Peter Singer: “Oh mio dio questi vegani…”

go vegan e1447434507313 - Peter Singer: “Oh mio dio questi vegani…”
Da Veganzetta:

Proponiamo la lettura di un interessante – anche se datato – testo pubblicato da Gary L. Francione sul suo sito web. In esso si affrontano alcuni argomenti che permettono di puntualizzare dei concetti utili per una riflessione di stampo antispecista (in coda all’articolo) sul veganismo e sulla pratica vegana.

Fonte: www.abolitionistapproach.com/peter-singer-oh-my-god-these-vegans
Di Gary L. Francione

Nel dibattito in corso tra coloro che promuovono l’approccio abolizionista e coloro che propongono quello welfarista, alcuni tra i welfaristi dichiarano il proprio supporto al veganismo, così c’è in realtà poca differenza tra loro riguardo al fatto di mangiare e usare prodotti d’origine animale.
Però a proposito del supporto al veganismo da parte dei welfaristi, è importante capire che la posizione di quest’ultimi è molto diversa da quella abolizionista.
L’abolizionista vede il veganismo come una base morale non negoziabile per un movimento che sostiene l’abolizione di ogni uso degli animali, anche se il trattamento degli stessi dovesse essere “umano”. L’abolizionismo assegna ai non umani un valore intrinseco e afferma che non dovremmo mai ucciderli per mangiarli, nemmeno se allevati e uccisi “in modo umano”. Il veganismo è visto come un fine – come un’espressione del principio d’abolizione. I vegan abolizionisti non avviano campagne per riforme welfariste per rendere presumibilmente lo sfruttamento degli animali più “umano”. Certo che è “meglio” infliggere meno sofferenza, ma in primo luogo non abbiamo giustificazioni morali per far del male. E’ “meglio” non picchiare la vittima di uno stupro, ma uno strupro senza percosse non è per questo più accettabile moralmente, e non significa che dobbiamo far campagne per ottenere uno stupro “umano”.
Gli abolizionisti guardano al veganismo come un importante mezzo di cambiamento e spendono il loro tempo e le loro risorse per educare gli altri al veganismo e al contempo alla necessità di fermare l’uso degli animali, anziché tentare di convincere la gente a mangiare uova “cage-free” o carne(1) prodotta da animali reclusi in recinti più grandi.
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Fare del nostro meglio quando non pare esserci fine al peggio

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I media di tutto il mondo in questo periodo riportano quotidianamente notizie terribili sull’esodo dei rifugiati che fuggono da conflitti armati, carestie e tirannie che devastano il Medioriente: la cosiddetta “rotta balcanica” è ormai divenuta tristemente famosa per le vergognose brutalità commesse dalle polizie dei Paesi della regione contro uomini, donne e bambini che tentano disperatamente di raggiungere l’Europa con ogni mezzo a loro disposizione.
Di fronte a immagini di pestaggi, deportazioni, arresti e muri eretti contro i migranti è facile sentirsi assalire da un misto di rabbia, impotenza e rassegnazione; nonostante ciò in mezzo a clamorose testimonianze di violenza, xenofobia, egoismi e di indifferenza nei confronti di esseri umani che lottano per la loro esistenza, spiccano le attività – spesso silenziose ma efficaci – di numerosi gruppi di persone umane che tentano di prestare soccorso e di aiutare chi scappa per salvarsi la vita. Sul sito web del settimanale Internazionale viene riportata ad esempio la notizia del gruppo Food Not Bombs Budapest che si prodiga per distribuire gratuitamente cibo vegano, recuperato dai mercati ortofrutticoli locali, ai profughi afgani che hanno raggiunto piazza Blaha Lujz a Budapest: buon cibo che non è stato la causa dello sfruttamento e della morte di nessun Animale non umano – e che per il sistema consumistico globale rappresenta solo un rifiuto perché scartato dalla catena della grande distribuzione – per sfamare Animali umani in fuga da sfruttamento e morte, che per molti Paesi del nord del Mondo rappresentano poco più che dei rifiuti.

L’idea che chi si batte per la liberazione degli Animali dalla schiavitù umana abbia atteggiamenti misantropi è profondamente radicata nell’immaginario collettivo; di sicuro il comportamento, le affermazioni – soprattutto sui social media – di sedicenti animalisti che per condannare (giustamente) le atrocità che singoli Umani, istituzioni o Paesi commettono nei confronti degli Animali, giungono per assurdo a condannare stupidamente l’intera nostra specie auspicandone spesso la scomparsa (come se loro non ne facessero parte), non aiuta affatto a chiarire la questione. Sarebbe senza alcun dubbio utile soffermarsi e riflettere sul problema, se non altro per esplicitare la posizione antispecista a riguardo e per rendere merito a coloro, come il gruppo Food Not Bombs Budapest – un progetto ultra trentennale mai così attuale e necessario come al giorno d’oggi– che con le loro azioni dimostrano quotidianamente che è possibile lottare per l’ottenimento di un concreto e tangibile cambiamento sociale e culturale senza l’uso della violenza e senza omologarsi al sistema dominante.
In un periodo storico dove la paura del “diverso”, l’odio etnico o religioso, gli interessi economici e le contese geo-politiche fanno ergere muri, spianare fucili e bombardare intere popolazioni (è recente la notizia di un possibile coinvolgimento dell’Italia nei bombardamenti di postazioni ISIS in Siria), c’è chi ostinatamente procede contro corrente e propone un pasto caldo privo di crudeltà a coloro che non hanno di che sfamarsi. E’ un piccolo gesto dal valore politico immenso e dagli effetti potenzialmente dirompenti e destabilizzanti: il veganismo etico diviene realmente uno strumento di lotta antispecista (che proprio perché tale comprende e coinvolge a pieno titolo le persone umane discriminate per qualsiasi ragione e non solo le persone non umane) per dimostrare pubblicamente che la solidarietà, la compassione, la giustizia e l’empatia non sono elementi alieni alla nostra specie e che una rivoluzione che scardini il paradigma imperante è ancora possibile.
Quando pare non esserci fine alla violenza e all’ingiustizia, l’antispecismo mediante la pratica vegana etica rappresenta una chiara azione di protesta, un voler andare contro corrente, opponendosi a logiche discriminatorie e violente imperanti generalmente e supinamente tollerate.

Se qualcuno nutriva ancora dubbi su quanto il veganismo possa essere utile alla causa della liberazione animale e umana, quella di Food Not Bombs Budapest è una risposta chiara e forte. Il veganismo etico, lungi dall’essere una moda, un business, uno stile di vita o qualsiasi altra aberrazione causata dalla manipolazione della civiltà dei consumi, è concretamente una visione di una realtà divergente e come tale deve essere considerato e vissuto: possiamo e dobbiamo fare del nostro meglio per riappropriarci della nostra umanità in quanto animalità.

Adriano Fragano

Una serata antispecista affollata a Caldogno (VI)

caldogno 26 09 2015 e1443696874713 - Una serata antispecista affollata a Caldogno (VI)

Sabato 26 settembre 2015 si è svolta a Caldogno (VI) una serata di presentazione del libro “Proposte per un Manifesto antispecista” e di introduzione all’antispecismo e al veganismo etico. La serata prevedeva una cena vegan (con parte del ricavato destinato a Veganzetta) e un’introduzione alle tematiche di cui sopra. La partecipazione è stata massiccia: circa 80 persone hanno seguito la presentazione, il dibattito e hanno gustato l’ottima cena vegana.
Un grazie di cuore alle organizzatrici: Micaela Carboniero, Antonella Roana ed Egle Fuscalzo per il loro instancabile lavoro e per il loro entusiasmo.

Sea Shepherd, il Leone Cecil e il “purismo” vegano

facce - Sea Shepherd, il Leone Cecil e il “purismo” vegano
Su Veganzetta un interessante articolo di Gary Francione tradotto in italiano

Fonte: www.abolitionistapproach.com/sea-shepherd-weighs-in-on-cecil-the-lion-insisting-on-veganism-is-purism-and-elitist

Sea Shepherd irrompe nel dibattito sul leone Cecil: il veganismo è “purismo” e risulta “elitario”
di Gary L. Francione

Paul Watson di Sea Shepherd è entrato di forza nella controversia su Cecil il leone. Watson bersaglia quelli di noi che sostengono l’assoluta mancanza di una significativa differenza morale tra uccidere gli animali per sport e uccidere gli animali per il piacere del palato, e che si oppongono all’uccisione di Cecil come impegno di rigetto del massacro di oltre 60 miliardi di altri animali a fini alimentari (senza contare quelli marini).

In “The Cult of Competitive Purism”, Watson sostiene che quelli di noi fermi su questa posizione siano “elitari” e colpevoli di “purismo”.
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Proposte per un Manifesto antispecista su Viverevegan.org

pvv - Proposte per un Manifesto antispecista su Viverevegan.org

Le amiche e gli amici di Progetto Vivere Vegan Onlus hanno pubblicato sul loro sito web notizie riguardanti il libro “Proposte per un Manifesto antispecista“.
Grazie di cuore per l’interesse dimostrato e per l’aiuto nella diffusione del libro.
Un abbraccio antispecista a tutte/i.