Dei delitti e delle pene

Da Veganzetta

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Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria pubblicato nel 1763 è un testo famoso e spesso citato.
Molti passaggi del libro sono ancora oggi di aiuto ed attuali. Un amico di Walter Giordano (collaboratore di Veganzetta) commenta la seguente frase estrapolata dal secondo capitolo del libro per avviare una considerazione di carattere generale sulla questione NO TAV:

“Ogni pena che non derivi dall’assoluta necessità, dice il grande Montesquieu, è tirannica; proposizione che si può rendere più generale così: ogni atto di autorità di uomo a uomo che non derivi dall’assoluta necessità è tirannico.”

Di seguito la risposta di Walter.

Umanamente d’accordo, animalisticamente assai meno. Per coerenza bisogna sostituire “da uomo a uomo” con “da vivente a vivente”.
Assoluta necessità non ce n’è mai, in nessun caso: Riva e Marchionne possono vivere senza sfruttare, l’Italia del TAV può stare senza e ognuno di noi può mangiare senza uccidere.

Chiedere rispetto e giustizia quando da sopra ti schiacciano i diritti e la testa implica, almeno, il dovere di non tagliarla a chi sta sotto.
Disattendere, dopo 250 anni, l’orientamento base, è probabilmente causato dall’aver sempre cominciato le rivoluzioni dal primo piano e mai dal pian terreno: quello delle stalle, delle gabbie, dei recinti e delle catene.
Ciclicamente ristrutturiamo la nostra casa ma, in basso e nel frigorifero, c’è sempre la dimostrazione che, del più debole, puoi sempre abusare.

Pene nelle stalle e delitti nei mattatoi. Ovunque. Non per caso. Ma per responsabilità precisa.

Walter

Un incontro di liberazione animale dove non ci si incontra

Da Veganzetta.org

panchina - Un incontro di liberazione animale dove non ci si incontra

Il 6, 7 e 8 settembre presso il presidio NO TAV di Venaus in Val di Susa si terrà il IX Incontro di Liberazione Animale, un incontro per molti aspetti pieno di anomalie: sopra tutte l’assenza all’incontro della quasi totalità dei maggiori gruppi, delle associazioni e dei coordinamenti che si occupano di liberazione animale in Italia. La domanda che ci si può legittimamente porre quindi sarebbe “a cosa serve un incontro del genere dove chi si occupa di liberazione animale e antispecismo non partecipa?”. Ovviamente non serve a nulla, ma il vero problema che ha causato tale situazione assurda, è la profonda spaccatura esistente nel nostro paese tra le realtà antispeciste e liberazioniste operanti sul territorio.
Le divergenze palesate nell’incontro dello scorso anno non sono state discusse e affrontate in seguito, e hanno dato vita a solchi ormai molto marcati e difficili da colmare. Non ci sono vittime e carnefici in tutto ciò, ma solo una disperante mancanza di comunicazione e volontà di confronto; il risultato è un’edizione del tutto superflua di un incontro che altrimenti sarebbe potuto essere un momento di confronto e di condivisione tra chi impiega quotidianamente le proprie energie in favore della liberazione degli animali non umani.
A perderci sono tutti, per primi gli Animali, ma anche gli stessi attivisti e l’immagine del progetto antispecista italiano.
Di cosa si parlerà il 6, 7 e 8 settembre in quel di Venaus? E a chi si parlerà? Chi e cosa potranno trovare tutte quelle persone – neofiti, simpatizzanti, attiviste/i – che parteciperanno all’incontro, se coloro che da anni lottano per la liberazione animale non saranno presenti?
Con questo non si vuole condannare chi ha organizzato l’edizione 2013 dell’evento, ma solo porre in evidenza il fatto – logico, ma evidentemente non per tutte/i – che se tra le realtà liberazioniste non c’è attualmente accordo, sarebbe stato molto meglio non organizzare alcun incontro prima di un chiarimento definitivo e magari “a porte chiuse”.
Continuando con l’analisi delle molte anomalie dell’incontro non si può non sottolineare il fatto che nessuno dei maggiori rifugi/santuari per Animali liberati presenti in Italia parteciperà ufficialmente all’incontro; un fatto grave, questo, che si commenta da solo. Per concludere è d’obbligo accennare anche alla questione riguardante la località dell’evento, ossia il presidio NO TAV di Venaus: un presidio di una realtà molto importante e sicuramente da appoggiare con convinzione, ma dalla quale più di una volta sono emerse voci di profonda critica se non di totale rifiuto delle istante vegane e antispeciste.
In linea di principio la scelta è motivata dal fatto che l’antispecismo è teoria e pratica di liberazione di ogni essere senziente, e quindi affine alle lotte di resistenza come quella NO TAV, il punto è che anche in questo caso prima di avventurarsi in organizzazioni del genere che sanno di forzatura, sarebbe stato utile un confronto con tutte quelle realtà NO TAV che di sicuro affini a noi (e forse a ragione, perché ci sarebbe molto da discutere) non si sentono.
In conclusione si spera che da tutto ciò possa scaturire una lezione utile a tutte/i (partecipanti e non), e che si possa in futuro organizzare una manifestazione davvero unitaria e utile alla causa.
Per il momento ci si limiterà a non partecipare: meglio non consumare carburante, tempo ed energie.

Liberi tutti, anche noi

liberitutti1 - Liberi tutti, anche noiLiberi tutti, anche noi
Eravamo proprio lì, vi osservavamo attraverso le fessure. Siamo quelli del TIR che ieri, 29 febbraio 2012, alle 16 circa, era fermo per il blocco della SS24 a Bussoleno.
Ora siamo al mattatoio. Quello di via Traves. Quello in cui si realizza ogni giorno la forma più mostruosa di oppressione.
Fra pochissimo, convinto di averne il diritto, un macellaio cancellerà la nostra vita. Fra pochissimo la nostra vita diventerà merce da rivendere a chi è convinto che sia giusto comprarla.
Chi aprirà il nostro corpo allarga le braccia e dice, anche lui, che quello è solo il suo lavoro.
Che così va il mondo perché così è sempre stato. Che la maggior parte di quelli che lavorano lì sono brave persone. Che hanno cura dei loro bambini. Che lo fanno per lo stipendio. Tutti recitano la litania liberatoria che bisogna prendersela con chi sta sopra. La scusa di essere solo parte del sistema è il detersivo che usano tutti per lavare il sangue dal grembiule e candeggiare la responsabilità individuale di chi fa un lavoro sporco armato di mannaia o manganello. La realtà però è certa: si muore sempre per mano dei macellai o dei soldati, non di chi comanda. Se le ruote non obbediscono, chi sta al volante non va da nessuna parte.
Ieri vi abbiamo sentito urlare le vostre ragioni e, state sicuri, possiamo comprenderle meglio di chiunque di voi. Nessuno più di noi sa cosa vuol dire non avere un futuro e finire nel tritacarne della razza padrona.
Però, guardando il vostro presidio ed i banchetti con la roba da mangiare, ci siamo rimasti male. Eravamo convinti che almeno per voi che subite l’oppressione del più forte fosse diventato normale non abusare del più debole. Invece no, ennesima conferma: finiremo sui tavoli di LTF, delle forze del disordine ma anche sui banchetti dei No Tav. Saremo masticati anche da quella parte di popolo che sente l’urgenza di ribellarsi a chi sta sopra ma è sorda al dolore di chi ha sotto i suoi piedi.
Ieri per voi è finita male, ma oggi per noi finirà molto peggio.
Chi ieri vi ha pestato considera il levarvi dai piedi del tutto legittimo e normale. Proprio come mangiare un panino col prosciutto.
Levateci i piedi da sopra.
Almeno voi.
Coerenza è pretendere solo ciò che si è disposti a dare.

Liberi tutti, anche noi

Valter Giordano

Liberi tutti, anche noi

liberitutti - Liberi tutti, anche noiLiberi tutti, anche noi
Eravamo proprio lì, vi osservavamo attraverso le fessure. Siamo quelli del TIR che ieri, 29 febbraio 2012, alle 16 circa, era fermo per il blocco della SS24 a Bussoleno.
Ora siamo al mattatoio. Quello di via Traves. Quello in cui si realizza ogni giorno la forma più mostruosa di oppressione.
Fra pochissimo, convinto di averne il diritto, un macellaio cancellerà la nostra vita. Fra pochissimo la nostra vita diventerà merce da rivendere a chi è convinto che sia giusto comprarla.
Chi aprirà il nostro corpo allarga le braccia e dice, anche lui, che quello è solo il suo lavoro.
Che così va il mondo perché così è sempre stato. Che la maggior parte di quelli che lavorano lì sono brave persone. Che hanno cura dei loro bambini. Che lo fanno per lo stipendio. Tutti recitano la litania liberatoria che bisogna prendersela con chi sta sopra. La scusa di essere solo parte del sistema è il detersivo che usano tutti per lavare il sangue dal grembiule e candeggiare la responsabilità individuale di chi fa un lavoro sporco armato di mannaia o manganello. La realtà però è certa: si muore sempre per mano dei macellai o dei soldati, non di chi comanda. Se le ruote non obbediscono, chi sta al volante non va da nessuna parte.
Ieri vi abbiamo sentito urlare le vostre ragioni e, state sicuri, possiamo comprenderle meglio di chiunque di voi. Nessuno più di noi sa cosa vuol dire non avere un futuro e finire nel tritacarne della razza padrona.
Però, guardando il vostro presidio ed i banchetti con la roba da mangiare, ci siamo rimasti male. Eravamo convinti che almeno per voi che subite l’oppressione del più forte fosse diventato normale non abusare del più debole. Invece no, ennesima conferma: finiremo sui tavoli di LTF, delle forze del disordine ma anche sui banchetti dei No Tav. Saremo masticati anche da quella parte di popolo che sente l’urgenza di ribellarsi a chi sta sopra ma è sorda al dolore di chi ha sotto i suoi piedi.
Ieri per voi è finita male, ma oggi per noi finirà molto peggio.
Chi ieri vi ha pestato considera il levarvi dai piedi del tutto legittimo e normale. Proprio come mangiare un panino col prosciutto.
Levateci i piedi da sopra.
Almeno voi.

Coerenza è pretendere solo ciò che si è disposti a dare.

Liberi tutti, anche noi

Valter Giordano