Essere animalisti nella Palestina occupata: PAL in Italia

pal - Essere animalisti nella Palestina occupata: PAL in Italia

Ahmad Safi direttore dell’organizzazione PAL (Palestinian Animal League) intraprenderà un tour in Italia dal 13 al 18 aprile. PAL è il il primo gruppo per la protezione degli Animali che opera nei territori occupati da Israele in Palestina e Safi ne è il fondatore.
Il lavoro di un gruppo animalista in una zona come i territori occupati non è certo impresa da poco, le motivazioni che hanno spinto Safi a costituire una realtà locale del genere (un esperimento inedito nel Medio Oriente) possono essere riassunte nel motto dell’associazione: “aiutare gli animali, dare valore alle persone“. Nel sito web della trasmissione radiofonica Restiamo Animali si legge infatti a tal proposito:
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Una pubblicità liberazionista a Barcellona

metro bcn 2016 - Una pubblicità liberazionista a Barcellona

Le amiche e gli amici di liberacionanimalahora.com hanno intenzione di far pubblicare un megacartellone a tematica liberazionista negli spazi pubblicitari della metropolitana di Barcellona.
L’idea prevede la pubblicazione di un cartellone (la cui immagine si vede nella fotografia) delle dimensioni di poco medi di 2×2 metri per un periodo di sei mesi in una fermata centrale della metropolitana della città catalana. La pubblicità potenzialmente sarebbe vista da diversi milioni di persone umane che quotidianamente utilizzano tale servizio pubblico.
Liberacionanimalahora.com ha attivato una sottoscrizione pubblica per raccogliere la cifra necessaria per portare a termine il progetto.
Tutte le informazioni (dati, costi ecc..) sono disponibili al seguente indirizzo web: www.youcaring.com/campa-a-antiespecista-en-el-metro-de-barcelona-542195

Si ringrazia anticipatamente chi vorrà contribuire.

Peter Singer: “Oh mio dio questi vegani…”

go vegan e1447434507313 - Peter Singer: “Oh mio dio questi vegani…”
Da Veganzetta:

Proponiamo la lettura di un interessante – anche se datato – testo pubblicato da Gary L. Francione sul suo sito web. In esso si affrontano alcuni argomenti che permettono di puntualizzare dei concetti utili per una riflessione di stampo antispecista (in coda all’articolo) sul veganismo e sulla pratica vegana.

Fonte: www.abolitionistapproach.com/peter-singer-oh-my-god-these-vegans
Di Gary L. Francione

Nel dibattito in corso tra coloro che promuovono l’approccio abolizionista e coloro che propongono quello welfarista, alcuni tra i welfaristi dichiarano il proprio supporto al veganismo, così c’è in realtà poca differenza tra loro riguardo al fatto di mangiare e usare prodotti d’origine animale.
Però a proposito del supporto al veganismo da parte dei welfaristi, è importante capire che la posizione di quest’ultimi è molto diversa da quella abolizionista.
L’abolizionista vede il veganismo come una base morale non negoziabile per un movimento che sostiene l’abolizione di ogni uso degli animali, anche se il trattamento degli stessi dovesse essere “umano”. L’abolizionismo assegna ai non umani un valore intrinseco e afferma che non dovremmo mai ucciderli per mangiarli, nemmeno se allevati e uccisi “in modo umano”. Il veganismo è visto come un fine – come un’espressione del principio d’abolizione. I vegan abolizionisti non avviano campagne per riforme welfariste per rendere presumibilmente lo sfruttamento degli animali più “umano”. Certo che è “meglio” infliggere meno sofferenza, ma in primo luogo non abbiamo giustificazioni morali per far del male. E’ “meglio” non picchiare la vittima di uno stupro, ma uno strupro senza percosse non è per questo più accettabile moralmente, e non significa che dobbiamo far campagne per ottenere uno stupro “umano”.
Gli abolizionisti guardano al veganismo come un importante mezzo di cambiamento e spendono il loro tempo e le loro risorse per educare gli altri al veganismo e al contempo alla necessità di fermare l’uso degli animali, anziché tentare di convincere la gente a mangiare uova “cage-free” o carne(1) prodotta da animali reclusi in recinti più grandi.
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Il 5 novembre 2001 moriva Barry Horne

barry horne - Il 5 novembre 2001 moriva Barry Horne

Barry Horne fu un noto attivista inglese vegano per i diritti degli animali e la loro liberazione.
Condannato a scontare ben 18 anni di carcere, morì nell’ospedale di Ronkswood Hospital per complicazioni al fegato in seguito all’ennesimo sciopero della fame il 5 novembre 2001.

Ricordiamolo con sincera gratitudine per tutto ciò che ha fatto per gli Animali.

www.barryhorne.org/

La carne fa male… a chi ce la fornisce

maiale e macellaio - La carne fa male… a chi ce la fornisce

L’Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro – parte integrante dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità  – ha pubblicato in questi giorni un rapporto sulla relazione tra consumo di carne rossa e lavorata e l’insorgenza di tumori nell’essere umano.
Secondo tale rapporto le carni rosse e quelle lavorate aumentano la probabilità per chi le consuma di ammalarsi di tumore, le carni lavorate in quanto a pericolosità vengono affiancate al fumo e all’amianto.
Associazioni, gruppi, singoli attivisti animalisti, vegan e vegetariani gioiscono per la notizia. I giornali e i programmi televisivi danno gran risalto alla questione e si scatena il dibattito – penoso e ipocrita – che vede come protagonisti oncologi, dietisti, nutrizionisti, esponenti del mondo zootecnico, guru del salutismo e allevatori: tutti a prodigarsi in assicurazioni, distinguo e precisazioni per convincere il pubblico che la carne derivante da Animali schiavizzati in Italia sia migliore delle altre. Il colpo per la filiera del massacro potrebbe essere pesantissimo, ci sono in ballo migliaia di posti dilavoro e miliardi di euro: sfruttare e ammazzare gli Animali è sempre stato un grande affare per l’Umano, oggi più che mai si vive – e bene – grazie alla sofferenza e morte degli altri.
Come antispecisti (ma del resto anche solo come animalisti) dovremmo unirci al coro di chi esulta per questa notizia? A ben pensarci per quale motivo dovremmo interessarci se la carne può arrecare danno a chi la mangia? Perché dovremmo mettere in guardia chi bellamente se ne infischia dello strazio altrui e si gode il frutto di una terribile violenza? La carne fa male? Probabile, ma anche se facesse benissimo non cambierebbe nulla dal punto di vista etico.
La carne fa male a chi ce la fornisce: agli Animali che soffrono, che subiscono, che vivono la loro misera esistenza di schiavi in un costante stato di stress e paura e che la concludono all’interno di un macello in un vero e proprio calvario. Sono i loro corpiche diventano la nostra carne, è a loro che la carne che consumiamo viene strappata ed è a loro che fa male. Che il consumatore, l’aguzzino o lo sfruttatore possa subire un danno derivante dalle sue pratiche di dominio non dovrebbe affatto riguardarci, se non considerandolo come un ben misero risarcimento – una sorta nemesi? Chi la fa l’aspetti? – per il sacrificio (al mito della carne) di miliardi di vittime animali, o come una mera questione utilitaristica dovuta al fatto che notizie del genere porteranno a una diminuzione del consumo di pezzi di certi Animali, a discapito magari di altri; ma queste non sono argomentazioni antispeciste: ciò che deve interessarci è la sofferenza animale, il nostro comportamento assurdo e specista, l’ingiustizia che loro patiscono a causa nostra, nient’altro.
In tutta questa cacofonia di dichiarazioni pro o contro la presa di posizione dell’OMS, poche sono le voci che si levano in difesa di un principio semplice e limpido: dobbiamo smettere una volta per tutte questa visione puerile e nauseante del mondo che ci circonda, che ci porta a pensare sempre e solo a noi stessi. Il massacro degli Animali e la loro schiavitù devono terminare, perché sono un’ingiustizia mostruosa e non perché ci si può irritare il colon.

Adriano Fragano

Troia

troia - Troia

Dall’enciclopedia della lingua italiana Treccani online: www.treccani.it/vocabolario/troia

Vocabolario online

tròia s. f. [lat. mediev. troia, forse voce espressiva che imita il grugnito del maiale]. –
1. La femmina del maiale, spec. con riferimento a quella destinata alla riproduzione; è sinon. pop. di scrofa (ma sentito in genere come volg.)
2. fig., spreg. Puttana, soprattutto come insulto.
Dim. troiétta e troiettina; accr. troióna e anche troióne m.; pegg. troiàccia (tutti quasi esclusivam. in senso fig.).

E anche: www.treccani.it/vocabolario/troia_(Sinonimi-e-Contrari)

Sinonimi e Contrari

troia s. f. [lat. mediev. troia, forse voce espressiva che imita il grugnito del maiale].
1. (pop.) [femmina del maiale] scrofa. verro.
– 2. (fig., volg.) [donna che esercita la prostituzione o che è giudicata simile alle prostitute, anche come epiteto ingiurioso] (volg.), bagascia, (eufem., non com.) baiadera, (volg.) baldracca, (roman., volg.) battona, (eufem.) bella di notte, (eufem.) buona donna, (spreg.) cagna, cocotte, (eufem.) cortigiana, (spreg.) donnaccia, donna da marciapiede (o di malaffare o di strada o di vita o, eufem., di facili costumi), (eufem.) donnina allegra, (lett.) etera, (eufem., disus.) falena, (gerg., non com.) gigolette, (eufem.) lucciola, (non com.) lupa, (merid.) malafemmina, (roman., volg.) marchettara, (non com.) mercenaria, (lett.) meretrice, (region., volg.) mignotta, (eufem.) mondana, (eufem.) passeggiatrice, (eufem., disus.) peripatetica, prostituta, (lett.) putta, (volg.) puttana, (ragazza) squillo, (lett.) sgualdrina, taccheggiatrice, (spreg.) vacca, (region., volg.) zoccola, [contattabile telefonicamente] call girl.

Commento:

Molti sedicenti animalisti (e purtroppo alcuni antispecisti) utilizzano spesso questo sostantivo femminile durante le manifestazioni di protesta contro lo sfruttamento degli Animali, o in commenti sui social network, o in generale su internet nei confronti delle donne che per esempio indossano pellicce di Animali o si rendono responsabili della sofferenza e/o della morte degli Animali. Queste persone evidentemente non hanno affatto pensato a due importanti questioni:

1) Dando della troia a una donna perché colpevole di essere insensibile al dolore e allo sfruttamento degli Animali, o perché se ne rende responsabile direttamente o indirettamente, si compie un atto sessista perché non la si insulta per ciò che fa o dice (cosa che avrebbe una sua logica), ma solo perché donna. Chi si definisce antispecista (ma non solo), non dovrebbe usare epiteti sessisti, razzisti e similari che nulla hanno a che fare con il comportamento che singoli o gruppi hanno nei confronti degli Animali, ma che colpiscono i soggetti umani destinatari dell’insulto, solo perché appartenenti a determinate categorie sociali, gruppi etnici, orientamenti sessuali, generi etc. perpetuando la visione discriminatoria che contraddistingue la società umana attuale.

2) Dando della troia a una donna perché colpevole di essere insensibile al dolore e allo sfruttamento degli Animali, o perché se ne rende responsabile direttamente o indirettamente, si compie un atto specista perché non la si insulta per ciò che fa o dice, ma la si intende colpire mediante l’uso di uno stereotipo specista secondo il quale la femmina dell’Umano, in quanto tale, si comporta (male secondo la morale comune) come si presume si comporti la femmina del Maiale (in particolar modo coloro che sono schiavizzate per motivi riproduttivi e che non si concedono affatto, ma vengono stuprate). Facendo ciò si insulta una persona umana solo perché donna (vedasi il punto 1) e al contempo si insulta una persona non umana – la scrofa – attribuendole comportamenti antropomorfizzati non suoi, che in ogni caso sono secondo il nostro metro di giudizio vergognosi o disdicevoli, avallando la visione discriminatoria, falsa e violenta che la società specista umana ha degli Animali, considerando l’animalità quasi sempre come elemento negativo da cui prendere le distanze.
E’ ovvio quindi che chi si reputa antispecista (o animalista, ma non solo), non dovrebbe mai usare epiteti specisti perché legati a concetti discriminatori nei confronti degli Animali.

Il discorso di cui sopra vale anche per termini come vacca, porca/o, zoccola (Topo di fogna), becco (maschio della Capra), maiala/e, cagna/cane, verme e via discorrendo.

Adriano Fragano