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Antispecismo: ancora del materiale utile

Si propone dell’altro materiale utile per la trattazione dell’antispecismo, questa volta derivante dal gruppo di discussione “Animali della Tosca

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Antispecismo

Non è nostra intenzione dare una definizione di “ANTISPECISMO” poichè essa è implicita nel termine, qualora si abbia chiaro il concetto di “specismo”. Per questo motivo cercheremo di identificare invece l’ideologia specista e la conseguente o concomitante “Ideologia del Dominio” in maniera semplice e diretta, così da rendere evidenti o perlomeno indicare le relazioni tra questa formazione culturale e gli effetti devastanti che sta comportando.

Speriamo, con questo nostro contributo, di permettere un piccolo cambiamento, o almeno di indurre ad approfondire le tematiche in esame fornendo qualche spunto, così da diffondere una posizione (quella ANTISPECISTA), per ora purtroppo ancora confusa con tutt’altre argomentazioni, ma decisamente attuale ed in forte crescita.
Cos’è lo specismo in poche parole
Con il termine “specismo” si identifica una ideologia sviluppatasi approssimativamente negli ultimi 20.000 anni e divenuta il presupposto della civiltà umana sul pianeta, ma in particolare la base filosofica della cosidetta cultura occidentale. Tale visione del mondo è stata resa definitavamente incontestabile suffragandola attraverso il dogma religioso contenuto nella Genesi biblica [nota 1], e rafforzata anche mediante il supporto del pensiero di noti e influenti filosofi, scienziati, politici come Aristotele, Bacone [nota 2], Cartesio e molti altri. L’umanità ha così creduto nel DIRITTO, ed in seguito addirittura nel DOVERE, di DOMINARE, SFRUTTARE, PIEGARE la natura, dichiarandosi superiore rispetto alle altre specie e ritenedosi legittima proprietaria dell’intero pianeta e delle forme viventi che lo abitano. Questa presunta superiorità è stata di volta in volta sostenuta da motivazioni religiose, morali e biologiche. In particolare, in epoca moderna le argomentazioni di tipo biologistico, grazie al loro carattere di “scientificità”, hanno preso il sopravvento su quelle di stampo religioso, e di fatto ne hanno sostituito il ruolo dogmatico: oggi una diffusa cultura scientifica considera e dichiara innegabile la superiorità intellettiva della specie umana rispetto alle altre, rafforzando così le tesi speciste di natura morale e religiosa.

Tutti d’accordo?
Ovviamente no. Alcune religioni importanti quali ad esempio il Buddhismo, l’Induismo e diverse religioni minori, nonchè moltissimi teorici, filosofi, scienziati e intellettuali hanno da sempre negato la fondatezza di questa idea, sebbene non giungendo (se non molto di recente) a definirla con un termine univoco che ne sintetizzase i contenuti. Tra questi ricordiamo sicuramente Leonardo, Pitagora, Gandhi, Darwin.
C’e da notare però, che anche per questi pensatori fu impossibile prevedere quali devastanti effetti concreti avrebbe avuto lo specismo, poichè nelle epoche in cui vissero l’impatto nefasto di questo modello culturale non si era ancora manifestasto concretamente in modo così evidente come oggi. Così, nella maggior parte dei casi, costoro esaminarono e criticarono molto di più l’idea di relazione uomo-animale come dominio del primo sul secondo che quella tra uomo e natura (intesa come l’insieme dei viventi animali e vegetali non umani), e proprio per questo sono spesso citati come precursori dell’animalismo. E’ anche necessario notare come i sostenitori di idee antispeciste oggi più che in passato vengano sistematicamente allonantanati dai grandi mezzi di comunicazione, nonchè ostacolati su più fronti, poiché tali idee sono considerate pericolose e sovversive in quanto vanno necessariamente a minare le fondamenta dell’attuale economia di mercato.

L’ideologia specista: SUPERIORITA’ RELIGIOSA
La cultura occidentale [nota 3] è innegabilmente radicata nella tradizione biblica. In questo infatti non vi sono differenze rilevanti tra islamismo, ebraismo, e cristianesimo nelle sue varie confessioni [nota 4]. Le religioni del Libro infatti credono fermamente in una divina investitura che autorizza gli uomini a dominare il pianeta, e che li colloca al di fuori e al di sopra di quel complesso sistema di leggi che comunemente chiamiamo natura. Addirittura, queste religioni affermano che il mondo è stato generato per l’uomo, nonostante il meraviglioso pianeta su cui abitiamo sia nato miliardi di anni prima di noi, così come tante delle specie che lo popolano.

In realtà il vero cambiamento nella cultura umana è avvenuto con l’introduzione della caccia nello stile di vita degli uomini raccoglitori. Questo passaggio critico si è verificato creando profondi disagi psicologici nei nostri antenati, che fino ad allora avevano convissuto con gli altri animali in assoluta armonia naturale, ritenendoli spesso progenitori, creature speciali dotate di grandi poteri. Da qui il bisogno di giustificarsi attraverso la creazione di un fondamento teorico per un simile comportamento violento non necessario, un bisogno che progressivamente ha generato sempre più efferatezza, più ingordigia, più abitudine alla violenza, alla vista del sangue, alla violazione degli altri. I libri antichi, quindi, non sono che il punto di arrivo di questa cultura della violenza e dello sfruttamento di tutto ciò che si dimostra incapace di difendersi con pari ferocia.

L’ideologia specista: SUPERIORITA’ MORALE
Siamo stati educati a pensare che la nostra morale sia un insieme statico di norme, un codice di comportamento dato una volta per tutte, cosicchè siamo indotti a replicare passivamente l’adozione dei modelli morali inculcatici dalla società in cui siamo nati. Attraverso la condivisione di tali modelli comportamentali abbiamo costruito ciò che chiamamiamo civiltà.
Questo complesso di norme, nate una dopo l’altra per motivazioni atropologicamente più che spiegabili, ci ha infine convinto dell’idea che anche per il sentire morale, l’uomo è superiore alle altre specie viventi, non riscontrando in alcuna altra specie gli stessi comportamenti.
Di fatto però, tutta la nostra architettura morale non solo è recentissima, ma anche conseguente a circostanze evolutive, quindi un effetto di necessità esclusive della nostra specie e per questo non condivisibili dalle altre.
Un banale esempio di questo è che da quando l’uomo è diventato un animale stanziale, l’incremento demografico e l’aumentare della densità demografica hanno portato ad adottare regole che cercassero di contenere il caos e le epidemie che comportavano tanti umani e i loro rifiuti, tutti nello stesso luogo.
Il fatto di avere sviluppato un certo pudore sociale, che ci porta ad esempio a fare sesso e ad assolvere alle funzioni fisiologiche in maniera riservata e finalizzata all’igiene nel nostro habitat, fa invece da fertilizzante per tante teorie che ritengono gli animali “libertini”, inferiori, non capaci, e quindi per qualche strana capriola, immeritevoli del rispetto della loro vita e dignità.
La mancata consapevolezza di questa realtà ci ha allora spinti a denigrare gli animali non umani per il fatto che semplicemente fanno ciò che è più utile per la loro esistenza.
Degenerando ancora poi, lo specismo ha portato a rappresentare con simboli animali le nostre peggiori bassezze, e tutte quelle nostre potenzialità negative che invece assolutamente non appartengono loro, nel tentativo di trovare un caprio espiatorio per quella che molti ormai cominciano a giudicare una “coscienza collettiva ferita e malata”.

L’ideologia specista: SUPERIORITA’ BIOLOGICA
Nel corso della storia le evidenti differenze biologiche tra le varie specie sono state di volta in volta interpretate nel senso di una nostra presunta superiorità, arrivando a idolatrare le potenzialità intellettive e comunicative che ci caratterizzano come se fossero un valore assoluto, e sforzandoci sempre di annularne (o quantomeno rimuoverne) i limiti.

In particolare, distorcendo ad arte la teoria evoluzionistica di Darwin, la selezione naturale è stata assimilata ad un meccanismo lineare e finalistico atto a fare emergere la specie superiore. Divulgando queste idee, corredate di presunte credenziali di scientificità, abbiamo smarrito il senso originario dell’evoluzionismo darwiniano, il quale invece è profondamente antispecista. Secondo Darwin, infatti, il meccanismo evolutivo della selezione opera in tempi molto lunghi sulla base di variazioni casuali, che vengono convalidate o meno, nel corso delle generazioni, a seconda dell’utilità che dimostrano ai fini della sopravvivenza. In questo quadro l’evoluzione delle singole specie è avvenuta ed avviene attraverso uno schema ramificato, con un accrescersi della biodiversità (utile per la sopravvivenza di tutti), e qualsiasi caratteristica o capacità si sviluppa in relazione al suo valore adattivo, senza che le palesi differenze biologiche sottintendano una qualsiasi forma di gerarchia tra viventi del tipo “specie superiore” e “specie inferiore”.
Fatto un breve sunto di come siamo giunti ad essere specisti, e di quale sia l’ideologia che ormai ci condiziona in tutte le nostre attività, è importante capire cosa effettivamente essa ha prodotto nella storia, e perchè è così fondamentale la relazione che l’uomo ha instaurato con gli animali al di là del “comune senso di giustizia”.

La verità è che da millenni è in atto un tentativo di rinnegare la nostra natura animale. Questo tentativo genera ovviamente fenomeni di confusione e disagio a partire dall’infanzia, stagione in cui invece il riconoscimento degli animali come un riferimento forte per la nostra vita è istintivo e imprescindibile anche secondo la moderna psicologia. Non solo. Ovviamente, rinnegare la nostra natura animale, danneggia anche la nostra relazione con l’ambiente e la natura tutta, non più sentita come una accogliente casa, ma come un nemico da dominare quasi ci fossimo capitati per caso o addirittura per punizione. I meccanismi di negazione dell’animalità e di appartenenza all’intera natura stanno producendo sempre più alienazione e abominio anche nella relazione tra umani. Basta infatti usare stratagemmi psicologici come la “deumanizzazione del nemico”, per fomentare ed alimentare il consenso a guerre di entità inaudita. Tutto questo costituisce un fenomeno organico e pericolosissimo. Vediamolo punto per punto.

L’impatto ambientale
Con la nascita di quella che viene chiamata “Ideologia del Dominio”, secondo cui la natura è da plasmare a nostro uso e consumo, abbiamo continuato a sfruttare, consumare, ed inquinare ogni lembo possibile di questo pianeta.
L’agricoltura intensiva (agricoltura atta alla speculazione), ad esempio, distrugge quello che si chiama humus, cioè la capacità della terra di vivere, produrre, permettere ad altri esseri di continuare ad esistere, e ovviamente fa si che il cibo prodotto sia una merce di scambio piuttosto che un diritto di tutti. L’allevamento distrugge la terra su cui gli animali vengono costretti a vivere ammassati in maniera spropositata prima di diventare bistecche, e quanto più è intensivo tanto più inquina attraverso le deiezioni, gli scarti della lavorazione e i trasporti. Inoltre questo sistema zootecnico, che è stato definito una “fabbrica di proteine alla rovescia”, affama e asseta ingiustamente i poveri del pianeta, coltivando a foraggio le loro terre fertili e consumando 50.000 litri di acqua pura per produrre un solo chilogrammo di carne da vendere ai più ricchi.

Il modello economico-sociale imperante, poi, costringe gli esseri umani a vivere in agglomerati urbani nei quali si producono sempre più povertà, inquinamento insostenibile, devastazione ambientale ed emarginazione di tutti coloro che per scelta o per necessità non si uniformano a questo stile di vita. L’ossessiva attività di manipolazione dell’ambiente naturale a fini velleitari, l’inventare “soluzioni” a problemi derivanti da altre nostre “soluzioni”, la ricerca interminabile di innovazione fine a se stessa, lo spreco infinito di risorse vitali e la concentrazione di agenti inquinanti al solo scopo di alimentare i mercati sono i passi conclusivi di una strada senza uscita.

L’impatto storico-economico
Il cieco proposito dell’arricchimento dell’uomo a spese della vita di animali e natura ha come esito concreto la concentrazione di potere economico e politico in poche aree del mondo, che vivono in un illusorio benessere materiale facendo pagare il conto dei loro sprechi a tutto il resto della popolazione impoverendola sempre di più. La cultura specista fomenta l’idea che la nascita di esseri umani sia sempre qualcosa di positivo. Attualmente però siamo 6,3 miliardi (in crescita di 96 milioni l’anno), abitanti in massima parte in aree del mondo dove è costante e veloce l’impoverimento, ma tutti idealmente titolari dello stesso “diritto alla vita”. Solo lo specismo ha permesso questa idea malsana di poter “riempire” il mondo. Idea che stiamo già pagando molto cara.
Gli stessi espedienti psicologici usati per reprimere la naturale empatia umana verso gli altri animali [nota 5] (espedienti da millenni fondamentali per mantenere così ampio il mercato che trasforma i loro corpi in merci) sono stati impiegati per costruire la cultura della guerra tra uomini. [Nota] Allo stesso modo anche la teoria evoluzionistica di Darwin è stata strumentalizzata, deformandola nel cosidetto “Darwinismo Sociale”, attraverso il quale è stata giustificata alla stregua di una legge naturale e ineluttabile la cultura della violenza e della virilità, i cui effetti sono fin troppo noti e evidenti.

Quella che avrebbe potuto essere la storia dell’umanità, una civiltà pacifica evolutasi dai semplici e rispettosi metodi di sopravvivenza dei raccoglitori, fondata sulla dolcezza della maternità e sulla capacità di meravigliarsi della natura, è diventata invece la storia di una massa di individui spaventati, aggressivi, dominanti, maschilisti, imperialisti e a rischio di olocausto nucleare, a cui fin da bambini viene insegnato a rinnegare la propria animalità-umanità. [nota]

L’impatto sociale e morale
Lo specismo induce e limita gli esseri umani all’autoreferenzialità. Ciò si traduce in una costante esigenza di vivere in comunità che continuano a crescere numericamente, moltiplicando in maniera esponenziale i bisogni e di conseguenza i consumi, generando così un modello sociale basato sull’individualismo e la competizione, obbligatoriamente gerarchico, all’interno del quale il singolo diventa facilmente plagiabile, e dove le relazioni interpersonali necessitano di essere regolate dall’alto attraverso la delega (tipica dei meccanismi di rappresentanza).
Alienati in queste forme di convivenza coatta ad altissimo impatto ambientale, gli individui perdono il senso della propria identità olistica [nota 6], e sono dunque portati a ricercare certezze esistenziali surrogate, facilmente fornite da ideologie scioviniste quali sessimo, razzismo, classismo, nazionalismo ecc.

Inoltre, la violenza sugli animali eretta a sistema abitua fin dall’infanzia ad una alta soglia di tolleranza della violenza in quanto tale e del suo uso in determinati contesti, nella convinzione di poterne e saperne discernere la liceità. Questo tipo di educazione facilita oltremodo lo sviluppo di una disponibilità a farsi coinvolgere in dinamiche conflittuali anche su vasta scala, attualmente accentuate dalla progressiva scarsità delle risorse.
L’ANTISPECISMO è il movimento culturale nato per contrastare l’aberrazione ideologica e materiale a cui millenni di specismo hanno condotto, attraverso una radicale rivoluzione della nostra concezione del mondo. L’antispecismo sostiene che le idee di superiorità di specie precludano all’uomo la possibilità di vivere in armonia con l’ambiente, gli altri animali, i propri simili e addirittura se stesso. Cercando di isolarsi dalla natura e dalle altre specie animali, rinnegando il suo essere animale e il suo appropriato posto nel mondo, l’uomo di fatto continua a crearsi schizofrenie che generano negli individui e nelle istituzioni confusione e insicurezza da un lato, e perdita dei limiti dettati dal buon senso dall’altro: motivo percui siamo diventati il pericolo peggiore per noi stessi e per tutto ciò che ci circonda.

Invitiamo ad approfondire le seguenti tematiche:

Maschilismo, mito del cacciatore, cultura pastorale.
Impatto psicologico di una elevata concetrazione di persone nello stesso habitat.
Importanza degli animali nello sviluppo di una normale psicologia infantile e quindi successimente di un buon equilibrio psicologico da adulti.
Demistificazione animale e distruzione ambientale
L ’educazione alla violenza
Olocausto nucleare

Bibliografia consigliata:ETOLOGIA: per conoscere meglio gli animali non umani
_ Bekoff, Marc, Minding Animals: Awareness, Emotions, and Heart, Oxford University Press 2002 (tr. it. di S. Petruzzi, Dalla parte degli animali. Etologia della mente e del cuore, Muzio, Roma 2003)
_ Griffin, Donald, Animal Minds, University of Chicago Press, 1992 (tr. it. di E. Cambieri, Menti animali, Bollati Boringhieri, Torino 1999)
_ Masson, J. M., The Pig Who Sang to the Moon, 2003 (tr. It. Di G. Ghio, Il maiale che cantava alla luna. La vita emotiva degli animali da fattoria, Il Saggiatore, Milano 2005)
ETICA E FILOSOFIA: come è stata pensata la relazione tra umanità e altre specie animali nel corso della storia e come può essere ri-pensata:
_ Battaglia, Luisella, Etica e animali, Liguori, Napoli 1998
_ Cavalieri, Paola, La questione animale. Per una teoria allargata dei diritti umani, Bollati Boringhieri, Torino 1999
_ Ditaldi, Gino (a cura di), I filosofi e gli animali,Cerea Este – 1994
_ Midgley, Mary, Animals and Why They Matter, Penguin Books 1983 (tr. it. di A.M. Brioni, Perché gli animali, Feltrinelli, Milano 1985)
_ Rachels, James, Created from animals, 1990 (tr. it. di P. Cavalieri, Creati dagli animali. Implicazioni morali del darwinismo, Edizioni di Comunità, Milano 1996)
_ Regan, Tom, The Case for Animal Rights, University of California, 1983 (tr. it. di R. Rini, I diritti animali, Garzanti, Milano 1990)
_ Regan, Tom, Empty Cages: Facing the Challenge of Animal Rights, Rowman & Littlefield, USA 2004 (tr. it. di M. Filippi e A. Galbiati, Gabbie vuote: la sfida dei diritti animali, Sonda, Torino 2005)
_ Singer, Peter, Animal Liberation, New York 1975 (tr. it. di E. Ferreri, Liberazione animale, Mondatori, Milano 1991)
_ Singer, Peter, Rethinking Life and Death, TPC, Melbourne 1994 (tr. it. di S. Rini, Ripensare la vita, Il Saggiatore, Milano 1996)
ANTROPOLGIA E SOCIOLOGIA: analisi e critica della cultura occidentale
_ Arrigoni, Alessandro, I diritti degli animali. Verso una civiltà senza sangue, Cosmopolis, Torino 1998
_ Marchesini, Roberto, Il concetto di soglia. Una critica all’antropocentrismo, Theoria, Roma-Napoli 1996
_ Marchesini, Roberto, Lineamenti di zooantropologia, Calderini Edagricole, Bologna 2000
_ Patterson, Charles, Eternal Treblinka, 2002 (tr. it. di M. Filippi, Un’eterna Treblinka. Il massacro degli animali e l’Olocausto, Editori Riuniti, Roma 2003)

_ Rifkin, Jeremy, Beyond Beef: The Rise and Fall of the Cattle Culture, Dutton, New York 1992 (tr. it. di P. Canton, Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne, Mondadori, Milano 2001)

Note:

1) Genesi 1:26 “E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra»”. Genesi 9:2-3 “Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere. Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe. “.

2) “Bacone ha saputo cogliere felicemente l’animus della scienza successiva: l’intelletto che vince la superstizione deve comandare alla natura disincantata. Il sapere, che è potere, non conosce limiti, né nell’asservimento delle creature, né nella sua docile acquiescenza ai signori del mondo. La tecnica è l’essenza di questo sapere. Esso non tende a concetti e a immagini, alla felicità della conoscenza, ma al metodo, allo sfruttamento del lavoro altrui, al capitale. Ciò che gli uomini vogliono apprendere dalla natura è come utilizzarla ai fini del dominio integrale della natura e degli uomini. Non c’è altro che tenga. Privo di riguardi verso se stesso, l’illuminismo ha bruciato anche l’ultimo resto della propria autocoscienza. Solo il pensiero che fa violenza a se stesso è abbastanza duro da infrangere i miti. Potere e conoscenza sono sinonimi. La sterile felicità di conoscere è lasciva per Bacone come per Lutero. Ciò che importa non è quella soddisfazione che gli uomini chiamano verità, ma l’operation, il procedimento efficace. Non ci dev’essere alcun mistero, ma nemmeno il desiderio della sua rivelazione.” Max Horkheimer e Theodor W. Adorno, Dialettica dell’illuminismo, Einaudi 1982 (7), pp. 11-15, passim

3) “Cultura occidentale” non è da intendersi come nell’uso corrente di questa espressione bensì da riferirsi al contesto antropologico.

4) Pur essendo cresciute in contrapposizione tra di loro, queste religioni nascono tutte dal Libro.

5) I cosidetti “Dispositivi di Distanziamento” sono: la separazione, l’occultamento, la distorsione e il trasferimento della responsabilità.

6) Con “identità olistica” intendiamo riferirci al senso di appartenenza, come singoli individui e come specie, a un “tutto vivente” costituito dalla natura.

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Indirizzo breve di questa pagina: http://www.manifestoantispecista.org/web/yeBCz

2 Commenti

  1. questo è un testo interessante e davvero considerevole anche visto che – come dicono le autrici stesse – è stato scritto in due ore!! :)
    comunque c’è già una discussione sul forum degli Animalisti della Tosca su questo testo e che mi pare valga la pena rileggersi.

    http://www.evamelodia.it/antispecismo/forum/viewtopic.php?t=1071

    Io concordo molto con il primo commento che ne è stato dato e dunque non mi dilungo a ripeterlo (non lo quoto perché non mi pare corretto nei confronti dell’autore).

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