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La debolezza dell’antispecismo debole

antispecismo sessismo - La debolezza dell’antispecismo debole

Fonte: Intersezioni.noblogs.org

Leggevo questo post ed avrei un bel po’ di obiezioni. Secondo Caffo, sarebbe possibile slegare l’antispecismo da tante altre tematiche. Io, invece, credo proprio non sia possibile.

Non è vero che i maiali non fanno la rivoluzione. Gli animali fanno politica eccome. Innanzitutto perché anche gli umani sono animali, e l’antispecismo, mi risulta, è teso all’abbattimento del dominio e della discriminazione basati sulla specie e la categoria sociale di specie; un primo piccolo passo in questa direzione sarebbe riconoscere la nostra stessa animalità, seppur soffocata, taciuta e/o addomesticata, nonché appiattita in un concetto di umano che pretende di omogeneizzare individualità tra loro differenti come il giorno e la notte e spesso materialmente confliggenti.

Anche gli animali ‘non umani’, poi, sono ben lungi dall’essere apolitici. Le reazioni di lotta o fuga messe in atto dagli animali oppressi, appaiono ben consapevoli e volontarie: essi subiscono gli effetti di condizioni materiali ben precise e chiunque riconosca loro la capacità di soffrire, dovrebbe riconoscer loro anche la capacità di voler smettere di soffrire, e dunque sottrarsi in primis alle relazioni sociali di dominio.   Il finto eroismo pietista di coloro che, accecati dalla retorica del salvataggio, non si rendono conto di attribuire ai non umani teorie e pratiche proprie (come invece imputano alle antispeciste ed agli antispecisti non deboli) di fatto nega agli animali oppressi qualsiasi possibilità di autodeterminazione, col risultato che, se anche magicamente parlassimo tutti la stessa lingua, questi verrebbero comunque sovradeterminati.

Trattasi dunque non di una nuova teoria, per un nuovo mondo bensì della stessa vecchia teoria, per lo stesso, identico, orrendo mondo di sempre. E’ vero, il soggetto politico principale dell’antispecismo finora è stato chi, apparentemente, è l’unica vittima dello specismo: i non umani. Termine che, fra le altre cose, schiaccia una quantità infinita di esseri viventi in un appiattimento semantico che andrebbe  quantomeno discusso e problematizzato, e che omogeneizza anche  l’altro termine, umani, che tutto è fuorché omogeneo. E francamente, no: non tutti gli umani hanno le stesse responsabilità nel perpetuarsi dell’ideologia e dello sterminio specista. Tuttavia, alla luce del fatto che razzismi, sessismi, fascismi e molteplici -ismi per autogiustificarsi fanno abbondante uso di deumanizzazione e generalizzazione nei confronti dei soggetti che opprimono, creando tipologie standard di individui da marginalizzare ed opprimere, chiunque si definisca antispecista, e per la precisione antispecista politico – poiché ogni rivendicazione è una rivendicazione politica – dovrebbe prendere in considerazione all’interno della propria analisi anche questioni che esulano dall’idolatria di agnellini, tenuti in braccio da qualche randomico forzutissimo attivista in passamontagna; senza liquidare chi si oppone al dominio del sistema come una persona che ripropone quelle che verrebbero da taluni considerate come squallide categorie antropocentriche, oramai superate. Nelle occasioni pubbliche di cortei, dibattiti e quant’altro, coloro che lottano per la liberazione della propria e altrui animalità non possono tollerare la presenza di alcuni personaggi che includono la liberazione animale nel proprio oppressivo percorso militante, assumendo il ruolo paternalistico del salvatore che toglie la parola (o il verso) e l’espressione autonoma autodeterminata alle categorie di soggetti che esulano da un tipo – umano – ben  riconoscibile.

L’antispecismo debole presenta perciò il reale rischio di diventare la versione animalista del più famoso e tremendamente qualunquista non esistono più destra e sinistra, appiattendo la questione antispecista sull’asse morale; il nemico diventa un generico male da combattere – e coloro che non hanno voglia di appiccicare i proprivaneggiamenti iperpragmatici ai più deboli in assoluto sono additat* come qualcun*che litiga per cazzatePer certe logiche, dovrei quasi scusarmi se oso dubitare dell’aspetto qualitativo della “liberazione” di chi ha dominato, domina e continua a dominare altri, e perché? Perché qualcuno ha stabilito aprioristicamente  che la sacralizzazione dei non umani travestita da liberazione animale è un bene che va adeguatamente difeso dagli inenarrabili danni di presunte “beghe umane”.

Mi rifiuto di considerare valido un assunto di questo tipo. Sono femminista – e non solo;  nella mia esperienza,  dal basso delle mille oppressioni che subisco quotidianamente,assai spesso chi si fa vanto di agire per la protezione di chicchessia è proprio il primo ostacolo nella strada verso la libertà. Basti pensare alle leggi securitarie che vengono proposte e/o realizzate per salvare le donne, alla voce in capitolo mai data alle/ai sex workers in merito alla loro stessa occupazione, al neocolonialismo espresso ultimamente dalle Femen e, non ultima, l’evidente maniera in cui la santificazione della donna,  ben lungi dall’essere antisessismo, in realtà alimenta la sempiterna dicotomia santa/puttana, caposaldo dell’ideologia patriarcale;  probabilmente potrei citare migliaia di altri esempi. Inoltre, gli stessi non umani non fanno esperienza unicamente dello specismo. L’assoggettamento delle femmine non umane dovrebbe essere ampiamente incluso nella critica femminista a questa società come anche  il trattamento riservato alle animalità froce, eliminate ed invisibilizzate perché del tutto non funzionali alla necessità di profitto, dunque di forze di ri/produzione,  dell’eterocisnormatività capitalista. Per dire.

Continueremo noi ad essere coloro che vengono accusat* di spaccare il movimento, nonostante la quantità disarmante di merda sessista, razzista, omotransfobica precluda a tant* l’entrata nella comunità antispecista e lo spacchi di fatto ogni giorno? Salvare gli animali non umani sarà l’obiettivo unico di animali umani privilegiati e ciechi di fronte alle oppressioni che gravano su molti loro simili, e schiacceranno allo stesso modo le istanze di tutti gli altri animali, considerate inesistenti o definite a priori senza entrare nel merito di un reale sforzo di comprensione di un mondo animale vasto e al momento, largamente incompreso? Alla luce di quanto ipotizzato, quello che più temo è che questi siano concetti del tutto incomprensibili a chi pare godere del privilegio maggiore: il lusso della monotematicità, quello di potersi occupare di una lotta soltanto.

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Indirizzo breve di questa pagina: http://www.manifestoantispecista.org/web/ilhtH

4 Commenti

  1. Sbagli. L’appiattimento su concetti di colpa di specie è di per sé specista. Non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma si deve cercare di comprendere situazioni e contingenze.
    Del resto basterebbe un solo esempio per demolire la tua visione: tra gli Umani ci sono molti vegani antispecisti che tentano di cambiare la società per renderla orizzontale e più giusta, anche loro (noi) hanno le stesse colpe come gli altri? E’ paragonabile un manager di una multinazionale che distrugge il pianeta con un contadino del sud del mondo? O un vivisettore con chi libera Animali?
    E’ importante.
    Il pensiero non è affatto lineare, non può esserlo perché il pensiero lineare e consequenziale è quello del dominio, e non quello della natura che è circolare.
    E’ la religione del PIL che vuole vedere una linea continua che cresce, e non l’antispecismo che si rifà alla visione della natura e ai suoi cicli: una natura intesa come collaborazione e rispetto, non certo quella della legge della giungla che è un’invenzione umana.
    Anche essere prevenuti non aiuta la circolarità.
    Buonanotte.

  2. abbiamo tutte/i le nostre colpe e responsabilità. oppure nessuna. non e’ importante. se si ragiona in termine di colpa e’ pensiero lineare-analitico-verbale-100% emisfero sinistro – ancora masculine (not male). una volta eliminato questo ci sara’ spazio per altro. un pensiero antispecista del genere non mi interessa. sta abbattendo il grattacielo per costruirne un altro. si occupano di considerare i rapporti di sfruttamento e schiavitù intra-umani, mentre non si occupa di considerare i rapporti di sfruttamento tra parola scritta e immagine, per esempio, tra linearita’ e circolarita’. altri articoli (linearita’) non posso leggerli. qui e’ australia e si sta facendo tardi.

  3. Ciao “io”, prima cosa: questo è un articolo riportato da intersezioni.noblogs.org, pertanto se vuoi parlare con chi lo ha scritto rivolgiti a loro, qui si può solo interpretare.
    La frase che evidenzi, la prima, è indubbiamente vera e non è intrisa di patriarcalità come tu dici. Non è possibile affermare che tutta la specie umana ha eguali colpe su come tratta gli altri animali, ci sono persone, gruppi, comunità e società che di sicuro hanno impattato molto meno sugli Animali rispetto ad esempio a noi cittadini dei paesi industrializzati e iperconsumatori di carne, corpi, terre ed energia.
    Ciò non significa che non abbiamo tutte/i le nostre colpe e responsabilità, ma che la società umana è gerarchica, e che chi sta in cima ovviamente ha maggiorti responsabilità.
    La seconda frase riguarda le persone che liberano direttamente Animali. MA è dichiaratamente liberazionista pertanto non c’è alcun dubbio che chi libera Animali dalla schiavitù va ringraziato, il problema è che ci sono molte persone che mitizzano questi gesti e non si occupano di considerare i rapporti di sfruttamento e schiavitù intra-umani.
    La scuola di Francoforte calza a pennello visto che una delle fonti ispiratrici è proprio il “grattacielo” e che proprio per combatterer questa visione si dovrebbero liberare tutti gli Animali (umani e non), per questo motivo è stato pubblicato questo articolo.
    Solo abbattendo il grattacielo chi sta negli scantinati potrà avere la libertà. Chi pensa che sia possibile la liberazione animale senza cambiare la società umana in cui viviamo compie un errore madornale.
    Teoria e pratica sono l’una indispensabile all’altra, questo non andrebbe dimenticato.

  4. “non tutti gli umani hanno le stesse responsabilità nel perpetuarsi dell’ideologia e dello sterminio specista” questa frase e’ cosi’ intrisa di patriarcalita’ che nenache te lo immagini. Sul “randomico forzutissimo attivista in passamontagna”, magari prima ringrazialo. E’ lui che a volte ha filmato quello che avviene negli allevamenti mentre qualcun altro era immers nella Scuola di Francoforte. Cordiali Saluti.

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