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Cos’è l’antispecismo – e sue critiche…

Di seguito potrete visionare un testo di Marco Maurizi dal titolo a dir poco impegnativo: “Cos’è l’antispecismo”. Il testo è proposto perché ricco di spunti di riflessione – e di critica – utili al dibattito sull’antispecismo e di conseguenza sullo specismo.

www.manifestoantispecista.org/web/wp-content/uploads/2008/02/marzo-maurizi-antispecismo.doc

A seguire anche una prima considerazione personale, ogni contributo è il benvenuto.

Indirizzo breve di questa pagina: http://www.manifestoantispecista.org/web/jHYZm

27 Commenti

  1. Non farei ciò che faccio se non credessi anch’io, in fondo, che forse qualcosa di salvabile ci sia (sottolineo forse).
    Ma non lo faccio “per” me. Non lo faccio “per” l’uomo.
    Il “qualcosa di salvabile” ritengo sia la vita degli animali non umani.

    Caro Lidio,

    Non avevo dubbi su questo :=) è per tale motivo che siamo qui a discutere, altrimenti sarebbe solo una perdita di tempo. Una flebile speranza c’è sempre, è questo che io cerco di evidenziatre sempre, e fino a quando non vi sarà l’assoluta certezza che ogni sforzo è vano, io mi sento in dovere di dare il mio contributo. La vita può anche riservarci delle piacevoli sorprese… mettiamola così
    Non sono certo io che posso deciderlo, ma certamente mi sento libero di formulare questa domanda: c’è veramente qualcosa di “salvabile” nella storia dell’umanità?
    A questo ti rispondo rinviando i lettori e le lettrici alla cassetta degli attrezzi che è formata da una serie di punti rderivanti dall’esperienza umana che io ritengo positivi e pertanto “salvabili”: http://antispecismo.wordpress.com/2008/01/23/la-cassetta-degli-attrezzi/

    Chiedo solo che sia ridimensionato. Tutto qui.

    Conosco e condivido il paragone geologico con la vita della Terra che tu citi, e credo che in definitiva non si tratti SOLO di ridimensionare la presenza, l’attività e il ruolo umano sulla Terra, ma soprattutto di RIPENSARLO

    Per mettere in atto tale proposito, credo però sia opportuno considerare che:
    – non è possibile affrontare il dibattito senza la consapevolezza che l’analisi “storica” non può che accanirsi solo e solamente su una “manciata di secondi”;
    – non è possibile osservare solo ciò che è stato fatto dall’uomo, pensato dall’uomo, compiuto dall’uomo;
    – non è possibile tralasciare di prendere in considerazione l’imponenza che rappresenta ciò che è “altro dall’uomo” (e non mi riferisco solo agli animali non umani);

    Concordo pienamente

    In questo senso ridimensionare l’importanza della storia umana credo sia il primo passo: viceversa il tema dell’antispecismo ne uscirà fuori incompleto.

    E’ anche seguendo questa logica che io preferisco parlare di caratteristiche intrinseche nella specie umana in quanto specie animale

  2. Temo che ci sia un’incomprensione di fondo, perché ritengo che non siano visioni inconciliabili le mie e le tue (vostre).

    Secondo me invece cambia e su questo appoggio in pieno la posizione di Davide. Un conto è dire che la civiltà (con tutti i suoi orrori: asservimento della natura, repressione degli istinti e loro funzionalizzazione alla produzione, gerarchie di classe, sesso e specie, bellicismo, alienazione religiosa…) è semplicemente lo sviluppo di qualcosa che è iscritto nella biologia umana, un conto è dire che essa è una struttura complessa in cui intervengono fattori storici. Nel primo caso si tratta di un destino ineluttabile, nel secondo di cose che una ulteriore modificazione storica può trasformare o cancellare.

    Non ho detto questo infatti.
    Io affermo solo una cosa che mi pare sempliccissima ed ovvia: se l’essere umano non ha dentro di sé una naturale inclinazione ANCHE alla violenza ed al dominio, non avrebbe MAI potuto concepire e sviluppare una società strutturata verticalmente e basata sul dominio sul più debole e sul suo sfruttamento. Questo mi pare incontrovertibile.
    Quindi la civiltà contemporanea con tutti i suoi errori è uno dei mille cammini che la nostra specie ha avuto la possibilità di percorrere, ma tale cammino lo ha percorso perché aveva la possibilità di farlo, e non perché questo destino è stato voluto da un’entità superioriore: siamo noi che ci siamo costruiti le nostre gabbie e vi abbiamo messo dentro i nostri simili e gli altri.

    Il fatto che la questione è complessa e che abbiamo influito moltissimo fattori storici, politici e religiosi è indubbio. Ma la storia di cui parliamo è la storia scritta dalla nostra specie, la politica è un’emanazione del nostro pensiero. La religione è una nostra invenzione. Quindi nulla di tutto ciò che ha influenzato il nostro cammino deriva dall’esterno della nostra mente. E’ questo che si dovrebbe considerare NON per dipingere una visione nichilista del nostro destino, ma semplicemente per capire che la soluzione del problema che noi abbiamo creato, risiede ancora una volta dentro di noi, e come abbiamo percorso una delle molteplici strade disponibili grazie alle nostre caratteristiche e capacità, ne potremmo percorrere una nuova che consideri altre visioni. Dai tuoi discorsi a volte pare che le diverse tappe percorse dall’uomo siano stati degli eventi scollegati dalle sue intrinseche capacità, so che non è ciò che intendi, ma credo sia opportuno ammettere che ciò che abbiamo fatto è dipeso dalla nostra volontà, che a sua volta è dovuta all’esigenza di soddisfare determinate nostre caratteristiche. Ciò che è profondamente sbagliato e perverso è il metodo che abbiamo scelto per soddisfarle.

    civiltà (nella sua forma attuale) è solo uno dei percorsi storici possibili

    appunto

    L’orrore della storia non è il prodotto indiscriminato dell’uomo ma di una parte dell’umanità… e proprio per questo – lo si diceva al Veganch’io – c’è la speranza che possa finire.

    permettimi di dissentire..
    L’orrore della storia è dovuto al fatto che la parte di umanità che lo ha causato era preponderante, non nascondiamoci dietro ad un dito. La storia è fatta di uomini, siamo noi che non vogliamo imparare dai nostri errori. Gramsci diceva: L’illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari.
    Illudersi che le cose posaano cambiare senza contribuire fattivamente al cambiamento è uno deinostri comportamenti tipici. Quindi non possaiamo dire che gli orrori della storia sono stati causati da una fazione di uomini, ma possiamo dire che vi sono molti corresponsabili che non hanno fatto nulla perché ciò non avvenisse, quindi ancora una volta si domostra che siamo noi a fare e distruggere.

    Insomma, secondo te alla base di tutto c’è una pulsione distruttiva che è sempre quella. Le modalità in cui si esprime sono secondarie.

    No.
    Secondo me dobbiamo semplicemente fare ui conti con le nostre esigenze di specie ed ammettere che siamo uno strano impasto di mille pulsioni tra di loro anche antitetiche. La società, la cultura, la civiltà ed il “progresso” sono nostre emanazioni ed hanno contribuito a favorire aluce nostre caratteristiche a scapito di altre. Quindi io pongo le modalità in primo piano, ma tali modalità non avrebbero mai potuto svilupparsi se non vi fossero stati dei presupposti.
    Se un cucciolo di umani fosse realmente incapace di uccidere, anche se crescesse in una società dedita all’ultra violenza, non potrebbe integrarsi. Questo non vuol dire che in lui risiede un peccato originale, ma solo che è un essere animale e come tale possiede delle caratteristiche ben precise. Quindi il problema non è lui, ma la società che i suoi predecessori hanno costruito per lui. Se, pur possedendo potenzialmente la capacità di uccidere, nascesse e crescesse in una società che non concepisce la violenza, divenrrebbe un essere pacifico.

    La violenza è l’energia pulsionale distruttiva (il combustibile), il dominio è l’articolazione sociale, storica, culturale di tale energia (il motore).

    assolutamente d’accordo è quello che dico anche io. Un motore non funzionerebbe mai senza combustibile, ed il combustibile non si incendierebbe senza un motore creato appositamente per questo.

    La tua conclusione è per me solo in parte condivisibile. Il problema è che tu non mi sembri considerare uno scarto qualitativo tra l’umanità preistorica e quella storica, né dal punto di vista dei rapporti tra umani né dal punto di vista dei rapporti tra gli umani e la natura. Tu dici (mi pare) che gli umani sono aggressivi prima e dopo, che uccidono prima e dopo, che sfruttano prima e dopo. In modi diversi ma sempre di aggressività, uccisione, sfruttamento si tratta.

    esatto.

    Tornando al tuo esempio del motore ti potrei dire che il motore culturale del dominio di un essere umano preistorico è quello di un’utilitaria, il motore di un umano moderno “civilizzato” è un motore di una formula uno. Sono due motori che sfruttano lo stesso carburante. Come tu ben sai volendo ci sarebbero moltissimi altri motori che necessiterebbero di ben altri carburanti per funzionare.

    Da questo punto di vista, il fatto che le società umane primordiali non soggiogassero il vivente ma avessero un rapporto paritario con esso fa una grossa differenza!

    non credo proprio sia così. Non credo sia mai esistito un rapporto paritario. Sin dagli albori la nostra specie ha tentato in tutti i modi di giustificare le proprie azioni perché era in grado di comprenderne la giustezza o l’ingiustizia. Rimando a questo piccolo articolo: http://www.internazionale.it/cartoline/cartolina.php?id=17695&issue_id=313&oid=202 cercare “Al di là della morale”.

    Concordo assolutamente con l’idea che la religione sia nata come giustificazione morale di atti ritenuti ingiusti ed immorali. Le prime religioni rudimentali erano già presenti negli uomini primitivi.
    Quindi tirando le somme: non vedo positioni inconciliabili tra di noi, credo solo che per poter partire con un’analisi completa ed esauriente (come suggeriva anche Lidio) si debba approcciare il problema da una prospettiva molto più ampia di quella meramente culturale.

  3. Virgolette citazioni: prima e dopo le citazioni dovresti mettere:

    blockquote citazione /blockquote

    il blockquote dovrebbe essere preceduto dal segno di MINORE e seguito dal segno di MAGGIORE lo stesso vale per /blockquote

  4. Però così non mi ci raccapezzo più. Anzitutto mi pare si sfondino porte aperte.

    TUTTI quelli che sono intervenuti in questa discussione ritengono che sia necessaria una (drastica) riduzione della popolazione umana…Dunque che senso ha mettere questo a commento del testo da cui siamo partiti? Magari apriamo un topic apposito…

    TUTTI quelli che sono intervenuti qui ammettono che la storia umana è solo un brevissimo periodo se paragonata a cicli più lunghi di tipo biologico. Anch’io ho detto che la storia del Sapiens è caratterizzata per una parte infinitesimale da pratiche di asserviemento della natura e dell’uomo stesso (diciamo da 10.000). Se poi prendiamo in considerazione la storia di tutte le specie homo (quindi risaliamo a svariati milioni di anni indietro) tutta la storia della civiltà diventa meno di un quasi niente (0,0…….1%).

    Ma allora non si capisce perché da questo FATTO si traggono conseguenze che mi paiono un po’ strane e anche contraddittorie. Cioè da un lato si dice

    – la civiltà (cioè classismo, sessismo, specismo, bellicismo, alienazione religiosa) è una caratteristica della SPECIE di cui l’uomo è portatore sano in quanto essere violento…in tal modo addossando ad una specie che per milioni di anni è vissuta in totale simbiosi con i propri simili e gli altri animali le colpe di una parte microinfintesimale di essa che ha asservito e distrutto animali umani, non umani e ambiente.

    D’altro lato poi si afferma:

    – la civiltà (cioè la storia del dominio) è solo una parentesi di breve respiro e dunque non può spiegare la violenza dell’uomo anzi va spiegata con questa. Dunque, perché incaponirsi ad indagarla se basta l’aggressività innata della specie?

    Il problema allora è

    (1) non è possibile attribuire gli orrori della civiltà alla storia millenaria della specie a meno di non voler dire che tutte le società umane sono sempre state classiste, sessiste, speciste, belliciste e in preda di alienazione religiosa…il che è per me un falso storico assoluto e vorrei allora che fosse documentato meglio.

    (2) se davvero indagare la “storia” sembra così poco utile vorrei che mi si spiegasse un fatto del tutto peculiare che non ha eguali nel mondo naturale e che quindi difficilmente si può spiegare biologicamente: cioè l’ACCELERAZIONE che i processi cognitivi e le dinamiche di dominio hanno subito a partire dal sorgere degli stati arcaici.

    D’altro canto, se il concetto di “violenza” può unificare il cacciatore paleolitico e la bomba atomica e spiegare pure non solo perché nascono le le società stanziali ma pure perché in un tempo biologico pressoché nullo si è avuta l’accelerazione che ha portato dal megalite a mettere basi sulla luna direi che non abbiamo più bisogno di altro e non solo la teoria antispecista è già pronta ma qualsiasi teoria sociologica e antropologica è del tutto superflua.

  5. Io affermo solo una cosa che mi pare sempliccissima ed ovvia: se l’essere umano non ha dentro di sé una naturale inclinazione ANCHE alla violenza ed al dominio, non avrebbe MAI potuto concepire e sviluppare una società strutturata verticalmente e basata sul dominio sul più debole e sul suo sfruttamento. Questo mi pare incontrovertibile.

    Infatti non lo controverto. Potenzialmente è così. Ma allora a maggior ragione è importante capire com’è che solo alcune società hanno dato origine dopo millenni a strutture di dominio. E questo lo si capisce solo storicamente.

    Dai tuoi discorsi a volte pare che le diverse tappe percorse dall’uomo siano stati degli eventi scollegati dalle sue intrinseche capacità, so che non è ciò che intendi, ma credo sia opportuno ammettere che ciò che abbiamo fatto è dipeso dalla nostra volontà, che a sua volta è dovuta all’esigenza di soddisfare determinate nostre caratteristiche.

    Mi risulta difficile ridurre la storia collettiva ad un fatto di volontà individuale. La volontà individuale si scontra con mille ostacoli posti dalle altre volontà e spesso realizza qualcosa di diverso da ciò che desiderava. Nessuno crede certo che tutti gli uomini si siano messi d’accordo per erigere una società specista, che tutti i maschi si siano messi d’accordo per erigere una società sessista, tutti i ricchi si siano messi d’accordo per erigere una società classista etc. Si è trattato di evoluzioni SOCIALI dunque dovute al CONFLITTO e non all’accordo di VOLONTA’ individuali.

    Il fatto che la questione è complessa e che abbiamo influito moltissimo fattori storici, politici e religiosi è indubbio. Ma la storia di cui parliamo è la storia scritta dalla nostra specie, la politica è un’emanazione del nostro pensiero. La religione è una nostra invenzione.

    Quando dici “nostro pensiero”, “nostra invenzione” supponi un soggetto unico che secondo me non esiste. La SPECIE non è un super-soggetto, è un insieme di soggetti e NESSUNO ha “inventato” la politica o la religione. Si è trattato di risultati di azioni diverse e spesso conflittuali.

    Il testo che hai citato è senz’altro interessante per quanto io (come si nota) non vada pazzo per i “riduzionismi” (né biologici né di altro tipo) e penso che non si possano spiegare fenomeni culturali complessi e molteplici con cause singole e univoche. E comunque, anche accettando la visione secondo cui la religione è uno “schermo” per coprire azioni che si reputano giuste e ingiuste (non condivido ma ora ci porterebbe troppo lontano; tra l’altro ho già un problema ad accettare che si parli di “religione” per il sistema “magico” delle società nomadiche) mi sembra molto più importante il fatto che pur assalendo animali come qualsiasi altro predatore (e di questo certo non possiamo fargli colpa più di quanto ne facciamo ad uno scimpanzé che va a caccia), il cacciatore paleolitico sente il bisogno di giustificarsi in modo superstizioso e manifesta forse un senso di colpa inconscio! A me sembra una cosa positiva, non negativa.

  6. Alcuni pensatori vedono il primitivismo come un ritorno alla vita primordiale fatta di caccia, raccolta e nomadismo.

    Altri invece vedono in questa filosofia solo un “modello culturale” da prendere come punto di riferimento, in cui prevalgono la mutua collaborazione e l’egualitarismo.

    Io mi sento di far parte di questa categoria e propongo di discutetere l’idea primitivista in questi termini; dato che anche considerando solo questa variante gli spunti di riflessione sono infiniti, e pochi sviluppati in maniera esaustiva, chiedo se i presenti si riconoscono nell’elenco a seguire:

    Primitivismo come:

    * Critica della cultura simbolica
    * Rifiuto dell’addomesticamento della natura (agricoltura e allevamento)
    * Rifiuto del patriarcato visto come conseguenza dell’addomesticamento
    * Rifiuto della gerarchia vista come conseguenza dell’addomesticamento
    * Critica alla divisione e specializzazione del lavoro
    * Rifiuto della scienza moderna
    * Critica alla tecnologia
    * Rifiuto della industrializzazione
    * Rifiuto della società di massa
    * Difesa della rivoluzione come mezzo di cambiamento sociale

    Una riflessione insieme può essere utile a capire come vogliamo continuare insieme ad incrementare la critica alla civilizzazione.

  7. Sul primitivismo occorre aprire un topic apposito. Ci sarebbero un sacco di cose da dire praticamente per ogni punto della tua descrizione. Comunque la definizione di primitivismo come modello alternativo e non come “ritorno a” mi sembra utile e sicuramente è l’unica che offre un’adeguata sintesi per l’antispecismo. Personalmente ritengo che nelle società storiche di raccolta e caccia non ci sia lo specismo, ma manchino i presupposti dell’antispecismo (che non può sorgere se non nella/dalla civiltà). Eh, ma per giustificare questo c’è bisogno di parlarne un bel po’…speriamo che Adriano apra un topic apposta. Davide, perché non ti premuri di elaborare (o trovare) un testo sul primitivismo che possa integrarsi nella cassetta degli attrezzi proposta da Adriano?

    ciao
    M

  8. si è quello che volevo fare: per scegliere da cosa potesse utile partire cercavo di tastare l’interesse per alcune tematiche; dove ho cominciato con “critica” ho immaginato di non essere d’accordo con voi o in genere con gli antispecisti per come sono rappresentati al punto tale da scrivere “rifiuto”; cosa che invece vale nell’elenco per me. per cui mi aspettavo di scatenare la volontà comune di partire da questi. aspetto qualche giorno…altrimenti chi tace acconsente…e sferro le mie armi! non un pezzo mio perchè provo ad elaborarlo da una settimana ma sono così poco sovrasocializzato(…. per dirla alla Ted Kachinsky) che più cerco di sottomettermi alla disciplina della scrittura e più mi allontano dai miei liberi pensieri; meglio fare l’osservatore interessato con voi per mail.
    non mi abbandonate…soprattutto per il punto in cui ho scritto “difesa”!

  9. non resisto, scusate ma in questo periodo sono in malattia e penso solamente…butto lì tre stralci che aprono le danze con spunti notevoli. (al secondo tengo particolarmente: il cosiddetto fenomeno dell’adultismo così inspiegabilmente poco affrontato; il padre e la madre della trasmissione dell’ideolgia del dominio che, attraverso una rimozione indotta, priva già i bambini della percezione positiva dell’animale, ad esempio, di cui autonomamente dispongono,…non che imparano per merito di chissà quale etica di tipo razionale )
    commentiamoli insieme…buon lavoro. io parto per qualche giorno, non pensiate che mi sottragga alla critica!

    penso che Adriano possa aprire lo spazio di discussione sul primitivismo; per quanto riguarda il testo per la cassetta degli attrezzi, se non giungono altre proposte, io ne ho in testa a iosa…

    …………

    NOTA: lo spazio di discussione apposito è stato creato: http://www.manifestoantispecista.org/web/antispecismo-e-primitivismo/
    Chiedo scusa per l’intromissione in questo post che è stato però riportato per intero all’indirizzo segnalato dove potrà continuare la conversazione.

    Cereal Killer

  10. Rispondo al commento n° 19 di Marco anche se molte risposte rischiano di incrociarsi con altri commenti successivi al 19, credo però sia utile puntualizzare alcune cose.

    TUTTI quelli che sono intervenuti in questa discussione ritengono che sia necessaria una (drastica) riduzione della popolazione umana…Dunque che senso ha mettere questo a commento del testo da cui siamo partiti? Magari apriamo un topic apposito…

    Caro Marco, si può – anzi lo si farà – aprire un topic apposito sul problema enorme della pressione demografica, ma il fatto che tutti siamo d’accordo non è per me un problema, anzi…

    – la civiltà (cioè classismo, sessismo, specismo, bellicismo, alienazione religiosa) è una caratteristica della SPECIE di cui l’uomo è portatore sano in quanto essere violento…in tal modo addossando ad una specie che per milioni di anni è vissuta in totale simbiosi con i propri simili e gli altri animali le colpe di una parte microinfintesimale di essa che ha asservito e distrutto animali umani, non umani e ambiente.

    Non è ciò che intendo io, e mi spiace che il mio pensiero non si stato colto, evidentemente non sono riuscito a comunicarlo bene. Io credo – opinione personalissima – che in quanto esseri umani noi siamo dotati di una molteplicità di pulsioni, alcune delle quali possono essere definitive costruttive, altre distruttive, alcune positive ed altre negative (teli definizioni sono ovviamente soggettive, anche se un certo grado di oggettività, se non altro considerando gli effetti delle nostre azioni sul pianeta, esiste). La sociatà umana è il prodotto del lavoro compiuto da noi per la soddisfazione delle nostre pulsioni. Che il risultato sia scandalosamente negativo, credo sia un fatto sul quale perlomeno noi concordiamo. Che sia stato inevitabile perché era scritto nel nostro corredo genetico io non l’ho mai detto. Ho solo esposto un mio pensiero molto semplice e logico: se noi siamo così ORA lo dobbiamo solo a noi stessi, e non possiamo imputare la causa della nostra rovina ad una fazione della specie umana che ha lavorato contro di noi che invece siamo del tutto estranei a questo sfacelo. Una responsabilità “di specie” io credo ci sia.
    Questo è quanto. Il fatto che noi siamo qui oggi a discutere di tutto ciò, significa che la nostra specie è anche capace di autocritica, e ciò è assolutamente fondamentale. Si può quindi concludere che come siamo stati capaci di costruire una società iniqua e verticale per soddisfare le nostre esigenze, possiamo anche costruirne una diversa equa ed orizzontale perché è nelle nostre capacità farlo.

    – la civiltà (cioè la storia del dominio) è solo una parentesi di breve respiro e dunque non può spiegare la violenza dell’uomo anzi va spiegata con questa. Dunque, perché incaponirsi ad indagarla se basta l’aggressività innata della specie?

    Vedi il mio commento sul tuo punto precedente. La civiltà umana è un parto della nostra mente, pertabnto io mi limito a dire che tutto ciò da qualche parte c’era anche nella mente dei nostri avi, dico ciò perché non voglio credere che il concetto di civiltà sia loro stato infuso all’improssivo da uno spirito divino. :=)

    Il problema allora è
    (1) non è possibile attribuire gli orrori della civiltà alla storia millenaria della specie a meno di non voler dire che tutte le società umane sono sempre state classiste, sessiste, speciste, belliciste e in preda di alienazione religiosa…il che è per me un falso storico assoluto e vorrei allora che fosse documentato meglio.

    Come affermavo in precedenza, mi limito solo a dire che non credo in una discontinuità “evolutiva” del pensiero umano, questo è tutto. Un esempio: il fenomeno della schiavitù umana è stato documentato in tutte le società umane, anche in quelle che non hanno mai avuto contatti fra di loro. Ciò singifica che quindi la volontà di dominio era presente anche nelle società primitive da cui si sono originate le successive società umane che hanno concepito e causato la schiavitù di altri esseri umani.

    (2) se davvero indagare la “storia” sembra così poco utile vorrei che mi si spiegasse un fatto del tutto peculiare che non ha eguali nel mondo naturale e che quindi difficilmente si può spiegare biologicamente: cioè l’ACCELERAZIONE che i processi cognitivi e le dinamiche di dominio hanno subito a partire dal sorgere degli stati arcaici.

    Sono assolutamente favorevole ad un’attenta ed accurata indagine dei fenomeni storici

    D’altro canto, se il concetto di “violenza” può unificare il cacciatore paleolitico e la bomba atomica e spiegare pure non solo perché nascono le le società stanziali ma pure perché in un tempo biologico pressoché nullo si è avuta l’accelerazione che ha portato dal megalite a mettere basi sulla luna direi che non abbiamo più bisogno di altro e non solo la teoria antispecista è già pronta ma qualsiasi teoria sociologica e antropologica è del tutto superflua.

    Il concetto di violenza unifica cacciatore paleolitico e la bomba atomica nell’intenzione di nuocere agli altri, nell’intenzione di sopraffare, di piegare e di vincere gli altri. Tale concetto ha valenza universale e valore assoluto. Ecco ciò che unisce i due estremi. Il cacciatore paleolitico ha solo una pietra in mano, i soldati moderni le bombe a grappolo, ma la volontà pare la stessa. Se considerassimo questa visione, credo, saremmo molto facilitati nel nostro compito, perché eviteremmo di cadere in una pericolosa visione, ossia che noi in quanto antispecisti siamo estranei a ciò che ci circonda, e che non essendo d’accordo ci possiamo arrogare il diritto di giudicare gli altri. Lungi dall’essere estranei, noi siamo figli del nostro tempo ma, come detto in precedenza, siccome la nostra specie ha per fortuna la capacità di fare autocritica e non è solo dotata di pulsioni distruttive, possiamo tentare finalmente di percorrere la seconda via che in origine avevamo facoltà di scegliere: la costruzione di una nuova società non basata sulla volontà di dominio.
    Abbiamo quindi bisogno, ed anche disperato, di una teoria antispecista, ma essa deve nascere dopo che avremo completamente affrontato tutti gli aspetti che hanno portato a ciò che oggi siamo.

  11. Altri invece vedono in questa filosofia solo un “modello culturale” da prendere come punto di riferimento, in cui prevalgono la mutua collaborazione e l’egualitarismo.

    In quest’ottica ritengo il primitivismo uno strumento molto utile, è stata aggiunta una voce sull’argomento alla Cassetta degli attrezzi: http://www.manifestoantispecista.org/web/cassetta-degli-attrezzi/

    che è ormai arrivata alla sua terza revisione

    Per quanto concerne la discussione sul primitivismo, come già comunicato, è stato aperto un post apposito al quale vi prego di contribuire: http://www.manifestoantispecista.org/web/antispecismo-e-primitivismo/

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