25 aprile antispecista 2019

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La data del 25 aprile in Italia ha assunto nel tempo una connotazione molto più ampia e complessa rispetto all’originale. Non si tratta più “solamente” della commemorazione della liberazione dell’Italia dal fascismo e dal nazismo, ma è divenuta l’occasione per una rivendicazione pubblica di un concetto di libertà più allargato e comprensivo. Di una lotta contro l’oppressione, l’ingiustizia e il fascismo in molte altre loro forme e declinazioni.
Ma se davvero il 25 aprile intende divenire una data in cui si riflette, ci si mobilità e ci si impegna per una reale lotta di liberazione, essa non può più essere parziale come lo è stata sino ad oggi.
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Veganzetta a Udine: “Antispecismo. Liberazione animale, liberazione umana”

san giorgio nogaro - Veganzetta a Udine: “Antispecismo. Liberazione animale, liberazione umana”

Incontro con Veganzetta a San Giorgio di Nogaro (UD), di seguito il testo del volantino:

ANTISPECISMO
Liberazione animale, liberazione umana

ne parliamo con Adriano Fragano redattore di “Veganzetta”
pubblicazione online e cartacea sul veganismo etico, l’antispecismo e la lotta di liberazione animale

DOMENICA 2 NOVEMBRE ore 17,00 – TAI GJAI – S.GIORGIO DI NOGARO (UD)

DALL’ANTROPOCENTISMO ALL’ECOLOGIA SOCIALE

Nella gerarchia delle specie decisa dagli umani, l’animale, l’altro “bestiale” è il più necessario, familiare e prezioso contraltare dell’anthropos; per richiamare la distinzione di JL Borges: è l’essere d’affetto con cui guardiamo la televisione, è il non-essere insignificante che mangiamo, è il mostro di cui abbiamo paura…; nell’economia capitalista, post capitalista, liberista, l’animale è risorsa industriale, materia vivente di esperimenti scientifici, corpi disponibili e commerciabili iscritta nei registri del mercato globale.

La società del dominio e la conseguente economia dello sfruttamento si reggono sulla quella scala di gerarchie appositamente costruita (potenza del linguaggio!) che serve ad esercitare controllo da parte dell’uomo, centro dell’universo, misura di tutte le cose, calibro modellato sugli ideali di mascolinità bianca, normalità, giovinezza e salute… modello esclusivo ed escludente.
Ma l’antropocentrismo che ne deriva è un modello platealmente fallimentare perché ci lascia sulla soglia della catastrofe climatica ed ecologica su un pianeta nel quale si è dimostrato pessimo parassita non essendo in grado di rispettare e quindi mantenere il “substrato” del quale si nutre, né di relazionarsi, se non in modo autoreferenziale con il reticolo di specie nel quale vive.
Perciò ha consumato materia, energia e specie; spesso anche la propria, ovvero quelle “categorie” di soggetti consumabili e sfruttabili in quanto non omologabili al modello standard. Pensare l’antispecismo è perciò pensare un percorso di rottura delle epistemologie del dominio verso sé, verso le specie e verso la natura.

Iniziativa a cura di Ateneo Libertario Friulano
Infoaction: www.info-action.net