Dobbiamo ripensare il nostro rapporto con il mondo animale

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Si propone un articolo interessante pubblicato da Thevision.com, in cui si cita anche un passo di “Proposte per un Manifesto antispecista”.
Il testo espone una serie di concetti condivisibili, altri meno come la scelta di citare Safina il quale (giustamente) afferma che l’Umano non è la misura di tutte le cose e che “se noi riconoscessimo il diritto all’esistenza e alla vita degli altri animali, ciò che facciamo loro ci metterebbe in una posizione molto sconveniente”. Senza dubbio considerazioni importanti, ma pronunciate da chi ammettere candidamente in un’intervista che mangia le Aragoste, non riconoscendone evidentemente il diritto all’esistenza e non risentendo di alcuna posizione molto sconveniente.
Altra questione: l’autore dell’articolo (Giuseppe Porrovecchio che ringrazio per aver citato il mio libro), scrive che l’antispecismo si “si compone di due correnti: una più classica, che ha come obiettivo la fine dell’oppressione animale, e una più politica”, in verità l’antispecismo non si compone di alcuna corrente (anche se non mancano coloro che vorrebbero crearne di nuove e personali), semplicemente è una filosofia giovane, in forte mutamento e in divenire, che se in principio si concentrava meramente sulla discriminazione dell’Umano nei confronti di coloro che appartengono ad altre specie animali, ora è giunto a considerare lo specismo anche come un’ideologia e prassi del dominio sugli Animali e a rivolgere le proprie attenzioni non solo in ambito extraumano, ma anche all’interno della nostra società.
Per concludere continuare a considerare l’intelligenza degli altri Animali, solo mediante il metro di paragone con quella umana (anche misurandola mediante esperimenti che rasentano la tortura), equivale ancora una volta ad affermare che purtroppo l’Umano è ancora il metro di tutte le cose. Buona lettura.
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