Il processo contro Green Hill comincia

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Fonte Veganzetta

Domani 23 giugno 2014 presso il Tribunale di Brescia si apre il processo contro Green Hill.
I quattro imputati sono accusati di maltrattamento e uccisione ingiustificata di Animali. I fatti si riferiscono alle condizioni di detenzione e a un centinaio di cuccioli trovati morti per congelamento all’interno del lager di Green Hill a Montichiari.
Come antispecisti non possiamo aspettarci nessun tipo di giustizia all’interno di un’aula di tribunale.
All’interno di quel lager sono nati e reclusi migliaia di Animali non umani, poi deportati all’interno di altre strutture lager dove venivano sistematicamente seviziati, torturati e successivamente uccisi, dopo essere stati sfruttati nei modi più disumani che la nostra specie (unica capace di tanta crudeltà) impone loro.
In quell’aula non credo che possa essere resa giustizia e riconoscimento all’individualità di quelle persone non umane. Sarà soltanto l’ennesima celebrazione di discussioni e applicazioni di leggi speciste, che regolano il rapporto di dominio dell’Umano sulla natura e su altri esseri senzienti che condividono con noi questo pianeta. Si discuterà del maltrattamento e uccisione non perché sbagliati, ma semplicemente perché il lager non si è attenuto alle leggi che disciplinano le modalità mediante le quali questi esseri devono essere sfruttati e uccisi.
Ricordando che l’unica forma di giustizia percorribile in favore di chi è oppressa/o è la liberazione totale, ritengo che un mondo più giusto sia possibile solo nella presa di coscienza individuale che riconosca nell’altro non un diverso da temere o sfruttare, ma un individuo che desidera vivere liberamente, e verso il quale non è possibile alcuna pratica di sfruttamento e dominio.
Per ridare libertà a tutte/i dobbiamo impegnarci nelle nostre scelte quotidiane: perché il nostro convivere con gli altri sia una forma di solidarietà e rispetto. Nulla cambia se parliamo di un Cane, un Topo, una Mucca o un Maiale.
Auspico forme di lotta di tipo individuale attraverso pratiche quotidiane che non contemplino l’uso degli Animali come cibo, vestiario, divertimento.
Credo in forme di cambiamento sociale e culturale verso un nuovo paradigma in cui l’Umano non sia più al centro del pianeta, sentendosi in diritto di dominare e sfruttare altri esseri e la natura.
Auspico anche nell’azione diretta, come forma di intervento urgente e indispensabile per aiutare i nostri compagni oppressi e sfruttati, creando nuove possibilità di libertà.
Perché la libertà è per tutti o non è per nessuno.
Perché ogni ogni gabbia è un esercizio di dominio che ci coinvolge tutti.

Libertà per tutte/i.

Luana Martucci

Processo Green Hill: Approfondimenti sulla terza udienza e dichiarazione

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Fonte Veganzetta

Lunedi’ 26 maggio si è svolta la terza udienza del processo per la liberazione dei Cani dal lager di Green Hill presso il Palagiustizia di Brescia.
L’udienza è stata rinviata ad Aprile 2015 per il riconoscimento da parte della giudice del legittimo impedimento avanzato dall’avv. Arena, che difende la maggioranza delle persone imputate, e che rappresenterà la LAV come parte civile nel processo contro Green Hill che si aprirà il 23 giugno 2014. Lo stesso ha anche accennato a un’eventuale strategia difensiva con funzione rieducativa per le persone imputate che sospenderebbe in questo modo il processo.
Si tratta dell’applicazione di una legge delega al governo per introdurre una modifica al codice penale che inserisce la messa alla prova in pendenza del processo per estinguere determinati reati. La messa alla prova prevede un periodo di lavori socialmente utili e l’affidamento ai servizi sociali con valutazione del percorso rieducativo. Questo tipo di difesa non riconosce nell’azione di quel giorno un atto giusto e doveroso, ma anzi tende a reificare, riconoscendo il reato di furto, gli Animali considerandoli oggetti e proprietà, ed è quindi incompatibile con una posizione liberazionista. 
Ritengo che l’unico senso di essere in quell’aula sia per me sostenere una rivendicazione piena e forte della liberazione animale, come pratica di giustizia e solidarietà con tutti gli esseri senzienti da noi umani oppressi. Non individuo alcuna possibilità di dialogo, essendo la legge stessa che dovrà giudicarmi specista, e subendo io stessa la repressione che il sistema pone in atto per mantenere il controllo sugli Animali umani e non. La liberazione animale è necessaria, urgente e non contrattabile. Queste strategie di difesa non fanno che posticipare un’esplicita rottura con leggi ingiuste attraverso dichiarazioni che sostengano la liberazione animale, e che permettano agli Animali di essere riconosciuti, anche per un solo momento, come persone non umane verso le quali abbiamo dei precisi doveri.
Per vivere una vita degna e libera, liberazione totale!

Metto a disposizione il testo che avevo intenzione di leggere in aula nel corso dell’udienza.


RICORDANDO IL 28 APRILE

Sono chiamata oggi a rispondere in questo tribunale di un atto che ritengo giusto, responsabile e doveroso: la liberazione dei cani dal lager di Green Hill. Sono partita da casa con l’intenzione non solo di partecipare ad una manifestazione di protesta, ma , se possibile, di intervenire per liberare gli Animali per dare loro la possibilità di avere una vita degna. Questi Animali, dopo una lunga mobilitazione nazionale che chiedeva la chiusura del lager di Green Hill, continuavano a trovarsi in una situazione di privazione della libertà, tortura, e condanna a morte certa. Non c’era possibilità e intenzione di intervenire, perché tutto ciò è previsto dalla Legge. Per questo motivo ritengo di aver agito in stato di necessità: per tutelare qualcuno che non poteva tutelarsi da solo. Non scorgo nelle leggi che regolano la nostra società una possibilità di aiutare gli Animali, considerati schiavi, cibo, divertimento, vestiario. Penso che l’attuale sistema di leggi non ritenga gli Animali degli individui con diritto a vivere liberamente, bensì poco più che meri oggetti a nostra disposizione.
Le circostanze verificatesi durante la manifestazione del 28 aprile 2012 sono state favorevoli all’azione di liberazione. Ho scavalcato il filo spinato, e ho posto in essere tutto ciò che era necessario a liberare degli individui che desideravano come ognuno di noi una vita libera. Ho invitato chi era presente a entrare nel lager per portare soccorso a questi esseri senzienti che considero persone non umane. L’oppressione, la schiavitù, la prigionia sono condizioni che richiedono un intervento di aiuto immediato a cui non possiamo sottrarci a prescindere da chi le subisce. Quel giorno molte persone non si sono sottratte dal portare solidarietà e aiuto a chi era ridotto come uno schiavo e condannato a un destino terribile.

Oggi pertanto sono in quest’aula accusata di reati che mi rifiuto di concepire, perché laddove la legge vede un furto di una proprietà, io vedo la liberazione di un essere senziente prigioniero.
Quando parlo di Cani, parlo di Animali, quindi di esseri senzienti che hanno relazioni, dei figli, desiderano vivere ed essere libere, rifuggono il dolore e cercano il piacere. Individui con una propria storia, cultura intesa come consuetudini e comportamenti trasmessi dai genitori, affetti, conoscenze e volontà autonoma di vivere e di relazionarsi con altri individui. Ciò mi porta a considerare gli Animali delle persone che non appartengono alla specie umana: delle persone non umane e come tali andrebbero trattate. Persone come tutti noi che non avrebbero mai scelto per se stesse un destino atroce e per tale motivo è un dovere morale di ognuno aiutarle a uscire da tale situazione.
La legge è un insieme di norme che serve a regolare e a far funzionare un sistema vigente, e non è sinonimo di giustizia: io infatti ritengo che la legge in vigore sia ingiusta, liberticida e specista. Che permetta lo sfruttamento e l’uccisione di persone non umane, e che punisca chi cerca di liberarli. Pertanto in coscienza non la riconosco: la subisco perché vi sono costretta.
Non mi sottraggo al giudizio del processo, ma sottolineo il mio stato di costrizione, e che la mia è una critica forte a un sistema specista, che si avvale di leggi speciste e repressive. Mi sento estranea a queste logiche messe in atto da chi mi giudica, per un atto che ritengo legittimo e positivo e che rifarei.
Solidarietà a tutte le persone umane e non umane represse, sfruttate, imprigionate a cui non riusciamo ad arrivare.
Solidarietà con l’azione di liberazione dei Topi e Conigli del dipartimento di Farmacologia dell’Università di Milano, e con ogni altra liberazione.
Auspico la liberazione nelle scelte responsabili che tutti i giorni possiamo compiere.
Lasciamo liberi di vivere tutti gli esseri che lo desiderano, per non essere più complici della loro oppressione.
Buona liberazione a tutte/i

Luana Martucci

Verso la chiusura del processo delle 13 persone imputate per la liberazione a Green Hill

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Verso la chiusura del processo delle 13 persone imputate per la liberazione a Green Hill

Si ricorda che il 26 Maggio 2014 alle ore 11 presso il Tribunale di Brescia, si terrà un’udienza fondamentale del processo contro le 13 persone attiviste coinvolte nella liberazione dei Cani Beagle dal lager di Green Hill avvenuta il 28 aprile 2012. L’udienza prevede l’interrogatorio delle 13 persone imputate, e sarà l’ultimo appuntamento giudiziario prima della sentenza prevista per metà giugno. La sentenza verrà emessa pochi giorni prima dell’inizio del processo contro Green Hill che vede quattro imputati accusati di animalicidio e maltrattamento.
L’azione del 28 aprile 2012 ha rappresentato un momento importante per il movimento antispecista e liberazionista mondiale, e come tale andrebbe sostenuta, e rivendicata, da chiunque creda che non si possa lasciare la vita e la libertà di esseri senzienti a disposizione d’interessi economici e leggi che considerano la schiavitù, lo sfruttamento, la tortura e l’uccisione come pratiche da tutelare.
Sarò all’interno del Palazzo di Giustizia per ribadire la mia opposizione a leggi ingiuste, e rilanciare azioni di solidarietà a tutte le persone non umane che subiscono un sistema di leggi ingiusto e crudele.
Come imputata sono costretta a essere giudicata da un tribunale che riconosce in quest’azione di liberazione una serie di reati che vanno dalla violazione di proprietà privata, al furto, al danneggiamento. La mia presenza vuole essere un sostegno esplicito alla liberazione animale come atto giusto e necessario. Giusto perché le persone non umane hanno diritto, come qualunque Umano, a vivere una vita piena, libera, all’interno delle loro relazioni sociali e affettive. Necessario perché lo sfruttamento degli Animali è previsto, giustificato e normato dalle leggi che regolano la nostra società. La nostra volontà nel portare soccorso, pertanto, non può che manifestarsi anche con azioni di liberazione che divengono immediato sostegno, e nuove possibilità per esseri senzienti che desiderano la libertà.
Quello del processo in corso è un momento fondamentale per creare un elemento di rottura con un sistema che non riconosciamo come giusto.
Per i motivi di cui sopra si chiede a tutte le realtà e individualità che riconoscono nella liberazione Animale un atto diretto di giustizia, di sostenere tali rivendicazioni nel modo che ritengono più appropriato.

Luana Martucci

Una riflessione critica sulla campagna contro Green Hill

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Da Veganzetta

Un articolo di Animalstation datato 8 giugno 2012, che riporta considerazioni interessanti soprattutto se valutate ora che la vicenda Green Hill volge al termine.

Una riflessione critica sulla campagna contro Green Hill

A fronte del sostegno eccezionalmente unanime e trasversale del mondo animalista italiano alla campagna contro l’allevamento Green Hill, vorrei esprimere alcune considerazioni critiche personali a proposito.

Vorrei tuttavia prima esprimere apertamente il mio sostegno sia ai manifestanti indagati per la liberazione dei cuccioli dall’allevamento [1,2], sia agli attivisti raggiunti da provvedimenti di avviso orale per l’occupazione del tetto di uno dei capanni di Green Hill e l’allucchettamento alle grate degli uffici della stessa azienda [3]: sono azioni coraggiose, guidate da un fine nobile e senza distruzioni improprie. Allo stesso modo, apprezzo la passione e la fermezza degli organizzatori delle varie campagne sorte contro Green Hill, nonché l’ardore di tutti gli attivisti che partecipano e sostengono queste campagne. Ciò nonostante, permangono in me alcune perplessità generali. 

Uno dei primi segnali che mi rende sospettoso è proprio la popolarità che una campagna per gli animali riesce a raggiungere. Quando una società ultraspecista come quella in cui viviamo sostiene una causa a favore dei non-umani, c’è apparente incoerenza, dunque ambiguità, ciò che dovrebbe generare diffidenza. Eppure le intenzioni degli attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill sono genuinamente radicali:

La campagna Salviamo i cani di Green Hill è portata avanti da attivisti antispecisti […] con lo scopo di […] combattere questo allevamento, riattivare il fronte di lotta alla vivisezione in Italia e diffondere idee antispeciste. [4]

Tuttavia, anche se quanto scritto sul sito del coordinamento non lascia adito a dubbi sul fine ideologico degli attivisti, il messaggio che si è andato diffondendo è di tutt’altra natura: l’intento fondante antispecista è andato perso, inghiottito e dissoltosi in un incontrollato movimento emotivo-zoofilo. Certo non ho letto e visto tutto quel che tanto si è detto in questi mesi, ma in tutto questo fracasso mi pare di cogliere, ammessi gli ovvi frammenti d’eccezione, ben poca attenzione verso un pensiero autenticamente antispecista.

Direi piuttosto che il vasto movimento d’interesse che si è sviluppato intorno alla vicenda si muova su posizioni diametralmente opposte a quelle antispeciste: sui quotidiani e sui giornali, nei servizi televisivi, nei notiziari della TV, non si parla mai di antispecismo. Pure si tace su ciò che comporta la sperimentazione per le vittime dei laboratori. Tutta l’attenzione sembra invece essersi coagulata su «i cani di Green Hill». Tutta l’apprensione del pubblico è rivolta a questi «cucciolotti» – come li definisce l’inviato di Striscia la notizia.

Mi si obietterà che non c’è nulla di cui stupirsi in tutto ciò. Che pecco di ingenuità nel credere che oggi sia possibile portare avanti un movimento così vasto che prenda seriamente la questione animale. Questa obiezione è del tutto condivisibile. Ovviamente non mi sfugge la realtà sociale attuale e le inibizioni proprie verso un paradigma antispecista. Nondimeno capisco le enormi difficoltà nel gestire e guidare ideologicamente un movimento che ha assunto dimensioni di così vasta portata tali da rendere impossibile il controllo del messaggio mediato. Proprio per questi limiti, tuttavia, credo che era facilmente intuibile l’evolversi di un rapido decorso zoofilo della campagna.

Sarebbe stato semplice prevedere quest’esito anche considerando i motivi della rapida popolarità della campagna. La protesta verte sul tema toccante della sperimentazione sugli animali, una pratica che suscita profondo turbamento in molti, facile da appoggiare pur continuando ad ignorare le altre forme di oppressione animale. Per di più i protagonisti sono beagle, ovvero cani il cui aspetto amabile e temperamento docile rendono facile la simpatia all’occhio umano. Verosimilmente, una parallela campagna contro un allevamento di ratti destinati ai laboratori non riceverebbe la stessa accoglienza.

Mi si obietterà allora che non ha importanza che la campagna abbia assunto un orientamento zoofilo. Che l’importante è partecipare ad una protesta che mette in discussione una pratica moralmente illegittima quale è l’allevamento dei non-umani destinati alla sperimentazione. E che dopotutto era nel progetto degli organizzatori dar vita e sviluppare un movimento prevalentemente zoofilo con l’intento di avvicinare una moltitudine di persone alle istanze antispeciste e sollevare una discussione più ampia sulla sperimentazione animale. Un intento condivisibile e certamente non trascurabile nelle potenzialità favorevoli.

Tuttavia, a mio parere, c’è anche un aspetto che credo non vada per ciò ignorato. Se infatti da una parte c’è una febbrile esaltazione per i «cucciolotti» di Green Hill, dall’altra ci sono tutti i sempre più ignorati e dimenticati “altri” tormentati quotidianamente nei laboratori. In primis topi e ratti: nel 2009, su 830.453 soggetti usati nei laboratori italiani, ben 754.118 (il 90%) sono stati topi e ratti. Poi, a seguire, tutti gli altri: uccelli, pesci, cavie, conigli, suini… Il numero di cani usati invece supera appena i 600 soggetti [5].

Forse la campagna organizzata porterà alla chiusura di Green Hill. Forse nei prossimi mesi verrà approvata la tanto attesa legge per il divieto d’allevamento sul territorio italiano di cani, gatti e primati per scopi scientifici [6]. Tuttavia, questo non garantirebbe una riduzione effettiva del numero di questi stessi animali nella pratica sperimentale: come afferma Massenzio Fornasier, presidente della Società Italiana Veterinari Animali da Laboratorio (Sival), «se non si possono allevare animali in Italia, verranno comperati all’estero» [6]. Quand’anche l’acquisto di animali in altri paesi comportasse maggiori costi per i laboratori, la ricerca sperimentale sugli animali può contare sempre su generosi finanziamenti statali e una richiesta di nuovi stanziamenti verrebbe facilmente accolta.

Pur se venissero a mancare i fondi necessari, ciò non comporterebbe necessariamente una riduzione del numero complessivo di animali usati: se non può disporre di cani, gatti o primati, lo sperimentatore semplicemente userà soggetti di altre specie. Come spesso viene riferito in ambito critico-scientifico, la pratica sperimentale sugli animali manca infatti di criteri sistematici e rigorosi che possano vincolarne l’esecuzione di un particolare esperimento all’uso di una particolare specie animale. Pertanto, gli altri dimenticati dei laboratori, soprattutto topi e ratti, finirebbero verosimilmente per rimpiazzare cani, gatti e primati, probabilmente in numero maggiore per via del più ridotto valore commerciale che hanno sul mercato della tratta dei non-umani.

Non dimentichiamo inoltre che nel nostro paese i due principali allevamenti di “animali da laboratorio” sono i due colossi Charles River e Harlan, specializzati nella fornitura di topi e ratti (anche geneticamente modificati), nonchè conigli, suini e animali di altre specie. Esistono poi almeno un’altra decina di allevamenti sparsi nella nostra penisola che operano e commerciano vite nella più completa tranquillità al riparo dai riflettori solo perché non allevano cani, gatti o primati [7].

C’è infine un’ultima considerazione che mi preoccupa. Se in Italia non venissero più allevati cani, gatti e primati da destinare ai laboratori, se ciò condurrebbe finanche all’impossibilità di usare questi stessi animali nei laboratori, anche con l’eventuale supporto di una qualche futura legge, ho il timore che tutto ciò potrebbe solo rendere l’orrore dell’abuso bio-medico degli animali più accettabile e giustificabile e meno condannabile agli occhi dei più, che ritengono intollerabile la sevizia di un cane per mano di uno sperimentatore, ma che rimangono indifferenti al tormento delle migliaia di topi e ratti e degli altri animali usati nei laboratori intorno a noi. Ho il timore che gli sperimentatori porterebbero avanti del tutto indisturbati e senza troppe proteste la loro scienza di supplizi, martoriando con fredda serenità gli altri dimenticati, coloro che rimarrebbero vittime inascoltate e ignorate dalle apprensioni zoofile. Non c’è alcuna ragione per cui si possa credere che chi oggi urla per i beagle di Green Hill, un domani urli per i ratti di Charles River e Harlan.

Riccardo B.

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Ultima modifica: 21 gennaio 2014

Note:
1. Salviamo i cani di Green Hill, Decine di beagle liberati dall’inferno di Green Hill.
2. Gea Press, Green Hill – Il quattoridicesimo indagato.
3. Salviamo i cani di Green Hill, Attivismo e repressione: provvedimenti di avviso orale.
4. Salviamo i cani di Green Hill, Chi siamo noi.
5. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie generale del 5 marzo 2011, n. 53.
6. Linkiesta, Il parlamento contro l’allevamento di cavie in Italia. E la scienza protesta.
7. Lav, Rapporto Lav 2004 – La vivisezione in Italia, regione per regione.

La campagna contro Green Hill: frammenti di una storia di liberazione animale

Il 28 aprile 2012 a Montichiari (BS) avviene una delle più importanti liberazioni della storia dell’animalismo in Italia.

Cronistoria della campagna di protesta contro Green Hill liberamente estratta dall’articolo “GREEN HILL 28 MESI VISSUTI DI CORSA…” pubblicato su “La Voce dei SENZAVOCE” n° 88 autunno 2012 rivista periodica della Lega AntiVivisezionista (LEAL)

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… per salvare 2.639 cani, che dovevano finire avvelenati, amputati, resi folli sui tavoli della vivisezione, e che … per salvare 2.639 cani, che dovevano finire avvelenati, amputati, resi folli sui tavoli della vivisezione, e che invece hanno trovato affetto,
calore, una casa e un futuro. Dal primo corteo di protesta del 2010 al 27 luglio 2012, giorno in cui i Beagle di Green Hill vengono dati in affido alle associazioni animaliste, è la storia di una vittoria collettiva, che senza il Coordinamento Fermare Green Hill non avremmo mai potuto scrivere.

Cronostoria: www.veganzetta.org/?p=4978

Processo Green Hill: considerazioni sulla seconda udienza

processo green hill - Processo Green Hill: considerazioni sulla seconda udienza

Fonte Veganzetta

18 aprile 2014

Il 25 marzo 2014 si è tenuta la seconda udienza del processo per la liberazione dei Cani di Green Hill. L’udienza era dedicata alla deposizione delle testimonianze dei testi dell’accusa, quindi: Polizia Locale, Digos, Carabinieri, direzione del lager, responsabile veterinario della struttura. Io ero presente in aula unitamente al mio avvocato. Presente ovviamente anche la difesa di Green Hill.

Il PM ha rinunciato a numerosi testi precedentemente chiamati a deporre, e si è concentrato soprattutto sulle testimonianze del Capitano dei Carabinieri Fabrizio Massimi, del dirigente della Digos di Brescia, Vice Questore Aggiunto Giovanni De Stavola, di alcuni agenti della Polizia Locale di Montichiari, che unitamente ad alcuni Carabinieri (anch’essi ascoltati in aula) hanno proceduto agli arresti delle persone imputate nel processo.
Al termine della mattinata sono stati ascoltati anche il responsabile veterinario e il direttore di Green Hill di Montichiari.

Dalle deposizioni è emerso un quadro interessante della situazione: sia Massimi che De Stavola (soprattutto quest’ultimo) hanno escluso la volontà dei manifestanti di aggredire o nuocere agli agenti presenti; De Stavola si è spinto oltre affermando – senza alcuna sollecitazione da parte di nessuno, PM compreso – che “non c’era propensione violenta verso le forze dell’ordine”. Tale affermazione pronunciata dal responsabile operativo della Digos è di assoluto rilievo: non c’è evidentemente volontà politica a perseguire le persone accusate con reati penali derivanti da eventuali azioni violente contro gli agenti, De Stavola, infatti, sostiene che ha ravvisato un “clima di ribellismo contro l’allevamento e non contro la Polizia”.
Lo stesso PM non ha dimostrato volontà di approfondire questioni quali possibili violenze o resistenze contro gli agenti presenti, da parte degli imputati, calcando invece la mano sui danni materiali alle strutture del lager. Tale posizione non è invece quella tenuta dai Carabinieri, che durante la deposizione hanno parlato di presunti atti di resistenza degli imputati durante gli arresti.

Nessuno dei testimoni dell’accusa ha visto le persone imputate aprire le gabbie dei Cani nei capannoni, come nessuno ha visto materialmente gli imputati tagliare, rompere o danneggiare le recinzioni o i serramenti della struttura. Dalla deposizione degli agenti della Polizia Locale di Montichiari presenti il 28 aprile, si evince una situazione di totale confusione all’atto dell’arresto di alcuni imputati che si stavano allontanando con alcuni Cani: gli agenti infatti non sono stati nemmeno in grado di specificare chi si era occupato dei Cani recuperati, e quale procedura venne seguita per riconsegnarli al lager da dove erano stati liberati. Gli agenti di Polizia Locale di Montichiari Omar Pezzaioli e Andrea Rebuffoni, hanno riferito di ricordarsi di aver visto tre Cani beagle in caserma, successivamente riconsegnati al lager di Green Hill senza aver steso preventivamente alcun verbale, né averli identificati.
La medesima confusione si riscontra nelle cifre riguardanti la partecipazione alla manifestazione a Montichiari: secondo i Carabinieri 3.000, secondo la Polizia 1.000, 1.200 persone.
Stesso metodo spannometrico viene usato per la presenza degli agenti in campo: De Stavola riferisce anche che sul posto erano presenti 60-80 agenti, più la Polizia Locale di Montichiari.

Per quanto riguarda la testimonianza di Roberto Bravi e Renzo Graziosi, rispettivamente direttore della sede operativa di Green Hill di Montichiari, e responsabile veterinario, si sottolineano i dati da loro forniti riguardanti i danni subiti e i Cani liberati.
Oltre alle reti tagliate, ad alcune vetrate dei capannoni infrante, e a delle serrature forzate, il direttore parla di danni materiali, secondo un’ultima stima, per un totale di 267.000 euro: mille euro a Cane per i 70 Cani liberati (di cui tre fattrici restituite) per un totale di 67.000 euro, e 200.000 euro riguardanti danni alle strutture e come risarcimento per la perdita di ulteriori 20 Cani; a tale proposito è necessario aprire una parentesi per riportare che il veterinario (dott. Graziosi) ha parlato dello scoppio di un focolaio di parvovirosi canina nel lager, che ha causato – a suo dire –  l’infezione di 100 cani di cui 20 sono successivamente morti. A detta del veterinario il virus della parvovirosi canina è stato veicolato dalle persone che si sono introdotte nei capannoni, in che modo non è dato sapere. La presenza del virus è stata documentata da esami autoptici disposti sul corpo di alcuni cuccioli deceduti inviati all’Istituto Zooprofilattico di zona. Incredibile a dirsi ma pare inoltre che alcuni Cani siano morti perché una volta fatti uscire dalle gabbie, hanno bevuto del liquido disinfettante presente nei capannoni.  Alla domanda sulla presenza di un eventuale protocollo di sicurezza per il trattamento di liquidi pericolosi nel lager, il veterinario ha risposto che non ne esistono.
Il direttore della sede operativa ha rimarcato che il danno economico alla struttura è stato ingentissimo dato che la “produzione” che in passato prevedeva un numero totale di Cani annuo pari a 2.000 – 2.500, risulta ferma da ben due anni, dato che la struttura ha chiuso i battenti come è noto.

Una particolarità sorta durante la deposizione di Bravi è l’esistenza di un fantomatico “programma di donazioni” di Green Hill: pare si trattasse di un programma che prevedeva la cessione di Cani non adatti alla vendita per la vivisezione, a non precisate associazioni per la tutela degli Animali situate all’estero. Su questo punto non è stato possibile indagare oltre, la speranza è che la questione venga ripresa durante lo svolgimento dell’imminente processo contro Green Hill che comincerà in giugno.

La linea di condotta che intendo seguire è quella di evidenziare la valenza politica dell’atto di liberazione che è stato portato a termine, questo nonostante pare ormai chiaro che il processo sia stato incanalato verso una mera richiesta di risarcimento danni; ciò, che parrebbe un elemento positivo, è del tutto deleterio, perché non viene lasciato alcuno spazio alla trattazione delle motivazioni etiche e politiche di quanto si è verificato a Green Hill.

La prossima udienza è stata fissata per il 26 maggio alle ore 11.00, e sarà dedicata al nostro interrogatorio e controinterrogatorio, e ai testimoni della difesa.

Luana Martucci