Una piccola biblioteca antispecista nel Monferrato

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Il Centro di Documentazione Libertario Felix è una nuova realtà di Asti, di cui avevo già parlato, che nella propria interessante biblioteca raccoglie anche alcune copie del libro “Proposte per un Manifesto antispecista” e di Veganzetta.
Con piacere quindi giro la notizia dell’inaugurazione ufficiale ricevuta dal CDL.

Sabato 9 dicembre, presso la sede del Circolo Arci La Briccona a Castagnole Monferrato, apre ufficialmente i battenti la piccola biblioteca del Centro di Documentazione Libertario Felix (qui l’evento completo https://www.facebook.com/events/1534483516629343/)

Il CDL Felix nasce nel 2017 con la finalità di recuperare i libri della biblioteca dell’Ex-Mutua Occupata di Asti, biblioteca in quel momento abbandonata a sé stessa ed inutilizzata. Durante tutto l’anno abbiamo catalogato ed arricchito la biblioteca originaria trattando temi come anarchismo, antispecismo, antisessismo, resistenza ed antifascismo, grazie al contributo di tutti gli amici e i compagni che ci hanno sostenuto in cene, aperitivi ed eventi di autofinanziamento, eventi totalmente vegan e cruelty free.

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Lo scoglio antropocentrico

scoglio antropocentrico e1507547389457 - Lo scoglio antropocentrico

Il rapporto tra antispecismo e anarchismo è complesso e contraddistinto da sentimenti di amore e odio. Fortunatamente ci sono punti di contatto e realtà (fisiche e virtuali) grazie alle quali un confronto costruttivo è possibile e avviato. Una di queste è Umanità Nova la storica testata anarchica che da qualche tempo sta dando spazio ad articoli a tema antispecista.
Segnalo un mio contributo pubblicato sul numero 27 anno 97
www.umanitanova.org/2017/10/08/lo-scoglio-antropocentrico
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Reclus: la strage degli animali prepara guerra e genocidio

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Fonte: Libre – associazione di idee

Si illude, chi crede che macellare un vitello sia poi tanto diverso dal massacrare un cristiano: e non capisce che l’assuefazione alla strage quotidiana degli animali ci “prepara” all’indifferenza verso l’omicidio, la guerra, il genocidio. Parola di Elisée Reclus, anarchico francese e geografo nonché vegetariano militante: aveva, per l’epoca, idee molto progressiste riguardo ai diritti degli animali. Servendo come membro della milizia, partecipò attivamente alla rivolta che diede vita alla mitica Comune di Parigi del 1871, storica ribellione della classe operaia che lo stesso Marx definì «il presagio glorioso di una nuova società». Dopo la sua cattura da parte delle forze governative, Reclus venne inizialmente deportato in Nuova Caledonia, remoto arcipelago al largo delle coste dell’Australia. Ma grazie all’intervento dei suoi sostenitori, che secondo alcune fonti includevano anche Charles Darwin, una nuova sentenza ridusse la distanza del confino, permettendogli di vivere in Svizzera.

Reclus, racconta il newyorchese Jon Hochschartner in un post ripreso da “Come Don Chisciotte”, era sensibile come un bambino alla violenza contro Maiali al macello gli animali. «Una volta un mio familiare mi aveva inviato, piatto in mano, dal macellaio del villaggio, con l’ordine di prendere qualche pezzo di carne da mangiare», ha scritto Reclus, ricordando un episodio decisivo per la sua vita, negli anni dell’infanzia. «Ricordo ancora questo cantiere cupo dove uomini terrificanti andavano e venivano con grandi coltelli, indossando grembiuli schizzati di sangue. Appesa sotto un portico, un’enorme carcassa sembrava occupare una straordinaria quantità di spazio. Dalla sua carne bianca un liquido rossastro scorreva nei canali». Travolto dalla vista del macello, Reclus, a quanto pare, svenne.Il reduce della Comune di Parigi ha scritto acutamente circa il processo che permette agli esseri umani di commettere la violenza sugli animali, «un processo che potremmo chiamare di socializzazione specista», afferma Hochschartner. La reazione inorridita di un bambino di fronte allo sfruttamento degli animali «svanisce nel tempo, cedendo davanti alla perniciosa influenza dell’educazione quotidiana», ha dichiarato Reclus. «I genitori, gli insegnanti, in modo ufficiale o amichevole, i medici, per non parlare del singolo potente che noi chiamiamo “tutti”, lavorano tutti quanti insieme per “indurire” il carattere del bambino rispetto a questo alimento a quattro zampe che, tuttavia, ama come facciamo noi, e sente come noi».

Forse anticipando il lavoro di scrittori come Joan Dunayer, Reclus ha riconosciuto il ruolo dei giochi linguistici nel negare o razionalizzare lo sfruttamento degli animali. «Gli animali sacrificati per l’appetito dell’uomo sono stati sistematicamente e metodicamente resi orrendi, informi, e sviliti in intelligenza e valore morale», ha scritto Reclus. «Anche il nome degli animali è stato trasformato, il cinghiale viene utilizzato come grossolano insulto, la massa di carne che vediamo sguazzare nelle piscine rumorose è talmente ripugnante da guardare che evitiamo ogni somiglianza tra il nome della bestia e quello dei piatti che se ne ricavano». Naturalmente, Reclus credeva nel collegamento tra la violenza sugli animali e quella contro gli Elisée Reclusesseri umani: «C’è poi così tanta differenza tra il corpo morto di una giovenca e quello di un uomo?».

«Gli arti mozzati, le interiora mescolate uno con l’altro, sono molto simili», scrive Reclus. «Il massacro del primo rende facile l’omicidio del secondo, soprattutto quando fuori squilla l’ordine di un leader, o da lontano arriva la parola del maestro incoronato, “essere senza pietà”». Elisée Reclus è morto nel 1905 all’età di 75 anni. «Si dice che i suoi ultimi giorni siano stati resi particolarmente felici dalla notizia della rivoluzione popolare in Russia», secondo Camille Martin e John P. Clark. «Morì poco dopo aver sentito della rivolta dei marinai sulla corazzata Potemkin».

Metodo anarchico ed animalismo

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Dal remoto 2002 (il testo è tratto dal giornale Contropotere – anno 1, numero 4, settembre 2002) alcune considerazioni sul rapporto anarchia – antispecismo.
A giudicare dallo stato delle cose attuale non si sono fatti molti passi avanti.

Fonte: www.ecn.org/contropotere/press/71.htm

Anarchismo e specismo? Due termini che stridono fra loro: semplicemente, l’uno esclude l’altro. La questione animalista è un problema scomodo da porsi… Troppo ben abituati, troppo viziati dall’opulento mercato-fabbrica delle abitudini per poter di colpo rinunciare all’alimentazione ed altre consuetudini cominciando a considerare gli animali come esseri viventi, coscienti, liberi.. Se come anarchici abbiamo rintracciato nella gerarchia un male e ci rendiamo conto di quanto questa sia presente nel vivere moderno, non tutti hanno ancora individuato la più grande, la più presente delle oppressioni, tanto accettata e giustificata da non suscitare nemmeno l’attenzione dei più.. Stiamo parlando di una forma di discriminazione biologica: non è il razzismo, ma lo specismo. Stiamo parlando di un dominio e di una lotta che può vedere come unico vincitore il soggetto più forte ed avanzato. Animali allevati per diventare servi, animali torturati per la scienza, animali uccisi per vestirci, animali uccisi per sfamarci, animali uccisi per divertirci. Bistecche e latticini, lussuriose pellicce, tortura, vivi-sezione e test clinici, circhi e corride, animali-oggetto nelle case dei ricchi borghesi… In nome di cosa? In nome dell’Uomo. Quando espongo le mie idee a molti compagni che si definiscono ”anarchici”, sostenendo che l’uguaglianza deve essere estesa come principio a tutti gli esseri portatori di libertà, e non solo all’uomo, mi trovo di fronte il più delle volte a giustificazioni infantili, ad attacchi ed accuse senza senso, il più delle volte a risposte tipicamente borghesi.. le stesse che ti dà il padrone quando critichi il capitalismo: ”E’ la legge di natura..”, dicesi darwinismo sociale.
C’è chi nega la libertà e coscienza degli animali attaccandosi ancora a macchine-biologiche di cartesiana memoria o a creature senz’anima volute così perchè noi potessimo disporne a nostro piacere.. Altri tirano fuori le contestazioni più assurde: ”..e le piante?”, oppure ancora: ”La tua è un’utopia” (HaHa). Non credo siano queste le posizioni degne di risposta… Mi spaventa molto invece chi ritiene lo sfruttamento animale necessario alla vita dell’uomo. Questo mi fa molto dubitare su quanto la maggior parte dei sedicenti anarchici (non-animalisti) abbia compreso il concetto di anarchia… Ma questa uguaglianza è una religione che va di moda o un metodo? Serve a fare la libertà di tutti oppure la libertà di chi sta sopra? Io non ho mai sentito nessun dovere verso i più deboli nè ho mai riconosciuto nessun ideale supremo che mi facesse da guida morale.. Nessun dogma infondato. Ogni mio comportamento, la mia stessa etica è un metodo che utilizzo perchè mi conviene, è una scelta.
L’anarchia l’ho fatta radicare nel profondo del mio istinto e si è ora consolidata come abitudine, ma ha una utilità ben precisa, perchè sono convinto che la libertà degli altri sia la mia libertà. Questo metodo ha alle spalle la convinzione che la maggior parte dell’agire umano non sia frutto di una natura biologica predeterminata, di un’eredità genetica intrascendibile (sebbene questa componente sia presente), ma il risultato di simulazioni, ripetizioni di idee, movimenti, gestualità ed atteggiamenti, critiche, decostruzioni e riassemblamenti arbitrari di numerose esperienze, perlopiù percepite nell’agire dei propri simili. L’identità , la personalità, il pensiero di un uomo altro non sono che il risultato di innumerevoli esperienze vissute nell’altro e da lui assimilate (basti pensare all’apprendimento nei primi anni dell’infanzia: noi copiamo i nostri genitori e li prendiamo come modelli, in seguito, trovandoci di fronte modelli diversi, acquisiamo gradualmente sempre più libertà ed autonomia che contribuirà alla nostra autodeterminazione..) Ma se partiamo dal presupposto che l’uomo è un prodotto sociale ci rendiamo subito conto di quanto sia stupido opprimere i propri compagni..
Gli altri sono la nostra ricchezza! Con loro comunichiamo idee, scambiamo emozioni e sentimenti, amore e sofferenza, apprendiamo tecniche e ci compiaciamo della loro solidarietà così come ci rattristiamo del loro odio… Se gli uomini che stanno intorno a me non sono liberi nemmeno io lo sarò: come potrà la mia intelligenza fiorire fra gli ignoranti? Come potrà il mio cuore riscaldarsi nel ghiaccio della tristezza dovuta alla schiavitù? Come potrà la mia libertà nutrirsi vedendo ovunque degli oppressi? Da questo ragionamento consegue che l’anarchismo non si è originato come solo movimento di liberazione negativa, cioè dal dominio che si subisce, ma come una forma di radicalismo che vede nel concetto stesso di potere un disvalore in quanto tale. Non c’è libertà nè nell’oppresso nè nell’oppressore, ma solo nel metodo del mutuo appoggio e in uno spazio di uguaglianza libera e solidale. Continuare a ritenere necessario il dominio dell’uomo sull’animale non è poi così diverso dal ritenere necessario il dominio dell’uomo sull’uomo. Il dominio è sempre comodo, ma mai e poi mai sarà portatore di libertà. A sentire tali affermazioni, il padrone mi riderebbe in faccia.. lo specista farà lo stesso. Per qualcuno è più importante una vasta disposizione di lavoro e corpi da usare a proprio piacimento piuttosto che la libertà di un fratello.. Gandhi diceva: ”Sento che il nostro progresso spirituale ci porterà inevitabilmente a smettere di uccidere gli animali per soddisfare esigenze materiali”. Pensiamo solo per un attimo a quanto rappresenta l’insieme del mondo animale, ed il suo rispetto, per la libertà di ognuno di noi: emozioni da scambiare, comportamenti da capire, copiare, criticare, personalità da emulare e da respingere, un progressivo abituarsi all’accettazione della diversità, progressivo autocollocamento in un universo di liberi ed uguali, una pratica di cooperazione, amore, mutuo appoggio… Secoli fa era così strano guardare in faccia un uomo dalla pelle scura: faceva paura da un lato, era considerato inferiore dall’altro, perchè non condivideva i propri ”giusti” valori. 
Era così difficile comunicare con chi non credeva nel tuo Dio, troppo diverso, troppo lontano… Arriverà il giorno in cui saremo abbastanza liberi ed aperti da abbattere questi pregiudizi ed impareremo il linguaggio degli animali, cosicchè animali umani e non-umani potranno trarre ricchezza e libertà l’uno dall’altro. 
”Verrà il giorno in cui gli uomini giudicheranno l’uccisione di un animale come essi giudicano oggi quella di un uomo” (Leonardo DaVinci).

Albatros