attimo la questione antispecista, appare scontato che Ben-Dahan utilizzi per propri fini politici la logica del dominio sugli Animali per traslarla ai palestinesi, che equiparati ad Animali non umani dovrebbero subirne la stessa sorte. L’atteggiamento di cui sopra non è purtroppo una novità: è il medesimo di quello tenuto dal regime nazista che decise le sorti di milioni di ebrei – e non solo – durante la Seconda Guerra Mondiale. Ciò che non è scontato –  ma vergognoso e preoccupante al contempo – è il fatto che un viceministro israeliano (ebreo), non abbia imparato assolutamente nulla dalla storia del suo popolo. Ma del resto la nostra specie e ben poco propensa a imparare dai propri errori.
La vicenda di Ben-Dahan racchiude in sé numerose tematiche care all’antispecismo: la volontà di dominio, il diritto ostentato del più forte nei confronti del più debole, l’autoproclamazione a giudici degli altri senzienti, il diverso considerato come inferiore, pericoloso o indegno di vivere… In definitiva Ben-Dahan in una frase concisa riassume la visione antropocentrica, gerarchica e fascista della vita e del ruolo che, secondo tale visione, l’Umano ricopre sul pianeta Terra.
A voler essere realisti la nomina di un personaggio del genere alla carica di viceministro della difesa di uno stato razzista non dovrebbe sconvolgere, è importante però sottolineare – se ve ne fosse ancora bisogno – che il paradigma specista che ci pervade è sempre più chiave di lettura universale per ogni rapporto intra ed extra umano e che è continua fonte di ispirazione per vecchie e nuove ingiustizie e tragedie, anche tra Umani. Siamo noi che creiamo, sosteniamo e legittimiamo (anche e soprattutto con il nostro silenzio colpevole) i sempre più numerosi Ben-Dahan che sono e saranno fonte di infinite sofferenze per Umani e non.

Adriano Fragano

Note:

1) La frase del viceministro israeliano alla difesa Eli Ben-Dahan è riportata dal giornalista Gideon Levy nel suo articolo dal titolo “Gli israeliani si meritano questo nuovo governo” pubblicato a Internazionale numero 1102 del 15 maggio 2015, pagina 38.

Soldati vegan

Fonte Veganzetta

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“Happy International Vegan Day to all our vegan supporters! In the IDF being vegan is easier than you think!“

Così il 1 novembre 2012 la pagina Facebook dell’IDF (Israel Defence Force) salutava i vegan simpatizzanti dell’esercito israeliano. La giornata mondiale del veganismo, un appuntamento dedicato a chi non vuole sfruttare, torturare, uccidere gli altri Animali, salutata da uno dei più spietati eserciti d’occupazione del mondo. Ma c’è di più: IDF si preoccupa dei propri soldati vegan e per loro crea stivali in similpelle, berretti privi di materiali di origine animale, una cifra integrativa in denaro per i militari che desiderano acquistare cibo vegan, e addirittura il diritto a rifiutare le vaccinazioni di prassi perché testate su Animali. Che significa tutto ciò? Cosa hanno a che fare la guerra, i bombardamenti, le occupazioni, le armi e la violenza con il veganismo? E come può una persona preoccuparsi della vita di un Cincillà, o di un Topo e poi imbracciare un fucile e sparare contro un Umano? Questo non è il veganismo che vogliamo, non è nemmeno veganismo. E’ l’aberrazione di un’idea non violenta, libertaria ed egualitaria. Un’aberrazione da rifiutare e combattere perché un vegan non ammazza nessuno Umani compresi: no agli stivali vegan per calpestare il diritto altrui alla libertà e alla vita.