25 aprile antispecista 2020

25 aprile antispecista 630x353 - 25 aprile antispecista 2020

La data del 25 aprile ha assunto nel tempo una connotazione molto più ampia e complessa rispetto all’originale. Non si tratta più “solamente” della commemorazione della liberazione dell’Italia dal regime fascista e dal nazismo (commemorazione sempre più indispensabile, urgente e doverosa), ma è divenuta l’occasione per una rivendicazione pubblica di un concetto di libertà finalmente più allargato e comprensivo. Di una lotta contro l’oppressione, l’ingiustizia e il fascismo in molte altre loro forme e declinazioni.
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Una piccola biblioteca antispecista nel Monferrato

area relax - Una piccola biblioteca antispecista nel Monferrato

Il Centro di Documentazione Libertario Felix è una nuova realtà di Asti, di cui avevo già parlato, che nella propria interessante biblioteca raccoglie anche alcune copie del libro “Proposte per un Manifesto antispecista” e di Veganzetta.
Con piacere quindi giro la notizia dell’inaugurazione ufficiale ricevuta dal CDL.

Sabato 9 dicembre, presso la sede del Circolo Arci La Briccona a Castagnole Monferrato, apre ufficialmente i battenti la piccola biblioteca del Centro di Documentazione Libertario Felix (qui l’evento completo https://www.facebook.com/events/1534483516629343/)

Il CDL Felix nasce nel 2017 con la finalità di recuperare i libri della biblioteca dell’Ex-Mutua Occupata di Asti, biblioteca in quel momento abbandonata a sé stessa ed inutilizzata. Durante tutto l’anno abbiamo catalogato ed arricchito la biblioteca originaria trattando temi come anarchismo, antispecismo, antisessismo, resistenza ed antifascismo, grazie al contributo di tutti gli amici e i compagni che ci hanno sostenuto in cene, aperitivi ed eventi di autofinanziamento, eventi totalmente vegan e cruelty free.

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Antispecismo e anarchismo: un nesso inscindibile

catena anarchia - Antispecismo e anarchismo: un nesso inscindibile

Interessante testo di Nicholas Tomeo pubblicato nella rubrica “Casella postale 17120” del numero 403 di A Rivista anarchica.

Fonte: www.arivista.org/?nr=403&pag=141.htm#2

Antispecismo e anarchismo: un nesso inscindibile

L’antispecismo, quella forma di lotta per la liberazione animale, rappresenta un argomento che nel corso degli anni ha sollevato accese discussioni all’interno dei gruppi anarchici. In particolare ci si chiede se l’antispecismo rappresenta o meno una lotta insita nell’anarchismo. Cos’è che differenzia lo specismo dal razzismo o dal sessismo? Non è forse lo specismo una delle varie strutture gerarchiche di dominio al pari delle altre? Può parlarsi di anarchismo senza antispecismo?
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Presentazione “Proposte per un Manifesto antispecista” a Imola

proposte per un ma - Presentazione "Proposte per un Manifesto antispecista" a Imola

Domenica 17 maggio 2015 alle ore 19,00
Presso il  CSA Antifascista Brigata 36
in via Riccione 4, Imola (BO)

Aperitivo vegan e presentazione con l’autore Adriano Fragano del libro:

PROPOSTE PER UN MANIFESTO ANTISPECISTA
Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società liberata

Seguirà dibattito su tematiche antispeciste.

Entrata libera

brigata 36 manifesto antispecista 17 05 2015 - Presentazione "Proposte per un Manifesto antispecista" a Imola

Libertà senza limiti di specie

liberazione animale - Libertà senza limiti di specie

Agli inizi del ‘900 il sindacalista e pacifista americano Eugene V. Debs affermava:

finché ci sarà una classe inferiore, io ne farò parte. Finché ci saranno dei criminali, io sarò uno di loro. Finché ci sarà un’anima in prigione, io non sarò libero“.

Quello di Debs era un appello alla libertà e all’uguaglianza che rimane a tutt’oggi lettera morta.
Come ogni anno l’antispecismo italiano festeggia il 25 aprile: la liberazione dal nazi-fascismo, dall’oppressione, dalla tirannia, dal dominio del più forte sul più debole; ma lo spirito con cui lo festeggia possiede un respiro molto più ampio rispetto a quello del concetto di liberazione percepito dal senso comune, e non potrebbe essere altrimenti.
Ogni 25 aprile, come ogni giorno dell’anno, ci si dovrebbe perlomeno domandare: “cosa significa essere liberi?”. Una semplice domanda capace di scatenare una cascata di considerazioni sulla nostra condizione di Umani, ma anche solo di cittadini di una società che, palesemente o subdolamente, ci opprime, ci controlla e ci ingabbia, come opprime, controlla e ingabbia (e ci invita con successo a fare altrettanto) miliardi di altri esseri senzienti che non ne fanno nemmeno parte.
Debs evidentemente aveva un’idea altissima della libertà. La libertà non appartiene alla sfera della parzialità, della discrezionalità, non è opinabile, come non è relativa. La libertà è un concetto assoluto: non può esistere se ad essere liberi sono solo alcuni soggetti, che ad essa anelano, a discapito di altri. La libertà riservata solo ad alcuni, equivale a una feroce ingiustizia, a una tirannia: di sicuro i razzisti del Sudafrica dell’apartheid si sentivano liberi, come pure i fascisti e i nazisti al potere durante le dittature europee del secolo scorso, certamente i sostenitori dei regimi totalitari sudamericani hanno vissuto appieno il loro concetto di libertà, come pure i gerarchi sovietici, ma tutti a discapito della libertà altrui.
Finché ci sarà un’anima in prigione, io non sarò libero“, Debs scrivendo “anima” intendeva l’Umano – secondo la nostra presunta caratteristica distintiva veicolata dall’assurdo antropocentrismo della religione – e non tutti i senzienti, forse però il suo concetto di libertà si spingeva oltre e davvero dovrebbe essere così.
Di anime (etimologicamente parlando il termine Animale deriva dal latino e significa essere animato) imprigionate, sfruttate, umiliate, torturate e uccise ce ne sono a miliardi: senza scomodare il trascendentale ci si potrebbe semplicemente limitare a considerare che sono miliardi di individui che soffrono, anche oggi, e muoiono a causa nostra. Come potremmo noi – padroni privilegiati e comodamente alloggiati nei piani alti di un grattacielo sociale costruito sull’ingiustizia – gioire della nostra avvenuta liberazione?
Dobbiamo immedesimarci negli altri, nei più diversi e lontani da noi, e asserire, parafrasando Debs, “finché ci sarà una specie inferiore, io ne farò parte”; ripartendo dal basso, dal fondo potremmo finalmente porre rimedio – da criminali che infrangono la legge del più forte – alle tragedie che abbiamo causato agli altri e a noi stessi.
Se fossimo meno ipocriti ed egoisti, potremmo semplicemente ammettere che davvero nessuno potrà mai sentirsi libero, fino a quando anche l’ultimo degli Animali non lo sarà completamente e definitivamente. Finalmente una libertà senza limiti di specie.

Buona liberazione.

Adriano Fragano

Vegano, antispecista, antifascista e morto

Il problema delle infiltrazioni fasciste all’interno di realtà antispeciste e animaliste che è tipico dell’attivismo italiano, comincia ad affacciarsi in molti altri Paesi.
Prova ne è l’uccisione di un diciottenne in Francia (vegano, antispecista e antifascista) ad opera di un gruppo di fascisti, un delitto di cui si parla nel comunicato ad opera del Coordinamento Fermare Green Hill e ripreso da Veganzetta che è possibile leggere di seguito.
La questione già evidenziata da anni da Manifesto antispecista e Veganzetta pare ora assumere proporzioni sempre maggiori e preoccupanti. Le cause sono molteplici e note, ma è palese che non vi sia una volontà unanime di affrontare tale tematica e trovare una soluzione condivisa.
Un ulteriore problema è l’uso delle tematiche antispeciste da parte di realtà interessate solo a utilizzarle per secondi fini, o come motivo di agitazione sociale, svuotando la lotta antispecista di liberazione animale di ogni significato, e cercando solo le occasioni propizie per fare proselitismo e causare scontri tra fazioni opposte.

clement - Vegano, antispecista, antifascista e morto

Nei giorni scorsi Clément Meric, attivista vegano e antispecista di 18 anni, è stato ucciso da tre nazifascisti che lo hanno assalito per massacrarlo di botte.

In ospedale è stata constata la morte cerebrale.

L’ennesima vita spezzata dallo squadrismo di destra che, sempre indaffaratissimo a ripulirsi la faccia e a mostrarsi accettabile presso l’opinione pubblica, non rinuncia alla violenza, agli agguati, alle coltellate, agli omicidi.
Episodi come questo ne accadono e ne sono sempre accaduti, in tutta Europa, in tutta Italia.

I media europei hanno dato molto risalto a questo fatto di cronaca, anche se in Italia è stato accennato appena.
Sentiamo la necessità di raccontare questa storia dal nostro punto di vista, perchè, nonstante il fatto sia avvenuto a Parigi, secondo noi è emblematica di qualcosa che sta succedendo nel movimento di liberazione animale in questo momento, in Italia.

Clément aveva 18 anni ed era un attivista antispecista.
Con tutte le caratteristiche proprie di un attivista antispecista: vegano, contrario ad ogni forma di discriminazione e di sopruso, attivo nella difesa dei più deboli, a qualunque specie appartenessero.

Gli amici che ne danno una descrizione dicono qualcosa di emblematico: Clément si era avvicinato dapprima agli animali. Il suo attivismo partiva da lì.

Gli animali gli avevano fatto scoprire cosa volesse dire essere mercificati, coi loro occhi gli avevano raccontato cosa significa essere un semplice numero, nascere col destino già segnato dalla fine che altri hanno deciso per te.

Questo ha ampliato la sua consapevolezza sul mondo e ha fatto nascere in lui l’esigenza di attivarsi per un cambiamento radicale e profondo della società.
Questo ha fatto nascere in lui lo schifo e la repulsione per ogni forma di discriminazione.
Gli animali hanno portato nella sua vita l’amore verso tutti.

L’assassino si chiama Esteban (il cognome non è dato sapere) e ha 20 anni. Ha diversi contatti con gruppi e partiti neonazisti che ora, da tutta Europa, gli stanno dando solidarietà.

Nella sua pagina di supporto, accanto a messaggi che orgogliosamente si rifanno all’ideologia nazifascista (di stampo quindi razzista, omotransfobico e suprmatista), veniamo informati del fatto che questo personaggio ha partecipato alla marcia nazionale contro le pellicce tenutasi a Parigi, ricevendo così la qualifica di “combattente per la causa animale”.

Questo atteggiamento è indicativo: persone e gruppi attivi nel movimento nazifascista stanno, ormai già da qualche anno, tentando di presenziare più eventi possibile che riguardino la lotta per gli animali, in modo da darsi un’immagine “pulita”, tentando di strumentalizzare l’accresciuta consapevolezza sulla questione animale nella nostra società.

In Germania, ad esempio, i neonazisti provano a strumentalizzare la difesa dei bambini maltrattati, in Italia e in Francia provano a strumentalizzare le lotte antispeciste.
Sanno che se pubblicamente sostengono una lotta giusta automaticamente hanno la possibilità di passare come “giusti” spostando l’attenzione dalle loro idee suprematiste e violente.

Sostengono, implicitamente, che chi professa idee suprematiste possa tranquillamente lottare per la liberazione degli animali.
Questo è profondamente contraddittorio, l’antispecismo si basa su un’idea molto semplice: siamo tutti animali; perciò la liberazione animale coincide con la liberazione umana.

Non è possibile struggersi all’idea di animali imprigionati e uccisi per diventare cibo e poi rallegrarsi all’idea di persone massacrate e uccise per la loro appartenenza ad un’altra etnia.
Non si può lottare per gli animali che giacciono prigionieri nei laboratori e poi sperare che al loro posto ci finiscano persone omosessuali, o chi fugge da paesi devastati dal neocolonialismo.
Non ha senso lottare per liberare gli animali e contemporaneamente lottare perchè la nostra posizione di dominio sulle minoranze che compongono la nostra società si rafforzi e sfoci nella violenza verbale e fisica.
È contraddittorio sostenere il rafforzamento dei confini nazionali quando gli animali ci insegnano che suddetti confini non hanno alcun senso, se non quello di formalizzare e standardizzare la necessità di dominio e controllo tipicamente umana.

Chi segue le nostre iniziative da più tempo se ne sarà accorto e se ne ricorderà: diverse volte ci siamo trovati ad allontanare gruppi apertamente ricollegabili alle ideologie nazifasciste, che tentavano di strumentalizzare il nostro attivismo per rendersi presentabili. Diverse volte abbiamo avuto a che fare con persone ambigue che, con svastiche e fiamme tricolori tatuate addosso, cercavano di farsi passare per antispecisti.

Il problema più grosso è rappresentato da chi non li identifica come un problema, da chi si illude che loro stiano contribuendo alla causa animale, da chi non ne vuole prendere apertamente le distanze perché non ha ancora capito quali siano le mire di queste persone.

La storia di Clément ed Esteban si è intrecciata: uno ha imparato dagli animali l’odio per le catene, per i confini, per le gabbie, per i soprusi e per la violenza, per il suprematismo, l’altro ha provato a sfruttare gli animali per far accettare il suo messaggio basato sull’esaltazione di confini, gabbie, soprusi, violenza e suprematismo.

Clément è stato ucciso. Non lasciamo che la sua morte sia stata inutile: non sottraiamoci ad una presa di posizione chiara, forte, inequivocabile.

Per chi volesse approfondire la questione delle infiltrazioni nazifasciste e qualunquiste nel movimento di liberazione animale consigliamo l’opuscolo “Antispecisti di destra?” pubblicato da Veganzetta, liberamente scaricabile in PDF a questo link > http://bit.ly/19ZQxOj

Contro lo specismo – per la liberazione animale
www.fermaregreenhill.net