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Decrescita e veganismo

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Fonte: La Stampa

Paech, profeta della decrescita radicale
“Aboliti aereo, cellulare, carne e uova”

In Germania le sue conferenze sono affollatissime: “Non consumiamo più per eliminare la scarsezza, ma per formare la nostra identità”
alessandro alviani
berlino

Vorrebbe introdurre la settimana lavorativa di 20 ore per tutti e chiudere il 50% delle autostrade tedesche e il 75% degli aeroporti, perché sono dei “Klimakiller” e delle “arterie vitali della distruzione”. Ecco a voi Niko Paech, il più noto “economista post-crescita” in Germania, il più radicale profeta della decrescita in un Paese che della crescita ha fatto il suo tradizionale punto di forza. 51 anni, professore di Produzione e Ambiente con contratto a tempo determinato all’università di Oldenburg, sassofonista in due band nel tempo libero, Paech non si limita a chiedere di tagliare i consumi perché ormai, come spiegava qualche giorno fa al Tagesspiegel, «non consumiamo più per aumentare la nostra felicità, bensì per evitare l’infelicità che si rischia quando gli altri hanno da esibire più cose di noi, cioè non consumiamo più per eliminare la scarsezza, bensì per formare la nostra identità».

Paech applica anche nella vita quotidiana i principi che illustra nelle sue conferenze, 80 solo l’anno scorso, date in genere senza intascare un soldo (si fa solo coprire le spese). Bisogna consumare meno? Ecco allora che Paech non ha un cellulare, non possiede una casa di proprietà, compra usati i libri di letteratura specializzata, se ne va in giro con una vecchia giacca che ha comprato al mercatino delle pulci e ha portato in sartoria per farsela adattare, non mangia carne né uova, non ha un’auto, visto che si sposta in treno oppure su una delle sue due bici. Sull’aereo c’è salito una sola volta in vita sua. Ha un notebook, che però appartiene all’università; il suo ormai non poteva più portarselo in giro, visto che era diventato impossibile lavorarci solo con le batterie: l’aveva usato per dieci anni di fila. Ma non l’ha gettato: l’ha passato alla sua ragazza, una cuoca vegetariana. Del resto, ricorda la Zeit, Paech ha contribuito a tirar su a Oldenburg un mercatino per scambiare oggetti usati e lui stesso lo visita regolarmente.

La sua ricetta post-crescita, condensata in un libro intitolato “Liberazione dalla sovrabbondanza”: ridurre l’orario lavorativo a 20 ore, in maniera tale che tutti possano usare le ore così guadagnate per coltivare un orto collettivo o riparare jeans o bici rotte; tagliare le sovvenzioni alle attività che danneggiano l’ambiente; condividere beni di consumo. Paech è ancora più radicale dei Verdi, al punto che si oppone all’idea di “green economy” e di “green new deal”, se la prende col “bel mondo della sostenibilità”, che predica bene ma non dà il buon esempio, cancellerebbe i vertici internazionali sul clima, in quanto inutili. Non è un marxista, ripete nelle sue conferenze; semmai, nota Die Zeit, a volte gioca con l’idea di essere un “conservatore mascherato”. Se vogliamo limitare l’aumento delle temperature globali a due gradi, ha ricordato al Tagesspiegel, ognuno dovrebbe emettere al massimo 2,7 tonnellate di Co2 all’anno. Al momento la media si aggira intorno alle 11 tonnellate. E il suo personale bilancio? Quest’anno sono tra 4 e 5 tonnellate, ammette, due delle quali solo a causa dei viaggi in treno per tenere le sue conferenze. «Ma ci sto lavorando…».

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