Veganzetta compie 10 anni

Treviso, 15 maggio 2007

Nasce oggi partorita dalle menti di tre persone vegane visionarie la Veganzetta, un foglio informativo cartaceo, ma non solo, gratuito e (speriamo) innovativo. La neonata si presenta bene e gode di ottima salute, la sua presenza pian piano interesserà  territori sempre più vasti, perché la piccola ha fame e sete di conoscenza, e di farsi conoscere.

Aiutateci a tirarla su bene!
Inviate commenti, auguri, contributi e tutto ciò che potrà  essere utile alla sua sana e corretta alimentazione (vegana).
P.s.: Potete già  leggere le sue prime parole online QUI!!

La Redazione stremata ma felice

Questo è ciò che venne pubblicato sul sito web di Veganzetta il 15 maggio 2007 alle ore 16,20 circa per annunciare l’inizio di un lungo cammino che ha condotto fino ad oggi.
Questi dieci anni sono stati lunghi e strabilianti, mentre Veganzetta si nutriva di un quantitativo sbalorditivo di pensieri e parole, tutto intorno – lentamente o velocemente – il multiverso animalista, vegano e antispecista si trasformava (a volte in meglio, molto spesso in peggio).
Ripensare a come eravamo solo dieci anni fa, equivale a compiere un tuffo in un passato remoto, quasi preistorico.

Scontato dire che Veganzetta ha rappresentato uno dei progetti più importanti e impegnativi dell’esistenza di chi vi scrive, la speranza è che abbia anche e soprattutto rappresentato qualcosa di utile per chi legge.

Auguri a Veganzetta che ha ancora fame e sete di conoscenza.

Adriano Fragano

“Proposte per un Manifesto antispecista” in una tesina universitaria

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Proposte per un Manifesto antispecista” citato e inserito nella bibliografia di una tesina presentata da una studentessa a conclusione del corso di Marketing e Social Media della Facoltà di Scienze e Tecnologie della Comunicazione presso l’Università di Ferrara. Grazie!

Di seguito la notizia originale di Campagne per gli animali

Daria Gamboni è una studentessa universitaria iscritta alla Facoltà di Scienze e Tecnologie della Comunicazione presso l’Università di Ferrara:
Tempo fa scrisse a Campagne per gli animali per avere una serie di informazioni sulla pubblicità antispecista “Latte rosso sangue“. L’idea di Daria era quella di comparare tale pubblicità con quella realizzata – con grande profusione di mezzi e coinvolgendo volti noti al grande pubblico – dal Ministero delle Politiche Agricole e intitolata “Ora del latte“: una pubblicità creata per incentivare il consumo di latte vaccino e quindi a sostegno dello sfruttamento sistematico e l’uccisione degli Animali considerati “da reddito” che viene normalmente chiamato zootecnia.
Dovendo sostenere l’esame di Marketing e Social Media, Daria pensò di comparare le due pubblicità mediante il metodo retorico per analizzarne pregi e difetti. Il risultato è stato una tesina dal titolo “ORA DEL LATTE” vs “LATTE ROSSO SANGUE”, che ha fruttato alla studentessa il massimo dei voti (30 con lode) e i complimenti del docente del corso (ai quali aggiungiamo i nostri).

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Il tour italiano di Progetto X: le date

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Finalmente sono giunte le prime date del tour estivo italiano del Progetto X.
L’elenco è del tutto provvisorio e verrà aggiornato non appena nuove date si aggiungeranno.

9 luglio, ore 19 Zoe, spiaggia Torre del Porticciolo, Alghero Continua a leggere

Veganismo un tanto al chilo

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Molti grandi geni pensavano “veggie” anche Leonardo da Vinci.

Questa è la scritta che campeggia a caratteri cubitali in una nuova pubblicità su megacartelloni che si può incontrare percorrendo le strade di alcune città del Veneto in questi giorni.
La pubblicità commerciale – a cura di Despar, Eurospar e Interspar, marchi del gruppo internazionale austriaco SPAR – si presenta così al pubblico per proporre una nuova linea di prodotti vegetariani e vegani (come se si trattasse della stessa cosa) che prende il nome di “Despar veggie“.
Un’idea geniale, il veggie che piace a tutti“, così recita il testo introduttivo alla linea sulle pagine del sito web Despar.it: in particolare con riferimento al bollino che ne contraddistingue i prodotti, si afferma che “Despar garantisce che in questo prodotto viene rispettata una filosofia e uno stile di vita bene preciso, improntato al massimo rispetto etico verso il mondo animale“. Gran bella frase ad effetto, perlomeno Despar dimostra di aver ben compreso, al contrario di molte persone umane vegane, che c’è differenza tra una filosofia e uno stile di vita.
Che Leonardo da Vinci fosse un genio è chiaramente fuori di discussione, che avesse grande rispetto, empatia e compassione per gli Animali è altresì noto, che quindi la sua figura sia stata usata – insieme a quella di altre figure illustri come il Mahatma Gandhi, Richard Wagner e Albert Einstein – per pubblicizzare una linea commerciale di prodotti vegetariani e vegan da un importante gruppo della GDO (Grande Distribuzione Organizzata), non è certo geniale, ma sicuramente furbo.
Se alcuni grandi geni dell’umanità pensavano “veggie” (neologismo orribile utile però ad accomunare vegetariani, vegani e le mille altre varianti con più o meno senso, per creare una nuova categoria sociale e di consumatori), perché non dovremmo farlo anche noi semplici mortali, magari comprando i prodotti suggeriti?
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Peter Singer: “Oh mio dio questi vegani…”


Da Veganzetta:

Proponiamo la lettura di un interessante – anche se datato – testo pubblicato da Gary L. Francione sul suo sito web. In esso si affrontano alcuni argomenti che permettono di puntualizzare dei concetti utili per una riflessione di stampo antispecista (in coda all’articolo) sul veganismo e sulla pratica vegana.

Fonte: www.abolitionistapproach.com/peter-singer-oh-my-god-these-vegans
Di Gary L. Francione

Nel dibattito in corso tra coloro che promuovono l’approccio abolizionista e coloro che propongono quello welfarista, alcuni tra i welfaristi dichiarano il proprio supporto al veganismo, così c’è in realtà poca differenza tra loro riguardo al fatto di mangiare e usare prodotti d’origine animale.
Però a proposito del supporto al veganismo da parte dei welfaristi, è importante capire che la posizione di quest’ultimi è molto diversa da quella abolizionista.
L’abolizionista vede il veganismo come una base morale non negoziabile per un movimento che sostiene l’abolizione di ogni uso degli animali, anche se il trattamento degli stessi dovesse essere “umano”. L’abolizionismo assegna ai non umani un valore intrinseco e afferma che non dovremmo mai ucciderli per mangiarli, nemmeno se allevati e uccisi “in modo umano”. Il veganismo è visto come un fine – come un’espressione del principio d’abolizione. I vegan abolizionisti non avviano campagne per riforme welfariste per rendere presumibilmente lo sfruttamento degli animali più “umano”. Certo che è “meglio” infliggere meno sofferenza, ma in primo luogo non abbiamo giustificazioni morali per far del male. E’ “meglio” non picchiare la vittima di uno stupro, ma uno strupro senza percosse non è per questo più accettabile moralmente, e non significa che dobbiamo far campagne per ottenere uno stupro “umano”.
Gli abolizionisti guardano al veganismo come un importante mezzo di cambiamento e spendono il loro tempo e le loro risorse per educare gli altri al veganismo e al contempo alla necessità di fermare l’uso degli animali, anziché tentare di convincere la gente a mangiare uova “cage-free” o carne(1) prodotta da animali reclusi in recinti più grandi.
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Fare del nostro meglio quando non pare esserci fine al peggio

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I media di tutto il mondo in questo periodo riportano quotidianamente notizie terribili sull’esodo dei rifugiati che fuggono da conflitti armati, carestie e tirannie che devastano il Medioriente: la cosiddetta “rotta balcanica” è ormai divenuta tristemente famosa per le vergognose brutalità commesse dalle polizie dei Paesi della regione contro uomini, donne e bambini che tentano disperatamente di raggiungere l’Europa con ogni mezzo a loro disposizione.
Di fronte a immagini di pestaggi, deportazioni, arresti e muri eretti contro i migranti è facile sentirsi assalire da un misto di rabbia, impotenza e rassegnazione; nonostante ciò in mezzo a clamorose testimonianze di violenza, xenofobia, egoismi e di indifferenza nei confronti di esseri umani che lottano per la loro esistenza, spiccano le attività – spesso silenziose ma efficaci – di numerosi gruppi di persone umane che tentano di prestare soccorso e di aiutare chi scappa per salvarsi la vita. Sul sito web del settimanale Internazionale viene riportata ad esempio la notizia del gruppo Food Not Bombs Budapest che si prodiga per distribuire gratuitamente cibo vegano, recuperato dai mercati ortofrutticoli locali, ai profughi afgani che hanno raggiunto piazza Blaha Lujz a Budapest: buon cibo che non è stato la causa dello sfruttamento e della morte di nessun Animale non umano – e che per il sistema consumistico globale rappresenta solo un rifiuto perché scartato dalla catena della grande distribuzione – per sfamare Animali umani in fuga da sfruttamento e morte, che per molti Paesi del nord del Mondo rappresentano poco più che dei rifiuti.

L’idea che chi si batte per la liberazione degli Animali dalla schiavitù umana abbia atteggiamenti misantropi è profondamente radicata nell’immaginario collettivo; di sicuro il comportamento, le affermazioni – soprattutto sui social media – di sedicenti animalisti che per condannare (giustamente) le atrocità che singoli Umani, istituzioni o Paesi commettono nei confronti degli Animali, giungono per assurdo a condannare stupidamente l’intera nostra specie auspicandone spesso la scomparsa (come se loro non ne facessero parte), non aiuta affatto a chiarire la questione. Sarebbe senza alcun dubbio utile soffermarsi e riflettere sul problema, se non altro per esplicitare la posizione antispecista a riguardo e per rendere merito a coloro, come il gruppo Food Not Bombs Budapest – un progetto ultra trentennale mai così attuale e necessario come al giorno d’oggi– che con le loro azioni dimostrano quotidianamente che è possibile lottare per l’ottenimento di un concreto e tangibile cambiamento sociale e culturale senza l’uso della violenza e senza omologarsi al sistema dominante.
In un periodo storico dove la paura del “diverso”, l’odio etnico o religioso, gli interessi economici e le contese geo-politiche fanno ergere muri, spianare fucili e bombardare intere popolazioni (è recente la notizia di un possibile coinvolgimento dell’Italia nei bombardamenti di postazioni ISIS in Siria), c’è chi ostinatamente procede contro corrente e propone un pasto caldo privo di crudeltà a coloro che non hanno di che sfamarsi. E’ un piccolo gesto dal valore politico immenso e dagli effetti potenzialmente dirompenti e destabilizzanti: il veganismo etico diviene realmente uno strumento di lotta antispecista (che proprio perché tale comprende e coinvolge a pieno titolo le persone umane discriminate per qualsiasi ragione e non solo le persone non umane) per dimostrare pubblicamente che la solidarietà, la compassione, la giustizia e l’empatia non sono elementi alieni alla nostra specie e che una rivoluzione che scardini il paradigma imperante è ancora possibile.
Quando pare non esserci fine alla violenza e all’ingiustizia, l’antispecismo mediante la pratica vegana etica rappresenta una chiara azione di protesta, un voler andare contro corrente, opponendosi a logiche discriminatorie e violente imperanti generalmente e supinamente tollerate.

Se qualcuno nutriva ancora dubbi su quanto il veganismo possa essere utile alla causa della liberazione animale e umana, quella di Food Not Bombs Budapest è una risposta chiara e forte. Il veganismo etico, lungi dall’essere una moda, un business, uno stile di vita o qualsiasi altra aberrazione causata dalla manipolazione della civiltà dei consumi, è concretamente una visione di una realtà divergente e come tale deve essere considerato e vissuto: possiamo e dobbiamo fare del nostro meglio per riappropriarci della nostra umanità in quanto animalità.

Adriano Fragano

Una serata antispecista affollata a Caldogno (VI)

caldogno-26-09-2015

Sabato 26 settembre 2015 si è svolta a Caldogno (VI) una serata di presentazione del libro “Proposte per un Manifesto antispecista” e di introduzione all’antispecismo e al veganismo etico. La serata prevedeva una cena vegan (con parte del ricavato destinato a Veganzetta) e un’introduzione alle tematiche di cui sopra. La partecipazione è stata massiccia: circa 80 persone hanno seguito la presentazione, il dibattito e hanno gustato l’ottima cena vegana.
Un grazie di cuore alle organizzatrici: Micaela Carboniero, Antonella Roana ed Egle Fuscalzo per il loro instancabile lavoro e per il loro entusiasmo.